Di Fabrizio Corselli
«Più tranquilla è la positura del corpo e più esso è atto ad esprimere il vero carattere dell’anima: in tutte quelle posizioni che troppo si discostano dalla tranquillità, l’anima non è nella condizione che le è più propria, ma in uno stato di violenza e di costrizione. L’anima si conosce e si caratterizza maggiormente nelle passioni violente; grande però e nobile lo è solo nello stato dell’unità, della tranquillità».( Johann Joackim Winckelmann, Pensieri sull’Imitazione, a cura di Michele Cometa, Palermo, Aesthetica Edizioni, 2001, p.38)
La morte del Cigno,
ovvero Fuggitiva Bellezza
Giace morente
un cigno funereo
su codesta superficie
d’incantevole chiarore
dai duttili crini d’argento,
mentre il suo ultimo grido
l’anima regge inquieta
in un lacustre antro
di sepolti ricordi.
Sogno uno solo
di quei volteggi, sparsi
in chete acque,
laddove le sue membra
giacciono, ahimè, storte
alla deriva
fra cineree conche
d’un mesto lago
quando muti gorgheggi
al suo corpo donano
l’ultimo addio:
ancora più amaro, è,
verso quel cigno
il sempiterno amore
destinato all’oblio.
Io mi dispero
e finanche mi danno
nell’osservarlo
perire alla luce
di un’appassita Luna:
nessun riflesso
in una coltre di stelle
appena smunte
come foglie d’autunno,
quali piume sospese;
nessun lamento
o alcun guaito
mentre le ali si spezzano,
intrise di un dolore
che il cuore non placa.
Tutto ora tace;
e di reclusa morte
un esule accordo
presto, aleggia
nella mia spoglia mente
finché cinico
quel palpito divora
con artiglio d’aquila.
Così, perplesso,
colgo in quel suo sguardo
un bianco vello
divenir oscurante
eco di lugubre fine.
