UNA CORDATA PER MANITUANA – di Valter Binaghi

(Pubblicato nel numero 1 della rivista SATISFICTION, a cura di Gian Paolo Serino, gratuitamente nelle librerie dal 22 ottobre)

manituana

Come quel tale Epimenide di cui raccontano le antiche leggende greche, mi sono addormentato in un’epoca per risvegliarmi in un’altra: sono passati quarant’anni, e sembrano millenni. Mi sono addormentato ai tempi della seconda media, in cantina dove mi nascondevo a leggere romanzi invece di studiare, sull’ultima pagina de “L’ultimo dei mohicani” di James Fenimore Cooper, quando il valoroso capo indiano pronuncia il discorso solenne sulla tomba del figlio: “Egli era buono, era ligio al dovere; era valoroso. Chi può negarlo? Manitu aveva bisogno di un guerriero come lui, e lo ha chiamato. Quanto a me, sono un pino folgorato, in una radura dei visi pallidi”. Ero un ragazzo, e avevo cuore, mi sono addormentato con le lacrime agli occhi.

Poi è successo che la cultura post-moderna, ammaestrata dalla triade del sospetto (Marx Nietzsche e Freud) ha rimesso in riga il ragazzino che sognava i leoni: niente eroi nè nobiltà d’animo, maschere pretestuose di un soggetto animato dalle pulsioni elementari del sesso, del cibo e del potere. Farla finita e subito con fumettoni ottocenteschi e fabbricanti di miti (Salgari, Cooper, Stevenson, London), gli scrittori su cui (de)formarsi adesso sono gli inflessibili testimoni della decadenza: Svevo, Pavese, perfino Moravia (autore di “Io e lui”, un romanzo dove un tizio, deceduto l’angelo custode, dialoga col suo cazzo). Dio solo sa come siamo sopravvissuti a tutto questo (forse rifugiandoci in quel provvidenziale letargo dello spirito), ma, per fortuna oggi le cose sembrano cambiare.
Divorata dal proprio appetito illuminato, l’intelligentja progressista è arrivata all’osso del nichilismo, e prima di digerire completamente se stessa pare si sia decisa a ritornare al mito, agli eroi, e all’unica dimora rimasta loro: il romanzo storico. Così, dopo una serie d’imprese di terrorismo mediatico di marca vagamente situazionista (che gli hanno valso il plauso incondizionato delle articolesse di Repubblica) e dopo “Q”, un fumettone storico gradevole (sempre illuministico però: riforma e controriforma riportate alle sanguinose diatribe dell’avidità e del potere), l’ex collettivo Luther Blissett, ora Wu Ming, riscopre le foreste del nord, i buoni e i cattivi pellirossa, l’abnegazione del guerriero e il sogno del profeta (fino a un certo punto: al posto di religione spiritismo, come esige da un paio di secoli il dettato massonico e al posto del profeta una profetessa, così è chiaro che siamo sempre “Dalla parte delle bambine”).
Insomma, si ritorna a Cooper? Si, per lo scenario storico accuratamente ricostruito, la rudezza dell’esperienza primitiva, il confronto sanguinoso di civiltà, l’esaltazione della virtù guerriera. No, per l’unica cosa che fa del romanzo un viaggio interiore: la poesia.
Le prime cento pagine di Manituana sono noiose, manca un vero protagonista in cui il lettore possa identificarsi e coi suoi occhi leggere la vicenda, ma superate quelle la lettura si fa avvincente, e questa non è una stroncatura. La seconda parte vede la delegazione composta anche da indiani a Londra, ed è la parte più riuscita, con l’eccitazione della buona società al passaggio dei primitivi (e la dolorosa consapevolezza della decadenza da parte del vecchio conte di Warwick, un personaggio che vale l’intero romanzo), i criminali dei bassifondi che parlano un gergo scopiazzato da Clockwork Orange (ma non ci sono furti per l’intellettuale post-moderno, solo prestiti creativi), il guerriero Joseph Brant che sembra l’unico uomo in mezzo a un teatro di marionette. Nella terza parte si ritorna in America, e alla ferocia di una guerra in cui non si salva nessuno, nemmeno lo spirito del popolo rosso, per manifesta incapacità da parte degli autori di coglierne l’autentica religiosità, al di fuori dei soliti equivoci in stile new age.
Comunque, Manituana è un romanzo non necessario, ma certo leggibile, un discreto fumettone storico. Dove sta il problema? Il problema è che non è presentato come tale.
Campioni della provocazione mediatica e paladini della metanarrazione, selezionatori di testi per Stile Libero, mica possono uscirsene così, come un qualunque Manfredi, con un fumettone storico, saprebbe troppo di ripiegamento, di sconfessione implicita delle fumisterie post-moderne che gli hanno dato credibilità e potere editoriale (anche se, misteriosamente, si professano rappresentanti di una cultura d’opposizione): bisogna inventargli una piattaforma intellettualmente lussurreggiante.
E allora ecco Saviano (il puro, l’indomito) sull’Espresso:
“La sensazione è che il nuovo romanzo dei Wu Ming sembri in qualche misura un dialogo sibillino con la ‘Dialettica dell’illuminismo’ di Adorno e Horkheimer.”
Niente meno.
Poi Philopat (uno che di letteratura sa poco ma conosce a memoria le mode giovanili dalla minigonna di Mary Quant in poi) su XL:
“L’ultima opera del clan letterario, bottega artigiana di scrittura, progetto culturale e politico dei Wu Ming, i “nessun nome” dal cinese mandarino, ha avuto per me lo stesso effetto che mi procurarono i primi punk di Portobello alla fine degli anni Settanta”.
Cioè correre a tagliarsi i capelli alla mohicana, come una groupie qualsiasi.
E infine Genna (l’ultrapsichico, il post-scrittore) su Lipperatura:
“E’ un libro di costruzione e lirismo ed epica, a conferma dello slittamento fuori dagli ultimi generi rimasti in piedi, questa odiosa distinzione tra prosa e poesia, che chi pensa di conoscere Leopardi invece non sente oggidì.”
Ecco, oggidì è un bell’arcaismo, lui si che Leopardi lo mastica.
Scambi di favori nell’editoria che conta?
Abile mimesi pseudo-intellettuale per chi non ha più la faccia per essere popolare?
Raschiatura di barile per post-marxisti alla frutta?
Fate un po’ voi. Io mi limiterei a consigliare al pregiato collettivo e agli amici degli amici di portare un fiore sulla tomba di Cooper e magari sprecare una preghiera, per ritrovare un po’ di sincerità. Per conto mio, me ne torno in letargo, come Epimenide.
Spero di non svegliarmi troppo presto, però. Se mi sveglio tra dieci anni appena, temo di trovare un nuovo entusiasmante Gratta-e-Vinci in tutte le librerie.
Del tipo: gratti Wu Ming e viene fuori Omero.

64 pensieri su “UNA CORDATA PER MANITUANA – di Valter Binaghi

  1. francesco sasso

    ciao

    “Comunque, Manituana è un romanzo non necessario, ma certo leggibile, un discreto fumettone storico. Dove sta il problema? Il problema è che non è presentato come tale.”

    Non ho letto Manituana, quindi non entro nel merito wu ming, ma condivido l’impianto generale della critica di valter.

    È imbarazzante l’atteggiamento di alcuni scrittori e/o critici.

    Esperienza personale: da qualche tempo, per me, alcuni recensori non sono più credibili, soprattutto quando discutono di scrittori italiani contemporanei. Lipperini e Genna, per esempio.

    f.s.

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  2. robertorossitesta

    In passato mi sono strappato i capelli per il fatto di essere un figlio del Novecento, poi ho capito che questo non mi faceva perdere più tempo o commettere più errori di quanto non fosse scritto sulla cartuccella del mio destino.
    Ultimamente ho anzi avuto la sensazione che attraversare quello che abbiamo attraversato potesse rendere più forti e consapevoli alcuni, al novero dei quali c’è chi spera di appartenere.
    Quanto alla pressione più o meno “interessata” dei critici e dei mezzi di informazione, si tratta di cosa inevitabile dato che l’alto numero degli alfabetizzati rende cultura, affini e derivati fenomeni economicamente rilevanti.
    Gettiamoci dunque alle spalle l’inevitabile, senza ovviamente smettere di tenercelo ben davanti agli occhi, e procediamo.
    Continuando tranquillamente a rileggere i libri che da ragazzi ci facevano venire i lucciconi, e scartando tutto quanto, senza altri compensi, ci peggiora la colite (scusate, è l’età).
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. Sergio Merighi

    Ma non è che Valter Binaghi (che non conosco) è andato a cercarli col lanternino, questi giudizi “eccessivi”? Non è che sono gli unici tre che era in grado di citare e quindi a quelli si è appigliato? Se non sbaglio, tra l’altro, quello di Genna era solo un commentino sporadico lasciato sul blog di Loredana Lipperini. Recensioni di Manituana scritte da Genna non ne ho trovate. Gli altri due sono – nell’ordine – un testo ironico e giocoso di Marco Philopat che non aveva proprio alcuna pretesa di essere una recensione, e poi quello di Saviano, sì, sul tono eccessivo posso concordare, anche se il problema è più che altro la sintassi contorsionistica, prima ancora del contenuto. Ma da qui a parlare di una cordata su Manituana mi pare ce ne passi… Le recensioni raccolte sul sito ufficiale del libro nella sezione”Rassegna stampa” sono molto più variegate ed equilibrate (ci sono anche sonore stroncature, anche “preventive” di Avvenire e Libero), e inoltre, forse quel che conta sono i giudizi dei lettori che si trovano in giro per la rete, giudizi che io personalmente fatico a definire “interessati” o facenti interessi di mafie o chissà cosa. Io stesso ho commentato favorevolmente il libro su IBS e ancor prima sul “Livello 2” del sito, avanzando però anche qualche critica e ricevendone risposte interessanti da WuMIng4 e WuMing2. E’ così faticoso ammettere che dopo dieci anni di lavoro i WuMing hanno un seguito di lettori che comprano i loro libri e dialogano con loro? Sulla “sincerità” o meno degli autori, vedi frase finale della recensione di Binaghi, mi sembra che quando si azzardano certe sentenze si finisca per superare la linea tra critica letteraria e psicanalisi da salotto televisivo (Crepet e colleghi). Dire che un autore non è sincero mi pare un modo di insinuare che stia prendendo in giro i suoi lettori, cioè che stia propinando loro materiale di scarsa qualità, e quindi significa dire che i suoi lettori sono babbei che se lo lasciano propinare. Se il signor Binaghi consente, preferisco pensare che i lettori sappiano decidere da sé quali autori seguire e con quali autori discutere. E se posso abusare ancora per due o tre righe della pazienza di chi legge, mi spiegate che senso ha commentare che, pur non avendo letto il libro, si condivide l’impianto della critica di Binaghi, cioè se ne accetta la premessa, e cioè (secondo logica) si da per assodato che il libro non vale quel che se ne è scritto?

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  4. Lucio Angelini

    Personalmente ritengo i Wu Ming non ancora all’altezza delle proprie intelligenze individuali. Roberto Bui, per esempio, è dotatissimo, peccato che non cerchi l’universale nel proprio “particulare” (più figo scritto con la ‘u’). Però sono giovani, confido che si faranno:- )

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  5. fabry2007

    non conosco il libro in questione. mi sento invece di dire che la Lipperini è persona competente ed equilibrata nei giudizi.

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  6. Wu Ming 1

    Caro Valter,
    da quando siamo in attività ci siamo sempre definiti “cantastorie” e “autori di narrativa popolare”. Siamo anche stati criticati aspramente per la nostra insistenza sull’essere popolari. Abbiamo sempre definito i nostri libri “romanzi storici”, fortemente indebitati con la narrativa di genere e quella che antipaticamente viene chiamata “paraletteratura”. Gli scrittori più nominati sul nostro sito sono probabilmente King e Salgari. Un particolare e insistito riferimento è da sempre quello ai feuilletons, ai romanzi d’appendice tra Ottocento e Novecento. Inoltre, abbiamo più volte citato come influenze i fumetti Bonelli e quelli Marvel.
    Nello specifico, non c’è quasi intervista su “Manituana” in cui non abbiamo omaggiato Fenimore Cooper e il ciclo di Nathan Bumppo.
    Tutto ciò è notorio e nero-su-bianco, disponibile a chiunque, archiviato nelle varie sezioni del nostro sito.
    Questo per quanto riguarda il “non avere la faccia per essere popolari” e il suggerimento di “portare un fiore sulla tomba di Cooper”. Grazie del suggerimento, ma è parecchio tardivo 🙂
    Per soprannumero, abbiamo portato fiori (lo abbiamo fatto davvero, meno di due settimane fa) anche sulle tombe di Molly e Joseph Brant.
    Ok l’amor di polemica, vanno benissimo le frecciate, ma bisognerebbe prima sincerarsi che il bersaglio sia dove lo si crede.
    Con immutata stima, WM1

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  7. mauro baldrati

    Non riesco a capire il senso di questo post. Si fanno cenni più o meno ammiccanti al front (cioè l’opera in sé che, se ho ben capito, secondo Binaghi sarebbe una sorta di post romanzo storico d’avventura sopravalutato) e al back (cioè presunte cordate/mafie editoriali), a “l’intelligentja progressista (che) è arrivata all’osso del nichilismo” (?) ma tutto è indeterminato, venato di un sarcasmo che vorrebbe essere minaccioso. Insomma, non capisco la partenza, l’obiettivo, il messaggio, se c’è.
    Fregandome altamente di queste questioni da backstage, ho provato per ben tre volte a recensire Manituana. Ho sempre rinunciato. Per me è un libro difficile da recensire, perché sfugge alle gabbie dei generi. Comunque ha in sé una potenza notevole che in certi capitoli si espande libera, come quelli sui nobili inglesi, già citati da Binaghi. Sicuramente è un libro perfettamente laico, e questo avrà certamente offeso, quanto meno irritato, quel demone integralista che spesso si esprime attraverso la tastiera di Valter Binaghi.

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  8. vbinaghi

    Ringrazio innanzitutto Wu Ming1 per l’intervento e la precisazione, il che significa che l’autore e il testo non hanno bisogno di cordate ed elogi sovrabbondanti per affermarsi (come probabilmente la Juve di Ibra e Trezeguet non aveva bisogno di Moggi per vincere scudetti). Cordate e toni che però restano, come dimostrano i testi virgolettati, che non ho dovuto cercare col lanternino, ma ho trovato in un quarto d’ora.
    Quanto alle recensioni, non è necessario essere squilibrati nei toni per essere parziali: basta recensire soltanto i libri degli amici e ignorare deliberatamente il resto.

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  9. francesco sasso

    “E se posso abusare ancora per due o tre righe della pazienza di chi legge, mi spiegate che senso ha commentare che, pur non avendo letto il libro, si condivide l’impianto della critica di Binaghi, cioè se ne accetta la premessa, e cioè (secondo logica) si da per assodato che il libro non vale quel che se ne è scritto?”

    Che dire, sarò breve.
    Spero di poter dire la mia senza innescare polemiche, giacché esprimo un’opinione personale.

    Premessa: non ho pregiudizi sui Wu ming. Io valuto le opere. Per esempio, ho apprezzato new thing di Wu ming 1 (l’ho scritto da tutt’altra parte).

    Il principio del mio commento si traduce così: non ho letto Manituana, quindi non giudico l’opera, ma ciò non m’impedisce di capire il punto di vista (di partenza) di Valter sul lavoro critico di alcuni recensori.

    Sono anni che leggo Lipperini e Genna, quindi ho sviluppato delle opinioni a riguardo, frutto di riflessioni e letture passate, ovviamente, addolcite da differenti letture. In una parola: è una valutazione personale. E leggendo il pezzo di Valter mi è parso di capire che le mie riflessioni coincidano con le sue (ogni tanto capita nella vita).

    Terra terra: le recensioni di Genna sono logorroiche, barocche, sensazionalistiche (romanzo necessario ecc, capolavoro ecc,) e partono da un approccio critico che non condivido. Questo mio sentimento è spiegabile se si pensa che chi lo prova in fondo ha studiato (e continua tuttora a farlo) letteratura contemporanea e teoria della letteratura. Questioni di punti di vista, non di delegittimazione.

    Infine, la Lipperini. Anche qui. Si potrà dire che non si è d’accordo con il lavoro di alcuni critici. Per esempio, le sue segnalazioni sono monocordi (nel senso che gira che rigira, gli autori sono sempre quelli). Ciò non è scandaloso. Lei ha le sue idiosincrasie, come tutti, come me. Ma il discorso è gravoso. Preferisco evitare inutili polemiche. E’ giusto che ognuno conservi la propria idea. Insomma, non si può piacere a tutti. Lo spirito soffia dove vuole.

    f.s.

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  10. Sergio Merighi

    Ripeto che allo stato attuale non esistono recensioni del romanzo “Manituana” firmate Genna e Lipperini. C’è un unico commento di Genna sul blog della Lipperini. Quindi, anche se fosse giusto l’impianto, sarebbe comunque sbagliato l’esempio. Mi sembra che l’esempio sia stato scelto apposta, pregiudizialmente, per condurre una polemica tutto sommato speciosa. Come ha fatto notare WuMing1, Binaghi si è sbilanciato in giudizi sugli autori del libro che dimostrano, anche a voler essere benevoli, una conoscenza del loro lavoro come minimo frettolosa. Tutto questo partendo da recensioni che in due casi sui tre citati non erano nemmeno tali. E in alcuni passaggi sembra veder emergere un disappunto di Binaghi perché il libro gli è piaciuto più di quel che sperava! Anch’io esco, saluti a tutti.

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  11. listexxx

    manituana è un bel titolo. per il resto binaghi ha ragione. (il libro non l’ho letto, non posso dire, anche se la narrativa ormai è decotta da tempo).

    saltano come funghi i difensori dei wu ming. che siano figli dei figli con altri nomi? a proposito, che fine a fatto un signore che anni fa decantava le gesta del gruppo in qualità di lettore? non ne ricordo il nome.

    usare la narrativa per fare dei discorsi “politici” è pretestuoso. ormai l’unica strada è l’accumulazione, la verbalizzazione dei mostri verbali. guarda in faccia il bau bau per liberartene. gli indiani sono defunti.

    saluti,
    rs

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  12. correttore di bazze

    “a proposito, che fine a fatto un signore che anni fa decantava le gesta del gruppo in qualità di lettore? non ne ricordo il nome.”

    Giuseppe Iannozzi.

    “ormai l’unica strada è l’accumulazione, la verbalizzazione dei mostri verbali.”

    Sarebbe già un passo avanti non scrivere: “che fine a fatto”.

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  13. gianni biondillo

    Caro rs,
    io che sono un (vivissimo) indiano, se non le dispiace, mi tocco. Poi, perdoni, in cosa ha ragione Binaghi, se il libro lei non l’ha letto? O qui si fa una critica a un libro che s’è letto, o si fa una critica alla recensione.
    Io, ad es., la trovo pretestuosa. Pare proprio che a Valter dispiaccia che Manituana gli sia piaciuto!
    😉
    E comunque se di me dicessero: “gratti Biondillo e viene fuori Omero” ne sarei orgoglioso mica poco! Sbaglio?

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  14. Wu Ming 1

    Riporto qui, censurata soltanto di una cruciale informazione tecnica, la mail che ho appena spedito al compagno Valter Binaghi:

    Dal momento che, de gustibus a parte, il libro lo hai letto, ti porgo questo invito a entrare nel “Livello 2”, dare un’occhiata in giro, anche partecipare al dibattito se qualcosa ti stimola.
    Si parla, qui e là, pure della religiosità in Manituana.
    Se ti pare che se ne parli poco o male (nel romanzo come nel forum), sei invitato a mandare tu un contributo e pungolarci al riguardo.
    C’è una comunità di quasi duemila iscritti al L2 che attende soltanto stimoli, anche provocatori.
    […] A noi farebbe solo piacere.
    http://inside.manituana.com/

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  15. listexxx

    giannibiondillo, mi riferivo ad altri indiani, non ai wichitafallswichita della patrie lettere.

    correttore di bazze, che fà, cambia mestiere? se non riesce a capire le liste taccia, no? non cerchi di colpirmi per uno sciocco refuso. comunque, quello non è iannozzi; si chiamava franco melloni, ora me lo ricordo. lei conosce? magari è un suo compagno di merende.

    saluti, nonostante lei

    rs

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  16. Pasquale Giannino

    Ma insomma… Proust Joyce Dostojevski e Kafka sono morti da un pezzo. E quel vulcano di Hemingway sappiamo tutti quando e come si è spento. In Italia siamo fermi a Dante, è questa la realtà. Per quanto non fosse poi così avanti come ci raccontavano a scuola né tanto meno al passo coi tempi in qualità di pensatore, il suo valore poetico-letterario è universalmente riconosciuto. E poi? Di chi possiamo vantarci? Di Leopardi, Manzoni, Foscolo? Dei grandi, non lo metto in dubbio: le loro opere sono dei capolavori insuperati e forse ineguagliabili nel loro genere. Ma di cosa stiamo parlando? Qual era il contesto internazionale con cui questi mostri sacri si misuravano? La cultura idealistico-romantica, la cui anima poco o punto aveva a che fare con le connotazioni retorico-clericaleggianti del cosiddetto romanticismo di casa nostra (si salva L’infinito e poco altro)… E abbiamo forse avuto un Melville o un Whitman? E vogliamo paragonare Pascoli e D’Annunzio con il genio di Rimbaud e la rivoluzione copernicana dei poètes maudits? Per carità, siamo seri… Abbiamo forse qualcuno che possa competere con nomi del calibro di Mann, Céline, Musil? Forse ci si avvicina Carlo Emilio Gadda, che fra l’altro fu riconosciuto solo da vecchio (ma questa è un’altra storia, tipicamente italiana…). Per circa sessant’anni ci hanno fatto credere che Moravia fosse il più grande scrittore del Novecento… Allora, signori miei, ho l’impressione che stiamo cascando dal pero. La mediocrità della nostra letteratura non inizia certo col cannibalismo col postmodernismo con lo “sgrammaticatismo” o con qualsiasi altro ismo ci possa venire in mente. La crisi della nostra letteratura, ma oserei dire della nostra arte della nostra scienza della nostra cultura in genere ha radici molto più remote e profonde. Signori miei, siamo fermi a Dante, al Rinascimento e a Galileo, e siamo ben lungi dal risalire la china. Ma quelli di Wu Ming non mi pare abbiano mai detto di volerci provare…

    Ciao.
    Pasquale

    Rispondi
  17. vbinaghi

    Riporto qui la Mail con cui ho appena risposto al compagno Wu Ming1
    perchè contiene tutto quello che ho da aggiungere a quanto già scritto.

    Ciao Roberto,
    intanto lasciati dire che sei un signore.
    Sul sito ci vado appena posso, anche stanotte se riesco.
    Però vorrei chiarire un paio di cose: conosco il vostro lavoro dai tempi di “Lasciate che i bimbi”: avevo parecchio da eccepire su quella fase, e l’ho fatto dedicandovi un cameo scherzoso nel mio ultimo romanzo, pubblicato da Sironi (se non ti è arrivato da Mozzi dammi un indirizzo che te lo mando).
    La recensione a Manituana (che come ho scritto mi è piaciuto pure, almeno fino a un certo punto) è in effetti strumentale: come credo tu abbia capito non ce l’ho col libro nè con gli autori, ma coi partiti e le consorterie la cui responsabilità non attribuisco a nessuno in particolare, piuttosto a un certo malcostume che si è diffuso tra i letterati di quella che un tempo era la sinistra, e di cui secondo me il salotto della Lipperini, Carmilla, Giugenna e in misura minore Nazione Indiana sono un esempio fulgido. Sono da un anno appena in Rete, ci ero arrivato pieno di speranza e ne sono rimasto molto deluso, perchè ci ho trovato le stesse cristallizzazioni che ci sono di fuori. Dovevo scriverlo in qualche modo, e ho preso quest’occasione.
    Se vorrai (e ne hai tutto il diritto), contraccambiare la sberla, avrai vita facile: sono un cane talmente sciolto che mi faccio male da solo.

    Pax vobiscum

    Rispondi
  18. Wu Ming 1

    Cosa vuoi mai, Valter, gentlemen si diventa.
    Le cordate, le consorterie e le lobby purtroppo sì, esistono, e a ogni scala di grandezza. Sullo stato della blogosfera letteraria con me sfondi una porta girevole, è una dimensione che mi ha nauseato da tempo, tanto che me ne sono allontanato, trascorrono anche sei mesi tra un mio commento e il successivo.
    Tuttavia, come già ti ha detto qualcuno, penso che tu abbia scelto l’esempio meno calzante. A volte si vedono le cordate anche dove non esistono, è un effetto di prospettiva, una distorsione. Non tutte le collaborazioni e i reciproci apprezzamenti sono “mafietta”.
    Marco Philopat è uno fuori da tutte le logiche di consorteria editoriale, che da trent’anni si fa il mazzo nei peggiori tuguri della Milano non ufficiale, e solo recentissimamente è passato dall’autoproduzione a tempo pieno a una dimensione “anfibia” tra grande editoria e lavoro di base.
    Per quanto riguarda Loredana, è sufficiente dare un’occhiata agli archivi del suo blog, e si vedrà che propone continuamente titoli di esordienti, di carneadi per vocazione, o comunque di autori anche lontanissimi dalla sua matrice culturale. E’ molto frequente la descrizione caricaturale della sua attività, ma è una cosa che risale a scazzi telematici ormai vetusti e ben poco nobili. E’ la cosa più facile del mondo perpetuare luoghi comuni.
    Genna lo si dipinge spesso come un recensore iper-entusiasta e acritico, e spesso non ci si accorge delle prese per i fondelli e delle vere e proprie stroncature che abilmente maschera da apologie. La sua è una consapevole operazione di spiazzamento, che può piacere o no, ma prima di giudicarla bisognerebbe anche capirne la portata parodica. Per dire, molti lessero superficialmente e presero sul serio questa *magnificente* stroncatura mascherata de “La macinatrice” di Perente:
    http://www.miserabili.com/archives/2005/06/ha_davvero_ragi.html
    Quanto a noialtri WM, si vedrà dagli archivi di Nandropausa che nel corso degli anni abbiamo segnalato e recensito di tutto, l’unico criterio di scelta era il piacere che avevamo provato leggendo. Per il resto, non andiamo ai party degli editori (è capitato due volte in dieci anni), anzi, non frequentiamo proprio gli editori, che in genere stanno a Roma o a Milano mentre noi risiediamo in provincia (dove li incontro gli editori? A San Lazzaro di Savena? A Dogato?). Non ci muoviamo nel demi-monde letterario, è molto raro vederci a questa o quella kermesse (a Mantova una sola volta, nel 2002). Ce ne stiamo a casa nostra, e quando usciamo è per incontrare i lettori, non il “generone”.
    E’ molto facile creare e crearsi l’illusione di una cordata. Noi da anni, nel preambolo a ogni numero di Nandropausa, poniamo questo problema: se ci capita di apprezzare il libro scritto da un amico, perché non dovremmo dirlo? Per paura delle maldicenze? Sarebbe una forma di censura ambientale. Stai pur sicuro che se un libro non ci convince pienamente non ne parliamo bene, nemmeno se lo ha scritto un amico carissimo. E’ capitato svariate volte e capiterà ancora. Come è capitato che parlassimo bene del libro scritto da uno che ci stava sulle palle, perché il libro non è l’autore.

    Rispondi
  19. listexxx

    binaghi, lei in rete si troverà male, ma c’è sempre. lei è un masochista.

    lucioangelini, faccia un controllo ai neuroni superstiti.

    saluti, nonostante

    rs

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  20. francesco sasso

    a wu ming 1

    “Genna lo si dipinge spesso come un recensore iper-entusiasta e acritico, e spesso non ci si accorge delle prese per i fondelli e delle vere e proprie stroncature che abilmente maschera da apologie. La sua è una consapevole operazione di spiazzamento, che può piacere o no, ma prima di giudicarla bisognerebbe anche capirne la portata parodica. ”

    Stai per caso dicendo che dietro ogni recensione iper-entusiastica di Genna (in questo momento ho in mente l’ultima da me letta, si riferisce a un testo inedito di un giovane autore) c’è sempre una operazione di stroncatura e di parodia?

    f.s.

    Rispondi
  21. Wu Ming 1

    Parodia non sempre, soltanto qualche volta. Ma molto spesso, quasi sempre, c’è un qualche spiazzamento, c’è un gioco di retoriche nascoste, come se un’altra traccia fosse segnata tra le righe col succo di limone. Tanto che una volta gli proposi di scrivere una recensione di “New Thing” seguendo un decalogo da me redatto. In seguito io avrei svelato il gioco sul forum dedicato al libro, come operazione di “disvelamento”: riconoscere le forze presenti in un testo sotto la sua superficie. Si spremette le meningi e mi assecondò, facendosi da un lato l’auto-parodia, ma da un lato scrivendo una recensione che era pienamente nello spirito del libro.
    La recensione è qui:
    http://www.miserabili.com/archives/2004/10/wu_ming_1_new_t.html#007290
    Il mio iniziale gioco di sponda (con tanto di dibattito) è qui:
    http://www.wumingfoundation.com/ourbooks/forum_viewtopic.php?2.37
    Il disvelamento di fine stagione è qui:
    http://www.wumingfoundation.com/ourbooks/news.php?extend.46
    Questo per far capire che le recensioni di Genna non sono mai soltanto quel che sembrano.
    E ora mi fermo e mi riallontano. Bye.

    Rispondi
  22. gianni biondillo

    Valter scrive: “il salotto della Lipperini, Carmilla, Giugenna e in misura minore Nazione Indiana sono un esempio fulgido.”
    Come “in misura minore”? Echeccazzo! Uno si fa un mazzo così per entrare nei salotti bene e viene descritto come un “minoritario”. Essì che io la “r” me la arroto ogni mattina, che fa tanto chic. Che palle. Me ne vado da Cordelli & C. a questo punto!!! Con Arbasino, Berardinelli e gli tutti gli altri almeno si fa a gara di rutto libero, la sera.

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  23. vbinaghi

    Wu Ming1
    direi che l’accusa, se c’era, non era alla pochezza critica o addirittura alla malafede di chi spaccia una ciofeca per un capolavoro, ma semmai alla selettività delle letture e delle proposte, all’assidua frequentazione di certi editori (Einaudi per esempio)in questo senso specifico, alla propensione a scoprire libri importanti nelle medesime direzioni. Che non sono certo biecamente commerciali (non lo credo per nessuno dei summenzionati) e neanche necessariamente politiche perchè, come mi spiegava un amico scrittore milanese, oggi l’importante non è stare a sinistra (visto che non c’è più) ma esserlo stati. E’ qualcosa di sentimentale, che umanamente capisco e forse persino invidio in chi riesce a provarla, ma che è fondata su comunanza di esperienze e di giudizio, e nuoce alla valutazione estetica, che io credo chiamata a una specie d’inflessibile oggettività.
    Su Manituana, la cosa che ho sentito disturbante è non tanto l’entusiasmo di certe recensioni (non è il mio libro, ma sento il suo tipo di bellezza, può essere il libro di molti, se fosse stato interamente all’altezza della seconda parte forse sarebbe stato anche il mio), ma lo spostare l’attenzione dal romanzesco al Critico, facendone l’allegoria che non è, dandole un valore aggiunto che secondo me è più debitore alle passate gesta del collettivo Wu Ming o alla tua lezione sui 300 che alla natura del libro.
    Quanto all’amicizia personale, è solo un bene da custodire.
    A volte pone problemi. Avoledo è mio amico, ha scritto le note di copertina del mio romanzo, ho scelto di non recensire il suo libro uscito poco dopo. Mi è costato farlo, perchè è un gran bel libro, ma ho pensato che poteva nuocergli anzichè giovargli. E’ un modo di pensare mio, non deve impegnare nessuno, capisco benissimo chi fa diversamente e forse in futuro lo farò anch’io.
    E’ per la libertà che scrivo queste cose, la mia e la tua di parlarne sinceramente, perchè di questa cosa io non dubito affatto. Se c’è qualcosa di meccanico, ottuso o inutilmente aggressivo nei nostri comportamenti, è l’inerzia dell’abitudine, l’assopimento economico della ripetizione. Io sento che c’è bisogno di nuovo pensiero per capire quello che ci sta accadendo a noi umani, e non lo trovo, questa cosa mi fa impazzire.
    Detesto dare ragione a Lucio Angelini.

    Rispondi
  24. vbinaghi

    @Gianni
    sei un maestro a voltare la frittata. Non ho parlato di salotti “bene”, e nemmeno di associazioni a delinquere di stampo mafioso ma di partiti, alleanze, cordate più o meno consapevoli che ancora una volta ideologizzano (più sentimentalmente che concettualmente) sul fatto letterario, a volte anche esaltando scritture mediocri ma “corrette” e ignorando il resto. Lo so che adesso qualcuno griderà al rosicone, e invece no, perchè io sono stato accolto benissimo su Nazione Indiana. Prego credere anche nella mia buona fede: dico quel che dico perchè ho osservato per un annetto blog e stampa (scelte, valorizzazioni ed omissioni, compresa la letteratura edificante su Saviano di NI). E’ vero che oggi a sinistra piacciono anche i Celine, ma solo dopo morti.

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  25. gianni biondillo

    No, aspetta, Wu: davvero qualcuno ha preso sul serio la mitologica rece di Genna alla Macinatrice?
    Daaaiii, buontempone!

    (e a Valter: vai a dare un occhio alle recensioni che ho pubblicato io e dimmi quante di quelle sono su libri di “amici” miei. A meno che tu non creda che io abbia rapporti intimi con Kenzaburo Oe, Kari Hotakainen, Patrik Modiano, Imre Kertész, Fernando Pessoa, Adam Langer, ‘Al Al-Aswani, Alice Munro…)

    Rispondi
  26. gianni biondillo

    Fra gli italiani anche Alberto Garlini e Marcello Fois, che ci vuole davvero coraggio a pensare che scrivano in modo “mediocre” ma corretto. Li hai letti, tu?

    Se facessi “cordata” avrei recensito ben altri nomi, non trovi? Io anzi, mis ono continuamente posto il problema di scrivere o meno di autori che amo, rispetto, ma che ho la fortuna di conoscere. A questo punto, insomma, machissemefrega: le prossime volte li recensisco e vaffambagno. Tanto, che lo faccia o meno, io “faccio cordata”! (insieme a quei comunisti – e giallisti, ovviamente – di: Kenzaburo Oe, Kari Hotakainen, Patrik Modiano, Imre Kertész, Fernando Pessoa, Adam Langer, ‘Al Al-Aswani, Alice Munro… scrittori davvero mediocri ma corretti.)

    Rispondi
  27. vbinaghi

    @Gianni
    NI è un collettivo, non si parla solo di NI e soprattutto non di te. Però facciamo così: se questa percezione (che ho descritto accuratamente, credo) ce l’ho solo io vuol dire che sono lo scemo del villaggio. Se invece è più condivisa riflettiamoci.
    Il post serve a quello.

    Rispondi
  28. gianni biondillo

    Valter,
    tu hai parlato di malcostume, di partiti e consorterie, di “propensione a scoprire libri importanti nelle medesime direzioni”.
    Ti sfido a trovare uno stesso libro recensito su Carmilla Lipperatura e Nazione Indiana. Così, per sport.
    Credo che tutti e 5 i WM (che leggono come matti!) non abbiano MAI recensito su Nandropausa i libri da me sopra citati (forse uno o due, boh… non vorrei dire minchiate). E io sono quello più “consortile” con la cricca sopra elencata. Figurati le recensioni di Raos, Inglese, Krauspenhaar, etc.
    Sei sicuro di quello che dici, insomma?

    Rispondi
  29. Wu Ming 1

    @ Valter: “lo spostare l’attenzione dal romanzesco al Critico, facendone l’allegoria che non è, dandole un valore aggiunto che secondo me è più debitore alle passate gesta del collettivo Wu Ming o alla tua lezione sui 300 che alla natura del libro”

    L’importante è che l’accento di questa tua frase calchi bene sul “secondo me”. Il resto è in secondo piano.

    @ Gianni: sì, vi fu chi la prese sul serio, ricordo bene. Anche tra i commentatori di Lipperatura.

    E adesso mi lasciate andar via? 🙂

    So long.

    Rispondi
  30. i VMO!!!!

    Vorrei ringraziare Walter Binaghi, che ha permesso a Vu Ming l’intervento, che nel suo sviluppo successivo si è Prodi(=cade)toriamente incentrato su quel mito che denunciò, prima di Valter e di Wu, le medesime consorterie (=dove si decidono le consorti, violentemente, quando ancora hanno due anni o non sono ancora nate tipo in Arabia Saudita), cioè il vero discorso Anti-Restauratore sviluppato testè qualche anno orsono (non = orso no!) dai VMO, di cui qui vorrei rinfrescare lo stile che tanto mi manca più simpaticamente di Walter perché erano lontani dalla religione del Cristo (ma non quello che immergeva la crocefissione nella propria urina sottocellophane per non farla uscire subito così la croce rimaneva secca senza senso dell’operazione che lui diceva artistica ma era una vera e propria bestemmia, cosa ne pensa Binaghi di Cristo? L’artista non il Re del Mondo) e pur senza tirare in ballo (ce ne sono di varii tipi, dalla Polka al Cha Cha Cha al Jazz di cui lo stesso Wu Ming è autore in un libro restaurativo di quelle consorterie denunciate da Binaghi (ma prima dai VMO) nessuna religione, tutte le religioni hanno da esistere se non fanno la Jihad ma anche se la fanno contro i Restauratori dei salotti (dove attenzione, state attenti!!!!, si scivola, noi non ci siamo mai stati, ma sono fatti di broccato col rosolio e bevono tutto il tempo organizzando che tu parli di me se io parlo di te così vendiamo all’hypermercato una quantità SPROPRZIONATA di Libri!) e stanno lì, precisamente la signora Lipperini e Genna e Wu Ming e Biondillo indiano pellerossa (non a caso l’ultimo libro dei Wu Ming, non so se l’avete letto, riguarda la nazione Indiana, non è un caso!!!!) a cui si sono aggiunti, in funzione anti-Moresco, anche Scurati Bajani e molti altri, ci dicono che si cammina con le pattina e c’è sempre una forma pazzesca enorme sproporzionata di grana Padano al centro nel tavolo di questi salotti, uno va, si alza, c’è il coltellino apposito, lo prende inCuneandosi (vd. Cuneo) per prenderlo più grosso, quindi non fidarsi di Biondillo assolutamente e della finta ipocrisia disvelativa di se stesso di Wu ming, non è vero che sono in duemila ma solo in cinque da duemila account diversi (basta fare validate html) in quel livello di un sito fatto malissimo con l’impiego di Flash, ma chi l’ha fatto?, Raister di Nazione Indiana! E’ un magna magna, altro che magna grecia come citato da uno che citava Omero quassù. Erano i VMO di http://vmo.splinder.com oppure it che lo facevano da tempo di sporgere questa denuncia, signor Binaghi, e nessuno a dargli il merito di essersi presi in faccia e ovunque, nel peggior momento della morte della madre e della malattia che li costringeva, nel momento della massima commessa di Tiscali, a essere da due a uno e 1\2 (=mezzo=mezzo servizio, anche se non era servo di nessuno, tantomeno dei salotti dove ti mettono il collare fuori dalla porta prima di entrare e ti tengono anni di prova a chiedere di entrare in quel salotto). I VMO accusarono Genna e la sign.ra Lipperini in antagonismo con l’ENORME Tiziano Scarpa, lui sì nel vero Barocco (ma togliete la parola baro, perché non ha mai ingannato nessuno, non come Genna) e la ragazza Carla Benedetti, in fiera (ma non nel senso Expo) opposizione della Restaurazione e dei salotti, RIPETIAMOLO UNA VOLTA PER TUTTE LA CASA DI MORESCO NON HA UN SALOTTO! Vede la televisione in cucina direttamente! Solidarietà a Moresco di cui non si parla più e signor Valter Binaghi, meno la religione, uguale ai VMO di cui sentiamo tutti (=io) la mancanza perché dicevano la bocca della verità non indugiando un attimo a mettere la mano innocente nella quale non veniva tagliata, mentre vedi che moncherino Biondillo se ci prova, dopo che i Wu Ming gli hanno fatto un libro vendutissimo ingannevolmente sopra la sua Nazione Indiana, dove circolano tutte le mosche da salotto, coraggio signor Binaghi, avanti così, lei (non nel senso di donna protagonista di una frase) continua la battaglia dei VMO che si sono spenti speriamo in un loro ritorno quando ci sarà, forse sono in Canada ma stia tranquillo della denuncia, era sincera (ma non cera delle statue, applicabile piuttosto a questi che dice lei (vedi sopra))! Avanti così, signor Binaghi!, in quest’opera di pulizia della rete che è sporca di nicknames e falsa letteratura e cricke (non lo sport incomprensibile inglese pakistano dove recentemente avvengono omicidi a livelli mondiali di un allenatore sul campo!)! Avanti così!!!
    Un ammiratore dei VMO non so se ve li ricordate, hanno fatto la storia della rete e molta pulizia=stile Maestro Lindo=questione morale di berlinguer contro Craxi che è stile Nazione Indiana!

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  31. lapoesiaelospirito

    Parliamoci chiaro: Biondillo per un mese è stato il “moroso” della figlia di Oe. Quando fece quel famoso viaggio in Giappone, del quale i Wu narreranno nell’attesissimo Giaponeana Moka Express (per tacer del Cacucci).
    Oh Valter: su NI recensiamo solo i morti, i tedeschi, i morti tedeschi, gli irraggiungibili. Discorso a parte per le interviste: una volta ho intervistato te. E’ stato pure bello, tra l’altro. Dunque… E’ vero che c’è aria di cordata in casa dell’accordato, ma in fondo è anche vero che nel mondo editoriale, così piccolo e fragile, aiutarsi non è così sconveniente.
    Poi è bene fare dei distinguo: i Wu fanno i loro interessi, e bene. Hanno capito come funziona il web. La Lippa ha delle predilezioni. Genna gennifica, o genneggia. Ha inventato un gen-ere. Certe sue recensioni sono spettacolari. Certi attacchi divertentissimi. Se si piglia sul serio mi piace di meno.
    La situazione è fluida, voglio dire. Per esempio oggi siamo qui a parlare di Manituana con Wu MIng 1 (che saluto) e che ho sempre letto su Lipperatura, quasi mai su NI. Invece stavolta viene qui da noi e ci fa il piacere di spiegare con amichevole solerzia. Insomma, la guerra tra blog, se c’è stata, è finita. Siamo per la collaborazione, per il dialogo. Lpels è nata con questo spirito. Appunto.

    Franz

    Rispondi
  32. beccalossi

    Il problema fondamentale è che gli italiani sono salottisti di natura. Se poi si è pure paraculi, figuriamoci. Se poi si è italiani paraculi e si vive di libri altrui (perchè si vorrebbe vivere di libri propri) allora il salottismo è necessario, indispensabile, questione di vita e di morte.

    E il problema è che internet, con la sua capacità di espandere la rete e le relazioni, ha amplificato tutte queste cose. Per colpa di internet, siamo tutti più editori, salottisti, paraculi ed italiani.

    (se fossi un editore anarchico oggi farei saltare in aria un provider: non bisogna nemmeno arrampicarcisi sopra)

    caro valter, tu non stai criticando Nazione Indiana. Tu stai criticando Nazione (punto).
    Ti eri illuso di trovare quale mondo protocollato TCP/IP?

    Rispondi
  33. vbinaghi

    Respingere al mittente, ritrarsi sdegnati, buttarla in vacca.
    Si può far tutto. Io queste cose dovevo dirle, perchè le sento.
    Sono contento di averle scritte, più che altro per i commenti arrivati. E’ così che, direbbe il Meister, Allah è grande.

    Rispondi
  34. Invoco il ritorno dei VMO!

    Signore (non l’Altissimo anche se non sappiamo quanto sia alto lei, pronome femminile che siamo costretti a usare ma non in logica-prospettiva-insultante-PACS, noi che abbiamo subito (ma non avverbialmente nel senso di: ora!, subito!, adesso!, non c’è un attimo da perdere!!!, anche se a fare l’html (validate, non come Reister che fa l’indiano nella sua nazione che non partecipa all’ONU nel consiglio di sicurezza, perché non sa dare consigli sull’html validate figurarsi sul secure server di cui siamo diventati esperti nonostante le ripetute azioni contro di noi, anche quelle di uno che è salottiero PERCHE’ IL SALOTTO CE L’HA ECCOME ma resta in questo salotto da solo per tutto il tempo della connessione ciè 48ore su 24, ex amico Peppe I. (che da Iannozzi si trasformò in I. per Iscariota) Binaghi,
    questo appello per darLe (non a lei in quanto donna e nessun accenno omofobo, noi che siamo stati osteggiati (=Ostia=non la località ma la partiCola= diventata ormai come la Coca Cola per i Fedeli=non Fede che non c’entra con la letteratura, è un salottiero, basta vedere la abbronzatura falsa in quanto uno non può abbronzarsi stando sempre nei salotti) tutta la solidarietà visto che crede in Dio e Allah in quanto medesima entità Suprema come la corte che Le (ma non al femminile, anche se lui la fa a molte senza riuscire per l’aspetto ricciuto alla Pino Pelosi, BIONDILLO FA PARTE DEI PELOSI MA SOLO NEL CUOIO CAPELLUTO e perché va in classifica con la scorta dei vari giornalisti salottieri tipo D’Orr(endo)ico(na della critica restaurativa) e quindi come Pelosi ammazza nuovamente il Pasolini che fu caro all’er Mocolle (non sappiamo chi sia, ma adesso investighiamo con le nostre strategie Google penetranti a cui nessuno riesce a sfuggire se solo ci mettiamo avendo il tempo, siamo sotto commessa, ma non del bar o della Standa, che qui a Cagliari non si trova fortunatamente, piena di manichini come BIONDILLO CHE E’ UN MANICHINO AGLI ORDINI DELLE CONSORTerie) fanno Wu ming e gli ipocriti Restauratori Consorti (anche valido come Consorzio, tipo del latte o del taleggio, qui a Cagliari solo pecorino, si sa, ma della letteratura).
    Siamo qui per svelarLe (senza alcun accenno alla sua sessualità che per noi libertari DEVE essere quella che è PERCHE’ SIGNOR BINAGHI LEI (ma privo di indicazioni a una possibile omosessualità a cui noi siamo partecipi attivamente e anche no) DEVE AVERE LA SESSUALITA’ CHE HA) che abbiamo scoperto un scoop PAZZESCO nel nostro stile di ricerca svelatore-indaga alla Dash (=un detersivo) Hammett/Chandrer (autore indiano dell’avversario, Marlowe, di hakespeare ambientato a Bombay in un libro di stazza di Mondadori, non a caso casa che ha un salotto suo, anzi più di uno visto la grandezza che ci raccontano, anche di queste carpe che non abbiamo capito dove stanno, ma ne raccontano le imprese, GRANDISSIME!, SPAVENTOSE, come la Mondadori stessa) e cioè, lo scoop, è che LEI SIGNORE (ma non Dio) BINAGHI HA RAGIONE SU SAVIANO perché SAVIANO E’ UN ALTRO NOME COLLETTIVO DEL COLLETTIVO WU MING e ci credo che ti recensisce bene sull’espresso (= non il caffè ma neanche il treno) i Wu Ming in quanto Saviano è LORO!!!! Nessuno l’aveva capito prima, ma è un nuovo trucco falsario (=soliti ignoti= la scena di Totò tra le lenzuola aa napoli nel vento con la cassaforte di Capannelle, ma stanno suonando le campanelle per tutti con le nostre INCREDIBILI ENORMI RIVELAZIONI tipo questa:

    SAVIANO=WU MING!

    Grazie al nostro network di contatti, che ha scovato il codice vincente (alludendo al codice da Vinci, letteratura col nome vinci come dice Lei (niente allusioni in vista del nostro libertarismo assoluto in fatto di fatti sessuali) GRATTA E VINCI!). Ecco la soluzione escogitata dai Wu ming con funzione di marketing, che hanno permesso a Saviano di vendere milioni di copie di CAMORRA per potere farsi pubblicità all’ultimo loro libro col giudizio di uno che ha venduto milioni di copie e quindi vendere anche loro milioni di copie!
    Ecco il codice:
    SA! (nel senso che sa che esiste la camorra e la svela falsamente con aneddoti che a napoli sanno tutti ma a cagliari, per esempio, tutti come le tre scimmiette, non vedo non sento non parlo, e non perché sei affetto da una grave malattia vera invalidante come chi sappiamo noi e si comprende così lo sforzo a mezzo servizio (ma servi di nessuno mai!) dobbiamo fare.
    +
    VIA! (nel senso di vattene, perché i club camorristici lì non lo vogliono in quanto disvelatore di segreti di Pulcinella infatti è napoletano, anche se non esiste perché è i Wu Ming)
    +
    NO! (a questo punto si impunta e chiede la scorta (=ruota, provviste, sostituzione, addirittura sosia nell’ammissione di esserlo dei Wu Ming! Allora dice no!, io non cedo un millimetro (se è suo però ha il diritto di non cederlo a nessuno) e non se ne va) e quindi non se ne va di lì.
    Come vede, Signore Binaghi, aveva ragione (soggetto indefinito appositamente perchè aveva ragione Moresco e quindi abbiamo inventato questa espressione sin-tattica e strategica per permettere a Moresco, DI CUI NESSUNO PARLA PIU’, di infilarsi nell’attribuzione di ragione che legittimamente deve essergli tributata stile Arco di Trionfo (a parigi Arc de Triomphe, per un autore internazionale come Moresco che ha pubblicato l’esordio degli Esordi in Francia CON IMMENSO SUCCESSO ma qui non ne parlano, le solite consorterie che stendono un silenzio corpevole, nell’ottica del corpo arrovesciato insegnataci da MORESCO!!!!!!!!,!!!!!).
    Quindi: SA!-VAI VIA!-NO! è un n(enne)-simo trucco dei Wu Ming che dopo un’esperienza calcistica sotto falso nome di un immigrato clandestino di colore che hanno sfruttato senza passaporto nel Milano condannato a una penalizzazione da Calciopoli/M-Oggi (per dire segretamente che ha influenza anche adesso), ci preparano altri trucchi di consorteria e ATTENZIONE!!!,!!!, disponiamo di un network fatto di tantissimi amici dal DELAWARE (attenti!, terra di delatori come dice il nome della regione in questione, ma per questo disvelanti anche segreti di altri), dal Canada e dal Labour di malta (dove c’è stata ultimamente un’onda anomala che ha invaso l’isola che è attorniata dal mare e quindi esposta a questi zunami, di tristezza per l’andata via di Blair sostituito da Brown (= marrone) che è UNO DEI PELOSI COME BIONDILLO!, stiamo per favorire l’evidenza delle prove che I WU MING PRIMA SONO ANCHE GENNA (barocco=baro ma anche sciocco) e la Sig.n.ra LIPPERINI, ma aspettiamo perché ci rivelino i codici sottostanti, un attimo di pazienza (non a caso noto faccendiere di Gelli e Calvi (infatti non aveva i capelli=)) e sveleremo questa CONSORTERIA che vorremmo che Lei chiamasse CONSORTERIA-IA-OH come la fattoria 8vedi la factory a cui si ispirano i Wu ming, alludendo con la “W” a Warhol, piena di clandestini che sfruttava facendoli dipingere e fare i film su cui metteva poi il suo nome e si ritrovavavano NON A CASO! in un saluto sulla V/5the/Quinta Avenue proprio in un SALOTTO!!!!!.
    Ve lo dimostreremo presto. Grazie Signore Binaghi (ma non nel senso trinitario=Lo chiamavano Trinità= bestemmia cinematografica perpetuata contro i fedeli che in Trinità ci credono dai tempi precedenti dell’era dei film fino al Consiglio di Nicea con la quostione FILIOQUE= infatti i Wu Ming pubblicizzano pubblicamente i loro figli!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) anche se siamo per libera religione in libero stato (solido, liquido, gassoso che sia, siamo libertari in senso Assoluto (ma non Dio)), siamo infatti aconfessionali ma LO SCOOP SIGNIFICA CHE ABBIAMO CONFESSIONI DA FARVI come quella Sa!-Via!-No! che svela i malintenzionati dietro uno dei Wu ming che è saviano, immaginiamo il terzo di loro che è napoletano e pelato COME SAVIANO!!!!!!!!!!
    Avanti così!!!!! GRANDE!!!!!!!,!!!!!
    Ha tutta la nostra stima (valiamo più dei 40 denari giudei, espressione non a caso naziskin usata contro di noi omosessuali a calgari!).
    Grazie dell’ospitalità per il lavoro di svelamento, sperando che i VMO tornino per appoggiarLa (senza nessun’alludimento al sesso, per carità (=fede=speranza)) in tutto e per tutto, nuovo amico Walter Bin-Aghi, detto da quanto è pungente la sua critica, ma la prego PARLI ALMENO LEI DI MORESCO CHE E’ SCOMPARSO DALLE DISCUSSIONI PER AFFARI DI CONSORTERIA (coll’illusione comune che con sorte= destino contro cui sbatti la testa ma non puoi farci nulla).
    Un fan dei VMO che si pregia di sperarne il ritorno immantiniente!!!! Grande!!!!!,!!!!!

    Rispondi
  35. listexxx

    non sono riuscito a leggere tutto ma dico solo: geniale.

    era tempo che non leggevo parzialmente un post simile. vale la pena.

    saluti,

    rs

    Rispondi
  36. La Malafemmina

    Ci sono numero 117 punti esclamativi e, curiosamente, numero 43 parentesi aperte e numero 33 parentesi chiuse.
    Chiuda le parenti!

    Rispondi
  37. vbinaghi

    Mi sembra giusto rendere pubblica anche questa corrispondenza:

    Caro Valter,
    fra me e te. Sei liberissimo di scrivere e pensare di me quel che
    vuoi, ovviamente. Ma permettimi di dirti tre cose. Primo: non è vero che mi occupo solo delle stesse persone. Dai un’occhiata al blog e dimmi, sinceramente, se Pietro Grossi o Enrico Gregori sono “le stesse persone”, solo per citare due nomi. Secondo: non è vero che mi occupo solo di Einaudi. Questa è un’affermazione davvero calunniosa e smentibile dati alla mano (dati veri, ho fatto tempo fa una classifica degli editori che cito, per mio uso). Terzo: per me essere “dalla parte delle bambine” non è una cosa ironica e sciocchina e veterofemminista, è un impegno.
    Basta, chiedo perdono per il disturbo e rientro nella tana.
    Loredana Lipperini

    Sono io che chiedo perdono se ritieni che ti abbia offeso, io volevo aprire un discorso molto più generale, a partire da una percezione piuttosto condivisa in Rete, ma, se hai notato, non ti avevo citato nell’articolo.
    Valter

    Beh, Valter, hai alluso abbondamente, però, nel testo e nei commenti.Non sono offesa, sono, semmai, desolata.
    Stai bene
    Loredana

    Se ti dico che mi rincresce, ci credi?
    Sono troppo vecchio per spaccare montagne, ma abbastanza furibondo per come vanno le cose.Posso solo pungere qua e là, ogni tanto, probabilmente non senza goffaggine.
    La critica letteraria non è il vero problema, il problema è che in questo paese non si riesce a far nulla se non sentendosi “appartenenti” o “esclusi”.
    Ho una figlia di sedici anni, anch’io vorrei essere dalla parte delle bambine. Solo, a volte vedo un utilizzo improrio delle quote rosa. Però avevo già deciso di leggere il tuo libro, se te ne frega qualcosa ti farò sapere.
    Valter

    Rispondi
  38. vbinaghi

    Angelini, se qualcuno ha cancellato commenti tuoi non sono stato io. Ci tengo a dirtelo perchè se sarò io a occuparmi di te vedrai che mi senti arrivare.

    Rispondi
  39. La Lipperini

    No. A me non sembra affatto giusto, Valter. Ho premesso alla mia prima mail “fra me e te”. Trovo estremamente scorretto pubblicare la corrispondenza senza avermelo chiesto. Grazie.

    Rispondi
  40. listexxx

    cacciolatipaolo, quella è una quota di tutto rispetto. sono arrivato fin lì con gaudio. (è ovvio che per 55enne di ottima presenza-assenza sono disposto a contravvenire all’autodivieto).

    saluti,
    rs

    Rispondi
  41. vbinaghi

    Listexxx
    conosco una contessa russa completamente rovinata dal poker che farebbe al caso suo, e conta giusto 53 primavere.
    Ma lei è anche giocatore, per caso?

    Rispondi
  42. Giuseppe Iannozzi

    E allora ecco Saviano (il puro, l’indomito) sull’Espresso:
    “La sensazione è che il nuovo romanzo dei Wu Ming sembri in qualche misura un dialogo sibillino con la ‘Dialettica dell’illuminismo’ di Adorno e Horkheimer.”

    Per la miseria, ma Saviano le spara davvero grosse, ma così tanto grosse che uno praticamente è costretto a cagarsi nelle mutande.

    Babsi Jones è Virgina Woolf e Shakespeare.
    E via di questo passo.

    Ma porco diavolo, lo spirito critico è una supposta di glicerina, a questo è stato ridotto?

    Ci si è ridotti poi a parlare sempre dei soliti, dei soliti quattro. Che du’ par di palle! In tal senso sono d’accordo con Valter. Molto meno d’accordo con la sua posizione prettamente cristiano-cattolica nel giudicare un qualsiasi testo: non trovo sia Binaghi un buon critico.

    E io invoco una bella guerra nucleare che faccia fuori un po’ di teste di paglia.

    Continuate a divertivi, possibilmente, con mazze da baseball in mano e pesanti clave, e dateci pure dentro, picchiate sodo, sulle teste soprattutto, in stile 300.

    Giuseppe Iannozzi

    Rispondi
  43. ma allora è vero!

    Toh, è tornato Iannozzi Peppe I.I., dove il doppio “I.” stava per Iscariota Immondo, il personaggio di fantasia che i VMO crearono come pupazzo da attaccare perché aveva ordito una provocazione contro Moresco per conto delle cricche bestselleristiche e noir-nazistiche, fingendo di parlare bene di Parente! Ma sono davvero tornati i VMO???

    Rispondi
  44. VMO, tornate!

    Signore (=Dio=Razinger=no!, anche se Lei (non quella, intendiamo proprio questo Signore Bin-Aghi, nostro nuovo amico),
    ci arriva adesso uno scoop di speranza nel ritorno prossimo venturo (maschile di Simona, restauratrice televisiva, visti i restauri pagati da Lele Mora=Morra (anche cinese, in quanto mafia, come si vede qui di seguito)=CAMORRA, falso besteseller di Sa!-Via!-No! nel senso che non vuole andarsene di lì, ma finge) e lo scoop CHE DA’ RAGIONE ALLE PREVISIONE/PROFEZIE DI ANTONIO MORESCO, DI CUI NESSUNO PARLA PIU’ PER LA BEN NOTA (musicale solo se si capisce che è sempre la stessa musica) CENSURA, e cioè la vera motivazione dell’anomalia dell’onda anomala di tristezza che ha preso il Labour Party di malta del nostro amico Anglu Farrugia e cioè che DOPO BLAIR IL PREMIER INGLESE E’ BROWN MA DAN. Attenzione!!!!,!!!!: Moresco e la ragazza Carla Benedetti, scagliati avelocità folle con ordine di battaglia/Bravehart/Difesa del popolo lo avevano pre detto da molto tempo e infatti si è avverato!!!!, attraverso i bestseller disvelanti la sete di poetere alla ricerca di questa bevanda che possa toglierla, detto anche Graal, che

    DAN BROWN E’ DIVENTATO IL CAPO DELL’INGHILTERRA

    e quindi Faletti prossimo ministro degli esteri! Ha ragione Signore Binaghi, non si preoccupi della preoccupazione di pubblicare pubblicamente l’email privata della Sig.n.ra liooerini, anche se è fra te e me e quindi non è stile Cavaliere (=Berlusconi, non a caso), perché con una privacy non si fa e quindi SIAMO COSTRETTI A CENSURARLA!, non la Sign.r.na Lipperini ma LEI (ma non Lipperini, direttamente il Signore Bin-Aghi) e quindi a dare anche a Lei 8ma non Signora) dell’Iscariota PERCHé NON PUOI PUBBLICARE IN PUBBLICO TUTTO QUELLO CHE TI PASSA PER LA TESTA (d’ariete, lo riconosciamo, ma attenzione, lo facevano arrosto nei tempi bui dei medievali in azione guerresca stile Gibson nel ben noto film, mangiandolo senza sale impalato su il fuoco dell’accampamento stile assedio assetato del mesesimo potere, Graal) e dunque rientra nella categoria degli ISCARIOTI che vendono per i soliti 40 denari al Tempo ai Sacerdoti tanto SI SQUARCIA PRIMA O POI! Binaghi Lei (non Lipperini) non ha imparato niente dalla bibbia che professa (=professoressa=caso di tor Bella monaca che già dal nome fa riscontro alle indagini di pedofilia nell’asilo che non vogliono più dare ai romeni, vedi Mutu (non nel senso di noi sardi, cioè che rimane senza parole di fronte a un atto del genere di pubblicare pubblicamente e-mail (di cui siamo espertissimi, non a caso chiamata killer application che noi tecnici sappiamo PERFETTAMENTE cosa vuol dire, ma la minaccia è velata, ma il velo si squarcia, del Tempio, prima o poi),cos’ha imparato dalla Gennesi? Allora è uno di loro! Isaia-ia-ia-oh, altro che CONSORTERIA dunque da Lei (non Lipperini) falsamente denunziata (per richiamare dannunzio=fascismo=nella letteratura e nei volantinaggi sugli aerei) quindi

    PER RIAVERE LA NOSTRA AMICIZIA E NON SOLO DEVE CHIEDERE SCUSA ALLA SIG.R.A DEMOCRATICA LIPPERINI o ATTENZIONE!!!!!,! non torniamo mai più sulla questione e non torniamo mai più dopo avere visto il molto successo di uno stile assente da tempo (no Tempio, siamo fuori dal battesimo regolare, abbiamo laicamente fatto richiesta di cancelleria, propinatoci dalle nostri madri, detto con senso di colpa per via della nota morte) nei commenti entusiastici delle e-mails pervenute alla nostra casetta postale in stile elettronico/avanzato/IP/od/Web2.o, volevamo ringraziarvi tutti pubblicamente, ma se la pubblicazione è personale la obblighiamo alle legittime 8come le consorti delle consorterie, non a caso, a cui Lei (non Lipperini) appartiene, nel senso che lì si apparta e ci tiene), quindi non torneremo MAI PIù da Lei (non Loredana liooerini), ma si scordi gli Aghi, per noi resta il signor Bin stile SIM (non la carta del telefonare) SALA (non a caso vicina alla significanza di salotto a cui appartiene) BIN.
    Un fan di Vincenzo e Basile dei VMO amareggiato dal suo comportamento (doppio, in quanto falso, supponiamo a questo punto) che non tornerà mai più.

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  45. fabry2007

    riporto un intervento inviatomi da Pasquale Giannino:

    Ma come si fa a pensare che i comunisti mangino ancora i bambini (= gli autori non intruppati nelle file dell’armata rossa cultural-letteraria)!?!? Come si fa a indignarsi ancora dinanzi alle “cordate”? Ma perché, c’è mai stata un’era nella storia dell’uomo che non abbia conosciuto le cordate? C’è mai stata una piazza una via un vicolo un anfratto qualsiasi della nostra civile (non sempre onorata) società occidentale che non si siano nutriti di cordate così come di astio di gelosie di ulcere e invidie di ogni risma? Quel geniaccio di Bertrand Russell diceva che l’invidia serpeggia dappertutto ma in nessun posto come negli ambienti di lavoro. Sono i colleghi di lavoro di arte di scrittura quelli che si rodono il fegato più di chiunque altro. Ah! quello là non vale un cazzo però è comunista e la sinistra ha il monopolio della cultura nel nostro paese… quell’altro scrive libri inesistenti vuoti inutili e banali come quel microgrammo di materia grigia che si ritrova però le cordate gli hanno aperto le porte della distribuzione industriale… E potrei andare avanti fino a stasera. Non è questo il modo di ragionare oggi. Siamo alla fine del 2007! Alla fine del 2007 esiste un solo parametro di “ragionamento”: il margine. E se non fosse per motivi di margine ditemi voi perché mai Diego Zandel Manlio Cancogni Gian Ruggero Manzoni e tanti altri autori con un passato e una storia letteraria e umana di tutto rispetto sono stati da tempo proscritti dall’editoria che conta. Ditemi perché Vincenzo Guerrazzi, dopo aver pubblicato con Marsilio Newton Compton e Rizzoli ha dovuto subire un esilio ventennale. È ritornato in auge nel 2004 con L’aiutante di S.B. Presidente Operaio. Sarà stato mica il fattore S.B.?… Ditemi perché un grande del Novecento come Corrado Alvaro si deve accontentare oggi di un piccolo editore quale Rubbettino. Ve lo dico io il motivo: si chiama punto di pareggio… Hai pubblicato con il gotha dell’editoria italiana, puoi vantare un passato straripante di premi e recensioni? Bene. Molto bene. Sei in grado di garantirmi un adeguato margine? No? Accomodati all’uscita… È questa la realtà ragazzi, è inutile incaponirsi a fare gli idealisti. Idealista puoi essere a quindici anni, già a venti rischi di passare per coglione… E allora, l’esempio emblematico non mi pare proprio sia quello di Wu Ming. Al contrario, quello di Wu Ming mi pare piuttosto un esempio – credo più unico che raro – di “cordata” giunta dal basso. Una dimostrazione concreta delle potenzialità “democratiche” offerte dalla rete. Chiediamoci piuttosto: è necessaria una rivolta di “popolo” per avere delle opportunità nel mondo delle patrie lettere? Attenzione, sto parlando di opportunità, non di successo… Ma se un autore senza nome non ha l’opportunità di vedersi distribuito e promosso – in modo serio come dovrebbe saper fare un editore degno di tale ruolo, e non già nella maniera fittizia e ingannevole in cui sono esperti tanti di quegli “editori” che ti chiedono il cosiddetto “contributo”… – se una voce inedita non ha una chance, almeno una nella propria vita, di proporre e sottoporre all’attenzione del pubblico il suo eventuale talento, se neanche questa piccola semplice ovvia possibilità è concessa allora ben vengano la rete i blog le litigate e le risse virtuali e reali i leccaculismi le riserve di indiani di terroni di operai di emarginati e sfigati di ogni genere e ogni sorta di cordate le nostre sinapsi riescano a immaginare!

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  46. Pasquale Giannino

    Anzitutto un grazie di cuore a Fabry per aver inserito il mio commento. Avevo provato a farlo io come sempre, ma evidentemente c’è stato qualche problema “tecnico”… Poi, mi sento in dovere di fare una precisazione riguardo al caso di Diego Zandel da me assimilato, nel # 62, alla schiera di scrittori “proscritti dall’editoria che conta” perché non riescono più a garantire il cosiddetto punto di pareggio. Ebbene, mi ha spiegato privatamente che il suo non è in realtà un caso di proscrizione ma piuttosto un ridimensionamento dell’attività letteraria, negli anni più recenti, dovuto al suo nuovo incarico di manager Telecom.

    Lucio, io penso che conti di più l’intraprendenza. D’accordo, il fattore “C” ha un peso per nulla trascurabile, in questo come in altri campi. Ma vanno avanti soprattutto quelli che sono più inclini diciamo così alle “public relations”, quelli che riescono a “selezionare” le amicizie giuste e a indirizzare opportunamente le loro frequentazioni. È così, non serve negarlo. D’altra parte ne ho avuto conferma da un mio amico, uno scrittore che vanta decine di successi editoriali e fior di recensioni: “In questo mondo si va per appartenenze…”. Un altro di quelli che la sanno lunga, Umberto Eco, ha recentemente dichiarato che l’aspirante scrittore, se vuole emergere, deve pensare più a “telefonare” che a scrivere libri… Del resto cosa cambia negli altri settori? Ci sono forse altri ambiti che premiano il merito anziché l’intrallazzo? Io non ne conosco. Se voi ne conoscete, per favore, illuminatemi.

    Per quanto riguarda la mia personale esperienza, che debbo dirvi? Io mi sono trovato “invischiato” in questo mondo senza neanche rendermene conto. Sin da piccolo sognavo di fare l’ingegnere e mi intrigavano la scienza e la tecnologia più che i romanzi e le poesie. Sono riuscito in qualche modo a coronare il mio sogno. Eppure ho contratto una brutta malattia: la scrittura. Non ricordo come sia accaduto, pensate che fino a qualche anno fa ero fra l’altro un pessimo lettore e ogni volta che dovevo scrivere due righe mi veniva l’orticaria. Insomma, è stato un fulmine a ciel sereno. Come se non bastasse sono andato a fidarmi di quei signori della Editrice Nuovi Autori… D’accordo, sono stato un coglione, ne sono più che consapevole. Però oggi voglio confidarvi un segreto. Se io non avessi avuto quella esperienza così traumatica probabilmente ora non sarei qui. La mia esperienza di scrittore si sarebbe esaurita con le due presentazioni che mi organizzai – sempre da APS ché se aspettavo il mio editore… – una a Milano e l’altra nel mio paesino, giù in Calabria, dove ho firmato decine di dediche e quasi mi pareva di chiamarmi Hemingway… E invece sono qui a rompervi le scatole. D’altre parte, il primo a cui Pasquale Giannino sta sul cazzo sono proprio io. Che brutto carattere! Perde subito le staffe, è uno che non conosce il significato della parola “diplomazia”… Che dire poi di tutti quei racconti e saggi che gli ha postato Gian Ruggero Manzoni, in questo cenacolo e ancor prima nel suo vecchio blog? Come ha potuto credere in lui! Sarà la solita cordata…

    Pasquale

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