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Alfred Polgar (1873-1955) fu giornalista. Scrittore di e per un giorno. Ma, al contrario della maggior parte dei giornalisti, i suoi racconti veloci e spietati hanno resistito alla prova del tempo. Sono rimasti perché colgono in ogni circostanza, in ogni piccolo dettaglio, l’essenziale. Polgar non ha bisogno delle 500 pagine di un grande romanzo d’avventura o di formazione o di guerra, a lui bastano poche righe per evocare uno degli innumerevoli attimi che spesso sfuggono a chi è pienamente occupato dal proprio mestiere di vivere.
Non fosse dovuto emigrare dopo il 1933 perché ebreo, probabilmente avrebbe trascorso tutta la vita seduto al suo tavolo preferito nel leggendario Café Central di Vienna, raccogliendo, divertito e melanconico allo stesso tempo, tutti quegli scarti di vita che rivelano tutta la sua grandezza e tutta la sua miseria. “Credo che le cose temano il suo sguardo. Ciò che osserva, è perso. Nell’attimo in cui il suo occhio cade su di esse, egli le colpisce e le stende a terra“, disse di lui lo scrittore e collega Franz Molnar. Il 17.10.1873, Alfred Polgar nacque a Vienna.Per ricordarlo, il suo piccolo grande racconto
Inizio della fine
Ora vivevano porta a porta nella silenziosa locanda in campagna e si godevano le gioie dell’ essere soli. Non era più il grande amore, ormai era diventato piccolo, ma il passaggio si era compiuto poco a poco e ciò lasciava intendere che l’ulteriore allentamento naturale avrebbe avuto un decorso analogo. Così come era, andava bene, ed egli era attento a che le cose rimanessero così come erano. Era un uomo prudente, estremamente riflessivo. Perciò faceva anche tutto ciò che un uomo può fare per non diventare con l’amata “un’anima sola” (come dice la formula), ma perché restassero due. La accolse come un’ospite nella sua ospitale vita, e ciò procurava a lei infiniti vantaggi, poiché le assicurava costantemente tutta l’attenzione e il riguardo che un ospite può esigere e infiniti vantaggi per lui, poiché la sua vita rimaneva la sua vita, rischiarata e riscaldata dal sole dorato della libertà. “Stai uscendo, caro?” “Tra poco”, disse sulla porta. “Mi devo ancora cambiare. Ho la camicia strappata” E mentre andava in paese per comprare il tabacco da pipa e il borace per il bucato dell’amica, ella prese dal suo armadio la camicia strappata e la rammendò. Egli notò subito la riparazione. Per pochi istanti guardò fisso, come immobilizzato, la cicatrice di refe. Il cuore era agitato e lo sguardo offuscato. “Non è rammendata bene?” chiese lei con dolcezza. Le accarezzò la mano e disse: “Mia piccola cara, non avresti dovuto farlo! Questo strappo rammendato crea uno strappo alla nostra relazione . Ogni punto una puntura al mio sistema nervoso! Mi sento infilzato dal tuo ago come una farfalla. Ahimé, non devi fare cose simili, se ti sta a cuore il nostro amore. Stai un po’ distante se vuoi restarmi vicina. Lohengrin lasciò Elsa, non perché ella fosse curiosa, ma perché egli non poteva vivere senza segreti. Perché era capace di darsi solo se gli si permetteva di non rivelarsi. Così è l’uomo. La tua premura femminile mi spaventa molto. Oggi è per la camicia, domani sarà per la pelle, dopodomani penetrerà sotto la pelle. Se cominci a occuparti della mia biancheria la mia libertà sarà in serio pericolo.” Così parlò. Ma solo dentro di sé, l’amica non lo poté sentire. Invece disse: “Sei un angelo. Non si vede per nulla la cucitura.” Però da quel momento cominciò una trasformazione. La casa e il paesaggio cambiarono, senza che cambiassero. Ciò che era sempre andato bene divenne inadeguato. La pace noia. Lo stare soli solitudine. L’allegro cinguettio degli uccelli al risveglio fastidioso disturbo. E all’osteria i bifolchi erano più puzzolenti che pittoreschi.
( Traduzione di Adelmina Albini)

molto sachertorte. sicuri di non aver sbagliato blog? (forse la signora era diretta a quale blog “cioccolatoso”).
saluti, nonostante gli spauracchi tedeschi
rs
….stai un po’ distante se vuoi starmi vicina…
Certo la troppa ingerenza o interferenza nell’altrui vita può fare paura e segnare,dunque,
l’inizio della fine.
Ma ho visto persone amarsi fino all’ultimo respiro, vicini,e cercarsi continuamente e assieme
tutto diveniva più sopportabile,anche il dolore per l’ipotetico estremo distacco.
Egregio se vedo bene lei sta fumando,me ne rallegro.
saluti cari
jolanda
Franz mi accuserà di essere un mollaccione viennese (l’ha già fatto in altre occasioni!), ma io trovo questo raccontino così sincero, così VERO, da darmi un brivido nella schiena.
gran bel racconto.
Amo i racconti minimi. E’ un’arte difficile: fare intuire una porzione di vita in poche righe.
f.s
ho sempre pensato che i maschi dovessero arrangiarsi a lavare, stirare e rammendare camicie, calzini e mutande…
5 più che arranciarsi dovrebbero proprio imparare…
cara jolanda, finalmente una donna che aspira all’uomo fumatore. sa, non se ne puo’ più di morigeratezza.
ho riletto il polger: effettivamente non è niente male. in fondo, anche lernet-holenia e schnitzler sono sachertorte. che poi è squisita.
saluti,
rs
polgar.
Egregio,ormai non aspiro più se non il fumo,purtroppo,delle mie.
rinnovo cari saluti
jolanda
“Stai un po’ distante se vuoi restarmi vicina.”
Il precetto non è nuovo ma in questo bel racconto – davvero “…bastano poche righe…”:-) – s’invera perfettamente.
Grazie,Stefanie
Giovanni
molto, molto snob
Quanto alla scrittura raffinata e spietata di Alfred Polgar: bisogna rendersi conto di ciò che ha perso la cultura/ letteratura tedesca , uccidendo la cultura ebrea, la sua, forse, parte migliore. Un letterato come Polgar, urbano, elegante e sì, forse un po’ snob, è solamente pensabile in quel ambiente che dopo la seconda guerra mondiale non ha più potuto ricrescere. La proverbiale “pesantezza” della letteratura tedesca è , credo, anzitutto quella del dopoguerra, quando letterati più giovani dovevano , per forza, confrontarsi con la loro eredità storica. La mio teoria , da un po’ di tempo, è che l’assassino degli ebrei fu, al contempo, un suicidio.
Polgar, in questo senso, è un personaggio melanconico.
Mi piace immaginarlo in un pomeriggio come questo in uno dei tipici caffé vienesi, osservando con amore e ironia l’eterno teatro della vita…
un saluto da stefanie g.
grande tristissima verità: il popolo tedesco con 6 milioni di Ebrei stermibati, ha ucciso anche se stesso; con le dovute “differenze” il popolo italiano con il fascismo ha dato il colpo di grazia ad un magnifico-gracile Paesello.
@ListeXXX
non capita spesso di parlare con un lettore di lernet-holenia. ma lo trovi davvero dolciastro in qualche modo? io trovo le sue storie nebbiose, tenebrose, dure, eroiche. vedi Il Barone Bagge, Lo stendardo. Epos allo stato puro. Ma anche quando in modo disinvolto sfiora la commedia, come in Avventure di un giovane ufficiale in Polonia, somiglia più a un arcigno difensore della tradizione rabelesiana che a un cercatore. Non riesco proprio a vederlo come una “sachertorte”.
Da “Boiler” giornale di scienza, innovazione e ambiente:
Titolo: “Per andare d’accordo ci vogliono alti steccati”
«BUONI steccati fanno buoni vicini», scriveva Robert Frost in una ben nota poesia. E aveva ragione. Un articolo pubblicato su Science che riflette una direzione emergente nella scienza applicata alla politica sociale, analizza secondo i principi della pattern formation – usati per descrivere, per esempio, come si separano le sostanze chimiche per tipo o fase – a un grande problema sociale o a un conflitto etnico. I ricercatori hanno scoperto che la violenza etnica si manifesta in certi schemi prevedibili, proprio come fanno altri comportamenti collettivi in sistemi complessi fisici, biologici e sociali. In regioni molto mescolate, gruppi dello stesso tipo non sono abbastanza grandi da spingere un comportamento collettivo fino a reclamare un qualsiasi spazio pubblico; similmente, gruppi ben segregati sono protetti da confini precisi che identificano il loro spazio. Comunque, lo studio conclude che una «separazione parziale con confini poco definiti promuove i conflitti».
fem
apposta la poesia è/ha il ghetto del carcere e ha/è
l’infinito****************************************
ho postato il 15 perchè mi sembra che alcuni scienziati stiano oltrepassando un po’ troppo i limiti… (altro che steccati!) Se avessi tempo andrei a leggermi l’articolo originale. Così di primo acchito direi che c’è la possibilità per un premio Ig-Nobel…
Applicato al sistema sociale-umano “coppia” il titolo dell’articolo di boiler non mi sembra OT con Polgar :-))
fem
Polgar è stato il grande continuatore di Altenberg. Nelle fredde notti d’inverno le loro brevi prose sono come una coperta sulle ginocchia, come un punch al mandarino da tenere nel palmo della mano. Ne bastano un paio per non sentirsi soli. Benjamin e Musil adoravano entrambi.
dege: vero, vero, Altenberg magnifico favolista del minimo, lo amai molto in gioventù tanto che andai a Vienna a non seguire un corso estivo di lingua tedesca. e Walser? immenso nella pochezza di rantolo bambino! grazie infinite, davvero per questo ricordo improvviso!
lernet-holenia è splendido soprattutto in graf bagge. vero. sachertorte più nel giovane moncada. scrittore per fortuna tradotto, da adelphi.
saluti,
rs
il racconto breve sta diventando il mio genere preferito. qualcuno è addirittura brevissimo, come questo di T. Bailey Aldrich:
“Una donna sta seduta sola in casa. Sa che nel mondo non c’è più nessuno: tutti gli altri esseri umani sono morti. Bussano alla porta”.
a Fabrizio : bellissimo questo racconto!
agli altri: sono felice che conoscete Peter Altenberg! Pensavo che non lo conoscesse nessuno!
Per quanto possa sembrare dolce, a me questo racconto sembra “crudele”, dice una verità difficile, giustamente spietata, come dice Stefanie.
il territorio dei gatti che si azzuffano=un po’ di mistero fa bene alla noia della vita e della vita di relazione
Fabrizio: eccezionale quel racconto-flash!
“noia della vita e della vita di relazione” dipende dalla vita e dalle relazioni, o no??
Adesso giro a sinistra poi a destra e poi a destra e poi a sinistra e a sinistra e a destra e dico: ragiono ogni tanto sull’abitudine e mi sembra che giochi un grande ruolo, più positivo che negativo (anche in termini evolutivi, se non ci abituassimo alla quotidianità saremmo già estinti).
Chi è abituato a stare bene da solo sta bene da solo, chi è abituato a stare bene in coppia sta bene in coppia. E’ il passaggio da un’abitudine a un’altra a infastidire (io lo provo quasi sempre al risveglio).
La cosa interessante e magnifica è quando chi è abituato a stare bene da solo si accorge che sta bene anche in coppia.
fem
P.S: mi accodo all’elogio del racconto flash!