La Bicocca – Nadia Agustoni

 

 

LA BICOCCA

di Nadia Agustoni

 

 

La corsa all’idroscalo, nel freddo,

il fischio che vola sull’erba, il via con gli occhi

nel dirci la fretta, l’ansia alle mani, la domenica

quando Milano dorme con le corsie

che inseguono segnali e tutto vibra e si rompe

e viale Sarca immenso entra nel cuore…

 

Un vuoto di strade e pochi alberi,

il cappotto seminuovo, le braccia che accennano

alla periferia operaia, ferrigna e qualcuno che tarda,

arriva è in attesa o forse aspetta altrove un tram, un campanello…

Poi, siamo noi di sempre, con un grumo a stringerci la bocca e una smorfia

simile all’affetto, al gioco, al rimpiattino o a un ridere di tenerezza

che ci sorprende, ci agguanta, ci segna la ruga, la frase carnale…

 

Bicocca è nome magnanimo, dar vita alla vita

è previsione inutile, non conta che quel che contiamo nostro

il darsi fiducia illimitata, pensare alle voci, all’aria che scende

ai gatti che scavano immondizia e agli anni che ci scappano

si mescolano all’obitorio-fabbrica come preghiera rimpicciolita:

eravamo giovani, c’era paura a non credere in qualcosa…

 

I sogni sono buchi o un forse incredulo

c’è una bandiera bianca quasi baltica nel capannone

ma in immagini il sole sembra lo zen dei morti

elargito al cielo perché sgrezzi lo scirocco

e dovrei a tutto balbettare, tirar fuori un ronzio,

fare la zanzara che infastidisce e aver tenacia

come di lucertola, far danzare la coda…

 

invento di scrivere una stanza un modello breve

 

la parola assurda le spaziature lo stemperarsi

 

dell’atroce nella nostra belligeranza

 

ma tu non rispondermi non domandare

 

non voltarti una volta due volte guardami

 

come se fossi salva e picchiassi nell’aria

 

le nocche battendo nell’azzurro questa lingua.

 

 

[nota: la bandiera bianca è quella di una installazione di Marina Abramovic in mostra alla Bicocca nel febbraio 2006]

 

20 pensieri su “La Bicocca – Nadia Agustoni

  1. lambertibocconi

    Molto bella! Mi appare un po’ rischioso il verso del viale Sarca che entra nel cuore, ma penso che tu ne sia stata consapevole. Trovo interessante l’eterogeneità dell’insieme: prima nodi misti di materia + storia + psic…, poi il finale sulla lingua.

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  2. rmorresi

    a me questo testo piace moltissimo, è intenso e alto senza freddezza, è lirico senza soggettivismi, è complicato, ma elegante e gustoso, umanissimo e post-umano e, come tutte le cose di nadia, spirituale e pur rispettoso delle cose, le buone cose.
    grazie!
    re

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  3. nadia agustoni

    @ Anna

    Rispondo un pò in fretta che devo andare al lavoro, sì verso rischioso ma l’ho voluto, troppo lungo spiegare il perchè. Renata Morresi mi diceva rispetto all’eterogeneità dell’insieme che potevo farci più poesie (volendo). Il finale: aereo spero… Cmq Anna grazie dell’attenzione. E un saluto

    Rispondi
  4. nadia agustoni

    @ Anna

    Rispondo un pò in fretta che devo andare al lavoro, sì verso rischioso ma l’ho voluto, troppo lungo spiegare il perchè. Renata Morresi mi diceva rispetto all’eterogeneità dell’insieme che potevo farci più poesie (volendo). Il finale: aereo spero… Cmq Anna grazie dell’attenzione. E un saluto

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  5. Gaja

    Nadia, mi associo a quanto espresso da Renata: trovo in quello che scrivi un rispetto e un lirismo che mi colpisce e mi “assorella” (affratella non mi piaceva, dato che siamo tutte donne) a te.
    “Poi, siamo noi di sempre, con un grumo a stringerci la bocca e una smorfia
    simile all’affetto, al gioco, al rimpiattino o a un ridere di tenerezza
    che ci sorprende, ci agguanta, ci segna la ruga, la frase carnale…”
    Bello, bello davvero.
    Un abbraccio.

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  6. furlen

    parole come travelling da cinematografo
    versi che seguono il carrello – la carrellata di specchi
    l’odore della città e delle cose
    domiciliate finalmente – hanno un quartiere
    una voce
    effeffe

    mi sono saliti dei brividi lungo la schiena
    mi capita solo quando mi raccontano una storia
    o quando mi capita- raramente- di leggere poesie vere
    effeffe
    ps
    … poi quando si fa all’amore, ma questa è un’altra storia

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  7. lucy

    è una poesia bellissima, in certi passaggi mi ha talmente emozionato per la chiarezza e la dolcezza di certi accostamenti che le si può ben perdonare “milano dorme” e “viale sarca immenso entra nel cuore”. ho sentito anzi, rileggendoli, in questi versi, qualcosa, non si arrabbi nadia, del miglior carducci e di pascoli: solo un’eco lontana (“alla stazione in una mattina d’autunno” e “novembre”).
    mi scuso se non riesco a leggere se non in filigrana con la tradizione: per me è valore aggiunto all’originalità del poeta. è un’emozione in più.
    grazie.

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  8. viola amarelli

    Molto giusta la notazione cinematografica di effeeffe, e anche il rinvio all’eros, chè qui Nadia si sente, ama questa domenica e questa città. A me è lo sgrezzare lo scirocco a far rabbrividire, un abbraccio Nadia e sì, ha ragione Gaja, “assorella”, Viola

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  9. mirko1953

    d’accordo con l’ultimo commento, a parte la tematica che mi trova in perfetta sintonia… echi pascoliani? Certamente, anche perché come si sa Pascoli è alla radice di tanta poetica ‘moderna’. Tuttavia, mi pare che Nadia ne sappia bene oltrepassare le istanze più urgenti. Mi congratulo.

    mirko servetti

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  10. stefanie golisch

    bella, questa poesia sul non bello, bellissimi gli ultimi versi…

    un caro saluto

    stefanie g.

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  11. enrico de lea

    davvero bella – ci vedrei anch’io un poemetto, a partire da certe “aperture” come “quando Milano dorme con le corsie/
    che inseguono segnali” oppure “agli anni che ci scappano/
    si mescolano all’obitorio-fabbrica come preghiera rimpicciolita:/
    eravamo giovani, c’era paura a non credere in qualcosa…” –
    ci risento la lezione di Vittorio Sereni o di “minori” come Cesarano – complimenti

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  12. nadia agustoni

    @Gaya
    un caro saluto e grazie delle tue parole, dell’attenzione

    @ effeffe
    le immagini di quella domenica mattina legate nel ricordo all’incontro per vedere una mostra, si son mischiate con il vissuto (ideali incertezze sconfitte…ecc). un caro affettuoso saluto Francesco

    @ Lucy
    Ognuno di noi legge con alle spalle qualcosa, non scusarti quindi. Mi fa piacere ti abbia emozionato. ciao

    @ Viola

    Viola ti devo dei buoni consigli come prima lettrice,quale sei stata. Avevo capito dalla prima risposta tua che ti eri commossa, ma hai saputo trasmettermi un tuo giudizio che mi è stato utile. doppio grazie

    @ Mirko

    Ti ringrazio e mi scuso di non essere una gran commentarice, nemmeno nelle risposte

    @Luminamenti

    Ti ringrazio, sento la partecipazione

    @ Stefanie

    Una poesia sul non bello, certo, ma ci sarebbe molto da dire su questo. Grazie

    @ Enrico.
    Sì, Sereni che scoprii a 17 anni in un gruppo di poeti a Bergamo e che mi sorprese e che ho letto anche dopo. Grazie e un saluto

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  13. Serena Granatelli

    “..eravamo giovani, c’era paura a non credere in qualcosa.” Trovo che questo verso sia straordinario, semplice ed esaustivo. Sarà che mi ci sento dentro proprio ora che ho 23 anni e ho bisogno di credere in qualcosa, ma ho anche ben presente la fatica, i rischi e i limiti che questo comporta.
    Serena

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  14. nadia agustoni

    @ Serena

    a me questo verso mette malinconia perchè è sempre più difficile e più raro credere in qualcosa, ma permettimi di farti gli auguri perchè tu possa trovare qualcosa in cui credere.

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  15. rmorresi

    a proposito di ‘credere’, a me piace molto questo: “non conta che quel che contiamo nostro \ il darsi fiducia illimitata” : mi sembra parli di fragilissime utopie, che però a volte si fanno strategie reali di sopravvivenza, e finiscono col metterci insieme (quel “nostro” lo dice, quel “darsi”).
    sono strategie fallimentari? (per un attimo ho pensato a Pippa Bacca) – sono atti di fede che trascendono il singolo? (per un attimo ho pensato a Bess delle Onde del destino) – o invece si tratta più semplicemente di emersoniana (e pragmatica, via) fiducia in sé?
    scusate le tante domande, i dubbi: in questi giorni è “tutto balbettare”.

    re

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  16. lambertibocconi

    Io credo solo in una mitologia granitica che mi porto dentro – senza la quale sarei già morta. Ora non la so spiegare, anche perché il soldato semplice è atteso in trincea (leggasi: devo mettermi a lavorare per tutta la notte).
    Tanti baci e a presto.
    Un ciao speciale a Nadia e i suoi fratelli! 😉

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  17. nadia agustoni

    @ Renata e ad Anna

    Che dire? Io mi sento una alla che sta su una zattera da tutta la vita. Ma è una di quelle zattere o isole galleggianti che si muovono negli oceani e ci si coltiva sopra qualcosa: ricordate Eugenio Barba cosa scriveva in ” Solitudine mestiere rivolta” ? Diceva così:
    “Cominciò in quel giorno la mia ricerca: superare i limiti individuali,incontrare la realtà circostante, tentare di realizzare nuove condizioni di vita:un gruppo come una piccola isola che può staccarsi dalla terraferma pur restando coltivabile;…”
    Un gruppo non c’è più. C’è la solitudine e la rivolta.
    E la ricerca, che chissà dove porta. Ma credo che questo sia per molti/e un momento di cordoglio. Di appannamento anche.
    Le piccole utopie mi fanno venire in mente il lavoro di tanti artisti. Nancy Cunard, per esempio, fece tantissimo e forse proprio per la generosità nel darsi/dare venne fraintesa da chi avrebbe almeno dovuto provare a capire. Si potrebbe parlare di tanti/e, ma mi fermo.

    ciao anche a voi

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