(illustrazioni di Sandra Moldi)
(Infanzia di un mistico)
In principio era il Verbo, poi ci fu una grossa esplosione: il Big Bang.
La testa di Dio (la ‘D’) volò da una parte, tutto il resto da un’altra, sbriciolandosi in una miriade di piccoli, affannati ‘io’ condannati alla ricerca dell’Unità perduta.
* * *
“Hai recitato l’Ave Maria?”, gli chiedeva sua nonna tutte le sere, dopo avergli rimboccato le coperte.
“Sì, nonna”, rispose Lillo una volta, “ma che cos’è il ‘frutto del seno tuo’? Il latte?”
“No, caro, è Gesù. Perché hai pensato che fosse il latte?”
“Perché so che, in genere, dal seno delle donne esce il latte.”
“Be’, sì, ma nell’Ave Maria, adesso che ci penso, si parla di ‘frutto del ventre tuo’. I bambini, infatti, crescono nelle pance delle loro mamme. E anche Gesù. Ecco perché lo si chiama ‘frutto del ventre tuo’… Naturalmente anche la Madonna, quando Gesù era un bebè, doveva allattarlo attaccandoselo al seno.”
* * *
“Se all’inizio ci fu questa incredibile, mirabolante esplosione, il Big Bang”, divagò un giorno l’insegnante di lettere, rispondendo alla domanda di un compagno di classe di Lillo, “pare che fra qualche biliardo di anni debba iniziare una sorta di inesorabile fenomeno contrario: il ‘Big Crunch’, o processo di Ricompattamento/Restringimento Generale.”
* * *
Lillo ripensava alla sua infanzia, a sua nonna che, ogni volta che lo sorprendeva a compiere qualcosa di sconsiderato, gli diceva: “Guarda che Gesù piange!”.
Allora lui smetteva di colpo.
Poi, verso i nove anni, i primi dubbi: “Se Gesù dovesse piangere a ogni capriccio di bambino”, aveva cominciato a dirsi, “non Gli avanzerebbe un briciolo di tempo per fare nient’altro, nemmeno per tirarsi un po’ su. I Suoi occhi sarebbero due colatoi ininterrotti. E figuriamoci se uno come Lui si scompone solo perché un bambino disobbedisce a sua nonna: al massimo ne sorride bonariamente. Ma, a proposito, sarà poi vero che Gesù esiste? E se esiste, può mai andare soggetto a tutti questi faticosissimi e incessanti cambi d’umore legati ai comportamenti degli uomini? Se nello stesso momento in cui un bambino fa i capricci un altro bambino fa una buona azione, come si regola Gesù? Ride e piange contemporaneamente? Come un matto? Sarà vero, inoltre, che Gesù, pur essendo il figlio di Dio, sia anche la stessa persona del padre? E se sì, che vantaggio ce n’è?”
***
Fu al Seminario di Siena, in gita scolastica, che, osservando la ‘Madonna del Latte’ di Ambrogio Lorenzetti, ripensò al frutto del ‘seno suo’. Gesù succhiava il latte, tranquillo, e il latte scendeva DENTRO di Lui…
D’un tratto, una folgorazione:
“Forse Dio è DENTRO di me”, prese a dirsi. “Forse Dio sono… io! Forse il vero peccato originale fu proprio lo smarrimento di quella D. Forse tra Dio e io la differenza sta tutta in quella ‘D’ perduta. Forse ogni io deve partire alla ricerca della pecorella… ehm, della lettera smarrita, se vuole ritornare a Dio e partecipare della Sua onnipotenza. Ecco il vero scopo della vita: la ricerca di quella maledetta… benedetta ‘D’. Solo così ciascuno di noi potrà far scattare il proprio personale Big Crunch, o processo di Ricompattamento generale, e ritrovare la propria perduta unità con Dio.”
Ma sul più bello la voce di sua nonna, salendo dalle brume dell’infanzia, lo interruppe: “Lascia perdere questi brutti pensieri, caro, e sii buono… se no Gesù piange!”


ciao
leggendo il testo di Lucio, mi è venuta in mente la frase di Baudelaire in “Salon del 1846” (nel volume “LE arti figurative”):
“una sola cosa è inimitabile, ed è la semplicità”,
e il trionfo di uno scrittore consiste appunto nel ridestarla.
f.s.
D’un tratto, una folgorazione:
“Forse Dio è DENTRO di me”, prese a dirsi. “Forse Dio sono… io! Forse il vero peccato originale fu proprio lo smarrimento di quella D. Forse tra Dio e io la differenza sta tutta in quella ‘D’ perduta. Forse ogni io deve partire alla ricerca della pecorella… ehm, della lettera smarrita, se vuole ritornare a Dio e partecipare della Sua onnipotenza. Ecco il vero scopo della vita: la ricerca di quella maledetta… benedetta ‘D’. Solo così ciascuno di noi potrà far scattare il proprio personale Big Crunch, o processo di Ricompattamento generale, e ritrovare la propria perduta unità con Dio.”
E SE la verità fosse tutta qui?
buongiorno a tutti
Stella
Forse i mitologemi induisti sarebbero più adatti dei simboli cristiani ad ornare questa gnosi infantile.
Bada a come parli, Binaghi, se no Gesù piange!!!
Mentre il ritorno dal Molteplice all’Uno è in qualche modo “spiegabile” con le più diverse interpretazioni (da Plotino in giù, almeno, per quel che riguarda l’Occidente), tutte le spiegazioni date dell’origine della Molteplicità dall’Uno sono pietose o fantastiche, ma mai pienamente razionali. E’ per questo, in fondo, che l’atteggiamento mistico, per quanto possa arrecare conforto (ma anche l’oppio lo reca), ha alla sua base un inganno.
@ Fabio. Il misticismo non è razionale? Of course, my dear, of course… (per definizione)
con buona pace di grandi come giovanni della croce, teresa d’avila , o piccino piccino davvero! s francesco d’assisi ma la lista di pietosi e fantastici e ingannatori(di se stessi e degli altri poco importa-orientali e occidentali altra quisquilia o pinzellacchera direbbe totò) è davvero lunga!
AMEN
buona giornata
elena f
Signori, parlavo del passaggio dall’Uno al Molteplice, uno scoglio immenso su cui si infrange ogni prospettiva che sostiene come bene supremo il ritorno all’Uno. L’inganno di cui parlo non è una frode! Non più di quella del velo di Maya. A volte ho l’impressione che qui parliamo linguaggi diversi, e questo di per sé sarebbe positivo, se non si reagisse alla diversità del linguaggio non con la ricerca della comprensione dell’altrui discorso ma con la presa in giro (più o meno)istantanea. Da Elena modi simili non me li sarei attesi.
Avanti ragazzi, non scaldiamoci e proviamo a fare un po’ di declaratio terminorum. Ad esempio distinguendo tra mistico e sentimentale. Il testo di Angelini è deliziosamente sentimentale, è una teogonia come può raccontarla un bambino, ci si può trovare anche qualcosa dell’ingenua sapienza del mito. Il mistico presuppone un’esperienza di unione con Dio che presuppone grande maturità spirituale ed è al di là del linguaggio corrente, cui può prestare soccorso un simbolismo molto sorvegliato, per lo più erotico. Contesto che misticismo orientale e cristiano siano sovrapponibili.
In effetti, per esempio Denis De Rougemont, nel suo “L’amore e l’occidente” propone di distinguere tra mistica “sponsale” (cristiana), in cui il soggetto umano e quello divino rimangono distinti, e “mistica unitiva” (orientale e catara), in cui l’aspirazione è quella ad una fusione senza residui.
Però, Valter, io non sottovaluterei il mito, né parlerei di una sua sapienza “ingenua”. Secondo me,che sono girardian-gansiano, dietro ogni mito sta una pratica sacrificale, ovvero la morte,e dietro la spinta all’Uno sta l’espulsione di una vittima.
#8
se le parole hanno un peso allora unire termini come mistico-inganno-pietoso-fantastico non mi pare cosa da poter dar luogo a dialoghi di alcuna sorta.
una cosa è saper distinguere razionale-razionalista-ragionevole- una cosa è dire che la mistica non rientra nelle realtà che si spiegano col sillogismo aristotelico nè fra le verità scientifiche (popperianamente intese), una cosa è dire che la mistica si spiega attraverso metafore che sono tentativi di accostamento al mistero (così come il simbolo è ciò che rimanda all’indicibile che come tale non è razionale) una cosa è distinguere la mistica cristiana “DOC” dalla mistica delle altre professioni di fede,un’altra (ben altra) è accostargli parole come inganno pietoso e fantastico e poi meravigliarsi della reazione che generano.
sempre nel rispetto del pensiero di chiunque io da questa impostazione mi dissocio.
con il rispetto di sempre
elena f
Fabio, come sai anch’io sono un lettore attento di Girard, ma la sua interpretazione del mito è unilaterale, manca di una vera fondazione antropologica, come mi confermava un amico teologo a Camaldoli due mesi fa. L’impianto sacrificale è proprio di una famiglia di miti, non del mito in quanto tale. E’ un po’ il dilettantismo di maniera che c’è sotto molti pensatori francesi, anche se per altri versi raffinati e profondi. Per dirti, anni fa tradussi un saggio di Gusdorf, “Mito e matafisica”. Duecento cinquanta pagine in cui è riuscito a non citare G.B. Vico nemmeno una volta. E’ come giocare a calcio senza sapere cos’è un corner.
Se fosse come tu dici, Elena, un credente ed un ateo non potrebbero mai dialogare… Orsù,dammi una spiegazione dell’origine della molteplicità dall’uno che sfugga al carattere del fantastico, del mitico, dell’irrazionale, ecc. Per favore.
Sul fatto che in Girard vi sia una certa unilateralità, sono s’accordo. Infatti l’ho anche rimproverato direttamente a lui e al suo discepolo italiano Fornari (che peraltro scrive libri splendidi e davvero profondi). Io non sono in realtà un panvittimista girardiano, ma un adepto dell antropologia generativa di Eric Gans, che comunque cerco di correggere metafisicamente (uno sforzo improbo, direi)… Resta il fatto che il mito non è ingenuo proprio per nulla.
E che io vedo una onnipresenza del sacrificio, anche nel linguaggio, ovunque.
a Fabio e a Walter
noto in entrambi lo stesso atteggiamento “filosofico”.
Vi ricordo che questo è un testo letterario, non un saggio di filosofia. Vi ricordo che questo, come anche gli altri testi apparsi su La poesia e lo spirito, è frutto di un lavoro, e come tale merita rispetto.
se volete, inizio a impartirvi una breve lezione di critica.
allora, la ricerca della pienezza dell’opera (del suo “essere”, della sua forma, della sua finalità) è propriamente l’interpretazione, che implica sempre un delicato passaggio (o transcodifica) dei segni del testo al discorso-commento di chi legge. L’interpretazione dovrà preoccuparsi di salvaguardare l’integrità del testo, ma dovrà anche “accrescerlo” con la sua attività interpretativa. Ritorniamo, con queste plausibili osservazioni, al punto da cui siamo partiti: ogni lettura è una pratica ermeneutica che richiede una particolare responsabilità del lettore nel rispondere all’appello del testo, che invoca l’attualità della parola.
ora, perché davanti ad un testo letterario iniziate immancabilmente a ciarlare di filosofia senza rispondere all’appello del testo?
Questo comportamento è tipico di chi desidera denigrare e/o giocare. Direi che è il tentativo stupido di prendere per i fondelli l’altro.
ipotesi:
a) non capite una mazza di letteratura e di critica letteraria.
b) Vi divertite a prendere per i fondelli l’altro.
con i miei saluti
f.s.
@ fabio
potrei razionalemnte intessere un inganno ai suoi danni con premesse e conseguenze perfettamente ipotizzate e analizzate e poi perfettamente messe in atto e realizzate. inganno è una parola ambigua, attiene sia al razionale sia a ciò che non lo è.
2- il linguaggio della mistica, poi, se può e deve definirsi simbolico molto meno può dirsi mitico e meno ancora fantastico,
ma queste sono distinzioni che richiedono lunghissime premesse e altrettanto lunghi e complessi procedimenti esplicativi
per brevità rimando gli interessati a Ricoeur e al suo “La metafora vivente” JAKA BOOK in trad italiana, in cui tutto il pensiero poggia sulla definizione aristotelica di “metaforizzare” per dire ciò che non rientra nella limitatissima categoria del sillogismo.
di nuovo buona giornata
elena f.
Francesco, forse sei il più giovane, ma il più saggio. Tanti anni fa mi laureai in Lettere con una tesi su “Forme di misticismo indotte chimicamente” (peyote, LSD eccetera). Erano i tempi di “LUCIO IN THE SKY WITH DIAMONDS”, capisci?:- )
Vabbe’, Sasso, sono lieto di essere in compagnia di Valter, così non sono il solo qui, tra tanti sapienti e illuminati, a “ciarlare di filosofia” e “non capire una mazza di critica”. E poi secondo alcuni sarei io a mancare di rispetto! Ho forse scritto che l’idea di Sasso di postare Robin era una coglionata? No, perché non lo penso. Penso invece che il testo di Robin debba essere attentamente esaminato e discusso. Ho cercato di capire che tipo di pensiero vi sia sotto. Ma questo è atteggiamento filosofico, ne convengo.
Nel mio primo post ho scritto che il testo di Robin lo trovavo interessante. Infatti ci ho ragionato sopra. Ma forse dovevo dire: grazie Sasso, che mi hai fatto conoscere Robin, capisco che è un grande poeta, perciò ti sarò sempre debitore… Santo cielo! E’ forse solo questo il tipo di commenti che qui si può fare?
Magari qualcuno dirà che non c’entra per nulla, e ciò si spiega con la rozzezza del postatore, ma cocludo la mia permanenza in questo thread con questa citazione zambranesca.
In “Filosofia e poesia” di Maria Zambrano (1939), edito in Italia da Pendragon nel 1998:
L’assenza nell’amore è un motivo chiaramente platonico il cui studio compete agli storici della letteratura. “Assenza” nell’amore, dal momento che la presenza non è mai possibile e qualora si desse non la si canterebbe.
Così, il Cantico spirituale del mistico Juan de la Cruz è un canto all’assenza dell’amato. In questo caso è facile spiegarselo, giacché il suo amato non è in effetti visibile. Ma anche nella poesia profana del tempo, nonché di tempi precedenti, troviamo ugualmente il motivo dell’assenza e la ricerca spasmodica delle tracce dell’amato, per cui l’intera natura si trasforma: ruscelli, alberi, prati, la luce stessa conservano il segno della presenza amata, perennemente schiva e irraggiungibile.
L’amore porta con sé, costitutivamente, una distanza. Amore senza distanza non sarebbe amore, perché non avrebbe unità, vale a dire oggetto. In questo consiste la sua differenza fondamentale dal desiderio: nel desiderio non vi è un vero e proprio oggetto, perché ciò che viene desiderato non risiede in se stesso, non viene tollerato quel suo racchiudersi in sé che già la poesia aveva realizzato per proprio conto, prima di Platone e anche dopo di lui, nei casi in cui è rimasta estranea al suo influsso. Il desiderio consuma ciò che tocca; nel possesso l’oggetto del desiderio viene annientato, dal momento che non ha alcuna indipendenza e non ha esistenza all’infuori del desiderio stesso. L’irraggiungibilità dell’oggetto d’amore lo rende incessantemente presente. Il possesso amoroso è un problema metafisico e come tale non ha soluzione. Ha bisogno di transitare nella morte per compiersi, deve attraversare la vita, la molteplicità del tempo. (p.78)
ciao fabio
Dimmi ora cosa c’entra Robin con il mio commento in calce a questo post.
Ho portato delle motivazioni, rispondimi su queste.
Oppure, da filosofo ami le dietrologie?
Bene!
Qui c’è un testo. Noto che a te del testo importa nulla, meno il lavoro altrui.
cordiali saluti
f.s.
@Francesco Sasso
“ciarlare di filosofia”?
E se la filosofia a me interessasse più della (presunta) letteratura? E se il blog fosse un luogo di libera conversazione anzichè un’accademia in sedicesimo?
“impartire lezioni di critica”?
Dall’Harold Bloom de noantri?
Non proseguo oltre perchè poi dite che sono cattivo.
Voi buoni.
Io dico che il testo di Robin deve essere attentamente esaminato e discusso, e tu Sasso dici di notare che del testo e del lavoro altrui non mi importa nulla. Mah… qui c’è qualcosa che non va. Satis. Ultra non curo.
Beh, se per questo, non è che gli Abbagnini de noantri siano da meno…
Saluti.
fm
Bel testo, mi è piaciuto. C’è quella ingenuità diretta e disarmante dei bambini, che spesso riescono a leggere la realtà molto meglio degli adulti. I bambini mirano dritto al cuore del problema senza orpelli e sovrastrutture. Poi vanno alla “scuola” dei grandi e si rovinano… Peccato.
Complimenti all’autore e a te, Franz, per questa simpatica e intelligente proposta.
Un caro saluto.
Pasquale
E mi riferisco al testo di Robin perché evidentemente la discussione ha valicato il confine tra i due thread…
Ed è evidente che se qualcuno mi dice che sono un ciarltano (perché tale è chi ciarla), non posso continuare la discussione con lui. E qui chiudo davvero.
@Francesco Sasso e Francesco Marotta
ipotesi:
a) non capite una mazza di letteratura e di critica letteraria.
b) Vi divertite a prendere per i fondelli l’altro.
C’è anche la
c) non credo alla letteratura come mondo a parte
@ Valter Binaghi
a) vero: non capisco una mazza di letteratura e di critica letteraria (per Sasso non posso rispondere).
b) falso: non solo non mi diverto, ma non sto prendendo per i fondelli nessuno.
c) non saprei: per quel che mi riguarda, io non credo a niente, mondo e letteratura compresi: il mio problema, non so se letterario o filosofico, è quello di mangiare, e di far mangiare, tutti i giorni.
C’è anche la
d) devo essere un idiota: leggo e rileggo, ma non ho ancora capito cosa c’entrano alcuni commenti col “testo” di Angelini. Misteri della fede?
e la
e) un caro saluto a Elena.
fm
Molto dolce questo testo!C’è una purezza tipica dei bambini. Peccato che a questo post siano seguiti i soliti toni “caldi”. Amen!
Un caro saluto
Allora, dalla mailing list mi sono già tolto.
Facciamo che da adesso in poi mi tolgo anche dai commenti ai post altrui. Seguirò solo i miei.
In base al motto liberal libertario
ognunoinculoamammasua.
@fm
un caro saluto anche a te
elena f
ciao
“ognunoinculoamammasua”
Wittgenstein, vero?
O meglio, hai citato Ricerche filosofiche, parte prima, n. 123: “Un problema filosofico ha la forma: <>.
f.s.
@lucio
solo ora mi avvedo di non averti ringraziato per questo racconto: terso e semplice e spiazzante come solo i bimbi sanno essere.
buona serata
elena f
Un problema filosofico ha la forma: “Non mi ci raccapezzo”
f.s.
@ Elena e Luca. Grazie.
@ Valter. Maddai, non fare il motherfucker.
Prima o poi ri-tiro fuori una poesia divertentissima di Lucio, che pubblicai su Uffenwanken (il mio vecchio blog) due anni fa. Titolo: “Dicono che posi”. Irresistibile.
@ Franz. Fabry già trema all’idea che “La poesia e lo spirito” diventi “La poesia e lo spirito di patate”. Me l’ha confermato a proposito della poesia ‘Il maiale’, apparsa ieri nel mio blog:- )
Franz, ti prego, postala. La conosco praticamente a memoria, è *geniale*. 🙂
Appoggio la mozione Krauspenhaar-Cenciarelli: “Dicono che posi” è un meme che va diffuso a tappeto.
Ok! A maggioranza “Dicono che posi”. Per la foto… ci vorrebbe un trombone della nostra letteratura. Si accettano consigli.
Stanotte non dormirò a furia di passare in rassegna i candidati… Sono TROPPI! 😀
grazie a Lucio e a Franz.
sì, bisogna ritrovare quella D, se no è un gran casino.
fabry
Molto bello e leggero questo racconto; racconta e ‘massacra’, con l’occhio lieve del bambino, argomenti da insonnia notturna. Per niente facile. Complimenti ad Angelini.
Blackjack.
Per la foto… è una sorpresa… 🙂
Non capisco la violenza dell’intervento di Francesco Sasso.
Binaghi e Brotto facevano della filosofia partendo da un testo letterario. Dove sta lo scandalo?
Cosa facevano Ricoeur, Derrida, Gadamer, Foucault e tanti altri (non a caso inclusi a pieno titolo nella storia della critica letteraria, se proprio dobbiamo ragionare per compartimenti stagni, come sembra fare Sasso)?
Mah…
Forse che la vera unità non è l’1 ma lo 0? Allora il molteplice si spiega già come presenza. Un matematico però mi butterebbe giù dalla torre.
Ciao
Simone
Quello che ho letto di te caro Lucio Angelini, mi lascia interdetto. Da una parte, umanamente, hanno il sapore di deliranti fantasie di chi nel 21 secolo ha avuto la “fortuna” di poter far partecipi tanti altri delle proprie miserie. Dall’altra, cristianamente, sono contento per te perchè “nel regno di Dio i pubblicani e le prostitute vi passano avanti” (Mt 21, 28-32)e tu sarai tra quelli perchè l’amore di Dio è troppo più grande della miseria di ogni uomo.