Su desiderio di Fabrizio, pubblico alcune poesie di Marco Molinari, un poeta che merita di essere conosciuto e che si caratterizza per una scrittura piana e raffinata, che sa parlare delle cose e delle persone, conscia tuttavia del peso dell’invisibile che abita il mondo.
LA SCALA DI FERRO
Per R.
Quella notte il mio amico
salì sull’antenna della trasmissione via radio,
a trenta metri d’altezza,
lasciandosi dondolare alla brezza.
C’era calma in paese,
cuccioli di gatta dalle labbra
umide di latte, ben nascosti
nel garage, cupidi ragazzi
a far quadrare i corpi
e un pescatore che annusava
patarina.
Fu lui che lo vide passare nell’oscurità,
sulle spalle una scala di ferro,
e lo udì parlare lassù
ad un dio sconosciuto
con le forbici in mano.
Dai metalli sorsero pensieri,
argomenti senza soggetto,
ma quello era un luogo
che per arrivarci
occorreva essere solo e ascoltare molte voci,
e avere una meta nascosta
in una piccola tasca
che qualche giorno di qualche anno,
si frugherà.
IL MAESTRO
Supplente – bisbigliarono.
Ma lui ci salutò cordialmente,
mentre già si apprestava a partire.
Là dove andrò – ci disse -,
gli allievi hanno cartelle di terracotta
e a volte devono disubbidirmi.
Là dove andrò le luci non si accendono,
ma rinvengono dalla terra e accecano il foglio.
SUON CELESTIA
Lacrime e un cigno
incassare forte e tacere,
era il vento che spirava in quella stanza
bianco colore piangente, la sua vita
ci sono state mani che hanno portato
quella tonaca, ma è difficile
è difficile troppo, la demente
taceva di fianco a noi
indovinando ogni parola o silenzio
fuga di porte, chiuse quella caverna
dove eravamo rinchiusi; il pianto
è rispetto e qualcuno ha capito
vicinanza e credenza nella stanza del mangano
abbiamo pochi minuti, troppi
e sposarsi e tornare indietro
nei morti, nei muti, nei ciechi
e prendere il tuo nome e riamarlo
Celestia.
Tratte da MADRE PIANURA, Niebo, La vita felice, 2002
LA PROCESSIONE DEI FIORI
Pensate, bambini, poche saranno
le occasioni di camminare
su una strada di fiori.
Vedrete, il livore degli anni
vi insegnerà ad andare carponi
nel fango e nel viscido,
dicono che ogni gioco ha sempre un prezzo
ma nessuno riuscirà a comprare
quest’inutile immensa felicità.
I fiori stesi sull’asfalto,
il carminio lambisce le ciglia.
Aprite la Chiesa ai giochi,
nel luogo dove il cielo ha perso:
grazie per le veglie, maggio;
dopo tanto ghiaccio nel cervello
e pietre nello stomaco,
oggi la processione dei fiori,
un altro giorno coi re.
QUALCUNO ANCORA AMERA’
I bambini allora correvano,
la collina franava nel fango,
tenete questa mano senza sangue.
“Ho chiuso le porte ai suoni,
non crescono margherite
qui nell’orto della coscienza”.
Intorno al ringhio del fiume
fece sedere i bambini che conobbe,
parlò concitato agitò le mani
con quegli occhi alcolizzati,
ma furono pochi che tornarono fin là
ai primi giorni del mondo:
“Non cercarmi sono già qui,
sto frugando intorno, la pelle
bianca, le pieghe lievemente
profumate e flaccide,
i radi cespugli mi indicano
lì vicino la pozza
dove tutti siamo partiti”.
Tratte da SEGUIAMO E ACCAREZZIAMO, Il ponte del sale, 2007
NOTIZIA: Marco Molinari è nato nel 1958 a Ca’ Vecchia di Sustinente, sul Po, in provincia di Mantova. Lavora nel settore dell’assistenza agli anziani. Ha pubblicato le raccolte di versi LA CORSA INFRANTA, Polena 1987, MADRE PIANURA, La vita felice 2002. E’ presente nell’antologia POESIA CONTEMPORANEA. QUARTO QUADERNO ITALIANO, Guerini e Associati, 1993. Ha collaborato ai libri collettivi: LA BELLA SCOLA, L’INFERNO LETTO DAI POETI CANTI VIII-XVII, Il ponte del sale, 2004; DA RIMBAUD A RIMBAUD, Il ponte del sale, 2004; IN UN GORGO DI FEDELTA’. DIALOGHI CON 20 POETI ITALIANI, Il ponte del sale, 2006. Il suo ultimo libro è SEGUIAMO E ACCAREZZIAMO, Il ponte del sale, 2007.

Grazie della proposta.Più che piane sorgono dalla pianura, come spiritello, pronunciate da un’epica della narrazione fedele, che è della pianura, e che si fa leggera,
ma hanno slancio che vola lontano. L’ho riletto volentieri
Maria Pia Q.
grazie anche da parte mia, Sebastiano. una voce originale, capace di innestare il sottile mistero del senso nella trama semplice della quotidianità.
fabrizio
Il maestro per me è splendida. Tutte belle, comunque. Molinari mi piace assai, grazie Sebastiano di avercelo fatto conoscere: è uno vero, per me non c’è bisogno di dire altro.