APRILE E GLI ANNI
*
Sì, è vero, accadde. In un giorno già lontano:
quella data segnò il tempo e divise la storia.
Era aprile era un giorno di sole dopo il freddo
e la pioggia. In un luogo ben vivo nel tempo:
i suoi piedi toccavano il suolo lo stesso che tutti
tocchiamo indossava un vestito simile ad altri
vestiti di altre donne lo sguardo pungeva
e i capelli cadevano al vento: il tempo sfogliava
calendari non scordava un minuto camminava
nel tempo era il tempo concesso alla mia ansia
era un verdetto di chiare di semplici parole.
Quel che disse che lei disse, oh in una lingua
con grammatica e storia, era vero ma sembrò
menzogna se ancora non ci credo non ci credo…
1.
Amarti fu il rischio più alto fu il mio rischio:
tu eri (ah tu sei!) come i giorni le notti le estati
e gli inverni che passano che si trasformano.
Come inverno in primavera come il giorno nella notte
anche tu ti trasformi perché sei il mutamento,
proprio tu così fedele e costante nel mutare
come estate in autunno e crepuscolo in alba
quasi ignara di parole. Ma dimmi, potrò vivere
nel tuo mutevole clima, nel futuro e nella luce
che stai maturando? Avrò un giorno, ci sarà
un mio giorno? Avrò estati e primavere (fiorite
in me sempre)? Potrò vivere quando inevitabili
altre luci e altri venti nuove notti e nuove lune
da te nasceranno, dal tuo stesso mutamento?
2.
Domani è la parola. Libera senza peso
vaga nell’aria: è il tuo fiato, io lo respiro.
Quando dici “domani” si risvegliano
le promesse e vestite di niente, d’invisibile
niente, fuggono svelte dalle tue
mani. Le speranze, le loro più povere
sorelle, le seguono insieme svolazzano intorno
alla mia testa al mio cuore come eteree
farfalle. Ah perché poi pentita le vorresti
catturare e infilzare con gli spilli racchiudere
nella triste bacheca dell’attesa?
Lasciale volare, che mi accechino che senta
il vibrare delle ali, che in quei voli
leggeri s’incarni la parola. La parola domani.
3.
Getta ah getta i vestiti il ritratto che gli altri
riconoscono in te poi che solo con gli sguardi –
i loro sguardi curiosi i loro sguardi indifferenti
gli stupidi sguardi che non possono conoscerti –
pretendono di giudicarti.
Io no non è così che voglio averti, come un’altra,
figlia estranea degli umori e delle apparenze
con cui ti vestono. Io libera ti voglio,
irriducibile e pura, perché quando chiamerò
il tuo nome nel mondo solo tu sarai tu.
E quando chiederai chi sta chiamando
non sarà un nome né una storia a risponderti
ma solo questa nuda carne nuda come pietra
come mondi dirà “Sono io, io sono che ti voglio!”.
4.
Non c’è ora che ignori chi tu sia o come
tu sia. Ti riconosco nella luce bambina
dell’alba – mentre ancora addormentata
ti penso. Altri no non ti possono cercare
né conoscere: allusioni e pretesti
della vita ti nascondono. Afferrarti seguirti
nel ricordo degli anni dei nomi sarebbe
come perderti. Io no. Ti ho conosciuta
così chiusa al passato alla storia così nuda
d’equivoci senza perdono. E così ti riconosco.
Così mia durante gli anni e nelle incerte
parole di un dialogo interrotto, mille volte
e mille volte ripreso, rimandato senza
chiederti nulla domandando di sbagliare.
5.
Ascolta! Solo “sì” dice il mondo. “Sì” mari
e cieli con spuma con leggere
nuvole e brezze ripetono. Da un mondo
all’altro tanti piccoli “sì” come fiocchi
di neve come piume ricoprono la terra
di un enorme candido manto. Ma se
ti avvicini a ciò che tace, a una roccia
o all’amore, puoi comprendere come
siano schiavi del “sì”, misteriosa parola
che il mondo solo adesso concede. Potrai
chiedere cose impossibili taciute (perché ora
non è folle) fatta certa che i dinieghi
più ostinati erano falsi – apparenze ritardi
colpevoli mancanze – che dietro maturava
lento al ritmo dell’ansia anche il tuo “sì”.
6.
Bastarmi, dovrebbe bastarmi ciò che dài.
Bastano presenza saluto e sorriso,
lo sguardo silenzioso che regali al mattino.
Bastano i passi che accordi con i miei
tutti i giorni camminando tra la gente –
ma io solo te percepisco nel riflesso
di vetrine e di sguardi solo l’ombra
tua figura realizza il miracolo del tempo.
Basta il respiro il riso e anche l’assenza
– perché ti rende leggera puro sogno
presente nell’anima come la bellezza,
univoca essenziale venuta per redimermi.
Sì questo dovrebbe bastarmi. Ah
ma non basta! Devo chiedere di più.
7.
Ma non domando nulla. Forse è questo
non domandare nulla che mi salva.
Se ti chiedessi la parola – se insistessi
per udirla – prima ancora che fosse
pronunciata sarei perso perché il dubbio,
grande universo oscuro, in cui vivo
(e vivi) non si scambia con certezze
non si paga con la (fredda moneta)
verità. Saremmo persi. Dov’è ora
tremante il tuo corpo sarebbe certezza
però anche assenza. Dove sono
l’ansia e il tormento cieli neri, stellati
d’incertezze e forse, tu non ci saresti
più. Ci sarebbe lei – per sempre – e io,
e io al suo fianco… Ma senza più te.
8.
Ti guardo e vivo dentro mondi
lievi fragili. Il tempo misura
la vita in anni giorni ore minuti
ma un minuto può essere un secolo
una vita un amore. Mi riparano
tetti. No, nubi cieli. Ancora meno,
aria nulla. E non cammino in terra
non calpesto più il suolo ma volo.
La vita è breve e leggera scivola
via senza scie né impronte
e se vuoi condividerla non devi
cercare orme o ricordi ma lievi
ombre le labbra gli occhi il palmo
della tua mano, perché là io vivo.
9.
Come darti di più? Ah fossi sabbia sole
d’estate quando sola ti stendi a riposare!
Andando via mi lasceresti l’impronta
tenera tiepida incancellabile del corpo
(del tuo corpo) mentre seguendoti io baci
dalla nuca al tallone lascerei sulla tua pelle.
Ah fossi lo specchio dove ti nascondi!
Fossi legno, tessuto che conserva il tuo profumo!
Ah fossi le cose che tocchi tutti i giorni
che vedi ormai senza guardarle perché sai
che sono là, gli oggetti poveri del tuo
distratto amore quotidiano che cerchi e ritrovi
sempre là dove appena li lasci, nella pena
nata dal tuo abbandono, sperano nella tua
mano.
10.
Ritratti ombre tue copie – simulacri
a te somiglianti mi mandi incontro,
per amarmi. Così vivo fra immagini
di te senza di te. Mi stanno accanto
e mi parlano. Dicono “Non siamo
lei ma le somigliamo”. E camminiamo
per i viali autunnali o per le strade
rifiorite di glicine, sotto l’ombrello
o in pieno sole nei bar affollati mattina
o sera sulla metro. Sedute al mio fianco
mi sussurrano all’orecchio – perché
nessuno le ascolti – “Noi non siamo
lei. Ma ti amiamo per suo conto”. E quando
siamo soli mi abbracciano mi baciano.
Ma sei tu che lo fai tramite loro.
11.
Vivo d’ombra, in mezzo ad ombre
simili a te. Hanno il tuo corpo e i tuoi
desideri. Capelli occhi, le labbra
e i baci sono tuoi, mani e carezze
sono tue. Non sono te. Hanno una vita
separata dalla tua, così irreale e vuota
di ciò che l’amore sempre porta con sé:
l’attesa tremante della voce dello sguardo,
l’ansia del ritrovarsi il prodigio del corpo
il pensiero di te quando dormi
e a me non pensi. Sono il semplice miracolo
del sogno, creature senza età. Non posso amarle
ma lascia che mi restino accanto che dicano
“Non siamo lei. Però è lei che ci manda”.
12.
Sono loro che soffrono, creature d’aria e inganno.
Senti come ti chiamano? Non le senti
chiedere un corpo sangue una realtà?
Sono le ombre che gridano le immagini
tue che mi stanno accanto. Vieni accorri
tendi le mani salvale! Rendi loro il tuo corpo.
Sii tu la loro carne, il tuo sangue
il loro sangue. Solo in te troveranno riposo
e nutrimento avranno un nome placheranno
l’ansia errante che le uccide. Solo noi
daremo loro l’amore e stringendole tra i corpi
nudi abbracciati nel cuore del nostro
desiderio anche a loro sveleremo quale fuoco
può bruciare passato e futuro tutto tutto…
*
Com’è egoista l’amore! Ah come inabissa
il mondo in un vuoto di cieli in un vuoto di spazi
siderali! Tra rovine di stagioni tra crolli
di muri di colonne di templi di dottrine
e idee esso muove i suoi passi. Qui la trama
di secoli si spezza qui la storia guarda indietro
ripensando il futuro. Nell’occulta segreta
ansia dell’ieri e del domani nel sangue
del presente nel crollo dell’ordine dei fiori
delle nuvole dell’ombra nel silenzio del perdono
e della pietra nel computo sterile del fato
scivolando in abissi trionfanti di sconfitte
verso il nulla del caos del non ritorno noi
potremo amarci – come prima del mondo della sua
mondanità.

una più bella dell’altra.
le ho lette così tutte di un fiato e senza fiato son rimasta.
onore al poeta e invidia per colei che le ha ispirate e invidiosa non sono.
respiro il potere dell’amore e l’importanza di un “sì” che cambia le cose. L’attesa del “sì” tormento e ansia che si libra poi in gioia.
è vero tiranno ed egoista è l’amore ma senza il mondo non si muove
grazie Francesco, grazie Fabrizio
Stella
Molta poesia in questi ultimi post. Ne sono contento
Sebastiano
versi limpidi, peccato che la lunghezza sia del corpus dei singoli componimenti sia del complesso delle dodici poesie perda a tratti tensione e ritmo.
bello nel complesso
Dodici limpidissime poesie d’amore vissuto, astratto e tellurico, non tensione all’amore e quindi scacco d’amore, “coscienza infelice”,ma amore – missione, amore – salvezza. In questo mondo ove troneggia la demenzialità, la maschera, il trucco, ci vuole ancor più coraggio a camminare nudi (citando Yeats). E l’amore è camminare nudi, la via del poeta.E tu sei poeta.Chi sa, in una nuova incarnazione, sarebbe bello incontrarci, almeno per me!Care cose, Rosa
Primi commenti, prime risposte. Grazie a tutte: a Stella Maria e a Beatrice (che non conosco), a Rosa (che conosco: a proposito, quella famosa cena?). I vostri nomi sono poesia incarnata essi stessi. Perciò,come dire? “Tre donne intorno al cor mi son venute…” Ricevere i primi commenti da voi: potevo essere più fortunato? Grazie.
A Beatrice, se ne ha voglia, vorrei chiedere d’indicarmi i punti dei sonetti dove sente che la tensione cala e il ritmo si perde.
ciao, francesco,
cercherò di rispondere brevemente.
tieni presente due cose,
1) che il mio non voleva essere in nessun modo un giudizio di valore critico ma solo un mio personalissimo sentire di lettrice.
2) che ho letto ad alta voce i tuoi testi, come è mio solito per tutta la poesia,cercando di mantenere la verticalità dei medesimi e di evitare la loro trasformazione in prosa, cercando a questo fine il ritmo interno e la musicalità della parola nel suo legame con le altre. in questa lettura mi accadeva, strano a dirsi, di sentire una eccessiva sfasatura del ritmo proprio nell’uso dell’enjambement (per es, ma è solo un esempio, nel secondo componimento) che rendeva la lettura un po’ claudicante.
cordialmente
C’è qualcosa in questi versi che incanta. Mi hanno fatto pensare a un fiume che scorre nel suo letto ora lieve, ora con l’impeto dell’acqua che si avvicina a una cascata. Gocce di vita, d’amore.
complimenti
jolanda
grazie ancora.
per Beatrice: ho capito benissimo; qualsiasi critica va accettata
e va meditata; così faccio di solito; così farò anche con le tue considerazioni, che non considero scontate e delle quali ti ringrazio.
f.
Che bello vedere (sapere) che intanto c’è chi lavora e trova le parole (la forma) per dire quello che manca, quello che da altrui diventa anche proprio, un soccorso pronto all’incontro, una bellezza che ancora salva, che continua a salvare. Grazie, Checco, e, come si dice, a buon rendere, Fabio
Grazie!
per emozioni che nn so (io) tradurre in parole. E’ bello e importante per me conoscerti attraverso la tua poesia, leggere che ciò che intuivo è effetivamente li, in un anima che si nutre di limpida passione.