Rimbaud
The nights, the railway-arches, the bad sky,
His horrible companions did not know it;
But in that child the rhetorician’s lie
Burst like a pipe: the cold had made a poet.
Drinks bought him by his weak and lyric friend
His five wits systematically deranged,
To all accustomed nonsense put an end;
Till he from lyre and weakness was estranged.
Verse was a special illness of the ear;
Integrity was not enough; that seemed
The hell of childhood: he must try again.
Now, galloping through Africa, he dreamed
Of a new self, a son, an engineer,
His truth acceptable to lying men.
Rimbaud
Le notti, gli archi della ferrovia, il cielo malvagio,
i suoi orribili compagni non sapevano questo;
ma in quel bambino la menzogna del retore
scoppiò come una canna: il freddo aveva fatto un poeta.
Il bere l’avvicinò al suo debole e lirico amico
le sue cinque facoltà sistematicamente sconvolte,
a tutto l’abituale nonsenso pose fine;
finché alla lira e alla debolezza divenne estraneo.
Il verso era una particolare malattia dell’orecchio;
l’integrità non bastava; questa sembrava
l’inferno dell’infanzia: doveva ritentare.
Allora, galoppando per l’Africa, sognò
un nuovo se stesso, un figlio, un ingegnere,
la sua verità accettabile per gli uomini bugiardi.
[W. H. Auden, Opere poetiche, traduzione di Aurora Ciliberti, Roma, Lerici, 1969]

bellissma questa poesia che non conoscevo: His truth acceptable to lying men…
Anch’io non conoscevo questa poesia di Auden. E allora mille grazie a Marina Pizzi, mille grazie per questo omaggio a Rinbaud.
Le prime due quartine parlano del passato, poi c’è una terzina dedicata al presente, e poi ce n’è anche una rivolta al futuro.
Il passato e il futuro appartengono soltanto al poeta e ai suoi lettori. Il presente credo interessi invece un po’ tutti noi, Arthur Rimbaud e sottoscritto compresi.
“Doveva ritentare”, dice Auden. Proprio così, ed è esattamente quello che ha fatto lui e che fanno anche tutti quelli che si dimenticano di scrivere.
Cosa eravamo? Cosa saremo? E’ così che tanti versi si perdono in mezzo a noi.
“L’integrità non bastava”, dice ancora Auden. L’integrità non basta mai al passato e neanche al futuro, se è per questo. L’integrità appartiene soltanto al presente e al presente soltanto.
Rimbaud sognava un figlio? Il tempo ha voluto regalargliene due: Robert Walser e René Char.
“Scoprivo continuamente che c’era in me qualcosa di integro”, dice il primo.
“La poesia è la solitudine senza distanza tra l’affacendarsi di tutti”, risponde il secondo.
Non avendo da dire cose più belle del silenzio, noi contemporanei dovremmo incominciare a tacere. E invece “ritentiamo”, “ritentiamo” e “ritentiamo” ancora.
Forse potrebbe farci comodo questo post-it di Wallace Stevens: “La poesia deve resistere all’intelligenza con successo quasi completo”.
Ma è questo “quasi” che ci salva sempre, o magari ci sta fregando un’altra volta.
cara pizzi, grazie della proposta, Rimbaud – diceva Solmi – era “una spina nel cuore”. Secondo me invece era soprattutto un cuore nell’accezione orientale del termine: quello di sede della mente, Viola
Davvero un bel sonetto, perfettamente attinente alla vita di Rimbaud. Saluti a tutti!