Un tale entra in una grande e bella casa per chiedere la mano della figlia del padrone. Gli viene rifiutata. Allora corteggia la cuoca. Riceve un mestolo sulla testa. Allora palpeggia la serva. A quel punto viene giustamente cacciato. Uscendo dalla casa nota un ombrello abbandonato in un angolo. Facendo spallucce lo prende e se ne va. Almeno non a mani vuote.
La storiella, trovata in un libro d’amena ma tutt’altro che banale lettura, all’epoca faceva ridere. Ora non più. Quanti sono coloro che entrano nella vita con dei propositi ma, costruttori su sabbia in riva all’acqua, ne escono, bene (bene?) che vada, con una collezione d’ombrelli… Eh no, non c’è proprio niente da ridere.

ciao Roberto!
sempre invitanti questi tuoi apologi!
p.s: meglio l’ombrello del mocio vileda, comunque!
😉
tanti cari saluti
carla
Care amiche #1 e #2,
grazie per i commenti.
Il mocio vileda è utilissimo quando si tratti di far pulizia;
in suo favore spezzo pertanto una lancia.
Non me ne voglia la Signora del Ponte di Lance, alla quale ne resteranno sempre abbastanza, e che dev’essere dotata di poteri inquietanti, se di questo povero e “inquietante Lautréamont” indovina un riferimento a
“la rencontre fortuite sur une table de dissection d’une machine à coudre et d’un parapluie!” che al momento dovrebbero conoscere solo l’editore ed il proto.
In realtà, se di Realtà possiamo ancora parlare, pensavo al Vangelo di Luca che si legge proprio oggi e che dice: “Chiedete… cercate… bussate… e vi sarà dato…troverete… vi sarà aperto”.
Il problema è di capire la grande differenza fra l’accettare e l’accontentarsi.
Il primo è richiesto, mentre il secondo facilmente diventa un’elusione di cui dovremo dar conto.
Un caro saluto,
Roberto
mi viene in mente l’ultima, rapidissima sortita alla Feltrinelli. cercavo qualcosa nello scaffale di poesia (in realtà è la curva nord di un mobile ovale, una specie di confino), poi ho ripiegato sul reparto di linguistica, alla fine sono uscito con le “Lezioni semiserie” di Beppe Severgnini.
padre, è cascato male (dallo scaffale). severgnini no. come no a busi, a riotta, a questi qui. sì a franco costabile, suicida. sì a lorenzo calogero. sì a me (con rispetto parlando e senza falsa modestia).
carlabariffi, lei sottovaluta il mociovileda. è terapeutico.
tra lei e la signora del ponte (mrs. brooklyn, i suppose) siete come il giorno e la notte.
in mezzo, la donna ideale…
saluti,
rs
rs (rsu? uh-uh!) ha ragione quasi su tutto, meno sul fatto della caduta dallo scaffale. Un scrittore che tradussi millant’anni fa, dal proprio scaffale di libri fu travolto e ucciso, non metaforicamente, come avviene a quasi tutti noi, ma realmente. In quel caso si ottenne la perfetta coincidenza fra asino e dottore, morti entrambi.
Roberto
“Uno” scrittore, ovviamente, dal momento che non trattasi di un zappatore.
E saluti.
Roberto
rsu? no, semmai auni. nsu/audi… le piace?
grazie per essere d’accordo con me, è una delle poche cose positive della vita (essere d’accordo con me).
saluti,
rs
Caro rs,
mi è piaciato, mi è piaciato.
Avere solo pregi antipatici ed essere in anticipo sui propri escrementi sono cose che si pagano, in specie aprés Musil. Ma una volta pagato il pagabile, signorilmente, senza badare a chi ci sfila anche l’ultimo cent per procurarci un “Bravo! – Grazie!” decente, ci si concede l’impagabile e tombale piacere d’essere d’accordo con se stessi. Salvo le inevitabili, tragiche conseguenze.
Mi saluti Herr Franz.
Con umiltà,
Sgarganelli
essere d’accordo con me stesso, caro rossitesta, è solo l’inizio. aspiro al consenso bulgaro, glielo confesso.
saluti,
rs
Caro rs,
a proposito della donna ideale di cui parlavi al #6, mi sale alla memoria la struggente immagine della mongolfiera callipigia de “La città delle donne”.
Dopo averlo tanto riprovato, mi pungerebbe la senile furia di diventare (come) il Dottor Katzone; se non fosse che dottore non sono, nemmeno quello…
Pertanto non ho altra via che restare ciò, magari il nulla, che sono.
Riumilissimamente,
snaporaz
lei ama le donne profondamente, rossitesta. come darle torto?
in noi c’è un sante katzone che batte.
senza alcuna umiltà, ma con stima
suo, con saluti ” herewith enclosed”
rs
suo, sua,
Quante smancerie!
mettiti un nome che fa freddo.
saluti, nonostante
rs