“O piccola città, sei stata il mio solo amore, ma io ho già detto troppo. Da quando lei (Lei) è deceduta, io non vi ho più fatto ritorno, nè voglio averci più a che fare; non per sentimentalismo (quantunque il sentimentalismo non sia ciò che la gente vanesia crede) ma per un nonsocché che non ha un nome in nessuna lingua, allo stesso modo della voce del sangue”.
(W.Allen – Manhattan / J.Laforgue – Il miracolo delle rose)

è vero…
a certe cose non si riesce a dare un nome.
Buon pranzo
carla
si può non partire mai o non tornare indietro, ma non ci si allontana mai dalla nostalgia che ci abita da sempre.ma il nòstos, è verso dove?
elena f
con questo confetto amaroamaro, franz, ti confermi Amico della Letteratura e, anche, guarda un po’ (non è da tutti!) della Poesia. grazie ted(d)elsud! un bacio da m.
le cose più importanti sono indefinibili, in effetti.
Marina, un bacio dal Tedelsud (sembra una compagnia telefonica sudamericana) e un grazie per la stima.
FK
e qui il mio povero cuore si spezzò. Ma che bello arrivare qui dopo un campeggio alla gastroenterite e trovarci tutta quella bellezza che può rovesciare il mondo, e può, cristo santo se può.