Onirico

L’arte alla sera rimescola le carte e il castello precipita sull’asse di picche.
La donna di cuori, cortigiana puttana, sceglie, a caso, nel mazzo il bacio della rana.

E la pioggia punteggia, puntiglia lo stagno addormentato.

Chè il vilipendio arpeggia nel vivere contenzioso.

Sento quella voce,
una bambina piange l’Euripide sbranato,
l’opera marcisce nella replica del gran finale
e quattro cani mescolano i sudori del mondo
che evapora e raggiunge il limbo
alla sommità del quale il corpo ci si butta
e il cervello va via, intontito, stordito,
ingannato da trame d’organza sfilacciate
nel correo delle curve fatali della storia
e l’allentata corda di memoria sancisce
il diverso canone per ciascuno
e la rata scaduta dimentica il pensiero
che s’allontana rapido dal sentiero
per inoltrarsi ad alte quote
dove il vento spira così fresco e libero.

La pioggia naufraga il cambio di stagione
e il vestito della mente sdrucciola
nel rovescio del tempo.

L’arte alla sera rimescola le carte.

Diversi i colori
Diversi i semi
Quattro “decolletè”

Il due di briscola, la dama da scartare…

5 pensieri su “Onirico”

  1. francescaromana

    e l’allentata corda di memoria sancisce
    il diverso canone per ciascuno

    a volte abbiamo bisogno di ridare voce alla memoria anche se il canone rimane diverso per ciascuno di noi.

    ciao marco

    francescaromana

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  2. Marco Saya

    Ciao Francesca, è vero, a volte abbiamo bisogno di ridare voce alla memoria. Ho sempre pensato,anche, che la memoria sia come un “monolito” che, talvolta, rallenta l’immaginario del nostro futuro.

    Un caro saluto
    Marco

    Rispondi ↓

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