(ALTRI NOVE CANTI)
X
Di te io so per certo che sei tornato a casa.
Ti ho visto bene io con gli occhi di neonata
vent’anni dopo tu eri ancora in Umbria.
Tornasti dall’Adamello via Verona e da lì
in bicicletta fino a Spello. Ma ti presero
a Perugia in prigione e intuivi di tuo padre
l’esecuzione la fine sua davanti a un plotone.
XI
Ma tu e tuo padre avete avuto la vita indietro.
Mi chiedo cosa mai non abbia fatto nonna
per avervi tutti e due indietro redivivi
che cosa non abbia fatto mai la buona donna
per avere vivi il padre e il figlio indietro.
Lei che aveva perso l’ultimo figlio in guerra
morto a un anno nella conca mentre lo lavava.
XII
Ancora so una cosa di quei mesi padre mio.
Che in Valtellina mi hai detto ti fingesti morto
nascosto sotto cadaveri a volta tua già morto.
Dormisti poi dentro alla scuola elementare
sopra un pavimento finalmente dopo giorni.
Con la febbre a quaranta per tre giorni
scampasti la morte tua adolescenziale.
XIII
È stato proprio con la febbre a quaranta
che moriva in quei giorni di liberazione
tuo coetaneo il fratello di mia mamma.
Una peritonite già non diagnosticata
aveva portato via alla tua piccola donna
il suo beneamato eroe diciassettenne.
Il fratello che padre tu non sei più stato.
XIV
Padre mio che sei in cielo resta là
che qui c’è guerra da qualche parte
e ovunque ormai non c’è pace in terra.
Tu hai vissuto anni dal ’45 in poi – regalati –
dicevi e lo sapevi bene che erano in dono.
Anche se a nessuno hai chiesto mai perdono
hai avuto il dono della vita tua poi della mia.
XV
Ora padre mio che sono io in vita
chiedo io perdono per te per la tua vita.
Chiedo che sia finita per sempre la guerra
che torni in terra per sempre la pace.
Perché non mi piace essere figlia tua
se mai la vita mia non vive nella pace.
Non sono in pace io se non ho per te perdono.
XVI
Non perdono di avermi fatta figlia di fascista.
Ma non rinnego te come padre e ti consolo
perché sono figlia tua e non della storia.
Sono della storia tua solo una tua figlia
e della tua famiglia una piccola storia.
E non ho storie tue da raccontare perché
la storia non parla di te né di tuo padre.
XVII
Quello che posso fare padre mio per te
per la tua pace e per la pace in terra
è di porre fine a ogni quotidiana guerra.
È di portare la pace dentro al cuore
perché solo con amore io combatto.
Do scacco matto all’odio che io odio
che non combatto tuttavia per il mio onore.
XVIII
C’era una volta papà ci raccontasti
e la mamma però già lo sapeva
che hai riportato padre un orrido bubbone
– un favo – sulla schiena lo chiamavi.
Mentre il medico lo incideva con la lama
tu da sveglio hai piegato con due mani
lo schienale di alluminio a cavallo della sedia.
(Continua con la terza e ultima parte. La prima parte qui . Immagine: Otto Dix, Autoritratto a guisa di bersaglio)

Carine.
Malmorti e malvivi.
In una storia che vivo (o muoio)come mia c’è l’episodio centrale di una finta fucilazione con effetti forse più devastanti di una fucilazione vera.
“La sindrome degli antenati” di
Anne Ancelin Schützenberger è stato per me un libro di conferme, ma putroppo ricordare e capire non sempre è guarire.
In ogni caso esiste una comunità di morti e di viventi che potrebbero fare molto gli uni per gli altri, se solo riuscissero a superare diffidenza e paura.
Un abbraccio,
Roberto
carine?
qui pulsa la vita a contatto con la morte, una guerra civile, un’ispirazione difficile nel ricordo del padre morto e mi dice carine?
perplesso, mando i miei
saluti,
rs
Sono perfettamente d’accordo con listexxx, per il momento che sto attraversando sento quasi sulla mia pelle questi canti.
Buona giornata
Dona
Molto belli questi canti, Giulia
@ Giuseppe Iannozzi
@ Listexxx
@ Dona
sull’adeguatezza di ‘carine’, come attributo di queste poesie, mi torna prezioso ciò che scrive Giuseppe Pontiggia (Le sabbie immobili, 1991) a proposito dell’uso dell’aggettivo ‘simpatico’: “riservato a oggetti pregiati, un arazzo fiammingo, un archibugio istoriato, una lucerna romana”.
Peccato che Pontiggia non sia più qui, era davvero simpatico.
buona giornata,
Francesca
@ Robertorossitesta
Grazie per le letture incrociate, per l’ndicazione de “La sindrome degli antenati”.
Grazie alla pubblicazione di questo poemetto, scopro di appartenere a una sorta di comunità (forse generazione) di persone che sentono nella vita la responsabilità di sanare un male, di estinguere il debito karmico della propria famiglia e della propria Storia, entrambe storie di antenati.
un abbraccio,
Francesca
@ La Signora del Ponte di Lance
Come posso non crederti sorella?
Grazie a te,
Francesca
La poesia esce dallo stomaco e a mo’ di pugno dovrebbe rientrarci.
Quando questo non avviene mi sembra più adeguato il silenzio che non un “carine” che non vuol dire proprio nulla.
Francesca replico le emozioni e il pathos dei primi nove canti e attendo la terza parte per un
commento globale.
ciao
jolanda
@ Jolanda Catalano
grazie per la tua lettura attenta, attendo con te l’esito della pubblicazione completa.
un ringraziamento qui va soprattutto a Franz Krauspenhaar, che sento fratello per il coraggio di curare nella scrittura, e guarire con la pubblicazione, le sofferenze delle nostre famiglie, per il passato e per il futuro.
un saluto,
Francesca
Vero Francesca.Un carissimo saluto a Franz.
jolanda
Jole va bene,grata per la grazia.
L’orizzonte si allarga ancora.
saluti cari
jole