Andrea Becca ha 43 anni e ha esordito la scorsa primavera con un romanzo intitolato I segreti dei giardini Hanbury per la casa editrice Fratelli Frilli Editore. Questa estate ha pubblicato – sempre per lo stesso editore – un altro libro intitolato, l’ultimo enigma di Aprosio, il Ventimiglia.
Due storie ambientate nell’estremo ponente ligure scritte da un milanese: come mai?
La qualità della vita a Milano è progressivamente peggiorata. Per chi ha famiglia, vivere in una grande metropoli è diventato troppo difficile. Oggi, grazie a Internet, è possibile lavorare a distanza e cercare un migliore equilibrio tra la propria vita e il lavoro. Con questo spirito, ho lasciato volentieri una “Milano da bere” che spesso diventa una “Milano che ti beve”.
Perché hai scelto proprio i giardini Hanbury per il tuo primo romanzo?
Ho ammirato il suo creatore – Sir Thomas Hanbury – perché ha saputo realizzare qualcosa di magnifico: un vero e proprio paradiso in terra alla fine del secolo scorso. Del resto la parola “giardino” è facilmente collegabile a “paradiso”: appartiene alla sua etimologia. Nell’antichità i due termini erano utilizzati come sinonimi. Non solo. L’immagine che tutti noi abbiamo di un posto dove essere felici per sempre è quella di un giardino. Da questa suggestione nasce l’idea del mio romanzo.
Basta pensarci un attimo: qual è la tua immagine di paradiso? Dove pensi di poterti sentire felice?
Anche il secondo libro, L’ultimo enigma di Aprosio, parla di paradisi?
No, anche se il protagonista è uno spirito. La storia nasce all’interno della prima biblioteca pubblica della Liguria creata nella seconda metà del 1600 da Angelico Aprosio. Si trattava di uno scrittore di altissimo livello per l’epoca ed è entrato nella storia della letteratura italiana per essere il leader di una corrente a favore del poeta Giambattista Marino. Questa è una vicenda un po’ noiosa, per la verità.
Qual è la trama del romanzo seicentesco?
Una spia si introduce nell’Accademia degli Incogniti a Venezia, centro per eccellenza del pensiero libertino, e consegna all’Inquisizione diversi intellettuali. Ferrante Pallavicino perderà la vita dopo essere torturato da un tribunale pontificio proprio per colpa dei suoi scritti anti-papalini.
A distanza di quattrocento anni, Angelico Aprosio si domanda ancora chi fosse quella spia e come abbia fatto ad incastrare i suoi compagni.
Nella biblioteca si trova la risposta a questo e ad altri tragici fatti.
Che senso ha oggi parlare di un letterato del seicento?
Su Angelico Aprosio sono state scritte molte opere da storici di grande rilievo (Durante, Zencovich tra gli altri). Il mio libro è più modesto: non vuole essere un ulteriore approfondimento storico o letterario. Sono un giornalista che si diverte a scrivere racconti a sfondo storico. La vicenda è liberamente tratta dalla vita di una delle più notevoli personalità che il ponente ligure abbia mai avuto (insieme all’astronomo Cassini). Lo scopo del testo è quello di invogliare i lettori a visitare la biblioteca Aprosiana a Ventimiglia che trovo un luogo di grande fascino e che dovrebbe essere conosciuto di più. Si tratta della prima biblioteca pubblica della Liguria e di una delle prime biblioteche barocche d’Italia.
Dunque il tuo è un romanzo inventato?
No, non proprio. Il giallo è una “scusa” per parlare della vita di Aprosio senza essere per forza un esperto di letteratura o un erudito. In questo modo ho cercato di far entrare il lettore in quell’epoca storica raccontandola tramite gli occhi avventurosi di un amante della letteratura.
Ogni giallo è la vicenda di un misfatto o di un delitto. Cosa avrebbe commesso Aprosio?
Non mi fare svelare la trama. Posso dare qualche accenno. Fra’ Angelico visse, quando l’Inquisizione era ancora un organo importante e temuto. Come tutti sanno, lo scienziato Galileo Galilei, tra gli altri, ebbe qualche problemuccio in proposito.Ma non erano solo gli scienziati nell’occhio dei dominicani e dei controriformisti in genere.
All’epoca il solo possesso di un libro proibito – ovvero elencato nell’Indice – era un possibile motivo di arresto e tortura. Nella mia storia, immagino che una spia abbia cercato di distruggere una delle Accademie più importanti del momento – gli Incogniti – denunciando gli intellettuali che vi appartenevano. Un giornalista dei nostri giorni scoprirà la vera identità di questa spia scrivendo un’improbabile inchiesta. Il bello è che non scoprirà solo questo.
Che legame c’è tra te e Aprosio?
L’amore per i libri. A dire il vero, non è un legame che Fra’ Angelico ha con me, ma con tutti gli appassionati della lettura. Nel racconto faccio dire ad Aprosio:
«Prendi questa antica edizione. Non aprirla. Soppesala e accarezzala. Ascolta le tue sensazioni e dimmi se mi sbaglio.
Chiudi gli occhi e respira.
La prima volta il piacere è tattile. Le mani giocano con il peso del volume. I polpastrelli esplorano la filigrana della carta. La copertina – lucida, in cuoio, in cartone – abbaglia la percezione della pelle. A questo punto la tentazione è irresistibile: sfogliare le pagine fino alla contro-copertina.
Lentamente, il piacere diventa olfattivo: l’odore della cellulosa, le variabili date dalla stampa meccanica, il sentore della polvere sedimentata sugli scaffali.
Il libro ci si svela lentamente.»
Insomma, come dire che chi ama i libri li legge un po’ anche con il naso (a dire il vero è strano scrivere questo su una pagina html).
Ad Aprosio piacerebbe il tuo libro?
Il frate era un letterato a cui la notorietà piaceva. Sono certo che perdonerebbe “l’informalità” con cui ho trattato la sua storia, se il romanzo riuscirà ad affascinare i lettori del nostro secolo.
Come hanno accolto i lettori di Ventimiglia questa sua rivisitazione di un loro personaggio?
Nel libro si fa riferimento ad un avvenimento “segreto” di questa cittadina. Una vicenda accaduta durante la seconda guerra mondiale. Una storia ignobile.
Un episodio di cui non si può parlare liberamente – se non si è forestiero – perché i figli di alcuni personaggi coinvolti sono ancora in vita e influenti. In una presentazione del libro, mi sono sentito chiedere dove avessi raccolto le fonti di quei fatti lontani (ma non troppo). Conoscendo la memoria lunga della gente di questi luoghi, mi ero tutelato. Difatti, nella narrazione mi sono strettamente attenuto agli atti di un processo celebrato dopo la seconda guerra mondiale nel quale sono stati assolti tutti gli imputati per mancanza di prove. Del resto i fascisti italiani l’hanno spesso fatta franca.
È possibile leggere gratis il primo capitolo del tuo romanzo?
Sì, basta collegarsi al sito dei Fratelli Frilli Editori: http://www.frillieditori.com/books/ultimoaprosio_primo.htm
Progetti futuri?
Sto lavorando su un romanzo giallo un po’ diverso legato al mondo bancario. Certo scrivere è un’attività difficile. Si vedrà.

Prendi questa antica edizione. Non aprirla. Soppesala e accarezzala. Ascolta le tue sensazioni e dimmi se mi sbaglio.
Chiudi gli occhi e respira.
La prima volta il piacere è tattile. Le mani giocano con il peso del volume. I polpastrelli esplorano la filigrana della carta. La copertina – lucida, in cuoio, in cartone – abbaglia la percezione della pelle. A questo punto la tentazione è irresistibile: sfogliare le pagine fino alla contro-copertina.
Lentamente, il piacere diventa olfattivo: l’odore della cellulosa, le variabili date dalla stampa meccanica, il sentore della polvere sedimentata sugli scaffali.
Il libro ci si svela lentamente.»
queste parole sono musica per me, grazie
non mancherò di leggere.
elena f
Chiudo gli occhi e respiro…
🙂