cara Marina, io sono un vero fan della Insana, la leggerei da mane a sera, o forse meglio a piccoli sorsi nei buoni momenti della vita. Posso solo dire che dopo poco che ero entrato in Nazione Indiana mi sono affrettato a pubblicarla: http://www.nazioneindiana.com/2005/08/25/sono-questi-i-fiori/
L’ho sentita leggere durante un incontro quest’anno a Roma. La prima cosa che noto è una femminilità chiara e brillante dello stile, ma ho letto troppo poco per dire di più…cercherò di rimediare. Grazie anche da me.
sin dai tempi in cui abitavo nella sua città d’origine (Messina) -vivevo (in) quei luoghi, quel linguaggio, quella gente (mia? allora no, nell’incosciente “jeunesse à tout abservie” – ora sì,
nel dolore della distanza) alla luce dei versi della Insana, di Cattafi, della prosa e dei versi di D’Arrigo – lessi d’un fiato la sua (della Insana)”Fendenti fonici” sotto la statua di Don Giovanni d’Austria, con alle spalle le scene scolpite delle varie fasi della Battaglia di Lepanto (in bronzo) – La ascoltai per la prima volta alla libreria Hobelix, piccola oasi di cultura in città – i suoi versi un raggrumare di forza al contempo fluida e scolpita, una fenditura biologica, la rema dello Stretto violenta e mai pacificante – grande (grazie)
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.
cara Marina, io sono un vero fan della Insana, la leggerei da mane a sera, o forse meglio a piccoli sorsi nei buoni momenti della vita. Posso solo dire che dopo poco che ero entrato in Nazione Indiana mi sono affrettato a pubblicarla:
http://www.nazioneindiana.com/2005/08/25/sono-questi-i-fiori/
http://www.nazioneindiana.com/2005/08/21/mastra-di-trame-e-telai/
http://www.nazioneindiana.com/2005/08/19/minchiababba-e-babbannacchia/
grazie a te di questo ulteriore contributo e aggiungo che chi volesse ascoltarla di persona domani sera, dovrebbe andare qui:
http://www.lapoesiaelospirito.it/2008/04/18/inverse-2008-italian-poets-in-translation/#more-4717
Mi associo: io adoro la poesia di Insana, la sua coda di scorpione, le sue erbe mediche, la fragranza pungente e intensissima.
“Sa che è tempo di spolpatori
e sta altrove
dove non vuole che il male gli tenga compagnia”
Renata
Lo stesso per me. Grazie
Il grazie è per Marina (penso si capisse, ma riscrivo).
un caro saluto
L’ho sentita leggere durante un incontro quest’anno a Roma. La prima cosa che noto è una femminilità chiara e brillante dello stile, ma ho letto troppo poco per dire di più…cercherò di rimediare. Grazie anche da me.
sin dai tempi in cui abitavo nella sua città d’origine (Messina) -vivevo (in) quei luoghi, quel linguaggio, quella gente (mia? allora no, nell’incosciente “jeunesse à tout abservie” – ora sì,
nel dolore della distanza) alla luce dei versi della Insana, di Cattafi, della prosa e dei versi di D’Arrigo – lessi d’un fiato la sua (della Insana)”Fendenti fonici” sotto la statua di Don Giovanni d’Austria, con alle spalle le scene scolpite delle varie fasi della Battaglia di Lepanto (in bronzo) – La ascoltai per la prima volta alla libreria Hobelix, piccola oasi di cultura in città – i suoi versi un raggrumare di forza al contempo fluida e scolpita, una fenditura biologica, la rema dello Stretto violenta e mai pacificante – grande (grazie)
sesso e folla
dialetto e generosità di se
in un mondo secco
la gente spolpata come un apparenza normale
dentro assenza
sono senza pelle
angelo pini