
[E così ho deciso di esordire su La poesia e lo spirito trascrivendo l’unica poesia presente ne La falsa parola e scritti scelti di Armand Robin, Edizioni l’Affranchi, 1995. Il volume è composto da un saggio e, in un certo senso, da lettere “indesiderabili”. In questo libro, Robin svela il meccanismo di falsificazione del linguaggio, in modo particolare l’utilizzo della menzogna da parte dei mezzi di comunicazione. “Si sono dimenticati- insiste l’autore- che la parola serve a dire il vero”. f.s.]
Lettera ai cristiani
di Armand Robin
Voi andate a spasso la domenica
al braccio delle vostre donne,
Gli fate fare
il giro del vostro regno terrestre
Che è fatto di CONSENSO.
Per piacere al CONSENSO
Voi mettete sulle vostre donne oro,
diamanti e perfino croci
Rubati,
Voi togliete loro l’anima
e le prostituite al CONSENSO
Poi con queste prostitute
Voi FATE l’amore,
Ma voi non SIETE mai l’Amore.
Voi andate coi ricchi,
Non andate che coi ricchi,
Non per pietà perché essi SONO poveri
Che lavorano
ogni giorno di più per la loro povertà,
Ma perché voi li credete dei ricchi
E persino degli arricchiti.
Voi andate coi potenti,
Non andate che coi potenti,
Non per gigantesca pietà perché
sono gli irrimediabili prigionieri,
Ma perché credete
che solo loro non sono in prigione,
Loro che non solo sono i soli in prigione,
ma sono LA prigione,
Talmente LA prigione
che la loro presenza estende
ovunque sulla terra le prigioni.
La guerra dei militari, la guerra dei civili,
la guerra dei banchieri,
Voi l’accettate,
La guerra contro le anime,
Voi l’accettate,
Non c’è che il nutriente SCANDALO
Di coloro che non vogliono NESSUNA guerra
Che voi non accettate.
Si possono attaccare i vostri beni terreni
perché voi li difendete,
Si possono prenderveli
Perché li avete messi al centro di voi
al posto della vostra anima.
Vi si può mettere in prigione
perché voi credete alle prigioni,
Vi si può giudicare perché voi giudicate,
Si può fare in modo che voi SIATE
molto umiliati perché
voi temete di APPARIRE umiliati.
È solo con l’Anima che voi non state,
È solo col Cristo che non andate;
Non andate col Cristo
se non nelle vostre chiese
Ricoperte d’oro, del VOSTRO oro
Rubato.
Bisognerà che la salute vi abbandoni,
Bisognerà togliervi l’ostia dalla bocca,
Togliervi dai denti
il VOSTRO Cristo parolaio.
[Trad. Andrea Chersi]
–
Armand Robin, francese, nasce il 19 gennaio 1912 in una misera cascina delle Còtes du Nord (Bretagna). Poeta, anarchico, romanziere e traduttore prodigioso nel 1934, al ritorno dalla Russia sovietica, non esiterà a descrivere gli orrori del tradimento della rivoluzione.
Va a vivere al n.50 di rue Falguière a Parigi e, durante l’occupazione, non mancherà di denunciare aspramente e crimini nazisti; così come durante e dopo la guerra non desisterà dallo smascherare i cosiddetti poeti della <<resistenza>> da lui accusati di essere <<aragonizzati>>.
Il 27 marzo 1961 lascia la sua mansarda e vaga… due gioni dopo viene trovato morto all’infermeria del carcere provvisorio in circostanze oscure.

Bellissima. Un bel grido di autenticità in questo sonnolento lunedì da mal di stomaco.
Sì, concordo con Franz. Una specie di gelata anzitempo – volendo sfruttare una metafora climatica – in questa calura offensiva (tanto inaspettata quanto gradita)! E complimenti a Francesco al suo esordio su LPELS.
In alcuni punti mi sembrava parlasse di mia madre
Testo molto interessante. Ha il tono dell’accusa profetica da parte di uno che sa di essere dalla parte della verità. Ed è esattamente qui il problema dei problemi. Questo SAPERE DELLA VERITA’ di che natura è?
Chi ha la verità accusa altri umani: voi perversi, sfruttatori, ipocriti, abitati dalla menzogna, ecc. E’ una lunga storia quella dei pro-feti, che parlano per conto del loro Dio o Verità. Ma la parola non è nata per dire la verità, è nata come segno per differire la violenza, e in questa sua natura di segno trascendente e insieme strumentale sta la sua fondamentale ed eterna ambivalenza.
È solo con l’Anima che voi non state,
bellissime parole!
Mi procurerò il volume.
ciao
il voi del dito puntato contro che fa di tutta un’erba un fascio, roba facile che non guarda la verità con occhio sincero; vede tutto il marcio da un lato e tutto il giusto chissà dove- anche il vangelo dice voi ipocriti- e in genere si riferisce a chi giudica senza appello, da qualunque parte provenga il giudizio.
buona giornata
elena f
Robin si dedicò allo studio delle lingue. Oltre al bretone, la sua prima lingua, sapeva il russo, il cinese, l’arabo, l’ungherese, il gallese, il fiammingo, lo sloveno, il macedone, il ceremisso, svedese, finnico, ungherese, polacco, italiano, spagnolo, olandese ecc… conosceva e traduceva una trentina di lingue. Ha tradotto poeti di tutto il mondo.
Per guadagnarsi da vivere, inventerà il mestiere di ascoltatore di radio straniere. Giorno e notte, stava all’ascolto delle radio internazionali, annotando le informazioni, redigendo una sintesi e stendendo due volte alla settimana un bollettino di ascolto radiofonico che poi distribuiva ai suoi abbonati (ministeri, ambasciate, giornali ecc)
Il suo obiettivo era smascherare la propaganda, comunista prima, fascista e capitalistica dopo, guerra psicologica dell’uomo sull’uomo, sono implacabilmente denunciati, come pure la volonta di asservimento dei più ad opera di poche persone, tramite i mezzi di comunicazione. (siamo nel 40-60, mica oggi, perbacco)
Scrive: <>.
Purtroppo ho un appuntamento; ho qui inserito spunti a caso, ma, se posso, a giorni, cerco di trascrivere l’introduzione del volume, tanto per darvi delle coordinate serie.
Sì, ha un tono profetico-Rimbaud, ma…
A elena:
ti prego, non fermati all’apparenza. Non si può giudicare un autore o una poesia senza prima chiedersi/chiedermi: Ma perché…? Chi è?
Ti posso assicurare che hai tratto una conclusione errata. Colpa mia, certo, dovevo scrivere un articolo, ma desideravo solo stuzzicare la vostra curiosità su questo autore.
Appena posso, vi spiego.
f.s.
ciao
scuate
Scrive “Scrive: “Ho bisogno ogni notte di diventare tutti gli uomni e tutti i paesi. Appena calano le tenebre, mi assento dalla mia vita e questi radio-ascolti, di cui mi sono fatto dono, mi aiutano a conquistare fatiche più riposanti in verità di qualsiasi sonno. Cinesi, giapponesi, arabi, spagnoli, tedeschi, turchi, russi fanno sopra di me il loro piccolo brusio, mi incoraggiano a lasciare i miei recinti; io salto il muro dell’esistenza individuale; con la parola di altri, assaporo meravigliose baldorie notturne in cui più niente mi spia”.
f.s.
non ho parlato dell’autore in generale infatti, ma solo del testo proposto, che così com’è posto è e resta (a torto e/o a ragione) un dito puntato. magari contestualizzato può offrire prospettive diverse;
se c’è dell’altro e dell’oltre sarà interessante leggere e conoscere
buona giornata
elena f
A volte la condanna dell’ipocrisia e del compromesso nasconde il rifiuto del mondo e dell’incarnazione: io dietro a cose come questa ci ho perso la mia giovinezza, prima di accorgermi che per agire bisogna sporcarsi le mani.
Ma, se ci vedete una qualche forma di grandezza, buon per voi.
Per me è solo diserzione: e totale misconoscimento dell’essenza del cristianesimo, che è Dio crocifisso.
E’ vero che lo stile “dito puntato” può non piacere, ma la canzone suona bene. Io che amo le canzoni, gliela darei ai Mercanti di Liquore.
bella ed adolescienziale, ma il problema l’ha centrato Fabio Brotto. comunque si può sempre leggerla con introspezione ed autocritica.
Grazie, Francesco, leggerò con interesse altre informazioni su questo autore, che non conoscevo.
Valter, dici: “per agire bisogna sporcarsi le mani”.
Giusto! Anche se detto così… Bisogna poi vedere in che direzione, facendo cosa, in pro di chi e che cosa.
C’è anche ci ha le mani sporche del sangue o del sudore degli altri.
ciao
sono rincasato, ma tra poco devo uscire, perdonatemi.
a Fabio
“Questo SAPERE DELLA VERITA’ di che natura è?”
Ti rispondo: natura umana. (Ti ricordo che è un anarchico duro e puro)
Fabio, mi rendo conto che la frase andrebbe contestualizzata, e lo farò, però l’autore scrive: “la parola serve a dire il vero”.
Non scrive: la Parola è nata per dire la Verità.
Tu scrivi: “Ma la parola non è nata per dire la verità, è nata come segno per differire la violenza, e in questa sua natura di segno trascendente e insieme strumentale sta la sua fondamentale ed eterna ambivalenza”
Perché ritieni che ciò che tu affermi sia diverso da ciò che affermava Robin? Da dove deduci ciò? Quali i segni testuali? Ti faccio notare che hai già trasfigurato la frase “Si sono dimenticati che la parola serve a dire il vero”.
Invece, io mi aspettavo una domanda, tipo: chi? Di chi parla? A chi si rivolge?
Poi, il fastidio del dito puntato, a me pare che alcuni si siano inseriti sulla traiettoria di quel dito volontariamente, senza che ciò li riguardasse, almeno credo.
A Walter
“Per me è solo diserzione: e totale misconoscimento dell’essenza del cristianesimo, che è Dio crocifisso.”
Ti sbagli. Anzi, lui riconosceva l’essenza del cristianesimo e, in un certo senso, cercava un differente martirio. Non credeva in Dio, ma sentiva vicino la figura di Cristo. L’autore scriveva “Ecco la mia vita non accondiscendente, non bugiarda, non asservita”.
Walter, scrivi: “Ma, se ci vedete una qualche forma di grandezza, buon per voi.
Era un grande uomo, ma io non sono un fans, sono uno studioso e lettore. Riconosco la grandezza intellettuale e/o umana di un uomo. Contento io? Sì.
Perché questa chiusura? Neanche la curiosità di dire: ma se sto tizio (Francesco) pubblica una poesia di questo tipo qui (robin)… fammi vedere, chissà se non scopro un Autore.
f.s.
“la parola serve a dire il vero”. C’è differenza tra vero (verum) e verità? Per quel che mi riguarda, nessuna chiusura, ma atteggiamento filosofico, ovvero il chiedere ragione sempre di tutto. Anzitutto la detenzione della verità sulla “natura umana” è non meno problematica di quella metafisica o religiosa.
Se si afferma che la parola serve a dire il vero (sempre), si afferma la funzione veritativa della sua origine come parola. Poiché tu, Francesco, dici che Robin “svela il meccanismo di falsificazione”, ne vorrei conto, dato che la lettera mi sembra non uscire dal meccanismo del capro espiatorio, in forza dei quali i colpevoli sono sempre individuati in un gruppo di altri (qui i cristiani), e questo secondo me fa parte della generale falsificazione.
Il riconoscimento della grandezza è altra cosa dal dibattito delle idee: qui mi pare che si ricada in ciò cui si oppone il noto detto: “amicus Plato, sed magis amica veritas”. Io voglio discutere, non condannare a priori. Del resto, il testo in quanto tale non manifesta alcuna grandezza.
Di chi parla, a chi si rivolge? Certamente giova saperlo. Può essere che il titolo “lettera ai cristiani” non aiuti. Tuttavia, il testo in sé sembra molto generalizzante. In ogni caso, è un gruppo che viene accusato.
saluti metafisici
Una poesia contro i farisei contemporanei, perché mai adombrarsi, Valter? Irrigidirsi per un malinteso doppio fondo? Non c’è doppio fondo, non c’è trucco. E’ propio sporcandomi le mani che io trovo che i “nemici” di Robin siano i miei “nemici”.
Certo, il titolo, “lettera ai cristiani”, che mi pare sia dello stesso Robin, poco aiuta.
Ma facendo un sforzo, libero – ma veramente libero (o “tendenzialmente” libero da preconcetti) capisco che è giusto che la lettera sia indirizzata “ai cristiani”, ai cristiani tutti, da San Francesco in giù.
Ezio
Va bene, ragazzi, io sono il solito irritabile, ma quando lui parla di “cristiani” mi pare che invece intenda “borghesi” e forse era meglio dire così. Resta il fatto che io la condizione umana l’ho accolta finalmente incontrando dei cristiani e sbarazzandomi di un certo anarchismo più o meno letterario, e questo non me lo posso dimenticare.
C’è un tentativo di salvezza, che può rischiare di diventare dannazione, che passa dal litigo col padre, nel modello del “Dio mio perché mi hai abbandonato”? Io credo di sì. Le persone che si portano questo fardello hanno un compito più gravoso, che è quello di trasformare le dure parole dell’assenza in qualcosa che non porti alla follia, o all’abbandono di Dio. Ma anche questa è strada? Guardate le conversioni spesso da dove vengono; da strade fangose, non sempre da un cuore puro e da pensieri ordinati, infallibili. Addirittura, a volte, sul letto di morte. C’è un solo modo di essere cristiani? E se un lo dichiara rischia qualcosa? E poi, i fatti dei cristiani belli e buoni, pacificati, sono incontestabili. O si deve essere tutti cristiani belli, buoni e pacificati? Quanto occorre – poco o tanto, o qualcosa di incommensurabile – prima dell’accettare il “va’ e non peccare più”?
Sebastiano Aglieco
“la parola serve a dire il vero”
e da quando?
mah…
salutando
da quando lo decidiamo noi
@sebastiano
“così vi dico, ci sarà più gioia nel cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione(Lc.15,7)
ma s. Paolo ammonisce:
” Non c’è nessun giusto, nemmeno uno,
non c’è sapiente, non c’è chi cerchi Dio
tutti hanno traviato e si son pervetiti
non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno”(Rm.3,9-12)
così la conversione per chi abbia compreso le profondità del messaggio cristiano è opera che si compie lungo il percorso accidentato e complesso di tutta la vita.(non conosco cristiani davvero belli buoni e pacificati, semmai cristiani che si credono tali- ma di maschere è pieno il mondo sia dei credenti che dei non credenti-, oppure cristiani più sinceramente consapevoli delle difficoltà che comporta la vera conversione e che nonostante le cadute e le ginocchia sbucciate continuano a camminare)
buona serata
elena f
Il vero obiettivo di questo j’accuse non è tanto il cristiano in quanto tale, ma piuttosto l’evoluzione che, nella modernità, ha avuto il cristianesimo: col passare dei secoli esso ha permeato la civiltà occidentale diventandone ingranaggio del sistema, al punto da diventare a sua volta status symbol, icona, bandiera, con tutta la sua forza di inattingibilità di una verità certa, conservando tutto il fascino dell’utopia; ma ogni religione, per definizione, ha il virus del fare proselitismo nelle sue vene, la missione di “evangelizzare”, in un certo senso conquistare il mondo. Si è fatta insomma nel corso dei secoli strumento di potere; con la società moderna il cristianesimo è entrato a far parte del kitsch (=un accordo categorico con l’essere, Kundera docet), dell’iconografia collettiva, un modus vivendi e non più soprav-vivendi…insomma è il baraccone dell’immaginario cristiano che qui viene attaccato: la mitologia del “buon cristiano”, dello sfoggio, anche sfarzoso, di moralismo, presunta moralità….
Vi consiglio un libro: “Essenza nichilistica dell’Occidente cristiano”, di Omar Vecchio, edizioni Barbarossa. Il mio Omar eroico come il suo alpinismo, che purtroppo è volato giù dal Diran Peak nell’estate del 2000.
Guardate, non vorrei fare il saccente, ma se leggeste Kierkegaard trovereste altro che questo, quanto a critica del cristianesimo divenuto religione dei benpensanti, alla faccia di Cristo.
Il fatto è che non si può giudicare il cristianesimo come cultura se non dall’interno della fede in Cristo: o meglio, si può farlo, ma non ci si capisce niente. Ad esempio il proselitismo è una cosa, l’annuncio è un’altra. Il primo può essere strumento di conquista, il secondo è liberazione dell’ignorante dalla schiavitù. “Non si costruisce una città per metterla su un monte”.
Rossomalte, a me pare che non è soltanto un problema di modernità, anzi mi pare che questo testo di Armand Robin risenta della lezione di Matteo 23:
“gli scribi e i farisei… Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare ‘rabbì’dalla gente… Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci… Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro?… Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà… Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità…”
E poi siamo giusti: trent’anni fa i benpensanti erano democristiani come quelli qui descritti. Ma a me oggi la parola fa venire in mente il politicamente corretto veltroniano, di più.
Lettera/preghiera di evidente stampo evangelico. In fondo non è lontana dal radicalismo cristiano di certe testimonianze, dalla Weil a Bonhoeffer. Fra l’altro, parte dell’anarchismo ha radici “spirituali” ed antiborghesi (Landauer, Tolstoj, persino il nostro Berneri). Appare più il richiamo critico ad un’antica fedeltà, nei confronti di coloro che si sono piegati al mondo, dai quali reclama la coerenza col paolino “essere nel mondo /contro il mondo”.
a chi può interessare è uscita da poco la versione in spagnolo: http://www.pepitas.net
un abbraccio
Enrico. La Weil e Bonhoeffer non si sono mai espressi in questi termini, mi pare. Il radicalismo delle scelte di vita è una cosa, lo stabilirsi come giudici è altra cosa, molto vicina allo stabilirsi come giustizieri, e spesso lo precede di poco. Fare la mimesi del Cristo giudice col “voi qui, voi là” è l’atto più pericoloso, come la storia ha dimostrato nel corso di duemila anni.
@ F.Brotto
non mi sono posto il problema:
a me sembra solo che i sostanziali improperi di Robin in fondo celino una nascosta, disperata, amorosa preghiera all’uomo
Secondo me, poi, non bisogna dimenticare che anche il giovane Josif Vissarionovi? Džugašvili ebbe formazione cristiana. Un problema non da poco. Ma, si sa, io vedo problemi e dilemmi dappertutto.
Ciao Fabio
Fammi capire.
“Il radicalismo delle scelte di vita è una cosa, lo stabilirsi come giudici è altra cosa, molto vicina allo stabilirsi come giustizieri, e spesso lo precede di poco. “
ti va di dimostrarmi come “il giudice, spesso, precede di poco il giustiziere”? Detta così, scusami, ma la tua è un’affermazione profetica.
E ancora:
“Fare la mimesi del Cristo giudice col “voi qui, voi là” è l’atto più pericoloso, come la storia ha dimostrato nel corso di duemila anni.”
Stiamo parlando di un poeta, di un uomo, di un tizio che in vita fu calunniato, offeso, minacciato e isolato, in primis dalla cultura ufficiale. Parlare di atto pericoloso, addirittura invocando la Storia millenaria, a me pare assurdo. Se riesci, da un testo, bello o brutto che sia, a disegnare scenari del genere, buon per te. Tra l’altro, lo stesso Robin sapeva che i poeti hanno poco peso contro le barbarie.
f.s.
resto convinto che si tratti non di un giudizio, ma di un’implorante, rabbiosa ed amorevole preghiera
Il testo di cui parliamo è un’invettiva. Possiamo essere d’accordo su questo? Anche sul fatto che si tratta di un’invettiva morale nella quale colui che inveisce si colloca dalla parte della verità e della giustizia? E anche sul fatto che un gruppo umano (comunque definito) è fatto oggetto dell’invettiva stessa? Ora, io penso che l’autoposizione “dalla parte del vero” fatta contro altri (che sono dalla parte del falso)sia matrice di violenza. Non mi interessa qui la storia personale di Robin, mi interessano le sue parole, e il loro senso generale. Mi pare che Robin sia qui un fondamentalista. “Bisognerà che la salute vi abbandoni,/Bisognerà togliervi l’ostia dalla bocca” sono parole violente.
Quanto a “il giudice, spesso, precede di poco il giustiziere”, non si tratta di un’espressione profetica, caso mai potrebbe essere definita astratta, troppo generale, ecc., ma non profetizza nulla, si limita a constatare quel che è avvenuto e avviene infinite volte (attualmente nello jihadismo, tra i molti altri casi, giudicante e giustiziante tendono a confondersi). Ma si pensi anche alle “liquidazioni” leniniste di intere classi sociali giudicate controrivoluzionarie. Sembrano esserci molte differenze, ma in comune v’è la stessa radice metafisica: l’idea che una giustizia definitiva possa essere attuata dagli umani.