LADY MACBETH
[da Macbeth, I.V]
Glamis, lo sei. E Cawdor, anche. E anche
quello che ti hanno promesso, sarai.
Ma temo, temo proprio la tua indole:
c’è troppo latte di clemenza umana
in te, e così non prendi la via facile.
Vorresti essere grande e l’ambizione
non ti manca; ma vuoi che la tua gloria
arrivi senza macchia. E con ardore
la vuoi, purché sia santamente: vincere
senza barare e senza essere onesto.
Vieni. Ti verso – lo voglio – il mio spirito
dentro l’orecchio, e castigo con lingua
ferrata ogni pensiero che ti svia
dal cerchio con cui il fato e una difesa
sovrumana ti vogliono innalzare –
così sembra. E questo cerchio è d’oro.
…
Ora venite, spiriti, venite
signori della mente di chi uccide,
via da me il sesso, via! Ed invadetemi
da testa a piedi della crudeltà
peggiore; e fatemi maschile il sangue;
vietate il passo ed il varco al rimorso:
nessun avvilimento naturale
mi visiti e mi scuota dal proposito,
o metta pace tra questo e il risultato!
Venite anche al mio seno di donna,
cambiate il latte in fiele, voi ministri
dell’omicidio, dovunque aiutate
ciò che è contro natura, nella vostra
sostanza immateriale. Vieni, notte
profonda, indossa il fumo dell’inferno
nero, più nero, e il mio pugnale acuto
non veda la ferita che fa, e il cielo
non attraversi le pieghe del buio
urlando “ferma! ferma!”.

il passo è certo dei più forti di S. e renderlo implica scelte inevitabilmente soggettive, come ogni traduzione. Osservo solo che è meglio indicare quando si saltano versi almeno con uno spazio o dei puntini, altrimenti si falsa, non c’è dubbio di ciò: tra “essere onesto” e “Vieni. ti verso…” son saltati circa tre versi. Inoltre trovo, ma a mio gusto naturalmente, un po’ troppo libera la traduzione “fatemi maschile il sangue” quando l’originale dice “Make thick my blood” o anche “difesa sovrumana” per rendere “metaphysical aid”. Anche se bisogna ammettere che l’italiano così scorre piuttosto bene.
Innanzi tutto ringrazio Massimo perché ultimamente posta spesso traduzioni di Shakespeare, che io amo! e rileggerle anche qui è per me davvero “food for thought” (la solita frase che dicono gli anglofoni in questi casi e che mi pare più che appropriata). Continua a regalarci questi cristalli di poesia e di vita, ché io, personalmente, ne ho bisogno.
Quanto alla traduzione concordo con tutto ciò che ha scritto Sparz, e quindi non mi ripeto: e però, mentre scrivo, mi sovviene che tra i commenti all’ultimo post – mi pare fosse la traduzione del Re Lear – Massimo avesse detto che le sue traduzioni fossero adattamenti per una riduzione teatrale, vale anche per questo?
ciao, Massimo, un bacio.
cari – è vero. è BELLO che ci siano persone con questo orecchio e questa memoria: capire che mancano 3 versi. grazie, Sparz. sì, è teatro, spero. è – spero – un lavoro per Rosaria Lo Russo. un Macbeth rebis: uomo e donna, lady e sir, nella stessa voce. la Lady parla in endecasillabi. lui parlerà in settenari (credo). e tradurre: come si traduce “unsex me”? desessuatemi? asessuatemi? “snaturatemi il sesso”, secondo una traduzione pubblicata? via da me il sesso! e come tradurre una lingua mono- e bisillabica. faccio quello che posso… e a voi ancora – grazie
massimo
che bello! un lavoro teatrale con la bravissima Rosaria Lo Russo! massimo, se mai dovessi venire a Roma, fammelo sapere.
conosci Piero Cademartori? Sai che lui e Silvia Tessitore sono i miei editori, nonché miei adoratissimi amici?
un abbraccio!
ciao Gaja… Piero fu il mio primo editore, quando pubblicai poesia [la fase filologica era già morta da 3 anni, e ne avevo solo 28 quando uscirono le *Due sequenze* nella collana di Berisso: “di luglio, d’estate, che l’estate trionfa”…]. era solo il 2002, sembra passato tanto tempo…
Il mondo è piccolo, davvero…
sono felice di averti incontrato qui.
buon tutto, massimo.
ma che bello!
perdonatemi…a me non ha trasmesso praticamente nulla!
Quel poco che conosco di Sannelli poeta non mi piace.
Questo Sannelli traduttore di Shakespeare è molto interessante.