Padre mio che sei in cielo, di Francesca Tini Brunozzi # 3

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(ULTIMI CANTI)

XIX
Portavi quel bubbone padre sulla schiena
un fardello che non scoppiava purulento
un favo pieno di vespe chiuse tutte dentro.
Quella rabbia mai esplosa che implodeva
negli anni dentro al ventre il tuo tormento.
Ma la pura tribolazione era del cuore
dove bene sigillato tenevi tuo il terrore.

XX
Padre mio chiedo ora io perdono per te
a chissà quale Dio quanto perdono chiedo.
Se hai ammazzato in terra lo sa solo Iddio
ma la guerra è guerra e tu sei ritornato terra.
Quella volta che ho salvato un moscerino
naufragato nel bicchiere l’hai schiacciato.
Ti ho accusato senza tregua – assassino.

XXI
C’è una storia padre che io so solo ora
ancora storia tua ma di seconda mano
di quando padre mio tu infine lo compresi.
Ti apparve il dolce piano lucente di metallo
dall’alto allineati di americani e inglesi
scopristi sterminati i mezzi carroarmati.
Capisti era la fine perdesti nella vita.

XXII
Padre non hai avuto mai ombra di nostalgia
mai hai detto cose hai taciuto poi la guerra
poiché non è in guerra che perdesti la tua vita.
Come fossi stato sempre e solo in guerra
tu non hai mai detto di alcuna compagnia.
Tanto fa lo stesso la guerra è guerra
e non c’è rimpianto se ora tutto è terra.

XXIII
Questa benedizione hai poi ottenuto padre
di aver taciuto per sempre nella vita
di aver sepolto orgoglio e dissimulato onore
di aver condotto nella vita laboriosa
la tua interezza dell’uomo contadino.
Da cittadino cercasti un lavoro più la sposa
e per l’onore perso hai ritrovato amore.

XXIV
Padre hai sbagliato parte per certo lo so io
che sei entrato in guerra da duro adolescente.
Ti figurasti un puro a lasciare la tua terra
ma non per terra tua partisti di sicuro.
Al mulino de nonno tuo mai più sei ritornato.
Nonna mia povera donna l’aveva barattato
assieme a chissà cosa per te e il nonno mio.

XXV
Padre la parte sbagliata tu l’hai capita poi.
Ma la guerra è guerra e non è giusta mai.
Lo sai mi ha detto un comunista qui di Trino
che andava nel ’44 alla scuola elementare
portava ogni bambino in cartella una pistola
un solo colpo in canna a far da sicurezza
di sé o di altro uomo possibile assassino.

XXVI
Padre quest’ultimo ricordo è del compagno mio
di quando a casa nostra ti vedesti in cassetta
il film su quei tuoi giorni in Valsesia e a Vercelli.
Non ne parlasti più con noi ma la cassetta è lì
lì dove la lasciasti tu nel punto ormai cruciale.
L’abbandonasti al punto in cui i giovani fascisti
sulle montagne in fuga non sanno più che fare.

XXVII
Padre mio io ti do vita finché sono cielo e terra
fino a che avrò io aria e non sarò io stessa terra.
Padre io non ti ho salvato nella vita dal dolore.
Non ti basta la mia aria a rinsavire dall’orrore
ma assumi nel tuo cielo l’aria di questa preghiera.
Io a parole non ti salvo ma ti rendo qui l’amore.
E ti libero dal male come in cielo così in terra.

(Fine. La prima parte qui. La seconda qui. Foto di Robert Capa)

8 pensieri su “Padre mio che sei in cielo, di Francesca Tini Brunozzi # 3

  1. listexxx

    wonderful cara franziska tamara de tiny brunossis, grazie assaje, una delle cose più belle lette in rete.

    saluti,

    rs

    Rispondi
  2. jolanda catalano

    Pur nella dolorosa e straziante rievocazione del padre,dei figli-padri,il poemetto trae dalla
    lacerante ferita del ricordo il ritmo cantabile del verso che,via via,si fa nenia-preghiera per
    quella pace che possa finalmente cancellare il dolore,tutto il dolore.
    Il verso apre,accompagna e segue l’iter di un essere; e la pietas ,di cui tutto il poemetto è
    pervaso,incide il presente per una rivisitazione più umana di alcune pagine di storia dove spesso
    i soldati erano tutti vittime del loro tempo. Un tempo che,a quanto pare,continua il buio dei
    suoi giorni se “Padre mio che sei in cielo resta là/non tornare in terra perchè qui c’è guerra”
    e la responsabilità di chi viene dopo “Ora padre mio che sono io in vita/chiedo io perdono per te
    per la tua vita”. E l’implorazione accorata della preghiera affinchè nel cielo si allarghi a
    dismisura con la consapevolezza che i versi possano almeno contenere,se non la salvezza,almeno
    tutto l’amore filiale possibile. “…ma assumi nel tuo cielo l’aria di questa mia preghiera”
    “Io a parole non ti salvo ma ti rendo qui l’amore”

    Grazie Francesca a nome di tutte le figie di tutti i padri

    un abbraccio
    jolanda

    Rispondi
  3. francesca tini brunozzi

    @ Jolanda Catalano

    grazie per la tua lettura: mi fa felice constatare che gli effetti di questa preghiera, a poche settimane dalla pubblicazione su libro e nei blog, si manifestino in una cerchia di fratelli e sorelle dei quali non potevo sospettare l’esistenza.

    grazie per essere stata letta e capita nell’urgenza di dire cose tanto indicibili quanto concrete.
    ciò che la storia ci consegna collettivamente e ciò che i nostri padri ci lasciano personalmente, nell’impossibilità di essere mediati dalle parole, necessitano di essere ancora, per molto tempo credo, illuminati dall’amore.
    e, qui, a quanto pare, questa forza non ci manca.

    un caro saluto,
    Francesca

    Rispondi
  4. jolanda catalano

    ricambio saluti e abbracci Francesca e un grazie per la considerazione alla Signora Del Ponte
    jole

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  5. francesca tini brunozzi

    @ La Signora del Ponte di Lance

    [si tratta di un termine che non ho mai (più) sentito con quel significato, anche io ci resto senza fiato]

    carissima sorella (assieme a Jolanda) grazie per la tua vicinanza.

    ‘tregua’ mi sembra una parola importante perché presuppone la pace ma non la dà per conquistata.

    credo che il valore di una preghiera sia proprio quello di riformulare la stessa richiesta o di rinnovare la medesima promessa, nella piena coscienza di non averlo mai fatto una volta per tutte.

    un caro saluto,
    Francesca

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  6. robertorossitesta

    Certo, si possono ammazzare cristiani (o ebrei) e allevare canarini e coltivare rose;
    ma se si schiaccia un moscerino senza ragione (o persino con quella che si crede una ragione)
    non è davvero un buon segno.
    Giustissimo aver sottolineato in tanto orrore un fatto che troppi altri avrebbero ritenuto irrilevante.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  7. francesco brugnetta

    Francesca Tini Brunozzi ci parla di guerra e terra; padre e madre; mio e tuo; figlia e famiglia; vita e perdono. E altre cose molto importanti, soprattutto l’aria e il cielo.
    Accetta (o ri lancia) la sfida di una poesia civile che si prenda il carico di proiettare Storia e domestico su un unico sfondo.
    Fa circolare aria tra le generazioni della sua famiglia, chiamando tutti a raccolta.
    Mette in forma la solita, solida struttura per parole chiave e la sviluppa in una narrazione ricca di flash avanti & indietro, dove racconto e commento si alternano continuamente, con attenzione a che il lettore/ascoltatore non perda mai l’orientamento.
    La materia poetica sembra farsi da sola, una volta avviato il gioco semantico: quasi provette di contenuto che vengano riempite progressivamente. Anzi, è lo schema – elegante e sofisticato, destinato a sbrogliare un’intricata matassa di sensi di colpa – che si autocostruisce e autoporta verso l’esito finale.
    Il sistema di risuoni interni e la polifonia delle parole chiave (veri temi musicali) dà propriamente al lavoro il senso di una fuga musicale e quindi il rigore di un pensiero che mantiene lucidità al magma affettivo. E in questa suggestione bachiana, settecentesca e illuminista ritroviamo una vena profonda e cólta.
    Usa il verso in modo di flusso quasi ipnotico, evitando punteggiature intermedie, rallentando e accelerando in virtù di iper e ipometrie, per poi quietarsi sulla misura giusta (spesso coppie di settenari).
    Poesia chirurgica, fatta con le mani e con gli occhi, cui l’autrice aggiunge preziose onomatopee vernacole, in un gioco insieme affettuoso e filologico.
    Conosco Francesca da più di vent’anni e l’intimità di azioni e pensieri mi ha certamente guidato in queste riflessioni.
    Ma la cosa è perfettamente naturale.
    Si raccomanda la lettura a voce.
    E, con aggiustamenti metrici, la messa in musica.

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