Terza classe

 

 

André Frénaud
Natale ferroviario (titolo originale Noël au chemin de fer)
tratto da Non c’è paradiso, Mondadori, Milano 1998

 

 

 

San Giuseppe non aveva mai visto locomotiva
ed aveva paura di perdere i biglietti.
Era una sera di grandi partenze, la stazione febbrile
di folla e di fischi, di luci.
Giunti troppo presto, avevan perso tempo al buffet…
Non avevano prenotato i posti,
ed era corsa voce che avessero sbagliato treno.

Nessuno ad augurargli buon viaggio.
Gli amici non erano stati avvertiti.
Vomitando fumo giallo e turchino come un drago
il treno cambiava binario agli scambi,
e ancora cambia, va più svelto, va.
Scompaiono i sobborghi ed i segnali.

In piedi nel corridoio. Chi avrà compassione
d’una donna incinta e così bella e che geme?

Nello scompartimento vicino certi zeloti
si presero spartendosi le provviste.
Alcuni richiamati facevano i maliziosi.
Un pubblicano tronfio d’esose esazioni
e la sua signora, una negra bellissima,
occupavano i posti d’angolo sul corridoio.
Un gran sacerdote faceva finta di leggere.

Un treno passa fragoroso e il bambino
già ne sbigottisce nella notte materna.
Via diritti per la gran distesa, nevichi, piova, che importa,
fa caldo fin sui ponti rumoreggianti
quando rinfresca l’aria il fiume attraversato.
Già il tempo s’addormenta e le città diradano.
Foreste son superate e borghi, la valle rimonta.
Alle stazioni sconosciute le sbarre
s’abbassano e si rialzano nella campagna
arrotondata di lassù dalla volta stellata.
Il canto degli angeli attutito dalle nuvole
non ce la fa a trapassare i boati del vagone.
La Vergine chiude gli occhi contro il vetro, vede.

Tutti scendono. Albeggia.
San Giuseppe ha raccolto le valigie.
Il ferroviere apre gli sportelli.
Sul marciapiede l’asino e il bue
son già lì a parlottare.
Ah, dice Maria, umilmente,
è qui che ha da compiersi la parola.


Un vagone di terza classe e il bue e l’asino ad aspettare sul marciapiede della stazione. Foto di gruppo senza sorriso: con il Natale la provvidenza sceglie la via più difficile. Fa nascere Gesù ebreo e povero, figlio di un popolo che annovera pescatori d’acque dolci ma non ama il mare. Ma non basta. Lo fa nascere nel trambusto di un viaggio imposto da un censimento. Quando le locande sono al completo e tutti gli altri si arrangiano all’addiaccio. Non basta. Non lo fa nascere ad agosto ma nel cuore dell’inverno. Non nell’accoglienza gioiosa riservata ad ogni nuova creatura e neppure nell’indifferenza, bensì nei quarti di luna di un sovrano angosciato da antiche profezie che per timore d’essere spodestato da un neonato ne massacra altri cento (o mille, chissà).

Dove farlo nascere?, si chiede Luigi Santucci. E Maria, per far sì che il miracolo della nascita si rinnovi, è costretta di anno in anno a peregrinare in luoghi sempre più lontani da quelli in cui gli uomini sembrano coltivare solo indifferenza. Finché il presepe non viene disertato persino dai Magi.

Hanno smarrito la fede – confessano i cammelli a Maria.
In Dio? Negli uomini? – domanda lei.
In questo viaggio – rispondono gli animali.

Un pensiero su “Terza classe

  1. Giovanni Nuscis

    “con il Natale la provvidenza sceglie la via più difficile. Fa nascere Gesù ebreo e povero, figlio di un popolo che annovera pescatori d’acque dolci ma non ama il mare. Ma non basta. Lo fa nascere nel trambusto di un viaggio imposto da un censimento. Quando le locande sono al completo e tutti gli altri si arrangiano all’addiaccio. Non basta. Non lo fa nascere ad agosto ma nel cuore dell’inverno. Non nell’accoglienza gioiosa riservata ad ogni nuova creatura e neppure nell’indifferenza, bensì nei quarti di luna di un sovrano angosciato da antiche profezie che per timore d’essere spodestato da un neonato ne massacra altri cento (o mille, chissà).”

    […]

    – Hanno smarrito la fede – confessano i cammelli a Maria.
    – In Dio? Negli uomini? – domanda lei.
    – In questo viaggio – rispondono gli animali.

    Grazie, Stefania.

    Giovanni

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