Se manca, e manca certo, qualcosa manca
l’esito indifferente dell’azione
lanciato per estetica di ribellione,
che manca un po’ di ribellione
urtando il rullare d’un tappeto
che marcia indietro e ci fa marmo.
Al più la spinta manca
alla follia del dopo curva
sotto le vesti al centro
mentre si fa distanza e vicinanza
piazza di chiesa nuova lontananza
***
II
In mezzo al letto come al mare
ci stan due piedi piccoli che dormono
si spostano con logica d’assenza
al battere costante delle imposte
un fiato appena nato scosta nell’ordine dei giorni
un capomastro morto sul dorso dell’inverno
e le mie ali storte s’invecchiano
spellate tanto sulla schiena non le guardo
l’eredità che lascio è solo tempo perché
l’amore non esiste esiste il tempo
poche menzogne un cesto di panni sporchi
la luce accesa di cento notti insonni
a mendicarmi gli occhi ed il coraggio
***
III
Non è folklore tutta quest’aria di bandiere
illuminate per un po’ sui volti della gente
tra il suono delle trombe di auto scheggiate
apposta coi musi pinti di tempera italiana.
Anche noi esultiamo, Riccardo, mentre
nel buio concesso all’iride ti cullo che
t’addormenti e proprio non pesa stanotte
la gioia della festa e non disturba
***
IV
La colpa è il mio compagno e non si placa
un giogo a forma d’ombra che mi segue
distante non proprio alla figura
la virgola in grassetto che scolora
slacciato dalla trinità del corpo
curvato nell’osservarmi embrione
con il proposito costante e difettoso
che presto si fa voglia di partenza
quel che tu sai non volle la memoria
colta a riprendere la rotta inversa
nell’evidente assenza di confine
moltiplicata in centri è l’esistenza

buona steppa di stoffa, in più questo verso è memorabile:
“un capomastro morto sul dorso dell’inverno”
Belle, Alessandro. Felice di ritrovarti. E complimenti.
endecasillabi danzanti
nonostante l’occhio
che impavido scava…
Grazie per questi:
moltiplicata in centri è l’esistenza
a mendicarmi gli occhi ed il coraggio
ma che bello svegliarmi e leggere queste trine d’oro. grazie
Cari Alessandro e Fabrizio,
capomastri (quasi)morti sul dorso dell’inverno siamo noi: che costruiamo sulla sabbia e in riva all’acqua; con ali forse ormai inservibili e per solo compagno la colpa; che non lasceremo eredità che di fole e detriti; e che però, trovando il coraggio di mendicarlo, il coraggio non lo abbiamo ancora perso del tutto.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
Della poesia di Alessandro – e del suo essere – ho sempre amato lo stupore dello sguardo, la tenerezza disarmata, e al tempo stesso l’inquietudine profonda, la consapevolezza della fine e della colpa, l’agguato della sconfitta.
Che belle cose che dite tutti su questi quattro lavori, grazie.
Per Marina: ti ringrazio di cuore soprattutto per l’aggettivo memorabile che se sviscerato dal significato iperpositivo dell’attualità, resta come volontà di ogni umano che passa su questa terra (essere ricordato).
Per Gaya: a Novembre cominceremo a definire il programma per la rassegna maceratese, ti conto.
Per Carla: potremmo iniziare una serie di ringraziamenti a vicenda tra lettore contento di aver letto e autore contento di essere letto che probabilmente non avrebbe fine, comunq io proseguo e ringrazio te di aver letto con attenzione.
Per Mario: avrei esultato anche se solo avessi parlato di merletti di cotone pensa che sorriso ho fatto al “trine d’oro” grazie di cuore
Per Roberto: il coraggio e il tempo sono i nostri migliori alleati, almeno io penso. Grazie a te
Alessandro
Alessandro, io CI conto! E ti ringrazio. Le belle cose che ti sono state dette le meriti tutte… Un abbraccio.
Mi sa che hai scordato qualcuno…
Qualcuno, ha postato mentre stavo scrivendo, comunque Qualcuno, come Nessuno, sa già tutto.
quello di Itaca
Un “bravo” di cuore ad Alessandro, versi che restano, per me.
fk
Quando
l’attesa è colma
e le mani
sussurrano antiche vicinanze.
Resta
un
assenso.
A.
“l’esito indifferente dell’azione
lanciato per estetica di ribellione,
che manca un po’ di ribellione
urtando il rullare d’un tappeto
che marcia indietro e ci fa marmo.”
La musicalità di queste poesie di Alessandro non mette in second’ordine il discorso intenso e vitale, di soppesata ironica o indignazione; il tutto in equilibrio sapiente, di tenuta.
Grazie, Alessandro
Giovanni
Non mi resta che unirmi al coro, senza riserve.
“Che marcia indietro e si fa marmo”
Come chi cammina avanti ed è subito fuoco…
Ale,
Grazie!
Elisabetta
Pardon per l’errore,ma è notte fonda e io dovrei dormire invece che parlare,scrivere,pensare,quì si muore se continua così!
“l’esito indifferente dell’azione”,dunque,si,è inutile commentare un verso,il piacere è leggerlo e stanotte tra poeti Argentini e te ho caricato i sogni….
Buonanotte
Sono un po’ preoccupato per il mio ego così tanto sollecitato pur non nascondendo una certa soddisfazione. Grazie a tutti. in particolare:
per Fk che presumo sia Franz: non posso che ringraziarti, le tue parole sono, per me, molro importanti
per Amazzone: Enonhasenso
per Giovanni: la musicalità del verso è divenata, col passare degli anni, un mio cruccio, sento dentro la necessità di dare un suono a ciò che scrivo. Il suono delle poesie è come l’odore delle persone conosciute.
per Stefano: grazie davvero, magari le riserve le metto io
per Elisabetta: affiancarmi ai poeti argentini mi mette i brividi, non credo di tenere il confronto, non lo penso nemmeno.
comunque vi abbraccio tutti
Passa la sensazione di un momento nuovo.
Il verso arriva.
Bello !
Nell’ambito delle manifestazioni programmate
presso la Stanza della Poesia
La Sezione Ligure dell’Accademia Vittorio Alfieri di Firenze
presenta il debutto genovese del poeta e cantautore
MASSIMO PINZUTI con lo spettacolo
“Le parole della musica e la musica delle parole”
sabato 29 settembre 2007 h 17: 00
presso La Stanza della Poesia
Palazzo Ducale
piazza Matteotti 78 r,Genova
Interverranno i poeti dell’Accademia Alfieri
Dalmazio Masini, Tiziana Curti, Anna Cottini,
Alessandro Resti ed Elena Zucchini.
Ingresso libero
Sito internet http//accademia-alfieri.it
[email protected]
[email protected]
organizzatrice Elena Zucchini 3409099334