[Consiglio di accompagnare la lettura del testo che segue cliccando prima sull’icona che appare subito sotto, contando uno, e cominciando a leggere. Si tratta di una rhumba suonata dal Principe del Flamenco Paco de Lucia]
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Gentile Antonio Moresco,
per combattere quella che lei qualche anno fa ha chiamato la Restaurazione, non sarebbe un’idea vincente che gli scrittori si inserissero nella distribuzione dei libri? Non sarebbe vincente cercare di farci assumere dalle librerie e determinarla noi, dall’interno, la politica di vendita di quante più librerie possibile? Facciamoci assumere. Da Feltrinelli. Da Mondadori. Da Rizzoli. Da Minimum Fax. Da Fanucci. Da Fratelli Frilli. Da Giunti. E da lì dentro operiamo. Facciamoci assumere io (che tra l’altro di questo avrei anche necessità), e lei, e quanti più autori possibile. In fondo, come scrittori siamo un esercito, e se ci uniamo possiamo occuparle facilmente le librerie della penisola. In questi anni, e specialmente in seguito al suo articolo sulla Restaurazione, che per molti versi è stato replicato in vari modi infinite volte (ultimo quello su Nazione Indiana firmato da Christian Raimo sui Premi Letterari), in questi anni qui sulla rete abbiamo assistito alla nascita di numerose iniziative che nei propositi avrebbero voluto attuare i principi enunciati astrattamente in quell’articolo. Persino la nascita di Il primo amore si può considerare il tentativo di creare qualcosa di più puro, io credo, rispetto a qualcos’altro che si è ritenuto troppo imbrigliato da certe logiche. E in pratica quando nasce un nuovo spazio letterario, si verifica un qualche scisma, è sempre per l’esigenza di una maggiore purezza, e di una maggiore libertà, che succede. Così, ricordo, in seguito all’articolo sulla Restaurazione, si parlò di aprire una casa editrice, dove alcuni autori, responsabili e finalmente coraggiosi, dessero un indirizzo alla letteratura contemporanea. In questi giorni, in seguito all’articolo di Christian Raimo contro i premi letterari, si è parlato di dar vita a un premio letterario gestito da alcuni autori, responsabili e finalmente coraggiosi. Poi, alcuni autori responsabili e finalmente coraggiosi quotidianamente cercano di penetrare il sistema d’ottusità delle case editoriali – piccole, medie, grandi –, con lo scopo di indirizzare da dentro il corso della letteratura verso una maggiore qualità. Io credo, però, che tutte queste iniziative non potranno funzionare mai. Io credo che far nascere qualcosa di nuovo non sia l’idea vincente – casa editrice, rivista, libreria, persino. Il punto non sta nel creare spazi di aria pura, ma portare l’aria pura negli spazi già esistenti. Credo che il punto debole del sistema, il punto dove il sistema realmente è attaccabile, siano proprio le librerie già esistenti. Le librerie delle grandi catene editoriali, soprattutto. E’ infiltrandosi lì dentro che si può fare un lavoro culturale senza precedenti. Scrittori commessi librai. Uomini di cultura commessi librai. O anche più che commessi. Responsabili. Coordinatori. Direttori. Se ci si coordinasse e si cercasse di conquistare quelle posizioni – il che non dovrebbe essere così difficile; molto più facile che aprire una casa editrice, una rivista o cercare di conquistarsi uno scranno nella cosiddetta (così l’ho sentita sempre chiamare) Repubblica delle Lettere –, le cose, sono sicuro, cambierebbero. Se ci fossero commessi scrittori che si avvicinassero ai clienti e che cominciassero a proporre questa o quella lettura. Se ci fossero commessi scrittori che mostrassero negli scaffali delle librerie questa o quella opera interessante che pure proviene da un editore non troppo in vista. Se ci fossero scrittori commessi dotati di cultura e capacità critica di altissimo livello, insomma. Signor Moresco, immagini se tutte le librerie d’Italia avessero al loro interno uomini di cultura. Scrittori. Critici. Poeti. Saggisti. Che conoscono le piccole case editrici. Che sanno riconoscere un testo interessante anche se non è pubblicato da grandi case editrici. Che sanno riconoscere quanta fatica c’è dietro una prosa lavorata e priva di qualsiasi arrendevolezza a tentazioni retoriche. E che contro ogni logica di profitto esponessero libri diversi dal solito. Magari solo due scaffali per Harry Potter. Solo dieci libri di Wilbur Smith. Solo cinque copie di John Grisham. E contro lo strapotere pubblicitario dei cartelloni, delle stampe nazionali, degli spot televisivi, noi opporremmo finalmente la realtà, la concretezza, la fattività.
Distinti saluti.
Marco Candida

Paco De Lucia e Moresco: un binomio vincente. Grazie Marco, spero che Moresco ti risponda. E De Lucia ti strimpelli:-)
Beh,
sarebbe un ritorno all’antico anche questa proposta provocatoria.
Fino a circa cinquant’anni fa, le librerie erano gestite, in genere, se non da scrittori, da librai amatori, intenditori che consigliavano il lettore.
Ma il libro non era ancora concepito o non era, tout court, un “prodotto”: era un oggetto quasi sacro, un veicolo di “cultura”.
Allora non si mandavano al macero l’80 % dei libri pubblicati. Adesso c’è troppa offerta, uno scatafascio di libri, poca domanda, i libri si buttano, si semiragalano coi giornali, il consumo di lettura si può fare sul web,
e i commessi stentano a vivere con paghe da fame.
Questo è un altro mondo.
MarioB.
sarebbe una gran cosa. però dovremmo trovare un surrogato alla delusione stimolante fornita dai commessi che non sanno se Clemente Rebora fosse un futuro papa o un esperto di coktail alle erbe, e non avremmo più quella strana sensazione di extraterrestrità prenotando un libro di Simon Weil. in compenso, non dovremmo più vergognarci di chiedere se si prevede una nuova edizione di “La felicità terrena”, esaurito dappertutto tranne che in IBS, dove chi non ha la carta di credito si sente come un diabetico in pasticceria.
bello il De Lucia.
Ciao Mario, certo quello che dici è vero. Però trovo curioso scrivere “un ritorno all’antico” e poi spiegare che quell’ “antico” è diverso dall'”attuale”. No? 🙂 Fabry, sì De Lucia è bravissimo 🙂 Franz, in realtà Moresco è preso solo come simbolo dei “discorsi contro il sistema”; se vuole rispondere, fa piacere, certo.
Certo, non basta che già gran parte degli scrittori scrivano quasi esclusivamente per se stessi. Mettiamoli anche a lavorare nelle librerie, così tempo tre mesi chiuderanno non solo le librerie ma pure gli editori, visto che entrambi restano in vita grazie ai proventi provenienti dai libri dei “non scrittori”.
Orazio, prendere alla lettera le parole che ho scritto non credo sia una soluzione troppo brillante; cercare di capire che cosa ci sia sotto questa provocazione, questo, invece, mi sembrarebbe più brillante. Grazie comunque per il commento.
😉
Marco, prendere alla lettera le parole che ho scritto non credo sia una soluzione troppo brillante; cercare di capire che cosa ci sia sotto questa provocazione, invece, mi sembrerebbe più brillante. Grazie comunque per la risposta.
😉
Orazio, comincia tu a capire la logica della mia provocazione, poi io cercherò di capire la logica della tua.
🙂
Marco, giuro che ho capito benissimo. E tu? Dimmi di sì e la finiamo qui, altrimenti continuiamo cent’anni. 🙂
Ok, bene. Ma dove lo troverebbero il tempo, gli scrittori, di scrivere?
Mah.
Giovanni, e dove lo trova l’architetto il tempo di scrivere?
Ottimo! Coordinatevi, infiltratevi, scardinate il sistema! Marco, fai da capofila, io da qua vi do il mio appoggio. Fatemi sapere poi a quali librerie devo mandare i nostri libri, fate una mappatura… tenetemi aggiornata! 🙂
A parte tutto, a parte la difficoltà di mettere in atto quanto scrivi, non è completamente fuori luogo. Ormai le libreria io le vedo sempre più lontane, aliene da quello che è la cultura, la letteratura, quella che leggo e pratico io, voi. Io ormai i libri li compro su internet, quasi sempre, mi infastidisce doverli ordinare, aspettare, ritornare. Per qualcosa aspetto sempre le fiere. Sono secoli che non chiedo più un consiglio a un libraio. non me lo sogno nemmeno. Quando li sento parlare con gli altri clienti si riempiono la bocca della solitudine dei numeri primi e di zafon… e ho smesso anche di chiedermi perché… ma ricevono delle percentuali maggiori? o è solo pigrizia mentale? Quando mi sbuffano al telefono alla mia richiesta di tenere in conto vendita i nostri libri riattacco e tanti saluti. Che li abbiano solo chi li vuole davvero, perché devo corteggiarti all’infinito per farmi mettere in un angolo a prender polvere?
Così, avanti scrittori! Fatemi posto! 🙂
Mi rimangio il commento numero 4 rivolto a Mario Bianco. I casi sono due: o mi sono confuso o stavo facendo dadaismo. Chiedo scusa a Mario.