Il Tenco, cioè la Rassegna Tenco, non ha mai lucrato su Luigi Tenco, il cantautore più dissepolto nella storia della musica pop italiana. Questo volume (che è Milano, Rizzoli 24/7, pagg. 574, 12 euri) è un collettaneo curato dai geniali Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, con il contributo fattivo del giovane giornalista alessandrino Enrico Deregibus. Si tratta a tutti gli effetti di legge di un collettaneo che inserisce l’opera di Tenco (200 e più canzoni, qui commentate puntualmente da 200 e più cultori della materia) nella storia della musica leggera e del costume italiano.
Detta così sa di menata palabratica sesquipedale (cit., ovviamente), e invece il risultato incrocia l’utilità di una Garzantina – cui somiglia come formato e maneggevolezza – con un reportage di Ottiero Ottieri, di quelli raccolti 2 anni fa dalla figlia Maria Pace presso Avagliano (per questo, soprattutto il notevole capitolo Cambiano i costumi. Non solo quelli da bagno (vedi alla voce topless), dovuto all’estro del grande Antonio Silva). Fra i commentatori delle canzoni, spiccano ovviamente Riccardo Bertoncelli – che svela peraltro, ma finalmente, l’età sua – Gianni Mura e Gigi Garanzini, tutti e 3 alle prese con brani c.d. minori del Tenco. Si fa la verticale per i contributi di Giovanna Marini sulla musica e Umberto Fiori sui testi, come sempre per la discografia di Enrico De Angelis. Pièce de resistance del libro è tuttavia la mirabolante “Musica che gironzolava intorno”, venti pagine di felicità glossolalica dovute al già citato architetto lombardo-catalano Sergio S. Sacchi. E anche questi sono motivi per cui Antonio Silva, Roberto caballero valiente de la Republica Orientàl de Uruguay e Jacques Higelin son grandi.


mi permetto – sperando di non distogliere troppo l’attenzione dal post del prestigioso gc – di segnalare anche questa opera, a cura di Sergio Secondiano Sacchi ed Enrico de Angelis:
http://www.editricezona.it/animadeipoeti.htm
“L’anima dei poeti: quando la canzone incontra la letteratura”.
Oltre che per il grande valore del libro, anche per un motivo biecamente autoreferenziale, essendo il testo in questione pubblicato da “Zona”, che ha dato alle stampe anche il mio “Extra Omnes” (e gestita dai valorosi Piero Cademartori e Silvia Tessitore).
Quanto al resto, maggìco gc, hai detto tutto e splendidamente. Io, visto che si parla del grande Tenco, mi limito a ricordare un paio di versi:
“Vedrai, vedrai/vedrai che cambierà./Non so dirti come e quando/ma vedrai che cambierà.”
Oppure la meravigliosa “Lontano, lontano”:
“E lontano lontano nel tempo
l’espressione
di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto
l’aria triste che tu amavi tanto”.
E non posso non ricordare “Preghiera in gennaio”, del compianto De André.
“Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero
quando a Te la sua anima e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare, quando verrà al Tuo cielo
laddove in pieno giorno risplendono le stelle.
Quando attraverserà l’ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà, baciandoli alla fronte:
“Venite in Paradiso, là dove vado io
perché non c’è l’inferno nel mondo del buon Dio”.
Ho finito. Mi ritiro in buon ordine, complimentandomi per il volume dei Due e per questo post del maggìco gc, che invoglia alla lettura.
Un cosmico abbraccio di universale amore ci affratelli nunc et semper.
De Gaja.
quell’annuncio,è stato terribile,ho pianto,non volevo crederci,eppure,ciao amore,ciao.
jc
Luigi Tenco. Quando lui c’era io ancora non c’ero. Lui non c’era più e io ancora dovevo arrivare. Peccato. Avrei voluto incrociare una volta il suo sguardo inquieto e profondissimo, so che mi sarei innamorata all’istante.
Ammiro il club che non ha mai lucrato sul suo nome, forse è per questo che Tenco in rassegna è presente. Si sente, c’è. Non è un fantasma, vive proprio lì, negli occhi di tutti, nei miracoli che avvengono in quei giorni. Miracoli che ognuno è in grado vedere, non c’è bisogno di credere in Dio. Può la Bellezza rovesciare il mondo? Può, al Tenco succede. E anche questo è uno dei motivi per cui Antonio Silva è grande.
il cantautore più dissepolto nella storia.
ecco, darian qui fa un vero colpo di tacco.
ah, informo che ieri è morto il barone nils liedholm.
gaja, lei cita sempre le solite. conosce questa, del tenco?
Se tu fossi una brava ragazza
alla sera invece di uscire
andresti a dormire.
Al mattino invece di dormire
andresti a Messa.
Se tu fossi una brava ragazza
quando incontri per strada una di quelle
guarderesti altrove
invece di stare ad osservare
come si muove.
Non mi daresti baci per la strada
davanti a tutti, davanti a tutti.
Non mi diresti che la notte sogni
di avermi accanto, lì nel tuo letto.
Se tu fossi una brava ragazza,
l’ideale della donna da sposare,
candida e pura,
è probabile che al nostro primo incontro
t’avrei lasciata
anziché insistere tanto, come ho fatto,
per rivederti.
la morale è sempre quella: fai “merenda” con la bella bionda.
saluti,
rs
In ordine:
1) Solmi, quel pezzo è commentato in volume anche da Marco Jimmy Villotti, il Gianfranco Zigoni della canzone d’autore italiana non che dedicatario di un notevole pezzo del Conte di mezzo. Ottima scelta. Ora Villotti è pard di Paolo Simoni, su cui si scommettono ingenti quote di fondi asiatici Nextra come next big thing della Rassegna nr. 32.
2) Gaja, bene ricordare quel volume di de Angelis/Sacchi, non meno che La tradotta. Al Tenco si ascolta musica in genere molto buona, ma altrettanto buone sono le parole, le migliori delle quali vengon poi trascritte con acribìa altomedievale da Annino La Posta.
2.1) del S.S.Sacchi, imperdibilissimo il booklet che accompagna un ampio cd collettaneo uscito per Radiofandango come homenage al comandante Ernesto Guevara. Profluvio davvero di scienza e sapienza.
@rs: non la conoscevo. molto, molto bella davvero. ora non mi resta che ascoltarla. (non mi sorprende che a lei sia rimasta impressa, conoscendola!)
@gc: sì, vero! anche La Tradotta. L’ho dimenticata da vera polla! Chiedo scusa!
@Luce: concordo in tutto, mia cara. All’istante, Luce, all’istante!
e baci!
Gaja, non puoi ricordarti sempre di tutto. Antonio Feliciano Silva è grandissimo, ma non dimentichiamo Roberto Coggiola, che ha la genialità di uno Schiaffino e la dirittura morale di un Di Stefano, e la follìa non misurata di Sergio Secondiano Sacchi, e il metodo di Enrico de Angelis. E neppure, tant que nous y sommes, la smisurata tua tenerezza critica e narratoria, no?
@gc: non v’è dubbio che Antonio Feliciano Silva e Roberto “Che” Coggiola siano immensi e inarrivabili, come sempre – qui e altrove – ribadito. (lo ripeto con piacere!)
quanto alla “smisurata tua tenerezza critica e narratoria”, nessuno – mai, davvero – l’aveva definita così. Del che, commossa (sul serio: sarà per la tenerezza di cui sopra), ti ringrazio di cuore. Sai quanto io tenga ai tuoi giudizi. Ti bacio, maggìco.
O altissima, ci tengo tuttavia a ribadire che, dipartito Amilcare Rambaldi, il Tenco è 5 persone uguali e distinte, cioè a dirsi, in ordine casuale, Roberto Coggiola, Enrico de Angelis, Sergio Secondiano Sacchi, Antonio Feliciano Silva e Giorgio Vellani. E’ grazie al combinato disposto di quest’entità sovrapersonale che quest’anno si ascolterà Paolo Simoni e Jacques Higelin, che canta l’amor doloroso al modo del Piccolomini, Giovanni Block e Giorgio Conte, Jo (Mauro E. Giovanardi) ed Enrico Pierannunzi con la divina Ada Montellanico. Peccatissimo te non ci sia, se non in ispirito.
gc, “altissima” è solo una pia illusione, nel mio caso. Io bassa sono, e bassa rimango! dal basso della mia bassezza (solo fisica, sia chiaro!) ti dico che fai bene a ricordare ciò su cui io tendo a sorvolare per imperizia. e mi scuso di nuovo. peccatissimo davvero non esserci, non sai quanto me ne dispiace: sarei venuta volentieri, organizzandomi per tempo. però in ispirito e in pensiero ci sarò, (ammesso che qualcuno mi pensi, evocando il mio spirto guerrier ch’entro mi rugge!) altroché, sempre.
Grande Pierannunzi.
fk
Con la Montellanico, un progetto-Tenco rischioso, ma non privo di fascino (lei poi mi pare bella oltre ogni dire, e non son certa sia, almeno giusta i canoni del secolo, di cui d’altronde m’impìpo)
mai la vidi. ma di lei darian mi fido.
saluti,
rs
Tenco aveva gli occhi cupi e grandi di mio padre. La stessa pettinatura.
Il suo è lo sguardo corrucciato e profondo di mio padre, la sua grande, possente malinconia.
Tenco aveva gli occhi cupi e grandi di mio padre e la stessa identica incapacità di metabolizzare il mondo intorno.
A volte mi chiedo perché quando guardo il volto di Tenco, mi sembra quasi di aver assorbito la sua cupezza, una profonda fragilità, una traiettoria che entra dagli occhi ed esce dal cuore.
A volte questo mi fa paura.
…E pensare
che poco tempo prima
parlando con qualcuno
mi ero messo a dire
che oramai
non sarei più tornato
a credere all’amore
a illudermi a sognare
uguale
gentifrancesca lei è troppo romantica, l’amore è un fatto troppo bello per essere vero.
saluti,
rs
ruggero,
io sono affetta da tenchite.
da sempre.
ossequi
Ruggero, l’amore è bello proprio perché
non ha niente a che fare col vero.
Non è vero ma esiste. Questa affermazione
da sola squarcia il famoso velo che ricopre
la realtà, ma anche tolto il velo nulla ci viene mostrato.
Troviamo ancora un altro velo e un altro e
un altro ancora, all’infinito.
Perdersi è l’unica via, l’unica salvezza.
Spenga il cervello e ascolti le parole
di Tenco, o Apanhei te-cavaquinho(NAzareth) suonata da Bollani
o ancora Che cosa sono le nuvole (Modugno-Pasolini)
sempre interpretata da Bollani. Vedrà, non avrà più dubbi
sul fatto che l’amore sia. L’amore è, e non ha niente a che
fare col vero. Ma è. Più del vero.
il tutto e il niente insieme
dov’è dio?