Roma Piazza Vittorio 1999
MARZO 1999
Isole Tremiti. Una febbretta dentro il nuovo sole – una malcerta ferrovia
di campagna. un tram storto dietro i portici. un cuore che guarda sempre
vecchi film.
I fantasmi sono i primi a gioire della ventura primavera
dell’erba che spacca i sanpietrini respirare mostri col cuore ingordo di dolcezza.
Ah questo cuore che sale le scale degli ospedali che gira a Porta Portese
che vomita chiama tace come un cane bastonato come una gabbietta vuota
e grida come un gommone rovesciato.
Mi sento povero di occhi.
traversa il viaggio paesi stranieri, la magliana, laurentino
si ferma alle stazioni ferme nel cielo bianco, come sconosciute piazze.
Mi è estraneo questo camminamento l’aria vuota come un’Hiroshima
è meno faticoso così comprendere (se) il senso del futuro
(come dice il ragazzo)
(l’incidente è aperto)
La morte nera genera mostruosi animaletti che mordono il cuore e fuggono
immobili
la morte nera abita gli uffici postali l’anagrafe la questura
il mondo come rappresentazione senza volontà
(E’ da ieri che volevo dirti che mi è finito il tu però mi sbaglio
perché le ombre mi sussurrano vicino e chiamano la voce nella tempesta
nel deserto nei portici i cani muti che mordono bernini e michelangelo)
(bravi!)
E’ di tristizia questo vialone breccolato di nuvole e farmacie
è di tristizia questo canto tutti insieme
c’è tristizia
(Dopo è incerto tra pizzette calde pizze in faccio e sono)
lacrime, e che sono, in questo via vai d’infarti e di sorrisi
di polmoni abbarbicati alle flebo come edere sigarette fumate fuori del terrazzo tra le bombole di merda
e facce che d’improvviso cadono sotto le mascherine igieniche e giardini dove si va a piangere senza che nessuno sappia – lacrime.
lacrime come tramezzini bus tardatari appoggiati al palo
facce all’ingresso dell’Hospital via Portuense affumicata è un angolo di moschini davanti all’inferno
oh ( che lungo cammino giungere fino al seno)
l’alba avanza veloce nel cielo tra i palazzoni
sembrava un uccellino senza ali ed era un’aquila disperata
(noi fermi a uno scalino leggevamo di Vieri e di Di Biagio
finché fu freddo il marmo sotto il culo
e dal blù scuro il cielo divenne chiaro.
e i colombi si scambiavano le prime carezze chissà da quale desio chiamati.
E venne un uomo o una donna
e mi disse che l’infinito era dopo i portici, invisibile e muto come
un tabaccaio chiuso.
erbe gelsomini magnolie rose corriere dello sport tutte le sise
l’ombelico gli occhi l’infinito tutto
e io mi storcevo come un tram rotto
Piove sotto i portici di Holderlin e Del Sol
di certo è marzo e come un deficiente io cammino e mi chiamo da solo: Vittorio
(vorrei sdraiarmi su un banco umido di pesce)
Preparavano il mercato. Pulivano: E un lavorante ha emesso una meravigliosa
scureggia e mi ha guardato.
(Bello de papà)
ansima il cuore a sbrandelli di alcool e seghe De Pisis
(morire e perché mai? lo vorrà Allah) (quando lo vorrà)
Ah brocca brocca vaso de coccio tra i ferri arrugginiti
brocca di mandorlo e merda brocca di bacio di ricordo di ciliegio
tutto fu quella curva sbagliata sul brecciato
(ma sbagliare a 16 anni è dono degli dei)
e poi almeno questo del cuore: essere stronzi.
MARZO 1999
disse così: ma chi? ma vaffanculo va, ma nun me rompe er cazzo
(i colombi tubavano – tub tub – la piuma e il bucetto si chiamavano)
(ah come un precoce addio è l’amore) (uno strappo)
disse così: se senti uno sbatter d’ali e non hai soldi
non tenerti l’ombra nel cuore. Fa male più di un film dei Taviani.
Essere felice da solo e in tanti è come trovarsi fragole e more tra le mani dei piedi)
è una sisetta
io mi stanco a raccontare eroismi sublimi, quali? disse lei,
lasciare un forsamore cadere piangendo. il mio sogno è
abbarbicato legato abbracciato alla bandiera
(l’aridume impedisce (signori della corte) gloria e follia. Ti mettono le ganasce)
Sì il passato è una rottura di cazzo ma il futuro è ancora più stronzo.
E almeno nel passato ci sei stata tu.
A fine mese vedrai i gatti e i topi ballare insieme la polka
lanciandosi i bicchierini di vodka dietro le spalle sulla testa del generale inverno
Vedrai i cavalli alla festa dell’annunziata intrepidi pazzi ansiosi di sfondare
la socialdemocrazia.
(noi sempre e solo amanti di disperati gelsomini ma ancora un sospiro d’amore
e mi sparirà il cuore)
e volerà un angelo custode verso il terribile mostruoso Castello di Dracula)
(Colà dove l’Horrore gode, fuggono i pettirossi, il vento spegne tutte le candele
le femmine scendono le scale sottoveste in trance, rubate dal destino come treni abbandonati tra le erbacce le erbette come i mattoni di una casa mai costruita.
(un’altalena cigola tra le eliche della R.A.F e Happy Few)
disse: Figlio di Puttana e stronzo. intendeva quello che cazzo voleva.
un labirinto Shining una PASSEGGIATA A PIAZZA del Campo insieme a lei.
(in mezzo come sempre prosciutti: torturati perché dicano dov’è il Tesoro)
Asini col torcicollo papere con la cacarella tartarughe carnivore.
(Verrà la morte E avrà gli occhi di chi qui già c’è stata)
Tremo. Isola Tremiti. L’inizio dell’avventura. la scomparsa.
la paura. io mi domando (serio come un papavero morto) se c’è
un bersaglio storto molle di ricotta marcia dove guardare dallo spioncino chi ha suonato alla porta alle sette del mattino.
Ci sarà pure un cacciavite che svita le mattine che affogano in un bicchiere vuoto.
Se noi ce ne andassimo ai laghi a Velletri a Manchester a livorno o Rodicondoli a Tivoli
se fossero fettuccine al ragù cotolette d’abbacchio
se queste lacrime d’amore fossero una chiave per aprire il cuore
(non un roveto ardente di amaro averna e sigarette. E’ come se mi rivoltassi sempre dall’altra parte e il mostro dopo mi mozzica la punta delle ali come un continuo tramestio di topi tra le fotografie d’amore.)
Io so che niente può vincere niente può perdere. Portavano i cappelletti a becco d’oca e scelsero maritozzi con la panna. Krapfen con marmellata d’albicocca.
allora lascia andare. amala così questa barca su cui non viaggerò mai questo andarsene oddio che mi lascia un’ulcera come un porticciolo deserto.
(Eppure ieri d’improvviso ebbi la sensazione d’averlo ascoltato il profumo.
Fu come un piccolo risveglio era il potere della albicocca. il rosa che tramontava
le monete in tre facce.
(ma il cuore batte sempre dentro il catrame come un lavoro in corso)
3 AP
sentono i venti le mongolfiere, e dalla mongolia vanno verso via tiburtina.
così mi sembra questa mia mattina scervellata. il sole batte sulla capoccia
bianca d’un vecchio in attesa di bus.
Verrà la primavera e sarà un soffio che a guardarsi indietro le foglie già saranno autunno
Bikini stracciati dai ghiaccioli bruciati, cipressi senza rinnovo di passaporto
(gli uomini vanno e vengono senza dire un cazzo)
senza cotolette d’abbacchio senza orecchini verdi senza aurora senza cosce senza senza.
Lentamente a Piedi traverseremo il mare mio figlio e io e andremo al Maracanà
a cacare sulla faccia vaiolata della solitudine,
sarà un attimo dai colori giallo oro verde blu rosso. la vita è lunga
AP
A ciascuno il non suo. il giorno illuminato dal sole il liquore pagato le sveglie mute
(ascolto i passeretti e chissà quanto può essere infinita l’innocenza la grazia d’essere uno stronzo blu) (celeste)
Vorrei sognare a volte col rumore assordante d’una motoretta a scappamento rotto
per svegliarmi altrove.
Chi ansima o la trova subito o non la trova più.
Stanotte sognai il mio primo amore che fuggiva verso Firenze su un treno che maledetto ho mancato.
Amore se io fossi un nibbio e tu fossi un girasole
ci incontreremo tra i semi e le molliche
io sperso e tu incantata
a forza di passeretti tremiti d’argento e passeretti e ancora passeretti
volanti allo spiedo rosticcianti cinguettanti parlanti
che c’è Cavallo?
Niente. E’ un tumultino al cuore e nella panza
( fosse la primavera che avanza)
che c’è cavallo?
Che cazzo ne so cervello al burro o Forse sono troppo felice di vivere
di conoscere il dolore e le illusioni di sentirmi perso e ritrovarmi
come una chiave al buio (chiavica mi disse)
E’ l’amore è il fatto che non lo mischio più
con i capelli tinti punk delle vecchie i giovani camerieri la dolcezza di De Pisis
il negozio chiuso i riccioli d’oro dell’Irlanda
gli amori che mi si sbattono dentro il cuore come aquiloni matti.
Passerà. E infatti sia pure (anzi) (sia bene) da povero stronzo
Passerà
Passerà
io dicevo passeretti passeretti.
MAGGIO 1999
si sposta lentamente il cielo come nel letto una ragazza stanca
(come una padreterna profumata di rosa)
Pubblicate sulla rivista La porta Aperta del Teatro di Roma marzo aprile 2000
Su Nuovi Argomenti maggio 2000


Poesia straordinaria, di cui ho letto proprio questa sera su N.I.
Ha un tono di sentenza, a volte beffarda, a volte incredibilmente dolce.
Straordinario il suo stile, coi suoi rimandi – è come tuffarsi oltre ogni barriera – capace di sospensioni – nel senso – di rara profondità.
Grazie Karla.
Ma allora, non avete niente da dire su Victor, al secolo Vittorio Vitolo? Magari qualcuno di voi l’ha conosciuto…
Maria Pia, tu che hai conosciuto tutti, se ci sei batti un colpo!
Io non conoscevo neanche l’esistenza di questo tizio, ma devo dire che ha delle immagini folgoranti.
niente, solo che andrò a cercarmi “ecchime”… anch’io non avevo mai sentito nominare victor, ne ricordavo però bene la straordinaria faccia da caratterista, ignorando cosa ci fosse dietro… mi pare uno dei migliori esempi della straordinaria vitalità romana, remo remoti, i citti… grazie.
caro, caro Franzk,
non è mica vero che ho conosciuto tutti..magari,
peròl lui lo vidi, credo proprio così, a Roma, ma al volo, durante una sua LETTURA, CREDO FOSSE COME SCRIVE…nature!
se ne frega altamente della letteratuira, è evidente e gli fa bene, se la lascia alle spalle, voglio dire, e può farlo perché sa scrivere, molto bene e
Non per épater les buorgeois..
Grazie del bellissimo post, FRANZZZKKKK
(mi tengo stretta la fuga dal lager cittadino, finché dura, ma dai point mi cacciano dopo un pò, “Ah, c’è quella della poesia,. è ‘rivata!! dicono in marchigiano romansco, ma io li ho comprati facendoli leggere i vostri bellissimi post, quando posso, li ricatti dicendo, ma come con Giacomo Leopèardi, ma ce ne avete anche di più giovani…)
Maria Pia
se potete, guardate L’amico immaginario, di Nico D’Alessandria, 1994. già Victor Cavallo di suo è una forza, ma in quel film mette letteralmente lo spettatore ko, per il candore, le invenzioni, la luce gettata sulle cose.
mi ricordo la scena in cui lui nel momento in cui apre una piccola anta per prendere del caffè sente una voce amica dal cortile che chiama: si incanta un istante – e ripete il gesto, con una delicatezza assoluta e autentica, asciutta, improvvisata senza smancerie. come un’invocazione del tutto naturale, un gesto iterato: per risentire la voce. (che non torna).
Marco
Grazie a te, Maria Pia. Scusa se non ti ho più risposto in pvt ma tempo fa ho rotto l’hard disk del pc (una tragedia) e ho perso tutto, anche la tua mail.
Appen torni organizziamo col Marotta e altri, come d’accordo.
Buone vacanze!
Cacchiobbelle queste poesie! Sul serio. Victor Cavallo come scalpiti bene.
Da questi versi mi ritrovo colpita, e “affondata”…Grazie.
Ma scherzi caro Franzk, che ti devi scusà?
Io, a proposito di fortune computer, e padroncini, mi hanno derubato della rubrica, sì, è tutto vero: e da chi, se non dal server del padrone, questa m’è venuta spontanea!!
Ergo: da settembre, o sloggio da Jumpy, manica di idioti, che l’ha fatto AD ALTRI, nel rifarsi il portale di spazzare via tutti (falò stile ..?)O LI FACCIO ARRESTARE(ma c’hanno l’indulto)
Intanto ti ho letto che le poesie tue, di là “cavalliane”, ma in realtà tue, tutte le donne invidiavano .. la citata,beata lei.
A salutarte, con Francé..che è alle prese col lupo.
MPia
victor poeta l’ho conosciuto in un post del guglielmin e devo dire che mi ha colpito e turbato per la bravura genuina e la genuinità d’intentie per l’umanità dilaniante e dilatante dei suoi testi pieni
di versi sorprendenti e a sbarramento come questo ad es.:
“si sposta lentamente il cielo come nel letto una ragazza stanca” .
un caro saluto a tutti, in particolare a fabrizio e maria pia.
roberto