Voi non potete capire
le mie mani d’unguento
sulla carta
sciogliere enigmi
e spargere parole
con ali mozzate
di vento sulla nuca.
No, non potete sapere
il foglio che si copre
di crepe e mancamenti
e gocce di sangue
rifluire
dopo il ristagno amaro
del non detto.
E se Poesia fu,
è o sarà un verso
che sia ampio di spazio
e di respiro al petto.
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Ho dovuto interrompere l’attesa
e prendere coscienza del mio tempo.
E se ho intravisto un lampo, mi è sfuggito,
uno schiocco di dita appese per turgore.
Mute sembianze parallele al tronco
sembravano mutare l’assenza dei minuti
in forme e geometrie particolari.
Trovare un senso nuovo all’emozione
farmi guidare e prendere dal fuoco
nell’intimo respiro che sottende
frammenti di futuro e nuove voci.
————————————
Non più.
Quella di allora
non più.
Suonava dolce il tempo
sulle righe
scuoteva il vento
canne in riva al mare
cresceva a dismisura
dentro al petto
un desiderio forte
di passare
oltre la linea ferma
delle trecce
oltre barriere fitte
di dolore.
Non più,
non più adesso
che mi copre
l’ombra tenebrosa
del mio tempo
mentre vacillo e stento
una canzone.
E la coscienza
affonda come lama
nell’incavo del cuore
che si arrende,
tumulti, passioni
emozioni folli
e gelo,
solo gelo nei minuti
che salgono a rilento
ed in un fremito
scuotono ombre
tacciono parole.
Non più,
nulla più da chiedere
o pretendere
genuflessa
al limbo delle ore.
Nulla da decidere,
non più.
E’ stato detto tutto,
tutto è stato fatto
e tutto si è compiuto.
L’ultima tessera
incastonata
e i giorni a seguire
pietre di fiume
mille e mille volte
rivoltate,
sempre le stesse,
si, sempre le stesse
dall’acqua levigate
e lentamente
piano
sbriciolate.
Non più.
(Immagine: Ernst Ludwig Kirchner – Frauen auf der Strasse, 1914)

Franz…che dirti? ancora e ancora grazie.
jc
il riferimento del titolo ad una necessaria vocalità mi sembra quantomai azzeccato, soprattutto per la terza lirica: una ciaccona o altro pezzo solistico, contrassegnato da una dolorosa tensione tra libertà “fatale” e anelito (attraverso ritmo – endecasillabo spezzato, e ridondanza lessicale – ostinato musicale) alla forma.
Ma figurati Jolanda. Brava, piuttosto.
Franz
Una gioia leggerti, anche se fai male. Le tue parole sono piene ed esplodono di significati. Grazie, Jolanda.
@ Roberto
Il tuo commento tocca una “nota” a me molto cara: la musica che ho sempre amato ma che non ho potuto coltivare per diverse ragioni. Una musica che,rimasta purtroppo cristallizzata, ogni tanto si scioglie in qualche verso, in un “pentagramma che chiedeva note”, come dico altrove, note che non so leggere nè scrivere ma che tento, in modo molto naturale comunque,di trsferire in poesia. Grazie dunque per la competenza con la quale hai formulato il tuo giudizio.
Poichè amo essere trasparente, devo dire che è stato Franz, con la sua squisita sensibilità, a proporre il titolo che ho confermato perchè in assoluta armonia con i miei testi.
un carissimo saluto
jolanda
Franz…….un ciao …..per non ripetermi.
jc
Sempre presente solare Gaja. Spero che il mio “far male” abbia la stessa connotazione del “far bene”.
ti stimo e ti abbraccio
jolanda
Certo che sì, Jolanda. Proprio perché “fai male” amo quel che scrivi e cerco le tue poesie.
Anche io ti abbraccio, cara.
Non conoscevo queste poesie di Jolanda. Sono un pugno al cuore, ma la poesia è anche questo.”Se memoria è dolore- anche il cardo ha il suo fiore”. Ciao Jolanda
Cara Paolina, fino a metà novembre non le conoscevo nemmeno io per il semplice fatto che ancora non c’erano. Fanno parte di un gruppo di inediti ancora in disordine sulla mia agenda. Grazie per il “pugno al cuore” che mi ritorna, credimi, quando scopro in chi mi legge quella particolare sensibilità che sa andare oltre un dettato di parole.
ti abbraccio
jolanda
f
Ho apprezzato soprattutto l’ultima delle “voci”: verticale, vivida, ha un ritmo che fatico a definire, che al tempo stesso sembra indeciso, barcollante, eppure tagliente, inequivocabile, infine fatale. Tutti aggettivi che, in fondo, sono comuni allo scorrere di un fiume…
A presto,
Michele
Si Michele, mi specchio anche nella tua lettura e ti ringrazio. I versi scorrono, scorre il fiume e la sua acqua danza mille danze e mille suoni mille sfumature di colori e siete voi a dire e dare, spesso, una valenza al mio scritto.
anch’io ti dico a presto
jolanda
brava jolanda.
Non più,
nulla più da chiedere
o pretendere
genuflessa
al limbo delle ore.
bello davvero
r
Metafore e suggestioni di grande forza poetica. Un ritmo che ti conduce verso per verso e non ti fa perdere mai il filo, una poesia da grandi autori.
cri
Remo, Cristina, sono veramente commossa. Posso dire solo grazie per esservi soffermati su questa manciata di versi che continuo arileggere assieme a voi per capire,ogni volta, qualcosa in più sul rapporto che si crea tra scrittura e lettura.
con stima
jolanda
Si comincia finalmente a conoscere, anche fuori di Calabria, il valore di Jolanda Catalano, ed io sono fiero di averla scoperta già sette anni fa. Ringrazio tanto Franz e i redattori di La Poesia e lo Spirito di averle dato spazio.
Non più. La poesia di Jolanda è il trionfo delle avversative, delle negative. La catastrofe è già avvenuta, da tempo, si tratta solo di percepirne gli ultimi sordi crolli, gli ultimi smottamenti, come da sotto le macerie, senza più speranza di esser salvati. Il mondo è ormai solo dentro di noi, lampeggia debolmente nel buio del nostro cranio e si riscatta nell’involontario balbettio che lo rappresenta: balbettio inconsapevole che è quasi soltanto parametro musicale, seppur fratto e rapsodico, e concetto solo laddove dimentica di esserlo. E tutta questa modernità, “che affonda come lama / nell’incavo del cuore”, non vince tuttavia, perché non tace l’anima offesa, e nella sua espressione rivive la passata e futura armonia.
Sandro, so con certezza che i tuoi giudizi hanno la correttezza della professionalità, per questo anch’io sono fiera di esserti amica.
ti abbraccio forte
jolanda
La musica che si stende sullo spartito non con note ma con parole che accarezzano l’anima questa è la tua poesia per me cara Jolanda.Spero tu possa ancora offrirci questi versi di cristallo che brillano per la loro purezza e genuinità. Insegna che per tutto c’è una speranza, fallo andando avanti con l’armonia che hai nel cuore …chi ha capito la tua umanità ed ha imparato ad amarla non ti lascerà mai sola …un grande abbraccio Jolanda
Domenico caro, le tue parole dettate da una straordinaria sensibilità e dalla poesia che anche tu custodisci e che ben conosco, sono per me salutari. Io non posso e non ho la pretesa di insegnare nulla. La speranza è la forza e la fede che mio padre mi ha trasmesso con radici profonde, il suo credere nella vita nonostante la vita. E anche quando il cuore si stringe nella fredda e soffocante morsa del dolore, ebbene, a volte capita che proprio in quei momenti qualcosa si ribelli e cerchi anche un debole appiglio per non soccombere. E poi si continua ad andare, comunque. Per quanto riguarda i versi, tu sai che scrivo quando la poesia chiama, ma una volta scritti, i versi appartengono a chi li legge,a chi in essi si identifica o semplicemente si sofferma, come se avessero una loro spiccata autonomia. Un grande abbraccio per te Domenico e grazie ancora.
jolanda
Credo sia giunto il momento per augurare a tutti tanta ma proprio tanta serenità in occasione delle imminenti festività natalizie. Affinchè la parola sia voce che unisca e non divida. Un grazie veramente sentito a chi ha lasciato un segno importante su questi miei versi,segno di cui farò tesoro e custodirò con cura.
A Fabrizio per avermi ospitata ancora, alla redazione tutta, e naturalmente a Franz per la stima e l’attenzione, il mio abbraccio che spero vi circondi al di là di questo freddo schermo.
jolanda
Finalmente ti ho trovato.Con i miei saltelli da cavalletta
ho avuto modo di sostare;le tappe sono state deliziose. Corroborate da sorsate fresche,con borraccie sempre ricolme di..ambrosia.Grazie a NINA, ad IVAN, a FRANCESCO,affascinante e raffinato,per me il più ermetico.
Sarà per via del fatto che gli scorpioni sono invisi ai pesci? Ma no,ma no! Il mio “Riso Sardonico” ora si stempera in un’ ombra, soave e malinconica.La tua, Jolanda.Ti immagino:-
Giunta in cima al sentiero.Seduta su una panchina verde, sotto un albero che ha appena messo le foglie, ricco di fiori bianchi riuniti in piccoli grappoli.
Osservi le aiuole .In quella più vicina tenere violacciocche,con una bordura di viole blu simili a conchiglie e, in un angolo, i leggeri germogli verdi di un ciuffo di fresie colorcrema che si intrecciano sopra i fiori.I piccioni facevano, nel frattempo, acrobazie, alti nel cielo e tu ascoltavi una lezione di canto da un’aula lì vicina nell’edificio.Sentivi le note profonde, quelle acute, le dissonanti, i vibrati.Sul tuo grembo cadeva un fiorellino bianco e tu, tu guardavi in alto…Con lo sguardo chiaro e forte,appena reclinato.Marlene
A FRANZ: Si tratta di un mago? Noooo?!? Se Franz non è un mago allora perchè io sto canticchiando ” SOMEWHERE OVER THE RAINBOW..” Oops..su questa tastiera no spartito, no note.Beh sto continuando a cantare: per Jol e per Franz-Wiz.
Mi ha preso così, dopo le poesie.Che bell’effetto no?
Ciao e grazie..Marlene