Qualche domanda al professor Mancuso

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Gentile professore, ho letto il suo ultimo libro, L’anima e il suo destino, edito da Raffaello Cortina, e non le nascondo di averne ricavato una strana sensazione. Non sono un teologo e neanche un filosofo, quindi non provo neanche a confutare le sue tesi; però sono un essere umano che non ha mai smesso di interessarsi alla filosofia, di leggere libri e di interrogarsi sui temi che lei ha trattato. Credo di non essere fuori posto se le chiedo qualche chiarimento.
1) Che fine fa la trascendenza? Può darsi che mi sia sfuggita, ma ho avuto la sensazione che nel testo non si trovi una chiara affermazione della trascendenza di Dio. Potrei forse ricavarla (ma quanto obliquamente!) dalla teoria dell’intervento della Grazia nella trasformazione dell’anima da Spirito a Spirito Santo. (La quale, per inciso, è una teoria che non ricordo di aver mai sentito quando facevo il liceo in un collegio di preti. Vero è che, a quei tempi, Teilhard de Chardin era in odore di eresia).
Il fatto è che interpretare “tutto” in termini evolutivi può non condurre a Dio, ma a un semplice Demiurgo, a un Sapiente Architetto. Non ho trovato nel testo una parola contro questa ipotesi, che peraltro lei evita di menzionare. Però l’uso ricorrente dell’espressione “Principio Ordinatore” me la riaffacciava alla mente di continuo. Certo, lei non perde occasione per riaffermare la sua fede nei dogmi del Cristianesimo che si possono ricondurre a ragione. Ma questo riguarda la sua coscienza personale; a me interessa il disegno complessivo del Cristianesimo così come esce rimodellato dalle sue tesi.
2) Non sono riuscito a capire la differenza che lei introduce fra l’anima come vita, come mente e come spirito. Forse sono condizionato dall’imprinting platonico e dalla tripartizione soma, psiche e pneuma; ma, pur sforzandomi di entrare in una prospettiva evoluzionistica, non riesco a vedere il discrimine tra vita e mente (perché collocarlo nell’homo sapiens sapiens e non, per esempio, nell’homo erectus, il Prometeo che, a quanto pare, per primo imparò a usare il fuoco? E perché non nello scimpanzé? Eccetera eccetera). Se la sua visione non prevede un salto di qualità ma una mutazione antropologica (non più notevole di tante altre: la conquista della stazione eretta, la capacità di creare utensili, l’uso del fuoco, ecc.), la collocazione del discrimine non diventa una questione di opinioni? E cosa ne direbbe un uomo di Neanderthal, sarebbe d’accordo nel considerarsi privo di anima mentale?
Ancora più ostico mi risulta lo spartiacque fra mente e spirito: se lo spirito non trascende la mente, ma è solo una mente più evoluta (come quella di Kant, Hegel, Einstein, …?), perché non aspettarsi che l’evoluzione prosegua e magari abbia in serbo l’avvento del superuomo? Non insisto a sviluppare questa ipotesi, ma lei vede bene dove ci porterebbe.
3) Il fatto che lei non escluda la possibilità dell’annichilazione delle anime mi rafforza nel convincimento che, nella sua ottica, la distanza fra Anima, Spirito e Dio non sia tale da arrivare alla trascendenza. Annichilire è proprio di chi si considera minacciato da un suo pari. Invece un Dio trascendente che ordina il cosmo in modo che nulla si crei e nulla si distrugga, perché dovrebbe fare un’eccezione alla sua stessa legge?
E, del resto, se Dio non è trascendente, di quale Grazia si può parlare? E se invece la Grazia è proprio quella di cui si è sempre parlato, come si può fare a meno della trascendenza?
4) Lei considera assodati i risultati della scienza odierna e su questa base costruisce con la ragione teorie delle quali non esiste riscontro nelle scritture. È vero che dove si parla per allegorie i riscontri sono spesso discutibili, ma alcune delle teorie che lei espone sono, per sua stessa ammissione, inaudite (nel senso che non si trovano neanche accennate nelle scritture). Non che ciò sia filosoficamente illegittimo, ma trattandosi di teologia, come si fa a prescindere dalle scritture?
5) Non è azzardato fondarsi con tanta sicurezza sulle teorie scientifiche? Non perché siano intrinsecamente false (ci mancherebbe!), ma perché cambiano, cambiano spesso, cambiano continuamente. Certo, l’evoluzione è confermata da migliaia di ritrovamenti paleontologici. Ma ancora si discute se l’orientamento dell’evoluzione dipenda dal caso o dal Principio Ordinatore di cui sopra. Dopo tutto, quando l’inquisizione condannò Galileo, si appoggiava anche su una teoria che all’epoca era considerata scientifica (infatti prevedeva le eclissi con buona approssimazione!). Pretendere di uniformare la scienza alla religione non ha dato buoni risultati. Riformare la religione in base alla scienza dovrebbe darne di migliori?

Come vede, i primi tre quesiti vertono sul tema della trascendenza, gli ultimi due sull’uso della scienza. Le sarei grato di una risposta.

9 pensieri su “Qualche domanda al professor Mancuso

  1. luminamenti

    Ho comprato il nuovo libro di Mancuso e ho appena iniziato. Mi piacciono i libri di Mancuso, mi sembra che cerchi nuove strade, anche se non sono molto convinto della deriva evoluzionistica.
    Le critiche che Galimberti gli ha rivolto in forma liquidatoria non mi sembrano corrette (una volta tanto non ne condivido il contenuto e mi sembrano eccessive nella forma, sebbene sempre entro il limite di correttezza).
    In quanto a Theilard, credo che per lui in origine ogni energia è psichica, dotata di due componenti: una tangenziale, che porta ciascun elemento ad associarsi agli altri elementi della stessa specie, ed una radiale, che porta ciascun elemento a centrarsi e ad entrare in un superiore stadio di complessità proiettato in avanti.
    In contrasto con il principio di conservazione dell’energia, l’energia cosmica cresce continuamente, sia nella forma tangenziale che in quella radiale. Ciò serve a spiegare le enormi capacità evolutive della Materia primordiale, destinata a superare le soglie critiche che immettono nel mondo organico.
    Quando leggo Theilard mi sembra di incontrare Sri Aurobindo con la sua concezione corretta di stampo evoluzionistico anglosassone.
    Questa coppia piaceva a Mario Luzi.
    Invece Croce confutò avanti la lettera il futurismo cosmologico di Theilard de Chardin: a pagina 114 di Teoria e storia della storiografia)

    Emanuele

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  2. Vito Mancuso

    Caro Riccardo Ferrazzi,

    grazie per l’attenzione che ha dedicato al mio lavoro. Vengo subito alle sue 5 questioni.

    1)Non capisco come Le sia sfuggita nel mio libro l’affermazione della trascendenza di Dio, che invece è perfettamente affermata mediante la distinzione tra Dio personale (assolutamente trascendente) e Principio Ordinatore (il Logos immanente al mondo). Se c’è una cosa che appare nella teologia sottesa al mio libro è la rigorosa proclamazione della trascendenza del Dio personale, nella linea della classica teologia apofatica, quella, per intenderci, che risale al padre della mistica cristiana, Dionigi Areopagita.
    Quanto al rapporto col Dio personale, io affermo che esso si instaura a partire dal nostro essere persona. Non si entra in comunione col Dio personale a partire dalla natura e dalla storia, che sono rette da una logica impersonale (e che sia così basta leggere un giornale o visitare un ospedale per rendersene conto), ma solo tramite la comunione degli esseri umani. Si tratta della capacità di generare lo spirito, che io assegno alla Chiesa quale sua più alta peculiarità.

    2) E’ ovvio che è impossibile (a distanza di centinaia di migliaia di anni) collocare con precisione il discrimine tra vita e mente. Ma ciò non toglie che questa differenza esiste, basta aprire gli occhi per riconoscerla. La vita che compete a una pianta o a un virus non è la medesima che compete a un gatto o a un uomo, anche se l’inizio è identico per tutti. Il dato da accogliere è la progressiva libertà dell’energia dalla materia. All’inizio il puntino cosmico primordiale presentava il seguente stato: Energia = Materia. La comparsa della vita ha segnato una discontinuità, uno stato definibile come Energia > Materia, laddove tale surplus è la ragione della vita. Il surplus è diventato via via maggiore, trovando nell’uomo il suo vertice. Lei obbietta che allora tale evoluzione potrebbe continuare? E’ evidente che sì, non a caso padre Teilhard de Chardin diceva che il destino dell’umanità è di giungere allo stato degli angeli (affermazione che può apparire implausibile se la si considera a breve termine, ma che assume molta più plausibilità se la si pensa sulla scala dei tempi che competono all’evoluzione).

    3) La terza domanda non la ritengo pertinente perché presuppone, come già notato sopra, un misconoscimento di quanto affermo nel mio libro a proposito della trascendenza divina, da me affermata nel modo più intenso. Anzi, ciò che combatto è ogni prospettiva tendente a fare di Dio un attore “umano troppo umano”, che ora interviene ora tace, ora c’è ora non c’è, non si sa con quale logica se non l’arbitrio capriccioso.

    4) Io non prescindo dalla Scrittura. Affermo però che la Scrittura è colma delle più disparate prospettive, anche contraddittorie tra loro. Ognuno vi può pescare ciò che vuole, e infatti non esiste setta o eresia che non abbia i suoi brani scritturistici di riferimento. Senza un’idea superiore, non si interpreta la Scrittura a dovere (profonda verità che la tradizione della Chiesa con i quattro livelli di esegesi ha coltivato da secoli e che ora purtroppo, a causa dell’influsso di un certo protestantesimo, il cattolicesimo contemporaneo ha perduto). La mia idea superiore si chiama Bene – un’idea ovviamente contenuta nella Scrittura ma più ancora maggiormente radicata nella scrittura primordiale da parte di Dio cioè l’essere umano a sua immagine e somiglianza.

    5) Il mio appoggiarmi alle teorie scientifiche contemporanee ricalca tale e quale l’impresa speculativa di Tommaso d’Aquino che fondò tutta la sua teologia sulla scienza e la filosofia (allora una sola cosa) di Aristotele. E tale impresa, contrariamente a quanto Lei scrive, ha dato buoni risultati. Da almeno qualche secolo è apparso chiaro che è tempo di rinnovare l’edificio, visto che la scienza non è più quella aristotelica. Teilhard de Chardin ha compiuto la sua opera in questa prospettiva, e anche il suo lavoro ha dato buoni frutti. Si tratta, umilmente, di proseguire.

    Un caro saluto a Lei e a tutti coloro che avranno letto questa pagina.

    Vito Mancuso

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  3. elena f

    dunque il logos che è en archè è un principio impersonale, non è il Figlio, seconda persona della Trinità e lo Spirito Santo non è gratia gratis data, ma una conquista umana, una conquista a partire dal basso.

    anche il credo, dunque, andrà modificato , ma in che modo?
    fino ad oggi ci pronunciamo così:
    Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero
    generato non creato della stessa sostanza del Padre
    per mezzo di Lui tutte le cose sono state create

    come diventerà la nostra professione di fede?

    che ne sarà del dogma trinitario?

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  4. luminamenti

    Almeno io vorrei però capire se il prof. Mancuso pensa alle teorie scientifiche contemporanee nei termini di continuità, sulla quale sono fondati evoluzionismo e progresso. Se si osserva con attenzione agli sviluppi scientifici del 20esimo secolo, le cose non trapassano a grado a grado l’una nell’altra, quantitativamente, insegnava già P. Floreenskij. La teoria della funzione reale di una variabile reale e l’osservazione delle curve dei moviementi browniani, di certe oscillazioni ondulatorie, delle epilàmine in emulsioni di colloidi riconducono all’idea di una natura discreta. Leggo citata da Mancuso la parola “discontinuità”, ma lui la applica all’energia che si svincola dalla materia. Non mi sembra allo stato attuale delle conoscenze e delle teorie scientifiche contemporanee, possibile dire una cosa simile, anche perchè non c’è nessun fisico né ortodosso nè eterodosso che distingue energia da materia. Bisognerebbe alora mostrare che l’energia è qualcosa di differente dalla materia.
    Invece mi sembrerebbe interessante applicare i postulati della SQD alla biologia dei viventi. Vorrei ricordare a proposito dell’uomo, che c’è una fisica delle dimensioni. Se consideriamo i primati, vediamo che anche nelle scimmie antropomorfe, la dimensione cerebrale aumenta parallelamente a quella del corpo.
    In ogni caso, se osserviamo l’evoluzione degli esseri umani, partendo dall’austrolopiteco per arrivare a Homo, scopriamo che il volume cerebrale ha subito una crescita sorprendentemente vertiginosa rispetto a quella corporea. Anziché mostrare un tasso di crescita più lento (2/3 meno)di quello del corpo, il cervello si sviluppa assai più velocemente, a una velocità quasi doppia rispetto all’incremento della dimensione del corpo. Gli unici animali che hanno subito un simile incremento nella dimensione relativa del cervello sono focene e balene; solo ora stiamo cominciando a comprendere qualcosa del loro complesso comportamento.
    In sostanza, c’è stata e c’è un’evoluzione della dimensione. La materia aumenta e si complessifica. Dov’è questa supposta energia (dovendole dare in questa formulazione di domanda per assurdo un significato che non è quello riconosciuto dalle scienze contemporanee e che non si sa qual è né so quale le assegna il prof mancuso)se la materia aumenta rispettando il principio di conservazione dell’energia (se seguo la deduzione e le dimostrazioni date da Prigogine, Geheniau, Gunzig, Nardone sull’interazione tra il vuoto quantistico e la materia)?
    p.s La cosmologia degli autori citati “dimostra” che c’è una modalità gravitazionale legata alla curvatura dello spazio-tempo che porta “energia negativa”. Per energia negativa si intende quella necessaria a sspostare un corpo in direzione contraria a quella della attrazione gravitazionale. La gemometria dello spazio-tempo su grande scala crea una riserva di energia negativa da cui la materia sottoposta ad attrazione gravitazionale estrae eenrgia positiva. Nel vuoto quantistico instabile, l’energia estratta viene trasferita a particelle virtuali, portando alla sintesi delle particelle stabili. Di conseguenza c’è un’interazione constante ed equilibrata tra la materia nelle strutture su grande scala dell’universo e il vuoto quantistico (contraddicendo così quanto scrive qui Mancuso). In ogni ciclo la materia viene creata nel vuoto grazie all’energia generata dalla materia sintetizzata nei cicli precedenti. L’energia positiva che entra nella sintesi della materia compensa costantemente ed esattamente l’energia negativa generata dalla curvatura dello spazio-tempo dovuta all’attrazione gravitazionale della materia preesistente. L’energia totale (attualizzata) del vuoto resta al suo valore iniziale di zero.
    Ora, a questo punto, si dovrebbe dire del cervello e della sua relazione con il vuoto quantistico. Ma è tardi.

    Emanuele

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  5. rferrazzi

    Ringrazio il professor Mancuso per la sua disponibilità. Ovviamente, almeno da parte mia, non è il caso di ribattere e insistere nel sostenere una tesi piuttosto che un’altra. Dico solo che anch’io non capisco come mi sia sfuggita la distinzione di cui parla il professor Mancuso. Sarò stato poco attento.
    Quanto alle altre domande e risposte, credo che ormai siano chiari tanto i miei dubbi quanto la posizione del professor Mancuso.
    In conclusione desidero ringraziare il professore per aver messo in moto un dibattito che da troppo tempo aspettava di essere iniziato. La situazione della religione nei confronti dell’opinione pubblica comincia ad assomigliare pericolosamente a quella del paganesimo nel primo secolo dopo Cristo. E’ ora di ripensare molte cose e dare risposte adeguate.

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  6. commentator

    “Si tratta della capacità di generare lo spirito, che io assegno alla Chiesa quale sua più alta peculiarità.”

    Mi confonde questa idea di generare lo spirito. Di quale spirito si tratta? L’unico spirito di cui ho sentito parlare è stato dato a noi in almeno due occasioni: sulla croce, quando Gesù emise (penso si dica così) lo spirito; durante quel raduno con gli apostoli, quando scese lo spirito. Di quale altro spirito si parla, al di fuori della terza persona della Trinità? E’ lo spirito, quello stesso che ricorderà all’uomo ciò che Gesù ha insegnato?
    Come è possibile allora che la Chiesa generi lo spirito? Non sarebbe più corretto dire che lo spirito genera la Chiesa?

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  7. vbinaghi

    “Senza un’idea superiore, non si interpreta la Scrittura a dovere (profonda verità che la tradizione della Chiesa con i quattro livelli di esegesi ha coltivato da secoli e che ora purtroppo, a causa dell’influsso di un certo protestantesimo, il cattolicesimo contemporaneo ha perduto). La mia idea superiore si chiama Bene – un’idea ovviamente contenuta nella Scrittura ma più ancora maggiormente radicata nella scrittura primordiale da parte di Dio cioè l’essere umano a sua immagine e somiglianza”.

    Cioè il criterio per interpretare la Scrittura è non la tradizione apostolica della Chiesa ma la ragione naturale.
    Per questo la sua appare filosofia religiosa, non teologia cristiana.

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  8. luminamenti

    Mi sembra un’idea pericolosa pensare che per interpretare le Scritture occorre avere una idea superiore. Superiore a che poi?
    Secondo me occorre solo competenza nell’utilizzo degli strumenti che l’uomo (lo storico) ha a disposizione e desiderio di verità, cioè onestà nel seguire qualunque via ovunque possa condurre. Purtroppo le Scritture interpretate dalla Chiesa Cattolica sono ampiamente ricche di falsificazioni, oscuramenti. La ricerca storica ha messo in luce una montagna di nuove informazioni, ma la Chiesa tace, fa finta di non vedere molto spesso al riguardo.

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  9. commentator

    Per quel che ne so, l’unica verità è una parola viva, ed essendo noi in un mondo che viviamo, che soffriamo e che amiamo, viviamo allo stesso tempo la presenza di questa parola nel mondo, senza tuttavia che noi apparteniamo alle schiere degli angeli, cui non credo noi apparteniamo né potremo far parte, e noi amiamo il mondo, così come lo ha amato Dio. Il punto di vista storico non mi serve per dare ragione di una parola viva e presente nel mondo. Il punto di vista particolare della Chiesa cattolica, o il punto di vista storico delle Chiese o degli studiosi, rimane secondo me al di sotto del punto di vista universale della Chiesa, intesa proprio come Chiesa universale, sopra la quale io metterei la parola viva del Vangelo e non l’interpretazione storica.

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