Non offendetevi, non mi guardate così, non è per superbia che non voglio più scendere. Il fatto è che anche volendolo non potrei. Il fatto è che con tanta fatica ho imparato un mestiere tanto innaturale; e adesso la sua natura artificiosa, tanto lontana da quella di tutti, si è imposta, si è sovrapposta alla mia, che era un tempo come quella di uno di voi; e oramai mi riesce di fare soltanto ciò che ai più è impossibile, anzi, persino impensabile: le cose quotidiane, normali, mi sono precluse, per sempre.
Troppo abituato a stare in cima a questi pennoni, in bilico su queste funi, sopra le vostre vie mi perderei; una strada appena più larga di qualche centimetro si apre a deviazioni, si presta a tentazioni che allontanano la meta, la fanno scordare. Non offendetevi, non mi guardate così; lasciatemi stare quassù, lasciate che vi guardi dall’alto senza che mi arrivino le vostre parole: così che possa immaginarle, così che possa io stesso aggiungere le didascalie ai quadri viventi che formate per me. Lasciate che faccia come dico, vi prego, è l’unico modo che mi è dato di partecipare alla vita. Lasciatemi stare quassù, e di tanto in tanto mandatemi quel che potete, giusto qualche briciola, giusto per vivere; ed io vi ricambierò, sì, vi ricambierò, con qualche evoluzione di cui non capirete il rischio, e con occhiate benevole.

mi ricorda il barone rampante. Alla fine accettò un comodo letto tra le fronde su cui aveva abitato, dormendo appeso come un enorme bozzolo, per una vita. Nessuno sa dove sia finito perchè “Ombrosa non c’è più. Guardando il cielo sgombro, mi domando se sia davvero esistita”
buona giornata
Gentile Elena F,
pensandoci bene quando scrissi queste righe, un secolo fa, avevo appena letto il digiunatore di Kafka. Siccome mi riesce più facile digiunare che affrontare le Altezze (Reali e virtuali) la trasposizione corse subito alla penna, forse prima ancora che alla coscienza. In seguito avrei tradotto san Simeone stilita di Tennyson, a conferma della persistenza in me di quell’archetipo.
Un caro saluto,
Roberto
anche a me ha ricordato il barone rampante di Calvino!
c’è questa frase che cela un fondo di presunzione:
…ed io vi ricambierò, sì, vi ricambierò, con qualche evoluzione di cui non capirete il rischio, e con occhiate benevole.
il rischio, più che da capire, è da affrontare, credo…
L’occhio benevolo rimedia.
🙂
Cara Carla,
anche capire, se si può, non è male.
Comunque il nostro acrobata i suoi rischi li affronta. anche se a modo suo. E’ un povero disadattato, lui, non un presuntuoso (anche se in assoluto una cosa non esclude l’altra).
Persino, anzi soprattutto, la sua offerta di occhiate benevole in fondo è patetica.
E nessuna pretesa di riecheggiare, nemmeno al contrario, l’albatro baudelairiano: non sono più i tempi, e poi questo poveraccio non ha mai veramente volato, e se ci provasse si fracasserebbe.
O no?
Un caro saluto,
Roberto
Anche a me ha evocato Il Barone Rampante, fin dalla prima riga. Un’osservazione: non capisco perché il rampante di questo apologo debba pregare, pietire, chiedere briciole. L’ho trovato non so, fuori tono. Che ne pensa l’autore? Buona giornata.
Cara Anna L.B.,
valga quanto ho scritto sopra, al #4. Ci sono persone, credo meritevoli di rispetto e simpatia, capaci “di fare soltanto ciò che ai più è impossibile, anzi, persino impensabile” alle quali però “le cose quotidiane, normali, sono precluse, per sempre”. Costoro, comunque le si voglia chiamare, fanno parte di quelle categorie di cui una pubblicità sociale dice “la loro diversità è la ricchezza di tutti”. Tale pubblicità non è propriamente menzognera ma piuttosto parziale; sapendo dall’interno e a mie spese come funzionano certe cose mi è piaciuto esprimere il disagio che costa ricoprire certi ruoli. In ogni caso, se tutti sono coperti del sangue del ragazzo, non ci possiamo aspettare che il ragazzo abbia la pelle liscia e intatta.
Un caro saluto,
Roberto
a me, invece, buona parte del testo mi ha fatto pensare che a parlare fosse Gesù.
Cara Alessandra,
un simile riferimento non era nelle mie intenzioni; prendo atto della tua sensazione con un certo imbarazzo.
In generale però credo che il famoso “silenzio di Dio” troppo spesso sia da ricondursi alla “sordità dell’uomo”.
Un caro saluto,
Roberto
mi dispiace di aver causato imbarazzo. Non era certo nelle mie intenzioni.
Cara Alessandra,
ci mancherebbe. Troppo sovente dei personaggi interiori ai quali non vorremmo dare la parola se la prendono con l’astuzia o con la forza; ed è questo a renderci timorosi e guardinghi. Ma se stavolta le cose fossero andate in maniera diversa, suparato lo sbigottimento, non potrei che ringraziare.
Un caro saluto,
Roberto
Cara Signora ecc,
s’intende, esser buoni non è un obbligo, ed anzi a volte si fa peggio. Bellissimo il brano riportato, un copia-incolla non si nega a nessuno, ma per impallinare un passerotto bastava uno schioppicino.
Un caro saluto,
Roberto
pare che le persone che salgono sugli alberi siano più di quelle che pensiamo. ieri c’era persino Zaccheo. è come se avessimo una sorta di istinto a vedere la vita dall’alto, intrecciato con il suo istinto antagonista, che vorrebbe vedere tutto dal basso. la cosa veramente difficile sembra essere guardarsi negli occhi.
Caro Roberto ecc.,
ma quale passerotto e schioppicino, io ho solo qualche spillo e spuntato di quelli con la capocchia a pallina colorata e lo conficco per pochi millimetri in un puntaspilli di panno lenci rosso a forma di cuore. Ma solo così, per un piccola puntura terapeutica che punge meno di uno sfiorare d’ortica. Pratico agopuntura spirituale e spiritosa.
Un acrobata può far le sue evoluzioni anche se nessuno lo guarda e gli sorride. O lo commisera. Il segreto non è nella
simmetria di dare ed avere, nemmeno nel guardarsi negli occhi, ma nel dare a perdere. Ma noi siamo cresciuti quando si restituivano i vuoti delle bottiglie di latte. Lo so. Vorremmo più geometria e simmetria di sentimenti.
Saluti a quadretti di seconda elementare con una cornicetta di quelle che c’erano su quei libretti chiamati “Roselline”.