di Antonio Sparzani
Fiati (settembre 2007)
Che settembre di ebbrezza
di facile, limpido sogno,
che carezza
questa nuova strada
che sempre più mi appartiene.
Scompaiono le pene
del vivere;
appartengo al presente.
Voglio incistarmi nell’aria che respiro,
avvolgermi nei fiati
che mi circondano,
essere dentro – li vedo – i pensieri
più veri
qui intorno
degli esseri umani
che sono un po’ me.

[il profumo della pioggia è un pensiero dimenticato]
la terra è bagnata
lucide foglie gialle
e la pioggia gocciare
piccoli cerchi ciechi
in una pozzanghera
l’estate è finita
e la malinconia
senza una ragione
del mese di settembre
si stringe nelle spalle
e va rasente i muri
evitando la doccia
d’una grondaia rotta
e il vento rovescia
la seta della sera
come a un ombrello vecchio
fresco e così chiaro
un brivido di freddo
porta frasi lontane
e ricorda qualcosa
di gia dimenticato
qualcosa di perduto
di viola e di grigio
Splendido soffio di aria settembrina, mese che amo alla follia, mese che ha sempre rappresentato per me, chissà come mai, una galassia di promesse.
Bellissimo: “essere dentro – li vedo – i pensieri
più veri
qui intorno”
È così che ho vissuto settembre, sempre. Come una sequenza di vita più nitida, più luminosa.
Confesso di essermi emozionata anche leggendo la poesia di Sempre di Settembre.
Vi abbraccio entrambi.
veri e intensi, come ti ho scritto in privato.
grazie.
entrambi? gaja, chi abbraccia?
saluti,
rs
ruggero, abbraccio antonio e l’autore della poesia che compare al primo commento.
la squisisco.
gc
“appartengo al presente”
una conquista.
grazie di questi versi