di Massimo Sannelli
Questa è la poesia di Porta che amo di più: non è difficile capire *perché*. L’andatura non è né tradizionale né sperimentale; né avanguardia focosa né tradizione disossata; né “scrittura”, che è un termine un po’ filosofico un po’ sensibile un po’ generico. Diciamo – *liberamente* diciamo – che è una rosa. E diciamo – come scrive Luce Irigaray in *Sessi e genealogie* – che “nessuna teleologia comanda lo sbocciare dei petali”. Questa rosa è anche una “lettera” non artificiale, a sé e al mondo, come l’opus di Emily Dickinson [le lettere di Emily non sono poesia? *sono*]. Così un uomo fioriva nel “largo esperimento”, che Rosemary conserva.

che bello il tappeto noise sotto. ci sta proprio bene.
Alessandro ha ragione.
e anche:
Antonio Porta
LETTERA SPEDITA A ME STESSO
Come due mani uscite dal niente
come due mani entrano nella schiena
mi scavano mi disossano e continuano
il loro lavoro di svuotamento
come due zampe di bestia sconosciuta
(ma quella bestia sospetto di essere io
che mi prendo da dietro senza saperlo)
ora che sto seduto in un teatro
guardo le prove degli attori, ascolto
la colonna musicale abbandonato su una poltroncina
mi dico: non saprò mai che cosa significa
avere la fica, non riuscirò mai a vivere
con questo buco tra le gambe, questo
risucchio uterino da riempire ogni istante,
forse una donna se lo dimentica ogni tanto,
invece io non posso.
Mi sembrano i pensieri di un disossato,
ma non posso fare a meno di scriverli,
l’involucro del mio corpo abbandonato sulla poltroncina,
proprio controvoglia, ora che non sento più il dolore di prima
quando le mani mi stavano lavorando alla schiena ho capito
che non c’ero più, che il mio corpo è scomparso
che avevo un’idea della bellezza un desiderio che non è più un’idea
che mi restano solo queste righe e sospetto
nessuno ne sarà mai coinvolto, me lo auguro e mi auguro
il contrario, che qualcuno legga fino in fondo e allora…
oh allora vorrebbe dire che davvero
non c’è scampo…
Invece sono solo fatti miei, un incidente di stanchezza
lungo il percorso, un capolinea vuoto, nessun rimpianto,
un semplice errore di calcolo sulla quantità delle energie
molto felicemente spese…
Non voglio che le ultime righe
siano lette come una spiegazione troppo facile.
No, non voglio spiegarmi, anche se lo potessi,
mi pare che qualcun altro o molti altri
hanno vissuto al mio posto, dentro il mio corpo,
ora se ne sono andati tutti.
6.1.1985-30.11.1985
rev.17.7.1987
Antonio Porta resiste nel tempo, come autore e come lucido cartografo del suo periodo, concordo e molto con questo post, un saluto, Viola
spettacolare
“i piedi affondano nella terra molle
i piedi si dimenticano dentro la terra molle
smemorato si allontana con le stampelle di legno
le gambe cedono a una svolta del sottobosco
qui il suolo rifiorisce tutto a tappeto
c’è una testa appoggiata al davanzale
una lingua si sporge per sete
stracolmo di inganni
paese di Primavera
ricordate”
Grande.