L’arte alla sera rimescola le carte e il castello precipita sull’asse di picche.
La donna di cuori, cortigiana puttana, sceglie, a caso, nel mazzo il bacio della rana.
E la pioggia punteggia, puntiglia lo stagno addormentato.
Chè il vilipendio arpeggia nel vivere contenzioso.
Sento quella voce,
una bambina piange l’Euripide sbranato,
l’opera marcisce nella replica del gran finale
e quattro cani mescolano i sudori del mondo
che evapora e raggiunge il limbo
alla sommità del quale il corpo ci si butta
e il cervello va via, intontito, stordito,
ingannato da trame d’organza sfilacciate
nel correo delle curve fatali della storia
e l’allentata corda di memoria sancisce
il diverso canone per ciascuno
e la rata scaduta dimentica il pensiero
che s’allontana rapido dal sentiero
per inoltrarsi ad alte quote
dove il vento spira così fresco e libero.
La pioggia naufraga il cambio di stagione
e il vestito della mente sdrucciola
nel rovescio del tempo.
L’arte alla sera rimescola le carte.
Diversi i colori
Diversi i semi
Quattro “decolletè”
Il due di briscola, la dama da scartare…

immagini forti
colore e morte
sogno o visione?
la sera infiammata che preme
la sua sospensione
Ciao Carla, immagini forti, sia sogni che memorie, mi sono ispirato all’ultima generazione di autori tedeschi, sempre così epici e drammatici.
e l’allentata corda di memoria sancisce
il diverso canone per ciascuno
a volte abbiamo bisogno di ridare voce alla memoria anche se il canone rimane diverso per ciascuno di noi.
ciao marco
francescaromana
Ciao Francesca, è vero, a volte abbiamo bisogno di ridare voce alla memoria. Ho sempre pensato,anche, che la memoria sia come un “monolito” che, talvolta, rallenta l’immaginario del nostro futuro.
Un caro saluto
Marco
“Chè il vilipendio arpeggia nel vivere contenzioso.”
Bello, forte tensione gnomica. Penso anche alla “dama non cercata” di Giovanni Giudici.