Antonio Porta

di Massimo Sannelli

Questa è la poesia di Porta che amo di più: non è difficile capire *perché*. L’andatura non è né tradizionale né sperimentale; né avanguardia focosa né tradizione disossata; né “scrittura”, che è un termine un po’ filosofico un po’ sensibile un po’ generico. Diciamo – *liberamente* diciamo – che è una rosa. E diciamo – come scrive Luce Irigaray in *Sessi e genealogie* – che “nessuna teleologia comanda lo sbocciare dei petali”. Questa rosa è anche una “lettera” non artificiale, a sé e al mondo, come l’opus di Emily Dickinson [le lettere di Emily non sono poesia? *sono*]. Così un uomo fioriva nel “largo esperimento”, che Rosemary conserva.

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5 pensieri su “Antonio Porta

  1. massimo

    Alessandro ha ragione.

    e anche:

    Antonio Porta
    LETTERA SPEDITA A ME STESSO
    Come due mani uscite dal niente
    come due mani entrano nella schiena
    mi scavano mi disossano e continuano
    il loro lavoro di svuotamento
    come due zampe di bestia sconosciuta
    (ma quella bestia sospetto di essere io
    che mi prendo da dietro senza saperlo)
    ora che sto seduto in un teatro
    guardo le prove degli attori, ascolto
    la colonna musicale abbandonato su una poltroncina
    mi dico: non saprò mai che cosa significa
    avere la fica, non riuscirò mai a vivere
    con questo buco tra le gambe, questo
    risucchio uterino da riempire ogni istante,
    forse una donna se lo dimentica ogni tanto,
    invece io non posso.
    Mi sembrano i pensieri di un disossato,
    ma non posso fare a meno di scriverli,
    l’involucro del mio corpo abbandonato sulla poltroncina,
    proprio controvoglia, ora che non sento più il dolore di prima
    quando le mani mi stavano lavorando alla schiena ho capito
    che non c’ero più, che il mio corpo è scomparso
    che avevo un’idea della bellezza un desiderio che non è più un’idea
    che mi restano solo queste righe e sospetto
    nessuno ne sarà mai coinvolto, me lo auguro e mi auguro
    il contrario, che qualcuno legga fino in fondo e allora…
    oh allora vorrebbe dire che davvero
    non c’è scampo…
    Invece sono solo fatti miei, un incidente di stanchezza
    lungo il percorso, un capolinea vuoto, nessun rimpianto,
    un semplice errore di calcolo sulla quantità delle energie
    molto felicemente spese…
    Non voglio che le ultime righe
    siano lette come una spiegazione troppo facile.
    No, non voglio spiegarmi, anche se lo potessi,
    mi pare che qualcun altro o molti altri
    hanno vissuto al mio posto, dentro il mio corpo,
    ora se ne sono andati tutti.

    6.1.1985-30.11.1985
    rev.17.7.1987

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  2. viola amarelli

    Antonio Porta resiste nel tempo, come autore e come lucido cartografo del suo periodo, concordo e molto con questo post, un saluto, Viola

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  3. Michele Ortore

    “i piedi affondano nella terra molle
    i piedi si dimenticano dentro la terra molle
    smemorato si allontana con le stampelle di legno
    le gambe cedono a una svolta del sottobosco
    qui il suolo rifiorisce tutto a tappeto
    c’è una testa appoggiata al davanzale
    una lingua si sporge per sete
    stracolmo di inganni
    paese di Primavera
    ricordate”

    Grande.

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