CHI HA UCCISO LO SCRITTORE ALL’AUTOGRILL?

di Valter Binaghi

autogrill

Bastardi maledetti, vi ucciderò uno a uno, schifose chiaviche incartate in recensioni di terza pagina, le marchette che elargite a chi vi nominerà come becchini strapagati al prossimo funerale della letteratura, dove sceglierete come finalisti i libercoli degli amici degli amici proprio come avete fatto stasera, rottinculo: Il feto nella bottiglia, Pantecane a colazione, La mano destra di Azazel, e via così a spalmare merda in copertina per nascondere scritture insulse da liceali, mentre chi intinge la penna nel sangue della lingua viva è condannato alla fame, voglio vedervi morti e pisciare sul vostro cadavere, cornuti.

Filava sparato a centossanta all’ora sull’autostrada quasi deserta, masticando bestemmie con la voce arrochita dai molti martini ingollati al ricevimento offerto dagli sponsor del Premio Letteratura Noir Rocco Scerlocco (una banca e un industriale di conserve alimentari), dopo aver incassato con signorile nonchalance l’esclusione dalla terzina dei finalisti, strette una decina di mani sudate e buttato lì un complimento discreto a una cronista di coscialunga. Adesso aveva sete, di nuovo.
Venti chilometri all’uscita, appena tre all’Autogrill.
Pigiò ancor più sull’acceleratore, maledicendo la carretta che aveva sperato di cambiare con i soldi del premio (“E’ praticamente tuo” aveva assicurato il suo agente, e lui gli aveva pure creduto, prima di scoprire che l’egregio aveva un altro autore di scuderia tra gli aspiranti finalisti, cui aveva garantito il medesimo successo). Adesso la gamba rigida sul pedale gli faceva quasi male, e un accenno di nausea gli schiudeva la gola ma avrebbe bevuto ancora, qualcosa di fresco però, una birra, ecco, e poi vomitato magari, sì, vomitato come un cornuto qualsiasi nel cesso dell’autogrill. Finalmente il cartello.
L’autore di Inferni a buon mercato spalancò la portiera e attese qualche secondo prima di mettere le gambe fuori. L’autogrill vegliava nella notte come uno di quei cani di casa che dormono con un occhio solo, imbelle e indifferente: bar tabacchi e pompe di benzina, due auto appena parcheggiate e un’altra che arrivava proprio in quel momento, si arrestò a pochi metri dalla sua. Nessuno scese, peccato, avrebbe fatto volentieri due chiacchiere, e poi a quell’ora quale automobilista non sogna una tardona in cerca d’amore? Dalla sua posizione non poteva vedere nemmeno se l’autista fosse maschio o femmina. Quello spense le luci e non diede segno di vita: probabilmente voleva solo farsi una dormita.
Bevve una birra alla spina e masticò patatine mollicce da una ciotola, residuo dell’aperitivo di sei ore prima. Vomitò compostamente nel water del locale, uscì.
Il passo era malcerto, ma lo stomaco aveva smesso di roteare come una centrifuga.
Pensò che avrebbe dormito due giorni almeno, e arrivato all’auto armeggiò con la chiave prima di centrare la serratura. Era talmente concentrato in quell’incombenza divenuta improvvisamente difficile, che non udì la portiera aprirsi e chiudersi, e l’autista dell’altra auto venire verso di lui, finchè l’ebbe di fronte.
Aveva una pistola in mano, di grosso calibro.
Un colpo solo, in faccia, ridusse il suo volto a una maschera ripugnante, come se l’assassino avesse obbedito alle indicazioni splatter di uno scenografo di quart’ordine.
Come le indagini chiarirono ben presto, l’assassino non era un collega invidioso, un editore truffato nè un debitore insoluto, ma, molto semplicemente, un lettore, che aveva interpretato alla lettera una delle sue pagine peggiori: “Esecuzione all’autogrill”
Raschiato il barile del noir, strizzate le mammelle alla cronaca nera per l’ultima goccia di siero spacciabile, l’autore aveva finito con lo scrivere la sceneggiatura del proprio omicidio.
Il lettore – uno squinternato, ma chi oggi non lo è? – si era limitato a realizzare.
Perchè tutta quella gente aveva proprio ragione: lui era uno scrittore di merda, e a furia di spalmare merda sulla pagina si regalano strane idee alla brutta gente.

24 pensieri su “CHI HA UCCISO LO SCRITTORE ALL’AUTOGRILL?

  1. Lucio Angelini

    “Pantecane a colazione” è un calco su “Nuvole a colazione”, il libro che provocò la mia estromissione da El-Emme-Einaudi Ragazzi?
    Ahi ahi, il cuore mi sanguina ancora…

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  2. fk

    Considerando la morale del racconto, minimo minimo per i raccontini su Ni devo attendermi di essere violentato da una banda di motociclisti nazisti gay e ucciso.

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  3. Carla

    spiazzante finale, come solo la morte può essere!
    Non c’è niente da dire, la rabbia insaporisce la scrittura,
    e lascia tanto amaro in bocca.

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  4. vbinaghi

    Niente riferimenti a persone o cose esistenti. Solo immaginazione scatenata da questa affermazione del mio amico Luigi Bernardi

    “L’uomo contemporaneo, postmoderno, è un ricettore di emozioni non sue, un portatore di personalità multiple. Sappiamo tutto di tutti, ci interessa saperlo, ci viene dato modo di esaudire la nostra curiosità. A volte, questo nostro essere portatori più o meno sani degenera nella patologia. Ci immedesimiamo così tanto in Rambo, tanto per fare un esempio, o nel Giustiziere della notte, per farne un altro, che lo diventiamo. Ma gli stessi Rambo e Giustiziere della notte erano stati modellati a partire da persone reali. È un circolo vizioso prodotto dal rumore di fondo che soffoca le intelligenze individuali, le stordisce. Difficile uscirne.”
    (Intervista a sabina Marchesi)

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  5. marcosimonelli

    Binaghi, andrebbe ampliato da racconto a novella, a parer mio. Ma anche così da un messaggio preciso e riconoscibile.

    Vorrei inoltre spezzare una lancia a favore degli autogrill. Non è affatto vero che sono ritrovi per omosessuali. Io ci sono stato. Mi sono messo per quattro ore nei pressi dei cessi dell’autogrill e l’unica interazione che ho avuto è stata un tipo sudaticcio che è uscito e mi ha detto: “Manca la carta igienica” e poi mi ha buttato venti centesimi davanti.

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  6. beccalossi

    all’autogrill ti uccidono già i panini e le bevande gassate a meno trecento gradi farenheit. senza scomodoare il noir.

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  7. lambertibocconi

    1) Ma no, la birra almeno è sempre birra.
    2) Sogno un mondo dove tutti possano andare con chi gli pare e tutti siano pansessuali; la sparizione delle definizioni (orgogliose, spregiative, “scientifiche”), basate sui gusti sessuali.

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  8. Gaja

    Valter, “il tuo amico Luigi Bernardi”? Credo che abbiamo un amico (carissimo, nel mio caso. Luigi è una persona straordinaria!) in comune… Sono contenta. Un abbraccio.

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  9. merisi

    @ gaja e valter

    concordo su luigi persona straordinaria, e fuori da giochi di potere, sempre fedele a se stesso e alle sue idee.

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  10. Gaja

    Merisi, Valter: sono proprio contenta di aver conosciuto due amici di Luigi. Luigi è una persona stupenda, io gli devo moltissimo. È uno scrittore sopraffino e poi, come dice Merisi, non hai mai tradito se stesso. Gli voglio un gran bene. Sono felice di essere in buona compagnia. Un abbraccio virtuale a voi!

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  11. merisi

    dimenticavo, valter:
    non credere che lui non frequenti i blog; non commenta, non si fa tirare dentro ai pantani della rete, ma sorveglia.

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  12. beccalossi

    io sono un amico del cugino della cognata del vicino di casa di bernardi. e lo posso confermare: è una persona straordinaria!

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  13. lunamareterra

    Valter
    ho letto questo tuo racconto qualche giorno fa e continuava a girarmi in testa 1) perché mi piacciono i racconti brevi 2)ho un’invidia verso chi riesce a scrivere quelli un po’ noir 3) e poi mi era piaciuto soprattutto perché il tutto era ben dosato per rendere l’atmosfera giusta.
    un paio di cose non mi tornano però.
    Il racconto è in prima persona ma ad un certo punto viene usata la terza precisamente qui:
    “L’autore di Inferni a buon mercato spalancò la portiera e attese qualche secondo prima di mettere le gambe fuori. L’autogrill vegliava nella notte come uno di quei cani di casa che dormono con un occhio solo, imbelle e indifferente: bar tabacchi e pompe di benzina, due auto appena parcheggiate e un’altra che arrivava proprio in quel momento, si arrestò a pochi metri dalla sua.”

    e poi il finale.anche qui c’è un cambio di persona, una visione esterna dei fatti
    e poi mi chiedevo, se la voce narrante è lo scrittore a quel punto chi fa le ultime considerazioni è il morto.

    Valter naturalmente è solo perchè non ho molta dimestichezza col noir e magari mi perdo nella lettura.
    comunque bravo.
    lisa

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  14. vbinaghi

    Il racconto è tutto in terza persona, di narratore esterno.
    Le prime righe sono in prima perchè riportano il monologo interiore del personaggio: avrei dovuto usare il corsivo o le virgolette.

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  15. lunamareterra

    giusto Valter scusa. ti ho detto che come lettrice di noir sono una frana!
    a questo punto dimmi pure che sono noiosa come una mosca e lenta come non so cosa, ma vorrei chiederti: la voce esterna è sempre dello scrittore o lo è esterna e basta?
    scusami ancora…continuano a non tornarmi alcune cose, però sei autorizzato a mandarmi a quel paese.
    saluti
    lisa

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  16. vbinaghi

    A parte le prime righe (monologo interiore) la voce narrante potrebbe essere quella di un cronista di nera. Che racconta cosa è accaduto a questo scrittore e perchè.

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