1.
conosco ancora un arrotino
che in bicicletta cammina da fermo
che vive chissà come fa a vivere
con tutte quelle lame che lo stanno
stoccafisso del tempo senza caso
cantante a volte per rovistare ad altro.
2.
ho pianto sul salario dell’alba
sul bavero scosceso, alzato, fatto frotta
sul gelo e la calura della postazione
informatica. ti dico dio per dirti un fratello
scalcinato, nato solo.
3.
indice di occaso e odori di cibo
il padiglione di malati terminali
occhi arsenici bestiole di soqquadro
dentro la vergine della casa accanto
giocattolo allo sfascio
lo sciò sciò della caccia
che avviene sotto casa
4.
nel conto del mancato
avrò perduto il dubbio prediletto
quel candore di resina sui polsi
che innamora le fissità del nome
5.
nessuna creatura del fortilizio
apporrà più mano
alla salsedine nera
agli avanzi del banchetto.
tu nel lutto che cheta le voci
tura il sipario frena chiunque
addobbi sulla sfera un altro
se con sì nel no di dopo.
6.
ora la fionda ucciderà l’ennesimo
pare che pianga occaso di deriva
quella manciata d’ascia della nascita
7.
urlo e ventura già ne muore l’abaco
il conto al collo
l’elogio in una zolla
8.
Cristallo panico lo sguardo
artline di un identikit
9.
il mendico sta nel tuono del fagotto
addosso è nell’addobbo di una candela
spenta qualora un latte fumante
lo fa orinare nel vino nella birra
nel berretto sotto i piedi.
10.
l’opera del tetto si consuma appena
eppure mio figlio è morto
il pendolo del nonno è intatto
eppure il mio dolo è logico
la nuca del ragazzo mi commuove
eppure ne muore un’altra adolescente
la scienza del ladrone ha la fiamma ossidrica
eppure qui da me non serve affatto
da ultimo il manichino che m’inchioda
nicchia lo sguardo come se vedesse
11.
nel gesto del tuo fango si faccia primavera
l’arsione tutta di un breviario contro
12.
non darmi lutti né libertà
dal diario al consenso
di finalmente perdita
il dimorato anfratto.
l’elogio sul rampino
sanguina le grotte
nel giornale le lische
delle controvoglie di natale.
deserti di deserti ti amo scorto
13.
triste dea della palude prenditi
questa radura
amor terribile ti rese pazza
odio con scure ti arrischiò visione
14.
non avrò il consenso dell’alba
speleologo amore il tuo sussidio
15.
a furia di malesseri lo sguardo
ha sevizie col margine del cielo
dell’ora arcinota a terra sfocata
16.
ha turno ancora il male morto
le conchiglie frantumate veci di monete
la nettezza panica del caso certo
alunno consumato infante
fantoccio di sé senza tremore al nulla.
l’ausilio dell’antenna coma di vecchi
particolari nidi di coriandoli vederli
accanto al coro della venia in cantica
tic di altare contatto di frescura
17.
corre di molto il panico
il nudo ingresso per qualcosa forse
gioire alla cometa ballerina
vanesia più del cielo con l’ignoto.
arco di arcano il coma d’innamorati
quando la costa terge le risaie
i chicchi tutti per un permesso vero.
18.
appena sotto il vaglio
dell’estasi al consumo
nell’ora che traduce
fine alla fine
una storia un alito appena
19.
dimmi di te che ti sommuovi tutta
tregua disadorna
20.
la tregua sul malore di guardarti
logica appena per un costato
nuovo
vocalico amore dell’entroterra!
21.
gioventù del sale bello
quando il ventaglio non serve
né l’ombrello. quale piazza di oscenità
scompose il tuo rossore
sorella la scialuppa di un abbraccio
in cielo comunista!
22.
nel tondo alloggio del binario morto
la rupe di capire tutto l’imbroglio
23.
acerbe ti porrai le mani in tasca
opera d’osso solitario spago
senza regalo.
24.
nella notte il rastrello ha giocato
a farsi tenerello
ma poi ogni cosa prodigo
l’ha accantonata
per renderla cantonata
di spazzatura, espurgo
al più addendo da biblioteca.
25.
accùrami alla noia della morte
alla carriera rapida del vento
con veto d’orizzonte giacché è vero
l’unisono di ciechi sul comunque
mucchio la china i crani per dispendio
26.
non dà libertà il tuo stravecchio
esperanto di dio, né lo stonìo del pianto
un pagliaccio di riso oltre rantolo.
così la toga della ronda
stemma a casaccio una casa vuota
pattugliata dalle turbe del blasfemo
patibolare rango l’ogni dì
27.
dammi l’ospizio della gincana nuda
il dado tratto l’oscenità del dolo
del finalmente arresi
culla d’esperanto finalmente addio
28.
nella neve la perla è introvabile
valore d’innesto in apici di pace
costrutto arrendevole d’eclissi.
29.
così il pianto e la ruina di sillabare l’ira
rabbia d’infante nella fandonia il cielo
corrivo con le nuvole le inutili d’inutile.
30.
(a fk)
a spasso sul costato della stanza-stato
si beve la cambusa a manifesto
tu tedesco io desco d’italiana
liliale la carezza di non esserci
che scimitarre aliene le tanto iene
in un mondo sprecato amato in far di darsena.
31.
ti hanno sotterrata con le vesti zuccherine
con le vestali bambine solo per te
assassinata nell’ebete silenzio
d’una cometa coltivata, falsa.
32.
premura al vero perdere la vita
grappoli di cenere la rigidità
33.
se darti occaso è apice di vento
datti la fonte di non guardarti in faccia
né alla cicala né alla formica, favole.
fuggi il costrutto delle regie di giro
spezza lo zaino in un nodino nomade
conchiuso in un daffarsi che non c’è.
34.
con una pioggia di pattume ho visto aprirsi
il simulacro del faro sotto scorta
l’ultima promessa in percentuale dimessa.
35.
attori si attestano al comando
qua da qui non è dato svincolo
rattrappita nel crollo anche la nebbia.
pietà del candido fiume
la madre inesistente,
lo stento a far protratto il primo amore.
36.
meticoloso addio apprendere il sudario
appetirsi sul far della gincana
per folla singolare. nel tratto di sorgente
la catapulta al pianto. i denti guasti
la gerarchia intatta. quale sfasamento
incrudelì serpigna la mensa di vendetta?
37.

La tua sensibilità è penetrante, Marina.
la 2, la 4 ,la 13 e la 23, le sento particolarmente,
la foto è
invitante a seguire il percorso…
ti abbraccio
carla
sì, è penetrante. la sensibilità. come un black&decker.
carla, a quando un commento un po’ – come dire? – piccante?
saluti,
rs
a quando ne ho voglia io!
prova a prendermi?
😉
ciao ciao
charlotte
chi sei, leonardo di caprio?
ricette potenti le tue, Marina!
mi siedo alla tua mensa.
Valeria
“ti dico dio per dirti un fratello
scalcinato, nato solo”..Molto bello
Eppure mi applico,
per sentire e per capire,
però alla fin fine trovo queste poesie pretestuose,
ovvero un esercizio, un ibrido stilistico,
che vorrebbe, come dici tu ” rovistare ad altro”,
però non ci trovo immagini mentali consequenziali
che mi permettano di vedere, capire un nesso,
sembra un tentativo di stupire,
usando allocuzioni difficili, inconciliabili o inconsistenti.
Sarò io che sono cieco, sordo.
MarioB.
ringrazio tutte/i
Cara Marina è stato un’emozione ieri ascoltarti e incontrarti.
Una vera apparizione-svanimento dato che non ho avuto il tempo di metterti a fuoco.
Spero in prossime occasioni e comunque ti leggo sempre.
grazie infinite, Emanuele, detto da te mi fa tanto piacere, davvero.
Marina, gran bel ricettario per palati superiori, la fogna per angeli è sempre aperta, e ti aspetta. L.
Luca, tornerò quanto prima