BUON RIPOSO, ENZO

Enzo Biagi AGI NEWS – Enzo Biagi e’ morto alle 8.20 di questa mattina. Era ricoverato, dalla scorsa settimana, nella clinica Capitanio di Milano per problemi cardiaci, dopo che venerdi’ scorso si erano manifestati anche dei problemi renali e polmonari. Sabato le sue condizioni erano apparse migliori. Stamattina presto, il peggioramento. Accanto a lui le due figlie, Bice e Clara. Aperta alle 10 la camera ardente nella stessa clinica. I funerali saranno celebrati giovedi’ a Pianazzo in provincia di Bologna, dove era nato il 9 agosto del 1920.

Gliene abbiamo dette di tutti i colori negli anni Settanta, quando per noi insieme a Montanelli rappresentava l’ufficialità dell’informazione, e quindi lo Stato, ergo il gendarme dei padroni. Salvo poi scoprire che non era così governativo, e farne un icona quando è stato uno dei pochi a dire di no a quello di Arcore, cioè un padrone vero. Ma lui non s’è mai visto esaltarsi o deprimersi troppo. i padani sanno del fiume: prima o poi tutto arriva alla foce. Era uno che parlava piano, me lo ricordo in tv, quell’incedere che ritrovi sulla pagina delle sue cose migliori, sobrio eppure penetrante. E macinava lavoro e conoscenze, Dio quanto hai scritto Enzo. Se il paradiso lassù, come ha detto una volta Bachelard, è un’immensa biblioteca, tu avrai certamente una stanza, un po’ migliore di quelle d’albergo dove dormivi da giovane, quando eri corrispondente.
Buon riposo, Enzo.

12 pensieri su “BUON RIPOSO, ENZO

  1. listexxx

    binaghivalter coccodrillo asciutto. finisce un’epoca, ciao enzone.

    e saluti, comunque e nonostante

    rs

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  2. cara polvere

    mi associo e ringrazio l’apparente “burbero” Binaghi per il pensiero.
    poco riscontro comunque, qui.
    buonanotte al Biagi, che è parola oggi, e sarà onorevole incontro di – domani – , per me.
    un saluto
    a tutti.
    paola

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  3. fabry2007

    mi ha colpito il fatto che i telegiornali di oggi fossero occupati per tre quarti dalla morte di Biagi. ho pensato: ecco, i colleghi giornalisti. invece, a pensarci bene, se lo merita. ha dato tanto, e ognuno di noi ha preso qualcosa dalle sue mani piene di parole e di pensieri.
    grazie.

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  4. Giuseppe Iannozzi

    E’ scomparso l’ultimissimo grande vero giornalista italiano. Si potevano condividere o meno le sue posizioni, le sue idee, ma con lui è scomparso anche un certo modo di fare giornalismo, ovvero con serietà ed umanità.
    Credo che tutti noi abbiamo attinto almeno una volta dalla sua memoria, perché Biagi ha rappresentato la memoria dell’Italia, di un secolo intero. Dopo Montanelli, dopo la Fallaci, adesso Biagi.

    Non concordo affatto: l’ufficialità dell’informazione. Non era nemmeno da pensare. E che dire allora di Pasolini? Credo che Biagi sia stato più libero e coerente di tanti altri colleghi. Una persona calma, posata, e allo stesso tempo ricca di grinta e umanità. Non condividevo molte cose, ma molte altre sì. Il minimo che posso fare è dargli il rispetto che merita.

    R.I.P.

    g.

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  5. Giovanni Nuscis

    Non condividevo in anni passati molte cose che diceva, soprattutto in tivù; e i toni, che mi apparivano talvolta autoritari e rigidi. Ne ho però sempre apprezzato la cultura, la professionalità e lo stile d’altri tempi, la rettitudine, l’onestà intellettuale, il coraggio di chiamare le cose col loro nome, la mancanza di opportunismo. Qualità esemplari testimoniate per un’intera vita, e ancora più evidenti a seguito dell’epurazione berlusconiana, una pagina nera – per lui dolorosissima – che non va dimenticata.
    Riposa ora in pace, caro Enzo.

    Giovanni

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  6. hag reijk

    Era il giornalismo che non sbraita; quello che non si trova al mercato del pesce. Il giornalismo dell’informazione -anche se a volte un po’ troppo moralistico. E spesso venato di ironia: quanto poca ce n’è nei fogli quotidiani, nelle voci di coloro che scambiano la firma per un passpartout per la verità. Non l’ho mai visto imbullirsi per avere la sedia in prima fila -proprio come l’altro grande, quel Montanelli di cui così poco ho condiviso ma che mi ha sempre convinto per la serietà. È (era?) il giornalismo di chi sapeva scrivere, di chi aveva un principale ma non un padrone.

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  7. lapoesiaelospirito

    Ci manca già, Enzo. Come ci manca Indro, da anni. Due mostri sacri. Quando il giornalismo diventa arte dell’informare e del commentare. Sferzanti entrambi; il toscano con quella ruggine e lo sbraito indomito, il bolognese con l’ironia e l’amabile amarezza di chi ne ha viste troppe. Un sorriso accennato, come di chi guarda un bambino, si intenerisce, e però, proprio per questo, sente maggiormente la pena del vivere in un mondo senza pietà.
    Biagi conosceva il mondo per averlo battuto in lungo e in largo da curioso borghese, da “uomo dal vestito grigio”, da commesso viaggiatore della cronaca.

    franz

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  8. cletus1

    Strano ma vero, pur non condividendo nulla o quasi, di quanto andava scrivendo, gli riconosco la rara capacità di una scrittura “alta” e insieme comprensibile. Maestro come pochi, nel maneggiare pronomi, la costruzione dei suoi periodi meriterebbe più attenta analisi in ogni scuola di scrittura del regno.

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