Spesso ci si arriva con i motori di ricerca, se si cerca uno scrittore, un regista o un artista. Oppure con le parole chiave più strane. Dopo aver letto l’articolo ci si rende conto di essere su un sito che parla soprattutto di Liguria, ma con uno sguardo che lo rende unico. Si chiama mentelocale.it, vi ci sarete già imbattuti certamente, e il suo approccio è poco provinciale, poco italiano.
Il direttore responsabile, Laura Guglielmi, non si sente proprio una giornalista, ma una libera pensatrice: l’atteggiamento giusto per dare a un nuovo media – è stato fondato sette anni fa – quel piglio pionieristico che tutte le nuove avventure dovrebbero avere. Scrittrice, ha pubblicato diversi racconti su antologie e riviste nazionali e ha aiutato molti scrittori a emergere. Negli anni – da insofferente qual è per le situazioni immobili – ha cambiato parecchi mestieri. Tra le sue collaborazioni per i media tradizionali, Rai, Repubblica delle Donne, Il Secolo XIX. Inoltre ha curato una mostra sul paesaggio di Italo Calvino che ha fatto il giro del mondo. La sua ultima creatura è il web magazine www.mentelocale.it, che è stata chiamata a dirigere dai figli di due armatori liguri, i cugini Eugenio e Paolo Musso: Laura l’ha fatto crescere anno dopo anno, innaffiandolo quotidianamente, potandolo al cambio di ogni stagione e dando vita ad una vera e propria scuola di giornalismo sul web. Eravamo incuriositi e volevamo conoscerla e vederla da vicino, così l’abbiamo intervistata.
Come, dove e perché è nato mentelocale.it?
«Come: è nato grazie ad un’intuizione di due architetti, figli di armatori, che hanno preferito far qualcosa di diverso rispetto all’attività di famiglia, ma anche dal loro corso di studi, visto che sono entrambi architetti. Dove: in un appartamento nascosto nel centro storico di Genova. È stato concepito in quel dedalo di vicoli, ma è venuto alla luce il 15 gennaio del 2000, a Palazzo Ducale, luogo strategico della città. Perché: si voleva creare una comunità virtuale che poi si incontrasse per discutere e sviluppare le tematiche di cui si parlava nel sito, infatti i proprietari hanno anche aperto un locale, proprio nel cortile di Palazzo Ducale».
Palazzo Ducale: non è lì che si sono incontrati i capi di Stato durante il G8 genovese?
«Sì, Palazzo Ducale nel 2001 ha ospitato il più devastante G8 della storia. In quei giorni, anche se saremmo potuti rimanere nei nostri uffici, abbiamo preferito spostare la redazione fuori. L’aria che tirava era proprio pesante. Abbiamo seguito i tragici eventi minuto per minuto (http://www.mentelocale.it/genova2004/contenuti/index_html/livello2_varint_522)».
Quali sono le prime strategie che avete adottato? In cosa senti che mentelocale.it è veramente diverso da un media tradizionale?
«Fin dall’inizio ci siamo posti il problema di comunicare con i lettori in modo diverso rispetto alla vecchia generazione di giornalisti, un po’ arroccati e chiusi nelle loro redazioni. Infatti la porta di mentelocale.it è sempre aperta e chiunque ci può venire a trovare. A volte è un po’ stressante, ma alla fine paga.
Un’altra fissazione era quella di dare il sito in mano ai lettori, renderli protagonisti, farli scrivere e farli partecipare. Credo che in sette anni, su ventimila articoli andati on-line, almeno ottomila siano stati scritti dai lettori. Che dicono quello che vogliono, quando vogliono, se vogliono. Poi alcuni si affezionano in modo particolare ed entrano a far parte della nostra community, diventano dei veri e propri riferimenti per i lettori come lo sono i giornalisti della redazione. Credo che siamo uno dei pochi, forse l’unico sito di informazione giornalistica on-line in Italia, che dà la stessa importanza agli interventi dei lettori e agli articoli dei giornalisti che lavorano in redazione. A volte i contributi dei lettori vanno in apertura del sito. La differenza sostanziale è che i giornalisti scrivono soprattutto articoli d’informazione, mentre la community e i lettori spesso ci mandano commenti e opinioni».
Quali temi affrontate?
«La nostra testata recita “quotidiano online di cultura e tempo libero”. In sintesi estrema potremmo dire che raccontiamo tutto quello che c’è da fare e da vedere a Genova e in Liguria. Ma non solo, il nostro sguardo è sempre attento alle tendenze e ai fenomeni culturali in ogni parte del mondo. Quindi, musica, cinema, teatro, libri, arte, scienza, vita notturna, enogastronomia. Per scelta non ci occupiamo di cronaca e politica, se non sporadicamente. Abbiamo una foltissima comunità di lettori che considera mentelocale.it lo strumento ideale per organizzare il proprio tempo libero: gli iscritti alle nostre newsletter sono ormai oltre trentamila. C’è poi una schiera di amici, intellettuali, scrittori, professionisti, che ha deciso di aprire un proprio spazio sul webmagazine per scrivere sugli argomenti più vari.
La trasformazione della città è un altro tema che percorre come un fil rouge l’attività di mentelocale.it. Negli ultimi quindici anni Genova ha avviato un percorso complicato ma necessario: da città industriale sta cercando di diventare un polo culturale e turistico. Noi abbiamo seguito passo per passo questa evoluzione – partita dalle celebrazioni colombiane del 1992, passata per il G8 di Genova e il 2004, anno in cui è stata Capitale Europea della Cultura – e continuiamo a farlo».
Che difficoltà avete incontrato?
«Il mugugno (lamento in genovese) è stato bandito dal nostro vocabolario sin dalla nascita di mentelocale.it. Noi abbiamo sempre cercato di rappresentare qualcosa di nuovo, propositivo, accogliente ed entusiasta. Detto questo, chi conosce Genova sa che non è una città facile, è ostile al cambiamento, poco reattiva e abbastanza incrostata in strutture di potere che sembra impossibile scalfire. Inoltre se l’Italia è vecchia, la Liguria è la regione più vecchia del paese. Anche oggi che abbiamo raggiunto una grande visibilità e siamo coscienti del fatto di essere un punto di riferimento reale per i nostri lettori, quest’impresa ci sembra un’utopia, una specie di miracolo. Abbiamo faticato molto per entrare nel novero dei cosiddetti media, ma più che il riconoscimento ufficiale, sono stati i lettori a farci capire di aver sfondato il muro dell’indifferenza. Credo che oggi mentelocale.it sia uno strumento unico per tastare il polso agli umori dei giovani della città. Le loro opinioni sono calzanti, intelligenti, motivate e richiederebbero attenzione».
La ottengono?
«Poco purtroppo. Noi abbiamo più volte dato voce a realtà che altrimenti difficilmente avrebbero potuto esprimersi: persone, associazioni, artisti emergenti, semplici cittadini. mentelocale.it ha lanciato veri e propri tormentoni su temi come la movida, gli spazi musicali e teatrali, la mancanza di trasporti adeguati, la politica culturale, chiamando a dire la propria sulle scelte che riguardano la città. La mostra di Maurizio Maggiani a Palazzo Ducale ha suscitato un vespaio di opinioni, così come il degrado del centro storico, la decisione di abbattere i gasometri dell’Ilva di Cornigliano, la polemica per la chiusura della rivista Ergo Sum. Una piccola delusione sta nel fatto che quasi mai, le persone che potrebbero dare delle risposte le hanno date. Siamo sempre dovuti andare noi a cercarle. L’amministrazione dovrebbe usare questo strumento incredibile di interattività per dialogare con trasparenza».
Chi è il vostro lettore tipo?
«Le statistiche vanno prese con le molle, soprattutto da chi come noi vuole allargare più che definire. Comunque diciamo che una parte consistente dei nostri lettori ha tra i 25 e ai 45 anni, divisa equamente tra maschi e femmine. È un pubblico attento e attivo, che ha voglia di leggere ma anche di esprimersi. Ma gli schemi non ci piacciono molto, coccoliamo tutti i nostri lettori. Lo testimoniano le nostre amicizie, che comprendono teenagers così come pensionati. Alcuni di questi ultimi padroneggiano il web meglio di molti giovani».
Qual è la ricetta del vostro successo?
«Tenacia, apertura al pubblico, professionalità, conoscenza degli strumenti. Abbiamo assorbito molti degli elementi innovativi del web – come i blog, il citizen journalism, il multimediale – mantenendo un coordinamento editoriale serio e preparato. Il tutto sempre condito con uno stile denso di humor, ironia, leggerezza. E poi abbiamo fornito un servizio alla comunità: tutti vogliono sapere cosa succede sotto casa, cosa fare nel fine settimana, conoscere volti nuovi. Di tanto in tanto apriamo finestrelle sul mondo: un reportage di viaggio, una mostra, l’intervista ad un personaggio famoso. Un atteggiamento glocal, insomma».
Ma come si mantiene il sito, come pagate gli stipendi?
«Con la pubblicità, il bannering, i pubbliredazionali e scrivendo articoli per altri siti: anche se il nostro fatturato aumenta esponenzialmente di anno in anno, ancora non si hanno i risultati che si dovrebbero avere per il numero di lettori giornalieri. In Italia si stenta a far partire la pubblicità su internet».
Secondo te perché?
«Io ho la mia opinione, credo che ciò dipenda dal fatto che nel nostro Paese il potere economico è detenuto per l’80 per cento (è un dato del 2003) da chi ha più di cinquant’anni. Il dato più allarmante è che tra i 40 e i 50 anni solo il 15 per cento degli individui appartiene alla classe dirigente, sotto i 40, il 5%. La percentuale degli ultrasettantenni che appartengono alla classe dirigente supera il 24%, mentre fino ai cinquant’anni solo il 20 % fa parte della casta: non è impressionante? La differenza di età tra Prodi o Berlusconi e l’età media dei governanti europei è di vent’anni, quasi una generazione.
Quindi la generazione web, chi ha meno di cinquant’anni, ha scarso potere politico, poche risorse economiche e meno contrattualità nell’ottenere ciò di cui ha bisogno. Se il blog di Grillo ha più lettori del sito di Repubblica e del Corriere, vorrà ben dire qualcosa, vorrà dire chi ha meno di 50 anni – quell’ampia fascia di popolazione italiana che detiene solo il 20 per cento del potere economico – ha trovato lì una valvola di sfogo, per esprimere il proprio disaccordo nei confronti di un Paese che li ha dimenticati, che li ha ridotti a co.co.co o cocopro, che gli ha reso difficile mettere su casa e mettere al mondo dei figli. Poco potere economico, poca possibilità di investire nei nuovi media. Chi ha i soldi, insomma, non solo non investe su internet, perché lo usa poco, ma anche perché ne ha paura: la rete è democratica, obbliga alla trasparenza. Se esce un bando pubblico, bisogna metterlo sul sito, non telefonare, come si faceva un tempo, agli amici per farli partecipare e vincere appalti».
Come vedi il futuro di mentelocale.it?
«Ormai sono sette anni che mentelocale.it non fa che crescere. Il successo di questa scommessa è dipeso dalla nostra tenacia, da quella dei nostri editori, ma soprattutto da un’intuizione: il futuro della comunicazione potrà forse prescindere dalla carta stampata – come si evince dal titolo del libro L’ultima copia del New York Times scritto dal giornalista de La Stampa Vittorio Sabadin – ma di certo non dal web. Noi siamo pronti per accogliere la sfida».
Marina Rosa

bello paragonare un luogo virtuale ad una creatura vegetale che va nutrita, innaffiata, potata…….bello davvero.
complimentoi soprattutto per gli sforzi profusi, per il lavoro che c’è dietro: questo anche come far crescere un albero. Se non uguale, molto simile.
ciao.
Grazie Contorno, Mentelocale é davvero un posto incredibile, un contenitore ordinatissimo di idee, progetti, racconti, storie, profumi, odori.
Poi, una cosa che fa impressione é come tutto quello zibaldone sia stato ordinato, una città intricatissima, ma in cui non ti perdi mai, un po’ come se nella città vecchia di Genova ad ogni incrocio ci fosse una guida a indicarti le cose.
marino
La cosa strana è che per una cosa virtuale si abbinano cose così reali….anche gli odori.
Però sarebbe bello che anche in altre regioni qualcuno avesse la forza, sulla falsariga di questa bella esperienza, di costuire – no, scusate – di far crescere (proprio come un albero) – dei siti simili, con le stesse cose finalità. Io penso che tanta gente scoprirebbe aspetti del proprio territorio davvero molto interessanti.
cose-finalità