
Durs Grünbein – da: Dopo le satire – 1999
In provincia I
Normandia
Come un caduto, sul terrapieno della ferrovia
un cadavere di cane, già duro, serrato di sbieco
nel morso di traversine numerate col gesso.
E più lo guardi, più la pelle
non si distingue dalla polvere, dal tritume
tra le fresche isole d’erba.
Poi come una macchia anche questa vita
sparisce senza traccia.
*
In provincia 2
A Gotland
A perdita d’occhio qui non ci fu mai che questa terra
ondulata, messa a fuoco da un occhio di poiana,
i nudi colli, un viottolo nei campi, e sul bordo,
nel folto, una zampa di lepre che l’aria arruffa,
una giuntura tibio-tarsale rosicchiata,
in mano pesava come un uccelletto
ancora caldo, ancora vivo, e usciva
dal glene – tutto un sangue come la preda
dell’averla sulla spina del sorbo,
una minima nocca che agita un brandello di pelo.
Era quello che resta di una lepre, dopoché
su di lei era piombata l’ombra di un’ala,
artigli avevano bloccato il zigzag della fuga,
una beccata sicura l’affannoso respiro. Scomoda
dev’esser stata questa morte, sulla terra invernale,
il corpo slogato, e l’ultimo sussulto:
Del macello i residui pendono là dai rami,
testimoni comprati che non sanno di nulla.
Ci pensa l’erba, già tornata dritta, a che a perdita d’occhio
qui non resti che questo, una zampa di lepre.
*
In provincia 3
Boemia
E’ solo un inganno questa pace intorno
a una talpa morta sul bordo di un campo di grano.
Sotto di lei è un accorrer d’insetti, forze armate
in uniforma nera. Sopra di lei plana,
piume arruffate, prima della virata, un astore.
Sul dorso le formiche, in battaglione, le scavano
a tappe forzate un canale. E dentro: alta tensione,
agitazione, brulichio di vermi nella borsa dei visceri.
Dal pelo del ventre partono per i quattro venti
venditori ambulanti (ovvero reporter?) con il messaggio:
una carogna, una carogna…
Soltanto un grillo a un salto di distanza,
studia le nuvole in cammino e prende il sole
in silenzio. Un filosofo stoico.
*
In provincia 4
Campania
Come crocifissa giaceva questa rana
schiacciata sull’asfalto ardente
della provinciale. A bocca aperta,
arcuata verso il cielo, essiccata dal sole,
di lontano sembra una suola da scarpe
l’anfibio delle più antiche ere della terra
finito, mentre saltava, sotto le ruote.
Non c’è risurrezione altro che in larve
di mosche – già mature domani.
Per dove mai può fuoriuscire il sogno?
*
In provincia 5
Nei pressi di Aquincum
Come urtato dal macchinone di un residente in fuga
sulla strada romana giaceva il merlo straziato.
Uno che c’era sempre e non gli importava di nulla,
il vento, aveva fatto con le penne alari una vela nera.
Da questo lo riconosci da lungi, lo spazzato via,
il fratello appiccicato alla terra dall’arrivo dell’orda.
Daci o Unni, cavalli mongoli o motociclette –
lui aveva tentato strillando di tenerli lontano dai nidi.
Di più non poteva. e a quanto pare era presto finita.
il misero cantore poté solo mettersi di sghembo, allora
nella polvere delle pietre squadrate, oggi sull’asfalto bagnato.
da sempre migrano i popoli e le strade sono pericolose.
(Traduzione di Anna Maria Carpi)
*
Nota biobibliografica
Durs Grünbein, nato nel 1962 a Dresda, ha frequentato storia del teatro a Berlino est interrompendo gli studi nel 1987. Considerato dalla critica il maggior poeta tedesco della sua generazione, ha al suo attivo diverse raccolte poetiche e alcuni volumi di saggi. Sue composizioni poetiche in edizione italiana si possono leggere nel volume A metà partita (Einaudi, 1999), splendidamente curato da Anna Maria Carpi e che racchiude una significativa selezione delle sue principali raccolte: Zona grigia, mattina (1988), Lezione sulla base cranica (1991), Trappole e pieghe (1994), Dopo le satire (1999). Ancora presso Einaudi sono usciti il volume di prose Il primo anno (2004) e, sempre a cura di Anna Maria Carpi, Della neve (2006), monumentale poema narrativo in esametri alessandrini dedicato al padre del razionalismo d’Occidente Réné Descartes.

Grande proposta, Nicola, grazie. Uno sguardo lucido e un dire rigoroso, tra realismo e riflessione, da attraversare.
“Normandia” mi è piaciuta molto, probabilmente perchè è la prima. Poi ho cominciato a trovarlo ripetitivo e insistente. Non so se sia per la selezione o perchè tutta la sua poetica è incentrata su questo tema, del caos nascosto dietro l’apparenza delle cose che può riesplodere se ci fermiamo ad osservare un animale morto. Ci sono molti modi di vedere che niente è così tranquillo come appare. L’insistere su una stessa metafora mi sembra un pò troppo poco creativo.
ottimi testi. abitati ognuno da una morte diversa di animale, da una dura epopea terrena, da una presto dissolta traccia.
grazie, Nicola.
Giovanni