Double face

La donna che parlava con i morti

Esoterismo, noir e letteratura nel nuovo romanzo di Remo Bassini
Di Guido Michelone

Anna la bella libraria inquieta; Fabrizio l’ispettore parimenti angosciato; Attilio l’anziano onesto carabiniere; e poi ancora Marta, Nunzia, Roberto, Mario, Viviana, Antonio e tanti altri. I primi tre cercano una verità, anche se l’azione del romanzo si concentra soprattutto attorno ai primi due, i quali vivono una love story particolarissima. Anna a giugno viene all’improvviso lasciata da Fabrizio, dopo appena un mese di fidanzamento non consumato. L’ispettore scompare per mesi senza lasciare tracce e la libraia, con l’aiuto del fido carabiniere, decide di improvvisarsi investigatrice e di scoprire dov’è l’amato e cosa si nasconde dietro. Scoprirà una torva vicenda di esoterismo (appunto la donna che parla con i morti) che, quando meno il lettore se l’aspetta, si consumerà tragicamente.
Se c’è una caratteristica che accomuna l’intero corpus narrativo di Remo Bassini – quattro romanzi: Il quaderno delle voci rubate, Dicono di Clelia, Lo scommettitore – è quella di essere spiazzante sul piano dei generi letterari: a maggior ragione, quest’ultima fatica supera magari le tre precedenti in quanto a imprevedibilità argomentativa e audacia dialettica e forse, non a caso, risulta al momento la più complessa, la più matura, la più riuscita, in una parola la migliore. La donna che parla con i morti in tal senso non è il giallo o il thriller con cui qualche critico lo ha in fretta bollato, anche se di questi e altri generi ‘nobili’ (il mélo, il neorealismo, la denuncia sociale) si avvale per ricalcarne le strutture precipue, per adoperarne i modelli affabulatori, per emularne i tratti stilistici, fino a costruire un perfetto marchingegno dal punto di vista della messinscena discorsiva. La donna che parla con i morti è infatti uno di quei romanzi che appena lo si inizia, non si riesce più a staccarsene, si va avanti con avida curiosità, si ha la voglia di sapere come finisce, anche se l’impulso irresistibile – che appartiene alle opere veramente riuscite – diventa poco alla volta una pacata riflessione tanto sui processi narrativi, quanto su ciò che questi ultimi comunicano.
Al di là dei fatti su Anna e Fabrizio, presentati con gli espedienti classici del giallo e del thriller (ad esempio i coup-de-théatre a ritmo incalzante), Remo Bassini vuole anche esternare che da un lato il gioco (letterario) non è fine a se stesso, come in molti noir, e che dall’altro tra le righe si può leggere tutto fuorché della facile sociologia; l’Autore, con La donna che parla con i morti, riesce piuttosto a impartire una seria lezione di etica contemporanea, dove la vita ruota attorno ai valori umani e familiari: l’essere, i rapporti di coppia e di parentela, l’amicizia, i sensi di colpa, l’amore domestico, lo scontro generazionale, la pacificazione o al contrario la rottura estrema. Dentro e fuori i personaggi che incarnano la realtà odierna, sembra fondersi la dolorosa commedia umana di Balzac con le nevrosi della civiltà moderna, così come viene riletta e interpretata ad esempio dall’hard boiled school di Chandler e Hammett.
Qualche critico a proposito de La donna che parla con i morti giustamente parla anche di percorso emozionale, nell’accezione del coinvolgimento del lettore in una prospettiva drammatizzante; e per fare questo Bassini tiene il ritmo altissimo, giovandosi, come già detto, di tecniche e stereotipi della magia letteraria, non senza ricorsi più o meno espliciti al linguaggio cinematografico, insomma miscelando flashback e differenti tipologie di io narrante e di point-of-view che di continuo mutano, pur convergendo, dall’inizio alla fine, esclusivamente su Anna: è in fondo il ‘suo’ romanzo, ovvero la ‘sua’ storia, in cui la dimensione privata acquista valore condiviso dei problemi femminili: affetto, sessualità, erotismo, convivenza, gelosia, depressione, tradimento. In più, al di là delle simpatie più o meno confessate dell’Autore per Anna, La donna che parla con i morti possiede un tocco mainstream che potrà anche incontrare le simpatie del grosso pubblico.
Guido Michelone

Remo Bassini, La donna che parla con i morti, Newton Compton Editori, Roma 2007, pagine 238, euro 9,90.

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La donna che parlava con i morti

di Stefania Nardini

La vita è un attimo, come dice Gian Maria Testa in un suo magnifico pezzo. La vita è un attimo. E quell’attimo è in un gesto , in un luogo, nell’emozione di un amore che ti prende e che magari idealizzi. La vita è un sogno. E ai sogni non bisogna rinunciare mai, come disse una volta Jean Claude Izzo. L’attimo, il sogno, l’irreale e il reale.More… La violenza di un pugno nello stomaco, la vita che riesce sempre a prendersela con i poveracci. E poi le risaie, il mare della Liguria, quell’estremo lembo di Toscana che è Cortona, le parole, i sentimenti, i libri. E’ il mondo di Remo Bassini. C’è lui, le sue sigarette e il suo toscano. Il suo essere un cane da presa come tutti i veri giornalisti, per poi lasciarsi andare all’emozione, a quel modo di non filtrare il mondo che, alla fine , ti fa sempre scoprire qualcosa. E lui quella donna l’ha incontrata. L’ha incontrata cogliendone il racconto emerso da un universo : l’universo imperscrutabile, misterioso, di coloro che parlano con l’aldilà. Si è soffermato su di lei. Ci ha pensato bene a quante cose restano nell’inspiegabile. E lei, quella donna, gli ha ispirato il suo ultimo romanzo, arrivato nelle librerie da qualche giorno, dal titolo semplice ma efficace: “La donna che parlava con i morti” (ed. Newton Compton). Una storia raccontata da diverse angolazioni, con i personaggi che escono di scena e poi rientrano, con la nostra provincia che è li a fare da sfondo al teatro umano che vi si muove con le sue contraddizioni, gli eccessi, la fragilità, la pazzia, il pragmatismo, la superficialità.
Il romanzo di Remo Bassini ha come protagonista una giovane donna che sogna di diventare un’investigatrice privata. Che culla questo desiderio tra l’essere stata figlia di un anarchico, e l’amore per un uomo da cui la divide una donna che non c’è più. Sua moglie, morta di cancro.
Ma la passione di Anna, cosi’ si chiama la protagonista, non ammette pietà. Si puo’ essere gelose di una persona morta. E’ vero. Perché la morte l’ha idealizzata, cancellandone i tratti negativi. E’ ineffabile la morte. La morte è dolore. L’amore è passione che si fa dolore. Ed Anna è una miscelanea di sentimenti contrastanti in una vicenda che è accompagnata da un personaggio che c’è e non c’è, la donna che parla con i morti, e che ha un nome. Un nome che torna. Intorno alla quale i
destini si intrecciano. E’ un noir il romanzo di Remo Bassini. Uno di quei noir in cui l’emozione non è il colpo di scena, piuttosto gli eccessi della vita, la stigmatizzazione della violenza e del dolore prodotti da questa realtà che viviamo. Insomma un noir, come è giusto che sia , impregnato di realtà, questa nostra quotidiana realtà che ben conosciamo.
Bassini infatti non tradisce quel suo modo di essere scrittore e giornalista che lo ha portato a scrivere “Lo scommettitore” e “Dicono di Clelia”. Anzi ha unito questa ambivalenza per arrivare a un risultato: coinvolgere chi legge, trasmettendo momenti forti, a volte violenti, a momenti dolcissimi e ricchi di poesia. Operaio, portiere di notte, insegnante di scrittura in un carcere,
correttore di bozze. Remo Bassini, prima di diventare giornalista ed essere nominato direttore de “La Sesia, un bisettimanale di Vercelli di antico prestigio, ha fatto di tutto. Insomma uno che non ha avuto paura di sporcarsi le mani con la vita, per poi raccontarla.
Originario di Cortona, di famiglia contadina, è oggi al suo quarto romanzo. Ha un suo blog in cui dialoga con i lettori
(www.remobassini.it).E in questa sua ultima “creatura” letteraria lo si ritrova tutto. Le sue sigarette, il toscano, il suo rispetto per
l’amicizia, un buon bicchiere di vino, la bistecca fiorentina.
E’ un cortonese. E il cielo blu della sua terra di origine lo fa incontrare anche con il mare. Un incontro che é ricerca di felicità.

4 pensieri su “Double face

  1. romina

    spero di leggerti presto, caro Remo

    nella recensione di Stefania leggo molto di quel che “sentivo”
    mi fa piacere..

    a presto,
    romina.

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  2. cf05103025

    Sono quasi alla fine, sono un lettore lento, ho interroto per una settimana.
    E’ un ottimo libro.
    Scusa se dico, Stefania:
    non è un noir, non è un giallo,
    sfugge le normali etichette di genere,
    è una storia dove fin dalle prime pagine si dice di una donna che parlava coi morti, ed al lettore affascinato dallo stile accattivante, incalzante, con frequenti e notevoli digressioni temporali, viene preso, in genere, dal forte desiderio di sapere di conoscere.
    Potrebbe essere parente lontano di certi racconti del mistero.
    E’ notevolissima la capacità di Remo, di pentrare nella crapa dura e intricata di questa sua bell’Anna.

    Un noir è una storia ove non ci sono vincitori anzi, in genere, è il Male a trionfare, l’assassino non viene scoperto et cetera.
    Questo è un altra cosa: per fortuna!!!

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  3. paola cingolani

    veramente un grandissimo lavoro quest’ultimo di Remo Bassini.
    – da leggere, da ascoltare, da vivere tutto d’un fiato.
    rossa

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