
E’ presa la vena, carezzala, fa
arco col braccio, appanna il lume, luce
celeste brilla una febbre sul braccio;
scalda l’anima copri lo specchio, fa
che una coltre allontani le voci, la
lamina d’argento s’è scaldata, è
la bianca fiamma che adesso mescola
a una gocciola che tersa traspare
la bianca bianca eroina, la vena
è radice il laccio stringe l’ago
riluce brilla buca il braccio, brina
scioglie che sulle ciglia brillava, va
in vena, è il momento del mantice, la
misura di sidro che versa dal calice,
son chiusi i begli occhi del ladro.
Beppe Salvia, Cuore (cieli celesti), II Lettere musive.

Altri ricordi, altri amori: gli stessi.
Beppe Salvia,e i begli anni in cui ladri (a Roma, o Milano eravamo in molti), la vita si lasciava prendere, eravamo begli occhi aperti appresi?
E perché non ricordare presto, vorrei trovarne il tempo vero, anche la coetanea e in molto altro coeva, Nadia Campana, (“Verso la mente”, Crocetti a cura di De Angelis/Turci), gemellata nella corsa, (e nei furti di vita), fino a caduta della linea, ma così poco onorata nel ricordo, da noi tutti?
Maria Pia Quintavalla
questa è una poesia VIVA da NON augurare
Porco cane, bella davvero. Cara Maria Pia, penso che siamo begli occhi anche adesso.
Maria Pia forse si potrebbe rimediare e pubblicare anche qui qualcosa di Nadia Campana. Io purtroppo non riesco a trovarla non ostante ci abbia provato. Un saluto, L
Grazie Luca.
Non voleva certo rappresentare un rimprovero ai presenti, tra i pochi a ricordare, o fare rivivere;
proprio perché viva, questa poesia, mi ha riportato ad altre di vive.
L’amore è anche prima di tutto a persone:per ricordare Nadia C., invece, dovrei avere la gioia di ritrovare le versioni ultime di poesie(quelle postate da Fortini su Il Manifesto, all’indomani della sua morte, che forse soltanto Prato pagano ha avuto e letto, ma nella raccolta edita sono riordinate o non salvate, per una cronologia diversa.
Ci penserò, l’edizione unica è ciò che possiedo.
Maria Pia