Le fiabe di Lucio Angelini

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Leggere, che libridine!

Ovvero Quel bruttocattivo di papà Cacciari, Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia, 1999.

di Elena F. Ricciardi

Ci sono mondi secondo Angelini in cui tutto gira al contrario. Il sole nasce … a ovest direte voi! Embè no ! Troppo facile! Il sole, per Angelini, nasce a Sud e poi rimane fermo mezza giornata se gli va; se invece ne ha voglia, girella fra stella e stella fino a sera e gira in spirali rettangolari, in cerchi ortogonali all’ipotenusa della luna, che spesso strabuzza gli occhi e sbuffa, perchè è un po’ pigra e preferirebbe non dover ruotare e circumnavigare come un carillon impazzito intorno a quel sole strambotto e irrequieto, per rette parallele che regolarmene a un certo punto s’incontrano provocandgli un deragliamento.

E la terra… mah! la terra si fa i fatti suoi e non protesta , ferma e immobile come una lucertola si lascia riscaldare da quell’astro pazzoide dove capita, tanto prima o poi il sole si ricorda di riscaldarla tutta e, finalmente stanco del suo girovagare, dopo un fuoco d’artificio che la notte di ferragosto in Prato della Valle è una candelina di compleanno per unenni sdentati, se ne tramonta un po’ dove vuole o meglio dove si trova: Nord, Sud ,Est… purchè non sia il solito Ovest , ma siccome ogni eccezione deva avere la sua regola ( nel mondo all’incontrario di Angelini è così) su una cosa non transige: se tramonto dev’essere sarà inzuppandosi come un Bel Bon d’altri tempi (bambini andate su wikipedia alla voce “storia
del biscotto” se non avete qualcuno in grado di spiegarvi cosa sia) in un mare color marmellata d’albicocche.
Il mondo fiabesco di Lucio Angelini è fatto così; si prende una fiaba o un fatto reale, si impara a memoria ben bene e poi ci si chiede: ma davvero la storia dev’essere raccontata sempre allo stesso modo e la regina sola dev’essere per forza bellissima e tristissima e il principe un baldo giovanotto assolutamente azzurro, per via d’un ittero particolare che affligge solo le famiglie reali fiabesche o a causa del sangue blu che trasparendo da pelle particolarmete chiara darebbe questo tono inquietante al malcapitato protagonista? Niente da fare: come vedete, entrare nel mondo di Angelini è contagioso, non si riesce più a trovare la via della seria discussione dei temi da lui trattati e si rimane impastati di quel miele al limone che è lo scherzo e il paradosso. La favola narrata in modo allegro e dissacrante, eppure con un amore raro ai nostri giorni , in cui si pensa che la letteratura per ragazzi dev’essere soltanto infarcita di mostri e scontri sanguinolenti, si ammanta di una leggerezza nuova che coinvolge il lettore dall’inizio alla fine in un intreccio narrativo arcinoto in cui gli ingredienti, però, sono di volta in volta mescolati e ricolorati col piacere narrante dell’artigiano della fiaba, col sorriso sornione del narratore che
diventa inevitabilmente il piacere del lettore, cosicchè anche il più serioso, ahimè, dei “re… censori” (piaciuto il gioco di parole?) si abbandona al carnevale e per un giorno mostra il suo lato d’ombra (dev’essere che il sole di Angelini in questo momento passa fra recensore e freni inibitori dello scherzo provocando un’eclissi di seriosità). Ma parlando di carnevale non si può dimenticare di dire che per Angelini sembra fondamentale affrontare col tono fiabesco anche temi importanti o
addirittura scottanti; e allora può accadere che un carnevale in piazza S. Marco a Venezia si trasformi in un incontro fondamentale, per un adolescente triste e introverso, con una fata. Che sia sogno o fiaba o solo una assistente sociale travestita con tanto di manto stellato, il dialogo su cui si snoda il racconto affronta l’argomento dell’infanzia negata, offesa,
dimenticata con la nostalgia di chi forse ha vissuto un’assenza e vorrebbe evitarla ai giovani d’oggi.
Novello Platone, assume il dialogo come forma in cui le domande servono a spianare la strada ai sentimenti di rifiuto e di abbandono, al desiderio d’essere accettato, all’insicurezza e alla fame d’amore che provoca vuoti assoluti nel cuore di chi non è stato, da bambino, amato come avrebbe meritato perchè, come dice Angelini, ogni bambino è un essere meraviglioso
degno di ricevere tutto l’amore dell’universo. Il ragazzino dunque , figlio di genitori inadeguati, come molti purtroppo, rovescia su di sè rifiuto e solitudine angosciosa, fino a pensare al suicidio e l’incontro con la fata “Buona madre dell’infanzia” diventa il nostro incontro con chi ci dice oggi, qualunque sia la nostra età, di scendere nelle profondità del nostro cuore
per andare a incontrare quel bambino poco amato che siamo stati e iniziare ad amarlo noi stessi, a donargli quell’amore che meritava per uscire poco a poco dalle nostre sensazioni d’inadeguatezza, che si manifestano in tutti gli atteggiamenti carenziali più o meno evidenti. Chiaro che bulimia e anoressia, alcolismo, dipendenze da droghe sono le manifestazioni più evidenti di questi disagi; ma forse, condotti per mano dalla buona fata di questo racconto, riusciremo a riconoscere che anche le nostre piccole schizofrenie quotidiane vengono da lontano e piano piano a guarirle.Insomma il mondo di Angelini è un mondo serissimamente sorridente e sorridentemente serio, in grado di condurci per mano in quelle dimensioni di
gioco che ci riportano in contatto con il mondo dei sogni e dei desideri , col serissimo e irripetibile gioco della vita.

19 pensieri su “Le fiabe di Lucio Angelini

  1. amico

    Salve amico,

    sai cos’è il signoraggio?

    Se non lo sai è sommamente bene che tu ne sia informato.

    Tutto il resto è farsa.

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  2. Carla

    bellissima questa frase, Elena,

    ‘il mondo di Angelini – e non solo – è un mondo serissimamente sorridente e sorridentemente serio, in grado di condurci per mano in quelle dimensioni di
    gioco che ci riportano in contatto con il mondo dei sogni e dei desideri , col serissimo e irripetibile gioco della vita.’

    …e chi non ne ha bisogno?

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  3. elena f

    grazie a te, Lucio.
    perdona l’imperdonabile indistinzione , ma i tuoi scritti, stando alla definizione scolastica del tema risultano difficili da definire 🙂 e visto che sia fiaba che favola sono parole che hanno per radice il verbo latino fari che vuol dire raccontare, con una capriola ho saltato l’ostacolo e ne ho dato una definizione non accademica ma comunque calzante (almeno spero 😉 )

    buon pomeriggio

    elena f

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  4. elena f

    carla grazie, ti vedo solo ora.
    secondo Jung le favole, (fiabe miti e racconti) contengono il segreto del nostro mondo interiore, delle nostre origini e anche del nostro divenire, per questo andrebbero raccontate non solo ai bambini.

    buon pomeriggio anche a te

    elena f

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  5. Carla

    a casa conservo quasi tutti i libri di favole di quando ero bambina, con le belle illustrazioni, mi piacciono le classiche!
    mi piacciono tutte!
    ciao Elena!
    🙂

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  6. Lucio Angelini

    Grazie, Fabry. All’idea che mi scambiassero per un Fedro de’ noantri mi si era accapponata la pelle. Devo, però, confessare che di ***animali*** mi sono occupato in poesia. Ecco un esempio:

    Il LUPO PIGNOLO

    Il lupo pignolo
    perde il pelo
    ma non il vizio
    di cercarlo nell’uovo.

    [A Marina Pizzi verrà un coccolone:- )]

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  7. elena f

    mio padre, buon’anima, mi esortava sempre a trarre i dovuti insegnamenti dagli errori compiuti.
    non mancherò neppure ‘sta volta di dare ascolto ai suoi saggi consigli.

    elena f

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  8. Marina Pizzi

    [fammi da coccola della coccola, te ne prego, Lucio Angelini! la mia bestiola è sempre cucciola e il colpo apoplettico, se non pietosamente fulminante, proprio non le taglia la tenaglia né le apre o chiude o le socchiude la maniglia.
    :-)]

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  9. Lucio Angelini

    @ Marina Pizzi. Leggo nella tua scheda “gerundio di venia”. Nella tua poesia qua sopra abbiamo, invece, “scorcio di venia”. Chiedo venia, ma come mai ‘sta venia è così centrale nella tua poetica?:- )

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  10. Marina Pizzi

    perché neanche dio è innocente.
    perché è il perdono-dono anche senza peccato, è la scusa e le scuse del cuore della mente.
    perché nascere è solo una tragedia, un dramma senza niente di amoroso o nobile che chiede o dovrebbe chiedere venia per poter trovare la forza di aver resistenza .
    perché è parola desueta, eufonica al massimo.
    perché significa anche grazia.
    perché è gentile, leggera, no global.
    perché la malattia chiede almeno una venuzza di venia.
    ecc. ecc.
    ciao Lucio Angelini,

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  11. Lucio Angelini

    P.S. La battuta era per Marina.

    Fabry, nel mio blog sono passati vari altri animali: cani, gatti, cavalli… [Mio blog, archivio, fine gennaio 2007/primi di febbraio 2007]

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  12. Lucio Angelini

    Marina. Tranquilla, il genere umano è entrato nella storia solo di recente (dopo una più lunga permanenza nella preistoria). Tempo al tempo. Dagli ancora qualche migliaio di anni per migliorarsi… e vedrai che farà faville.

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