Antonio ha la barba lunga e una giacca a vento verde, troppo grande per lui. Dorme su una panchina davanti a un giornalaio. Ogni mattina si sveglia indolenzito, si alza un po’ alla volta e arriva all’edicola, dove gli danno il quotidiano, spesso gratis. A volte Antonio allunga la mano con dentro degli spiccioli, e paga come può. Anche oggi ha ripetuto i suoi gesti, sempre uguali. Torna alla panchina, si siede a gambe larghe, con i gomiti appoggiati sui ginocchi. Legge: Berlusconi trionfa, la sinistra crolla. Dà un’occhiata alle pagine interne. Poi ripiega il giornale, si stende lentamente sulla sua panchina, e un po’ alla volta si addormenta. Ogni tanto riesce a ricordare un sogno. Allora se lo tiene stretto, per tutta la giornata.


Come assomiglio ad Antonio, anche se sono più fortunato e ho più risorse di lui (una volta si chiamava autocritica…).
Ma attenzione: dicono che ti possono togliere tutto ma nessuno ti può togliere i sogni, e non è vero nemmeno questo.
Non ci toglieranno però i ferri da calze, e la possibilità di praticare il tricotage con la paglia della coda, che è tanta.
Insomma, tra poeti o almeno verseggiatori, usiamo un titolo a noi noto e caro per sintetizzare la situazione (non ce ne voglia Tessa):
“L’è el dì di Mort, alegher!”
Un mesto (e pesto) saluto,
Roberto
“calza” non “calze”
rrt
Proseguo la giornata di Antonio: è lì che sonnecchia sulla panchina, sente un dolore atroce, apre di colpo gli occhi, vede che gli stanno andando a fuoco i vestiti. Lì vicino c’è una ronda di bravi cittadini tutti soddisfatti che hanno dato una bella lezione al barbone e in più si sono anche divertiti. Primo giorno dell’era leghista.
Se Antonio sogna, qui è un incubo.
io ho paura di queste cose, di questa società.
io ho paura delle metropoli, ho paura della gente.
non riesco più a guardare la televisione o frequentare luoghi affollati.
quando sono andato a votare mi sentivo a disagio, mi sentivo uno che non aveva niente a che vedere con quel posto, con quelle persone.
però ho votato.
ho votato pensando a qualcosa che mi facesse stare bene, a qualcuno più che altro.
qualcuno che fosse rassicurante, che dicesse cose piene di buon senso (anche se le aspettative poi sarebbero state disattese).
poi è successo che nel pomeriggio, così, ho sentito l’ultima canzone di caparezza dove c’è un passaggio che dice più o meno “sono al verde, passo le notti in bianco pensando al conto in rosso”….cioè la bandiera italiana. non sapevo se commuovermi o che ne so…..
poi l’epilogo.
peccato che sono lombardo ma davvero fa poca differenza, credo.
A me sembra di vivere in un paese dove molti pinocchi si fidano ancora del gatto e della volpe. Proprio una bella coppia,non c’è che dire!
Non che prima si stesse meglio,ma temo,anzi ne sono certa,che la fila dei più che poveri per un pasto caldo presso le varie associazioni umanitarie,sarà sempre più lunga,da nord a sud,isole comprese.
Una vittoria consegnata su un piatto d’argento,anzi,di platino,e non mi aspetto certo garanzie da una situazione così.Sono arrrrrabbiata e molto,purtroppo la mia voce e quella di molti come me,non ha alcun peso. Mi viene già l’orticaria se penso a un domani negato soprattutto ai nostri figli.
vi abbraccio tutti
jolanda
tutti giù per terra…
Mi viene in mente l”Antonio” sulla panchina del film “Caos Calmo” con Nanni Moretti. Un po’ stropicciato, malconcio…ma poi alla fine da quella panchina si rialza e riprende vita.
Dai…sù con il morale!
Quello che ha scritto Anna l’ho pensato anch’io.
Agghiacciante.
Tranquilli, ora Berlusconi dà una casa e un lavoro a tutti:- /
Antonio
è un grande uomo che ha capito tutto della vita, ne ha una filosofia saggia e disincantata.
Che se la vedano fra loro in fondo a lui cosa cambia? ha un giornale da leggere ogni mattina, un amico giornalaio che gli permette di scegliere cosa sapere o meno, una panchina su cui dormire e un sogno da ricordare, in fondo la vita e tutta qui e mentre lentamente si addormenta ricorda un monologo sulla “democrazia” e una canzone da titolo “destra sinistra” di un vecchio amico geniale e divertente nel raccontarci una realtà: Giorgio Gaber
http://it.youtube.com/watch?v=fE1Dkf1_3pI
http://it.youtube.com/watch?v=Y5eJDLyAtOs
Che vi rallegriate o rattristiate o rimanete indifferenti io voto Antonio e vorrei sedermi con lui sulla panchina per ascoltare la sua filosofia.
Semplicemente Stella
Molto efficace e amara la rappresentazione di chi non ha nulla, di chi è fuori, di chi non è nessuno, mentre intorno il mondo urla.
il problema “DI” Antonio, e non il problema “CHE E'” Antonio, come molti zelanti cittadini tutti presi dal desiderio di dare una ripulita alle proprie città pensano, è su scala mondiale e non sarà il governo di nessun cognome terminante in ONI a poter fare qualcosa di concreto. Temo che se i grandi capi che hanno in mano le fila dell’economia mondiale non muteranno il corso della storia economica globale, non solo molti di noi avranno il medesimo problema di Antonio, ma la catastrofe alimentare sarà l’innesco di guerre civili e non.
(Mario Draghi ha già dato l’allarme, speriamo che qualcuno lo ascolti)
http://qn.quotidiano.net/esteri/2008/04/14/80382-allarme_prezzi.shtml
Non mi sembra affatto strano quel che è successo in questi due giorni di ordinario riflusso elettorale.
Vorrei solo puntare l’attenzione su un fatto: hanno vinto due formazioni che non vogliono farsi chiamare “partito”. E a ragione, non avendo nulla a che fare col pensiero, con la riflessione ideologica (si prenda il termine in senso lato, of course), con il legame ad un sistema d’idee e valori riconoscibili, scaturiti da una riflessione filosofica ben individuata sul reale.
Ciò la dice lunga sul desiderio degli italiani votanti di affidarsi a chi applica la riflessione all’amministrazione della res publica.
Più che con Berlusconi, Fini e Bossi, dovremmo prendercela con i nostri concittadini che, anni addietro, hanno beatamente celebrato i funerali delle idee quando è stato loro chiesto di farlo.
mdp
tutti parlate di Antonio come di un eroe, vero magari o non saprei.
ma quanti di voi farebbero la vita che fa lui o anche solo che rinuncerebbero ad un millesimo del loro piccolo, microscopico “regno”?
Caro Bevitore Incallito,
Antonio non è un eroe ma, almeno come si presenta oggi, una vittima.
Noi invece siamo complici più o meno volontari e consapevoli che si avviano a diventare, oggettivamente almeno, vittime anch’essi.
Un caro saluto,
Roberto
Grazie a Fabrizio per questo post, e grazie ad Anna per il lucido finale.
bevitore, è una bella domanda nella quale non avrebbe certo sfigurato un più condivisibile NOI.
grazie al cielo non tutti sono gretti e chiusi nell’incontro con gli ultimi, il problema è che l’azione del singolo o di piccoli gruppi non è sufficiente, per aiutare e accogliere quelli come Antonio c’è bisogno di una trasformazione della società, di un passaggio da società dei bisogni indotti e del consumo sfrenato ad una che si faccia carico dei bisogni reali di chi ha freddo e fame…
utopia lo so, ma anch’io ogni tanto riesco a ricordare un sogno e me lo tengo stretto.
io sto al nord
dove si minacciano i fucili,
dove un mucchio di gente
non ne può più degli extracomunitari, dove ci sono più telefonini che ragazzi,
suv, pasticche, coca, happy hours, sabati da sballo.
sto al nord dove la povertà
c’è ma è camuffata. dove gli anziani sono soli in mano ad un esercito
di badanti. dove è più facile diventare come antonio: basta perdere anche momentaneamente il lavoro e avere un mutuo (già insostenibile):
si finisce per strada.
dove solidarietà è parola sconosciuta. dove si ammazzano facilmente
i vicini di casa, la fidanzatina,
la madre e il fratellino,
gli anziani genitori per averne l’eredità. però il male viene
dagli extracomunitari.
nel nord che tira: sì, tira:
tanta coca.
sto *giù al nord*
dove raramente passa,
al di là della barriera della cattedra,
un sentimento, la parola dei poeti, una riflessione.
sto dove un modello di vita
che non è il mio
è l’unico ad avere diritto di cittadinanza.
sto dove la scuola è stata immaginata come il paradiso delle tre I,
da cui sparirà la cultura umanistica perché dominerà la cultura del fare.
sto nell’occhio del ciclone.
sto nel profondo nord.
io potrei aver già rinunciato a qualcosa di mio, che so, alla lavastoviglie – per esempio, ma anche all’automobile, per esempio. Io non ho la tredicesima, per esempio, non ho una busta paga regolare, per esempio.
voi ce le avete tutte queste cose?
e lucy lo sa,
bevitore, dovresti cambiare il nik in “sordo che non vuol sentire”, ma non importa: così non vale nemmeno la pena mettersi a discutere.
(per inciso: non faccio il manifesto di quanto sono brava nelle mie rinunce,o di quanti poveretti mi trovo a sfamare togliendomi il pane di bocca,anch se lucy( lucy?)non lo sa.
non era questa l’intenzione del post)
e comunque la condivisione di un sogno rimane l’unica possibilità di riuscita. ribadisco il Noi e lo sottoscrivo.
io ho fatto solo degli esempi….
è così disdicevole farli?
lucy sa perché lo sa com’è il nord ed è esattamente come l’ha descritto…..
temo che barboni, diversamente abili (non sono così politically correct di mio), anziani diventino funzionali alle società opulente che spostano volentieri il problema dai luoghi in cui si discutono i diritti a quelli consolatori in cui si parla di doveri: il dovere di essere “più” buono, “dando sublevando elargiendo”, la “clementia”, la “philanthropia” in luogo della solidarietà democratica e dei diritti dei più deboli. così il ricco epulone non rischia l’inferno per aver dato a lazzaro le briciole.
senza antonio che tiene stretto il suo sogno ma sta su una dura panchina, emmenomale che è primavera per quanto piovosa, come ci sentiremmo noi?
http://it.youtube.com/watch?v=K-VpPGI2S50
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
Giovanni (Nuscis) non riesce a inserire questo commento:
“Ogni tanto riesce a ricordare un sogno. Allora se lo tiene stretto,
per tutta la giornata.”
Ed è questo sogno che non vogliamo né possiamo dimenticare, né oggi né
domani. Un sogno scosso, ora, da un altro sogno, diverso, di mani
oscure che s’insinueranno nei nostri destini, che non si fermeranno
alle panchine.
Grazie, Fabrizio
grazie di cuore, a tutti.
essere amico di un barbone permette di vedere le cose da un punto di vista diverso dal solito. poi si apre il ventaglio delle interpretazioni e dei simboli, compreso quello dell’immagine utilizzata: sullo sfondo c’è il sogno di una società diversa, in cui non bisogna cessare di credere.
fabry
Ehhhh! Mio caro e geniale amico di nome Fabrizio,
è da quando ho letto questo post che ti vedo lì dall’altra parte dello schermo a leggere i nostri commenti alla “short reality” tipo Kraushaar.
Ti vedo con la tua aria sorniona, il sorriso fra l’ammicante e l’ironico e gli occhi furbi che brillano, un po’ diavoletto alla Benigni, un po’ diabolico alla Jack Nicholson. Opss!! Scusa non posso dire questo di un sacerdote però … prima che tale sei un uomo e quindi … e provochi discussioni in attesa della risposta che ti piace o della riflessione che vuoi suscitare, della nota stonata fuori dal coro.
Geniale e mi ripeto, sarà forse una legge di compensazione alla mia “stupidità” o al “parlare” tanto, che ho amici geniali? Claudia aiutami tu!
Antonio …. Ma chi è Antonio?
a-Antonio è l’uomo che ha scelto di vivere così, alla giornata, come capita ma libero dalle regole e dall’ordine costituito. Felice della sua panchina e libero di fregarsene di ciò che accade nel mondo
b-Antonio è uno psicolabile, magari alcolizzato che però ha un vero amico e ancora dei sogni
c-Antonio è un pover’uomo che ha perso tutto per un destino pilotato da altri che nella stanza dei bottoni guardano il loro tornaconto e solo quello, per una condizione economica venuta meno ed è costretto a vivere così, per cui che siano bianchi o neri, cavalieri o girotondini che differenza fa? Tanto loro in periferia non ci vanno, antonio non lo conoscono e ne lo conosceranno “per ragioni di Sicurezza” si dice. Ma chissà forse un domani gli ridipingeranno la panchina perché in campagna elettorale colpisce il cuore e attira voti.
Che dici antonio, la pagina sportiva è più interessante,?oppure la lettera della signora innamorata senza speranza è più divertente? O ancora la pagina culturale cattura tutta la tua attenzione e vi leggi la poesia che non hai mai scritto o il libro che racconta la tua storia?
Ma chi è Antonio? Forse siamo noi o forse no.
Antonio forse è l’uomo indifferente che con indifferenza guarda a ciò che accade ben sapendo che non dipende da lui, disincantato perché sa che la nostra indifferenza farà si che la sua vita resti così com’è ma ha un amico giornalaio e una panchina su cui essere felice e credere ancora nei sogni.
Le elezioni sono un po’ come la domenica di sport. Il lunedì se ne parla, se ne discute e si va avanti per il resto della settimana. Ci si sfotte un po’ o si litiga e ognuno ha la ricetta giusta per far vincere la propria squadra, ognuno è l’allenatore che cambierebbe lo schema tattico di gioco o lo lascerebbe immutato. Se la squadra vince “abbiamo” vinto, se perde “hanno” perso.
Ma se la squadra è corrotta e si vende poi cosa facciamo? Nulla andiamo allo stadio lo stesso perché abbiamo il tifo nelle vene, il nostro sangue è … e non cambia colore. Potremmo ad esempio boicottarla e non darle più il nostro denaro per corrompere o continuare ad arricchirsi ma lo facciamo? giammai!! È la nostra fede.
Così la politica diventa un nuovo argomento di discussione, si dimenticano gioie e dolori della domenica sportiva, se ne parla ma poi? Abbiamo le idee, magari però siamo meno fedeli che alla squadra e cambiamo, ma cosa? Il cavaliere con il mortadellone (a roma prodi lo chiamiamo così) che però dice di essersi ritirato o viceversa e poi?
Antonio è sempre lì su quella panchina ieri come oggi e domani, e se avrà un giornale da leggere potendo scegliere cosa, un panino a placare i morsi della fame, un letto caldo in cui dormire non sarà né Silvio né Valter, che forse gli toglieranno anche la panchina, ma un uomo che sarà passato accanto a lui senza indifferenza, senza un voto per cambiare le cose ma con la voglia di cambiare il mondo con la sua piccola rivoluzione silenziosa che dice no all’indifferenza tendendo la mano e ascoltando la voce di chi non parla, leggendo gli occhi di Antonio e il sorriso, fondando un movimento che muto cambia le cose, davvero.
Quell’uomo cambierà veramente le cose. Non le parole, le discussioni del dopo partita o del dopo elezioni che accalorano gli animi ma ci lasciano indifferenti convinti che sia sempre qualcun altro a dover cambiare il mondo, felici per la vittoria o tristi per la sconfitta, in attesa che la “prossima domenica” la squadra del cuore vinca la partita, perchè che in campo non scendiamo noi ma altri 22.
Solo che in politica quando la squadra del cuore scende in campo siamo veramente noi a vincere o perdere e non i più di mille fra senatori e onorevoli che decideranno i nostri destini dopo averci stupito con effetti più o meno speciali.
E antonio? Antonio sta ancora lì perché per lui il cambiamento arriverà dal don che esce dalla canonica o dal volontario della caritas che lo va a svegliare portandolo alla realtà.
E così mi torni in mente caro Giorgio, che ora te la ridi dal Cielo per le verità che vedi e che ci hai già rivelato:
“… cos’è destra cos’è sinistra …”
“… cos’è democrazia …”
Ciao mitico! (Fabrizio) o meglio “miiiticoooo!” come direbbe il grande, nel senso di enorme, Giampiero Galeazzi.
Oggi verrò al centro e chissà se incontrerò Antonio …
avrò capito il senso di questo post o fatto un buco nell’acqua perchè ho parlato il doppio che ascoltare?
semplicemente Stella
p.s.: scusa Claudia ma ho letto mentre cercavo di postare, sì la storia siamo noi, perchè allora non cerchiamo di cambiarla invece di vivere rassegnati e convinti che tutto dipenda sempre da qualcun altro?
dimmi ancora che ho amici geniali, mi fa star bene:-)
e poi sì, certo siamo anche un po’ ottimisti magari stavolta ci va meglio:-)
acc….
mentre cerco di inserire il commento mi battete sul tempo!
forse tanto “stupida” non sono:-))
e ricordo il post di Giovanni, bellissimo, su una stele in piazza non ricordo, a roma con i nostri nomi il giorno dopo la caduta del precedente governo.
Stella
Grazie a Fabrizio, anche per il messaggio di non mollare sui nostri sogni e di ripartire dagli ultimi.
Io credo che per ripartire bisogna aver voglia di costruire qualcosa insieme, dal basso, anche riempiendo gli spazi lasciati vuoti dalla politica (anche quella della sinistra).
Quanto al Nord. Sparare sul Nord perchè vota (in parte) per la Lega, maledirlo, guardare solo alle sue negatività, significa fare il gioco di Bossi, fomentare le divisioni, consegnare sempre più il paese nelle mani di chi scommette sull’odio.
Allora, secondo questa logica, io che sto al Nord ma che conosco bene il Sud per averci vissuto (e per una moglie di origine siciliana), dovrei ribattere che anche al Sud ci sono più o meno gli stessi mali, che pure lì si ammazza e non ci si priva di fucili e mitragliette, che pure lì ci sono coca e coca party, che gli extracomunitari mica sono accolti con il tappeto rosso, che quarant’anni di malgoverno democristiano al Sud se la giocano con il governo leghista al Nord, eccetera, eccetera, eccetera, tha same old story, ma basta! smettiamola di fare il gioco di chi vuole dividere e piantiamola con il ritornello dell’Italia paese di merda, ripartiamo dalle cose positive che ci sono al Nord, al Centro e al Sud, proviamo a costruire su quelle.
Paolo
Ogni tanto Antonio canta anche questa canzone di J.J.Cale: “Non sono un senzatetto, sono uno zingaro di mestiere, me ne vado in giro per questo paese, non sono un senzatetto”. Proprio come nel disco, Antonio la canta ad una signora che gli regala qualche spicciolo. Alcuni anni dopo – prosegue la canzone – i due si ritrovano, ma questa volta è lei ad intonare il solito ritornello: “Non sono una senzatetto, sono una zingara di mestiere, me ne vado in giro per questo paese, non sono una senzatetto”. Mi chiedo se una roba del genere è più vicina al sogno di Fabrizio oppure all’incubo di Anna. La canzone di J.J. Cale finisce con queste parole: “Lei non è una senzatetto, io non sono un senzatetto”. Semplicemente questa coppia adesso se ne va in giro e basta. Sto citando a memoria HOMELESS da J.J. Cale FROM TULSA AND BACK. La canzone spiega anche che, “se vuoi, puoi incontrarli, ma se cerchi di aiutarli, loro scappano via”. Magari anche Antonio sta pensando di fare la stessa cosa. Magari l’ha già fatto e noi non ce ne siamo neanche accorti.
no, un attimino per favore.
io parlo di quel che conosco – e conosco relativamente poco. io non parlo del sud che non conosco, io parlo del disagio, delle “finte”.
se uno è ricco di portafogli si crede che intorno le cose abbiano un valore relativo nel senso che al di fuori del proprio portafogli vige il “chi se ne importa”. brutto e triste generalizzare, al nord non siamo tutti così e però ti fa triste constatare che intorno a te, fai fatica a trovare qualcuno come te. Di sicuro c’è, da qualche parte, ma sta chiuso in soggiorno, che ne so, a pensare alla sua vita o a guardare alla tv i programmi tipo Vespa.
Io raccolgo l’insalata e oggi che piove sono a casa. Col corso serale ho imparato a usare il computer, leggo qualche libro che prendo a prestito dalla biblioteca quando non sono troppo stanco. In biblioteca al sabato a volte si incontra qualcuno di interessante ma giovani pochi.
Quando intorno vedi la lega che nei giovani è molto radicata, mi verrebbe di chiedere ai giovani di venire dove lavoro io a vedere chi è colui che raccoglie l’insalata. cingalesi e albanesi con la faccia seria. Ci sono anche delle ragazze rumene. Gli unici italiani siamo io e i proprietari o qualche parente dei proprietari dipende dal bisogno del momento.
Io faccio fatica a stare qui ma non so se in un altro posto mi troverei meglio. Vedrei sempre qualche ingiustizia davanti agli occhi.
Allora cosa fare?
Sogniamo…..sì, nella speranza che qualcuno, un giorno, non imbracci davvero un fucile per mandare via chi non ha colpa.
Bellissimo il commento di Stella (un bacio, Stellina), bello il suo aver ricordato il post di Giovanni. Bello essere qui con voi, leggervi, sentirmi parte di una corrente – di un vortice! – di affetto e di calore impagabili.
Grazie Fabrizio, per averci permesso di tirar fuori tutto questo.
Non capisco cosa c’incastri Antonio con il risultato elettorale, ampiamente prevedibile, con i sogni e con tutto il resto.
Il giorno in cui, in questo Paese, si imparerà a valutare i fatti e non le ideologie, sarà sempre troppo tardi. Butto lì qualche esempio:
1) 5 x mille: lo ‘sporco’ Tremonti lo inventa, il ‘temerario’ Visco lo toglie alle associazioni e lo annega nel mare magno dei bilanci;
2) la ‘sporca’ destra riesce ad aumentare le pensioni minime a 1.800.000 pensionati (dai 130 ai 70 euro al mese, portandole sopra i 500 euro) e la ‘casta’ sinistra gli stronca le tredicesime aumentando le imposizioni: eccheccavolo, sono ricchi, giusto che piangano!
3) Giordano, uno dei trombati, dichiara di voler tassare i SUV per una questione di ‘morale’ (parola che ho fatto festa al solo pensiero e da ultras) e poi finiscono a tassare le automobili di chi non ha soldi per potersene permettere un’altra;
4) sbraitano di lotta all’evasione e invece, ora che i numeri iniziano ad uscire (relativi solo al 2006, purtroppo), si scopre che nulla è cambiato e che il gettito della presunta lotta all’evasione è… svanito
5) in compenso sono passati dalla tassazione delle ‘grandi rendite’ (unità di misura non quantificabile) a un aumento della tassazione, per TUTTI i ceti sociali, che arriva, se sommiamo l’effetto domino fra tasse ‘statali’ e ‘locali’, quasi al 6,3%
5bis) però hanno rimesso la tassa di successione che costa più a incassarla che quello che rende, ma i principi sono fondamentali
6) nel 2006, con tutti l’economia che funzionava, e mentre gli altri Paesi incameravano risultati, non hanno trovato niente di meglio da fare che affossare la ripresa con una manovra finanziaria da dementi, e mi scuso con i dementi
7) nel 2007, poco prima del suicidio, altra manovra finanziaria da suicidio e via tutti a tessere le lodi delle maggiori entrate fiscali: con il Paese fermo
8) sono quasi riusciti, dopo i regali di Enel, ENI, Autostrade, Telecom e altre amenità simili, a regalare Alitalia ai francesi
9) dei DICO, che hanno sia i parlamentari sia i giornalisti e da anni, sono riusciti a farne una peana di sigle senza concludere nulla
10) nel frattempo ‘Baffino’ se ne andava a spasso con i capi dei gruppi terroristici Hamas e Hezbollah
11) stiamo perdendo i finanziamenti per la TAV e la Svizzera, se non ci diamo una mossa, ringrazierà
12) niente rigassificatori, inceneritori (o bruciamerda che termovalorizzatori è la solita sega ecologista), nuove centrali policombustibile e l’effetto, sulle bollette, l’abbiamo visto tutti
13) nel frattempo sperperavano soldi in ‘studi di fattibilità’ per capire come fare a rimuovere i rifiuti da Napoli
14) strada facendo Prodi toglie l’embargo alle forniture di armi da parte dell’Italia alla Cina
15) Veltroni, quand’era ancora Sindaco di Roma, inventa un ‘piano urbanistico’ che sarebbe da arresto domani mattina: andate a vedere i metri cubi riservati all’edilizia popolare e poi ne parliamo
16) però nel frattempo scrive libelli e scaraventa soldi dalla finestra con la sua ‘Sagra del Cinema’, ma vuoi mettere prendere un caffè con il Clooney internazionale che soddisfazione?
17) nel frattempo sono diventati tutti credenti e frequentatori del Vaticano: ma andate a c….e che è meglio
18) e, per non farsi mancare nulla, dopo aver erogato a fondo perduto alla FIAT, nel quinquennio 1996-2001 quasi 11.000 miliardi delle vecchie lire, (con la FIAT sull’orlo della bancarotta, ma la Giovanni Agnelli & C Sas che nello stesso periodo distribuiva quasi 10.000 miliardi di utili ai soci dell’accomandita), stavano già negoziando altri finanziamenti pubblici, per la FIAT, nonostante, non molto tempo fa, Marchionne avesse dichiarato il pareggio di bilancio, l’azzeramento del debito e un utile lordo -esercizio 2007- di 2,4 miliardi di euro.
Fortuna che hanno perso!
Ad Anna, che vede al Nord solo persone che bruciano i barboni, vorrei chiedere dove vive e perché non si trasferisce a Cuba o in qualche luogo ‘ameno’ se questo ‘maledetto’ Nord le fa così schifo. Attenderò con ansia i suoi reportage bucolici sulle meraviglie del sistema sanitario cubano.
Tanto per non farci mancare nulla: ricordate le polemiche di qualche anno fa relative alle etichette dei cibi sui quali le multinazionali non volevano riportare la presenza di componenti OMG? Polemiche impressionanti devo dire e molto folkloristiche, ma sapete chi firmò e approvò, in sede europea quella normativa per nome dell’Italia? Non lo sapete? Male: il caro ‘no global’ Fassino.
Chiudo con un ringraziamento, di cuore e caloroso, a Prodi e Veltroni: in due anni, senza nemmeno tanta fatica, sono riusciti a far scomparire, dal Parlamento Italiano, sia i comunisti, sia i fascisti. A saperlo prima che bastava così poco…
Insomma, Veltroni ha mantenuto la parola: i comunisti, MA ANCHE i fascisti. Sarò anche un sotto acculturato nordico e merdoso e razzista, ma l’idea che, pagati anche con i miei soldi, in Parlamento non avrò più Diliberto, Pecoraro Scanio, Giordano, Cento, Santanché, Fiore, Storace, Lussuria, Casarini e compagnia, Mastella, De Mita: mi rende felice.
Grazie Veltroni 🙂
Blackjack.
Fabrizio, senza le letture politiche che gli sono state attribuite, il tuo post era e rimane perfetto.
Blackjack.
Antonio ha la barba lunga e una piergiacca a vento verde, troppo grande per lui. Dorme su una pierpanchina davanti a un piergiornalaio. Ogni mattina si sveglia indolenzito, si alza un po’ alla volta e arriva all’edicola, dove gli danno il pierquotidiano, spesso gratis. A volte Antonio allunga la mano con dentro degli spiccioli, e paga come può. Anche oggi ha ripetuto i suoi piergesti, sempre uguali. Torna alla pierpanchina, si siede a gambe larghe, con i gomiti appoggiati sui ginocchi. Legge: Berlusconi trionfa, la piersinistra crolla. Dà un’occhiata alle pierpagine interne. Poi ripiega il piergiornale, si stende lentamente sulla sua pierpanchina, e un po’ alla volta si addormenta. Ogni tanto riesce a ricordare un piersogno. Allora se lo tiene stretto, per tutta la piergiornata.
Stella Maria: qualcuno diceva “se non trovi niente di bene da dire a(di) qualcuno, scegli il silenzio. faccio sempre tesoro della saggezza quando la incontro.
Caro Black, a me il nord non fa per niente schifo e sanno tutti quanto sono milanese e friulana. Ho voluto solo dire che una certa militanza leghista ci gode quando un barbone/rumeno/zingaro viene bruciato. Qualcuno lo può negare?
Il cartone per terra accostato alla parete, un sacchetto di plastica, un pacchetto di sigarette, una coperta, una vecchia maglia marrone.
Il mio indirizzo per chi lo volesse, stazione centrale Bologna.
Mi chiamo Tondo o almeno è così che mi chiamano tutti da queste parti, oggi ho chiesto a questo luogo di farmi da casa, il via vai della gente non mi disturba.
Guardo quei pezzi passare così li chiamo quelli che mi passano davanti, corrono guardo loro facce, non sono certo più felici di me, che vivo con nulla.
Avevo un nome, ora sono riuscito a dimenticarlo.
E’ tornata la bella stagione, c’è meno freddo a volte qualcuno mi allunga una moneta, e allora posso mangiare.
Il brusio dei treni non mi disturba, è come essere dentro una pupilla sempre in movimento.
Anna, non ho idea. Quello che so io, ed è poco, molto poco, è che non ho mai visto la Lega andare in giro a bruciare o dire di bruciare i barboni/rumeni/zingari. Ho visto invece persone ‘intellettualmente superiori’ inneggiare alle 10, 100, 1000 Nassiria oppure andare alle manifestazioni armati di spranghe e molotov e biglie di ferro. Vale anche per i ‘signori’ della destra estrema, ovviamente.
Questo è quello che so. Che il messaggio della Lega sia anche un messaggio di ‘pancia’ non ci provo nemmeno a negarlo, ma fra la pancia e le molotov e le spranghe, c’è una bella differenza.
Come esiste una bella differenza fra il dichiararsi, a parole, a favore delle classi deboli e poi intascarsi il 70% (quasi) del 5 x mille.
Blackjack.
blackjack: te l’hanno detto che la tua parte politica ha vinto le elezioni? no, perché parrebbe che stai incazzato come uno che ha perso…rilàssati…
per gli antonio non cambia niente: si spera. speriamo che possa continuare a sognare sulla sua panchina e non arrivi il gentilini di turno a tirargliela via da sotto il…
Lucy, continui a leggermi arrabbiato, ma mi pare che le arrabbiature siano localizzate da altre parti, non da me almeno (ho persino ringraziato di cuore Veltroni e con un sorriso).
Tanto per chiarire: è più facile che la panchina, da sotto il culo dell’Antonio di turno, la tolga uno di sinistra che Gentilini, ma non a parole: con i fatti e i numeri, esattamente come hanno fatto negli ultimi due anni.
Ma hai buttato, magari per sbaglio, magari quando avrai un attimo libero, un occhio al piano urbanistico che ‘umanitario yes I can Veltroni’ ha approvato quando era sindaco di Roma? Nemmeno il peggior leghista che ti possa passare per la testa sarebbe riuscito a concepire un simile obbrobrio.
Rilassati e sorridi: avete almeno 10 anni di sana opposizione davanti. Potrebbero anche essere di più se, come succederà, fra 2 o 3 anni Berlusconi se ne andrà dalla scena politica eliminando l’unico vero obiettivo di questa sinistra italiana tutta slogan e niente sostanza. Prendila come un’anteprima che mi è scappata.
Blackjack.
gentilini non ha fatto sedere nemmeno i trevigiani sulle panchine per paura che ci dormissero i barboni e gli extra. le ha tolte semplicemente di mezzo. e tu mi tiri fuori il piano urbanistico di roma e veltroni che neanche il peggior leghista? detto da te è già qualcosa: dico, che un leghista possa essere “peggior”.
io non mi devo rilassare perchè ero preparata e tutto sommato mi va anche bene così. sai: a me piace andare a cavallo e il tango argentino: fra un po’ non sarà necessario spostarsi, avrò l’argentina in casa. quanto all’argenteria: è meglio metterla in salvo.
grazie per questa interessante discussione.
io cerco disperatamente di stare al vangelo, che in Antonio vede un debole da sostenere. se vogliamo parlare di politica, dovremmo dire che teoricamente si rivolge soprattutto a quelli come lui. gente cui è rimasta una panchina pubblica. il sogno da custodire è un movimento di condivisione anziché di rapina. è quella la lama di luce che s’intravede all’orizzonte.
buonanotte a tutti
fabry
bisogna aver dormito sulle panchine o nei distributori (a forma di stanzetta) di film – ora ricordo il nome: videobank. allora si capisce che la questione *non e’ sempre* il piergiornale o il nuovo governo del sovrano Silviodoro, come lo chiamava Michele Serra.
Antonio ha bisogno, perche’ e’ un debole da sostenere, come dice Fabrizio. come e’ un debole da sostenere il ragazzo borderline che mi aggredisce di notte urlando, perche’ riconosce in me un altro, e riconosce uno troppo fragile, e forse simile a lui, per mandarlo a quel paese. scrivo improvvisando, da Lubiana, in cui – per esempio – l’italiano e’ gia’ lingua morta, ridotta a poche parole, a un centinaio di km dall’Italia… Non tutto e’ universale, non tutto e’ politica, non tutto e’ l’Italia l’italiano gli italiani, e nemmeno i nostri miti sono universali. la fame e’ piu’ universale dei testi. al mattino, se hai dormito su una panchina la schiena fa male: e quel male e’ *vero*.
Quanti commenti di spiriti differenti, qua dentro…!
Non capisco, davvero, cosa c’entrino il solito, cinico elenco di Blackjack dei guai economici provocati dai governi di centrosinistra, l’argenteria di Lucy, e il vangelo di Fabrizio.
Con l’homeless Antonio, dico. Che preferisce leggere piuttosto che mangiare con i pochi spiccioli che si ritrova in tasca: questo sì, che appare significativo.
Mi piacerebbe davvero addormentarmi su quella panchina davanti all’edicola e sognare insieme a lui, per risvegliarmi però dopo un bel po’ di anni (diciamo dodici?). Denutrito e con le ossa rotte, sì, ma senza più quei giramenti di –oni da subire durante la lettura del quotidiano.
Cari amici, fate del romanticismo e della letteratura sul barbone che invece nella realtà sta male, ha le ossa rotte e rischia continuamente di subire violenze fisiche (gli uomini; le donne le subiscono per default). Quando immaginiamo di dormire e sognare su una panchina siamo noi che stiamo bene a immaginarlo. Tutto ok, ma teniamo presente che il vero barbone per reggere – quando regge – si rifugia nell’alcool e nella follia. La realtà del degrado non ha niente di romantico. “La conosci?”. “Sì”.
E comunque continuo a essere convinta che, al di là dei nostri sogni di evasione e di sacrosanto amore evangelico per i più deboli, il fatto che vi siano frange di popolazione “out” viste come piaga contro la quale provvedere brutalmente (oggi i rom, domani chissà) o comunque tutelate poco e male (vedi i nuovi poveri per i quali è molto facile scivolare nella condizione di homeless) sia un fatto POLITICO. Si può sognare finché si vuole, ma è giusto essere consapevoli di quello che è reale e di quello che è sogno.
Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”. (Mt,25, 31-46)
capisco che qualcuno vorrebbe pensare alla vangelo come ad un pio esercizio di meditazione e preghiera da esercitare “romanticamente” nel chiuso delle quattro mura domestiche. non si dice spesso ai cristiani di esserlo a casa loro e di lasciare fuori dalla politica le loro posizioni di fede? ebbene, in barba ad ogni separazione fra spirito e materia il Vangelo è un’azione politica in cui il fare diventa essere. il brano qui sopra è piuttosto esplicito.
al cristiano non è consentito alcun atteggiamento romantico, invece gli è richiesto di agire nella realtà, la forza d’urto dell’andare contro corrente, contro i propri meschini interessi, allo stesso tempo non c’è nessuna chiusura al sogno, purché sia il motore dell’azione: se non riesco ad immaginare la realtà come la vorrei, non posso agire in nessuna direzione precisa.
(senza confondere tutto questo con alcuna ideologia nota o ignota, si tratta di amare l’altro come se stessi e non si può dire di amare se non nell’agire, nella condivisione, nel lasciare spazio all’altro perché possa vivere
“Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa.”
(Gc.4,14-17)
“E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, e vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza.”
(Gc,5,1-7)
non ma pare ci sia romanticismo in queste parole. che poi siano in pochi a viverle fino in fondo, nonostante i molti cristiani di nome, questo non toglie la validità politica e sociale del sogno evangelico di un mondo in cui tutti gli Antonio possano vivere dignitosamente
perfettamente in linea con lambertibocconi, tengo a precisare che la mia preoccupazione per l’argenteria era un modo volutamente snobistico e datato di esprimere un giudizio personale, che non chiedo di condividere, sul futuro politico e sociale di questo paese, per raffreddare le critiche un po'(scusa, black) faziose e OT. ho invece fin da subito colto e fatto mio il messaggio di fabrizio al quale aggiungevo delle considerazioni di carattere latamente politico sull’indirizzo sfrenatamente consumistico e de-umanizzante del nostro paese, in particolare di un’area che conosco abbastanza perchè ci vivo. l’essenza politica della questione nulla toglie al fatto evangelicamente interpretato: anzi, dal mio punto di vista, l’ho detto subito, attenzione a non spostare le considerazione dal piano dei diritti a quello dei doveri, perché qui la questione si colora di romanticismi e pietismi, come nota correttamente lambertibocconi.
si può avere il vangelo nel cuore e un’idea politica in testa: che, se permettete, è un po’ difficile che coincida, volendo difendere i più deboli, con l’idea leghista, una a caso.
“si può avere il vangelo nel cuore e un’idea politica in testa: che, se permettete, è un po’ difficile che coincida, volendo difendere i più deboli, con l’idea leghista, una a caso.”
sottoscrivo e condivido – anche nelle virgole – quanto espresso da lucy.
Plessus, cosa c’entra il “cinico elenco del solito Blackjack”? Tutto! Descrive semplicemente l’effettiva empatia e l’interesse che quest’ultimo governo sinistro aveva nei confronti dei deboli veri: ZERO!
Tant’è che ha preferito incamerarsi i 2/3 del 5 x mille piuttosto che devolverlo, come avrebbe dovuto, alle associazioni no-profit che si occupano, non a parole, degli Antonio. Grande sinistra!
Lucy, l’unico che poteva portarci in Argentina era “Mr. Goldmann Sachs Prodi” degnamente accompagnato dalla sua accolita di buffoni incompetenti. Mi piace che tu abbia pensato per tempo a salvare l’argenteria di famiglia; per quanto mi riguarda, da buon precario per scelta – anche se non dormo su una panchina e mi concedo, a volte, anche la gioia di un lusso discreto – non ho mai avuto argenteria da salvare: troppa fatica sprecare energie per rimuovere, periodicamente, la patina del tempo.
Fossi in te, il piano urbanistico di ‘ma anche, Yes I can’ me lo leggerei con attenzione; non è come leggere Carver, ma è sicuramente formativo. Poi, dopo la lettura, magari proviamo a quantificare il significato di ‘migliore e peggiore’.
Blackjack.
Cara lambertibocconi qualcosa di romantico nel gesto del barbone che allunga lo spicciolo al giornalaio invece che al panettiere, lo considererei letterariamente valido, anche se espresso in poche righe.
A fronte delle nostre parole e immaginazione su cui ci hai concesso l’ok, ricordarci che l’uomo in questione stia male pare la bacchettatina della maestra che ricorda che al mondo c’è gente che soffre al bambino obeso che si strafoga di merendine in classe. Accompagnata dalla piccola scivolata di stile rappresentata da una domanda che ti sei fatta da sola e che/perché nessuno ti ha fatto, da una considerazione politica di cui il barbone se ne sbatte perlomeno tanto quanto le nostre considerazioni letterarie, e conclusa da una sentenza perfettamente in linea con il resto del tuo cattedratico commento.
Anche noi sappiamo distinguere tra sogni e realtà.
Con cordialità, davvero.
1) Infatti anch’io penso che il tutto sia molto romantico letterariamente, ma non altro.
2) Della politica il barbone se ne sbatte, però se le ronde che danno fuoco a barboni e zingari sono composte da leghisti e loro degni compari, non è mica colpa mia!
3) “Noi” chi? (alla penultima riga, non perché sono maestrina ma per chiarezza).
4) Cattedratica a me!!! :-)) E’ da ridere, e infatti rido…
Ciao Plessus, ricambio la cordialità.
“È arrivata la richesta di rinvio a giudizio per i presunti responsabili dell’incendio al campo rom di Opera, alle porte di Milano, lo scorso 21 dicembre. Il pm di Milano, Laura Barbaini, ha chiesto il provvedimento per nove persone, tra cui il capogruppo della Lega Nord nel Consiglio comunale della cittadina, Ettore Fusco. Tra gli indagati ci sono alcuni cittadini di Opera, accusati a vario titolo di concorso in danneggiamento aggravato, incendio e interruzione di pubblico servizio. Fusco è invece accusato di istigazione a delinquere. Nell’incendio, scoppiato durante un presidio non autorizzato davanti al campo, erano state bruciate sei tende, mentre altre sette erano state divelte, e qualche auto della protezione civile era stata danneggiata. Il capogruppo della Lega Nord quella sera era intervenuto in Consiglio sul campo nomadi e, come riportano gli atti dell’inchiesta, ‘’istigava pubblicamente i presenti a commettere uno o più reati e in particolare all’occupazione della tendopoli di Opera, incitando più volte i numerosi cittadini (…) e pronunciando le seguenti frasi:’occupiamo il campo nomadi! (…), dobbiamo andare a occupare quell’area in modo tale che torni nostra (…). Andiamo tutti e resistiamo perché così Opera è nostra e gli interessi degli operesi non sono la solidarietà ai nomadi’”. Fusco aveva tra l’altro definito quell’area ‘’dannata’’.
Si chiude così la prima parte di una vicenda che era costata cara anche al parroco della cittadina, don Renato, che si era schierato dalla parte dei nomadi.
(Panorama, 13 ottobre 2007)
“L’ ultimo, drammatico episodio e’ quello del clochard bruciato dalla crudelta’ di tre o quattro giovani che sono poi riusciti a far perdere le loro tracce. La barbarie si compie all’ alba, nella centralissima rue La Fayette. All’ altezza della chiesa di Saint Vincent, Fabrice Gaulin, 39 anni, senza professione e senza domicilio, sta dormendo disteso sul marciapiede. Viene cosparso d’ alcol e dato alle fiamme. S’ alza di scatto, tenta di reagire al fuoco che lo divora, poi s’ abbatte al suolo. Quando la polizia, avvertita da un automobilista, arriva sul luogo del misfatto trova i resti carbonizzati del clochard.” (Corriere della Sera, 19 marzo 1996)
“Un incendio nella notte ha distrutto un campo nomadi a Bologna, in via Scandellara. Non risultano feriti, ma l’insediamento, composto a quanto pare da baracche e roulotte, e’ andato completamente in fumo. Sul posto sono intervenuti Carabinieri e Vigili del fuoco che hanno impiegato oltre un paio d’ore per domare le fiamme. L’ipotesi piu’ probabile, data l’ampiezza del fronte da cui e’ scaturito l’incendio, e’ quella di origine dolosa” (Il Resto del Carlino, 18 novembre 2006)
trovo abbastanza preoccupante che si “scivoli” (qui sì!) su considerazioni estetico-letterarie a fronte di problemi umani serissimi. mentre lei mangia al caldo, plessus, e “sogna” di essere con quel caro barbone, il barbone si rompe le ossa sul serio. ci vediamo benissimo: vediamo tutti la poesia del gesto: ma per fortuna ci sono anche le maestrine in cattedra e coi piedi per terra. che noia il sogno per il sogno, come l’arte per l’arte.
buongiorno,
è l’ora del pranzo agricolo.
Non so perchè non viene accettato il mio commento. Spero mi scuserete in anticipo (o posticipo) se lo leggerete doppio.
Ciao, bevitore incallito, spero che tu abbia digerito con del buon vino il tuo pranzo agricolo!
😉
“noi” = quelli che non abbiamo argenteria da nascondere, né lussi discreti da concederci ogni tanto, né invidia da generare negli altri, o da vendere.
Sapevo, sì, di essere tra i fortunati che lavorano e mangiano al caldo. La ringrazio, maestrina lucy, per avermi ribadito – me l’ero già dimenticato – che, mentre mi nutro, il barbone, poverino, rappresenta un problema umano serissimo e si rompe le ossa su quella panchina.
Chiudo qui il getto sarcastico, l’argomento scotta davvero.
Il degrado umano risiede talora negli stessi soccorritori dell’homeless in difficoltà. Una volta chiamai l’ambulanza, allungato sul marciapiede c’era una persona in evidente stato confusionale. Un portantino sceso dall’ambulanza – arrivata dopo un’ora – lo riconobbe e disse: “Ah, ma quello è Paul, lo conosciamo. Lo fa apposta a bere per poi stare male e poter passare un paio di giorni al calduccio in ospedale”.
“Lo fa apposta a bere”, che bestialità.
Lasciai la scena incoerentemente sbigottito, frustrato e soddisfatto, e rientrai in ufficio.
ciao Gaja,
un bacio grande a te e un bacio a voi tutti che invece prima non ho salutato, scusatemi ma la voglia di scrivere ha prevalso.
avevo pensato di chiudere con i miei due commenti e invece leggendo ancora mi avete fatto venir voglia di scrivere di nuovo.
Ieri sono andata al Centro … e insieme con altre due collaboratrici volontarie ho atteso che qualcuno si presentasse per ascoltare. Così ho conosciuto Z. serbo, immigrato regolare con lavoro regolare e casa. Un pezzo di ragazzone coetaneo di mio fratello, aveva il volto triste e sfiduciato. Per un’ora sono stata ad ascoltarlo e incredibile ma vero, non ho mai parlato.
Z. vive un dramma, ha una nipote più giovane che è vedova e riceve dallo stato serbo 25 euro al mese. La nipote ha un cancro e il fatto di avere solo 25 euro di pensione non gli permette di accedere alle cure del servizio sanitario del suo paese perché troppo povera.
Z. quasi piangeva voleva sapere come può fare, ci pregava di aiutarlo. Noi non conosciamo le leggi del suo paese però ragionando, mentre lui parlava, dalle nostre 3 menti di donne al “lavoro” è venuto fuori che può far venire in Italia la nipote con un permesso turistico e poi portarla in un pronto soccorso italiano.
In Italia, se vai in un pronto soccorso e stai male, non ti chiedono chi sei, da dove vieni, se sei ricco o povero, bianco o nero, cattolico o di altra religione, del nord o del sud, ti curano e troverai sempre un medico che farà il massimo per farti guarire nel limite della sua umanità e con l’aiuto di Dio.
Z. è andato via di corsa, quasi volando, per telefonare alla sorella. Domani un volontario “ufficiale” della Caritas, io non lo sono, gli rilascerà una tessera gialla con un numero e lo accompagnerà dalle autorità perché possa concretizzarsi una speranza.
Beh, che dire? che sia destra o sia sinistra spero che qualcosa migliori ma che questo non cambi mai.
Dice mille volte grazie Z. e dice “bella Italia, bella Italia”
Poi si è fatto tardi il Centro chiude, passo in chiesa cercando un amico che è andato via senza salutare e chi mi viene incontro? Antonio.
Sempre lo stesso viso sorridente e la mano tesa e il solito saluto: “ciao bella signora, come stai? Oggi per chi devo pregare?” gli stringo la mano e frugo le tasche, questa volta niente spiccioli, al Centro vengono anche tipi strani, violenti, ladri, per cui si va così, senza nulla che ti metta in evidenza, senza denaro e rischi anche di prenderle.
“per l’Italia Antonio, questa sera preghiamo tutti per l’Italia”
Così mi giro, gli ho ricambiato solo il sorriso e mentre attraverso la strada mi stringo nella giacca, fa freddo. La primavera tarda ad arrivare ma le mie spalle son coperte da un vecchio tricolore, un po’ logoro, con qualche toppa e qualche buco e me lo stringo forte.
E quei 400 metri a piedi, che mi separano da casa e dai miei bambini, sono appena sufficienti per cantare una canzone che inizia così: “fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta ….”
un bacio a tutti e “io (noi) speriamo che me la cavo”:-))
Stella
speriamo che ce la caviamo tutti e che il ssn non si americanizzi: la televisione la posso spegnere, anzi è già spenta da un pezzo, ma se ci spengono il nostro ssn, ci tocca morire se non abbiamo, non solo l’assicurazione, ma una super assicurazione che ti copre tutto, ma proprio tutto. ti tocca morire per strada, mentre ti frugano in borsetta per vedere se sei solvibile.
Proprio così. Il solo pensiero mi raggela: per me e per i miei cari.
C’è davvero da pregare che il ssn non segua l’esempio di quello americano. (o che non glielo facciano seguire…)
Ne approfitto per ringraziare Stella: il suo racconto mi ha profondamente commosso.
Non si offende nessuno se, senza voler essere offensivo, rimarco la presenza di una quintalata di luoghi comuni?
1) Sono anni, dai tempi dell’amministrazione Clinton, che il servizio sanitario statunitense non ‘fruga nelle tasche’ per curare la gente: informarsi, please, prima di continuare con la solita disinformazione
2) Lo ripeto visto che tutti continuano a ignorarlo: le opere di bene non si fanno a chiacchiere, ma con i fatti e i fatti dicono che, l’intellettualmente superiore governo sinistro, si è incamerato i soldi del 5% per i cavolacci suoi, mentre il barbaro governo destro (FI, Lega, AN) era quello che aveva approvato il provvedimento
Mi fermo, meglio, tanto è come parlare al vento quando ci si confronta solo per ideologie.
Blackjack.
Correggo: 5 x mille non 5%.Stavo litigando con alcune percentuali e mi è scappato il percento.
Blackjack.
Grazie a LambertiBocconi per le notizie sui fatti di Opera. Fusco sarà il nuovo sindaco. La gente lo ha premiato! Per ora le cose stanno così. Leggevo un bell’articolo sul blog di Vocativo, dove per il futuro (probabilmente non immediato) si prevede la riscoperta del vivere solidale e di modelli più equilibrati di sviluppo. Speriamo davvero.
Un caro saluto a Stella e a tutti.
caro Black: in effetti, arte vera è evitare i luoghi comuni. qui, fondamentalmente, ci aiutiamo a fare questo.
‘notte a tutti
fabry
giocatore d’azzardo: e mo’ m’hai stufato! le notizie informate le hai solo tu. il mondo della tua destra è il migliore dei mondi possibili. ok. però per favore non dare dell’ideologico ai discorsi altrui perchè i tuoi discorsi sono FAZIOSI oltre che ideologici. e non t’incazzare per così poco. io sono una bravissima persona e anche seria e, guarda: girerò al largo da ogni tuo intervento.
Ho letto tutti gli interventi e penso che dovremmo fare un po’ di chiarezza e comprendere il messaggio. Io prenderei in considerazione i seguenti elementi:
1) Antonio;
2) Antonio indossa una giacca troppo grande
3) dorme all’aperto;
4) va all’edicola a prendere il giornale;
5) legge Berlusconi trionfa, la sinistra crolla;
6) si ricorda un sogno e se lo tiene stretto.
Ognuno di noi dà importanza ad uno degli elementi in particolare:
1) siamo tutti in qualche modo Antonio;
2) se Antonio ha una giacca troppo grande vuol dire che gli stata regalata;
3) perchè dorme all’aperto? Non ha più nessuno a cui rivolgersi?
Non riesce ad organizzare nemmeno un giaciglio? E’ malato?
Qualcuno lo cerca? E’ disperato? E’ una scelta?
4) non è usuale che chi non ha niente compri un giornale;
5) Fabrizio vuol capire cosa pensiamo di Berlusconi e Veltroni;
6) quella del sogno è la parte poetica, quella che mi tocca di più.
Enzo
Fabrizio: posso dire che non ho capito il senso?
Lucy: mii, sei permalosa mica poco. Comunque una controllata a come è cambiata la normativa sanitaria negli Stati Uniti (non solo quella) negli ultimi 15 anni, la darei; così, tanto per verificare. Poi magari scopri che ho scritto una cavolata e avrai titolo per redarguirmi pesantemente.
Promesso che mi metto in angolo, buono buono, mi cospargo il capo di cenere e chiedo umilmente venia.
Sul 5 x mille è lo stesso: passeggiatina sul sito del governo e trovi le ‘norme’ con tutti i dati economici del caso.
Blackjack
il senso è il seguente, Black: al di là delle idee e delle ideologie, qui ci aiutiamo a non ripetere luoghi comuni. favoriamo l’intelligenza critica, insomma.
non è che ti interessa questo?
(scherzo, eh!)
grazie, Enzo.
in effetti le domande sono tante. ma secondo me non c’è fretta di rispondere. sono quelle immagini che uno si porta dentro per un po’ e continuano a far pensare.
ciao
fabry
ho aspettato di essere l’ultimo lettore del sito (basta vedere lo shinystat). ora chiuderò le dieci finestre di mozilla firefox, spegnerò il computer e compirò gli ultimi gesti che precedono il sonno. poi, un po’ alla volta, mi addormenterò. ogni tanto riesco a ricordare un sogno. allora me lo tengo stretto, per tutta la giornata.
buonanotte
fabry