Le parole d’amore, che sono sempre le stesse, prendono il sapore delle labbra da cui escono.
Guy Maupassant
Le Labbra.
Làptein, lambire, leccare. Le Labbra: i sensi al plurale. Il moto per dire. Il silenzio nel morso. «Le Labbra. Questo il mio ritratto: profilo di Parole». E Luciana Manco è incipit. Al booklet – il libro compatto – del disco. Di Paolo Benvegnù. Le Labbra. Sono. Punto.
E a capo: l’essenza, la sostanza di una musica che nutre la poesia. E il bisogno è imperante/imperativo: «un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra». E Jim Morrison sapeva. Sapeva che è l’ora: il controtempo. Reduce da una discussione con critici e puri poeti: «Daino, tu non fai testo perché non ricordi Bath dei Canterbury Tales». E quindi? La mia ignoranza è tanta e tale che non posso proferire? O forse – fosse – più grave che tu [generico malato di nicchia, tacchino infarcito di pura cultura] non conosca i Metallica? Parliamone. L’onnisciente onnivoro – decreta ex cathedra. E daino segue solo: il meus ex machina. E grida: Paolo Poeta subito! Anche per l’umiltà con cui mi scrisse: «Voi sapete che le Parole non sono mie. che rare volte vengo Guidato. e che ancora non sono fine mezzo. Io Davvero solo Vivo. E Fallisco». E voi sapete quanti cantautori si dicono tali – rubando scritti di/da altri? Rendere Grazie è. Tutto per chi crede. E non si può fingere. Il verbo è nota: quando stona, stride. E sono stanca di muri, satura di confini. Il “ Gotha” esige l’Arte Pura? Viva pure nella sua nicchia asettica. R’esiste chi contamina. E benedice la poetica, santa e blasfema.
Il mio amore santo è blasfemo
perché ha toccato gli angeli
Il mio amore sacro è lontano
Tu mi stai giocando come un contromano in autostrada
solo per capire se ti viene bene
se ti piacciono i proiettili nel cuore
ma è un taglio di rasoio sulle tue parole
un colpo di fucile mentre fuori piove
dimenticarsi senza una ragione
Ma il mio amore è santo è blasfemo
perchè conosce le parole
è lo sguardo d’abbandono prima di partire
Il mio amore santo è blasfemo
come un fiore che non vuole morire
come il sole
la danza delle sue parole
il caldo
il vento
E non può stupire il turbamento
la perdita di senso di ogni cosa
perché ogni cosa gli appartiene
e così s’infila dritto nelle vene
a tormentare e a mescolare il bene con il male
e come il mare non lo puoi fermare
Ma il mio amore santo è blasfemo
ed è crudele come immaginare
come scopare
come illudersi di ritornare
ma il mio amore santo è blasfemo
perché conosce le parole
è lo sguardo d’abbandono prima di partire
Tu non sei da salvare
sei da innalzare
per rimanere senza fiato
per non parlare
Sei la vendetta
la potenza della spada
il riscatto
sei l’umiltà e il silenzio
E a cosa servono le parole
se siamo senza di noi
dimenticandoci del sole
Il mio amore santo è blasfemo
perché fatica a respirare
è andato oltre
ha spalancato tutte le sue porte
e incendia il mondo
incendia il mondo
incendia il mondo.
E ancora: «alla mia età si tace o si dice esattamente quello che si pensa. […] Intanto. Le mie Labbra Viola./ Liberami. / Eppure. Secondo me./Mi Ami».
E questo è Paolo. E le penne con lui. E l’orchestra. La sintesi e l’estasi. Concerto sia: e concertatum e consertum. Fraseggio di chitarra, di Igor che incide: «Lui ne sa a pacchi. E sa emozionare. Noi siamo poveri teatranti intorno alla sua figura mastodontica. Per la poesia poi devi prendere sottobraccio lui e solo lui. E temo i poeti. Temo quando credo di esserlo io. Temo la poesia, perché è bellezza, ma particolare. La bellezza è fatta per essere guardata. La poesia ti divora. E scopa».
Chapeau a Paolo, Igor e a tutte Le Labbra che – sono porta al pieno.
Di luce.
Le parole dello stolto sono la verga del suo orgoglio; le labbra dei saggi sono la loro difesa.
Salomone
Grazie!
Musica, Meastro!
Chiara


Chiara, i tuoi post sarebbe bello sentirli da te declamare.
“Le labbra. Sono. Punto.” Sarebbe bello sentirtelo dire.
Perchè non fai un audiopost?
e che sia musica, meastra!
Ciao
paolo
E’ bravo e simpatico davvero Benvegnù! Anche abbastanza bello, se ben mi ricordo. Ho avuto il piacere di lavorare con lui a una canzone, “Mia neve”, che si trova in “Falene”, l’ultimo album del grande GianCarlo Onorato (il mio partner musicale preferito!). Mi sembrava una segnalazione d’obbligo per chi ama i cantautori notevoli. Ciao.
L’anima desidera stare col suo corpo perchè,senza li strumenti organici di tal corpo, nulla può operare ne sentire.
[Leonardo Da Vinci]
Sarebbe: la sola via. Per la giusta resa. Come sempre, Paolo, centri il punto: sono convinta che il mio corpus declinato esista [e operi] solo se giunto – al corpo.
E sei: scintilla! Presto l’audiopost.
E abbraccio te.
Chiara
P.s. Preda delle tue attente pupille – avevo notato il refuso [fretta e furia]- ma suonava bene! Eh eh eh! Me astra me nada me maga… Un piede, forse?
Sparita!
Smuack!
Scusa Anna,
leggo solo ora: con Paolo [il *nostro*] è lesto legame di Langa. Ringraziando per la segnalazione, L’INCHINO è L’OBBLIGO – e si rimanda al Vostro
FALENE […] tumulto di emozioni suscitato dal disco di Gianluca Onorato che è quasi una sorta di anabasi catartica che ridona purezza e nitore all’anima con la cristallina profondità, i turbamenti puliti del suo incedere musicale. La scrittura di Onorato si arricchisce con la collaborazione di artisti come Mario Congiu (Produttore artistico dell’ album) Paolo Benvegnù e Anna Lamberti Bocconi alla parte lirica;
[in: http://www.debaser.it/recensionidb/ID_7211/Giancarlo_Onorato_Falene.htm%5D
Di Chapeau in Chapeau!
Grazie
Chiara
Prosit!
{ credo in unam }
Hold on. Hold on
Hold on, all misery gone
Hold on. Hold on
Hold on, all misery gone
The Gutter Twins.
All Misery/Flowers*
All’inverno dello scrivere nemico
Credo e cedo in unam¹: forre e lembi ritardano in gola,
l’amaro Demon di.spaccio e Lei doma di suggere spire,
la suola dorica marca quarti di luna metri quadri di lena.
In levare lamina: Il Re Teste, reo confesso al Baignoire.
Gemma la gamma stigia dei denti nei boulevards-spore,
è resa l’ora al suo diesis, al vacuo suo do ut des di lama:
La Merca² al farsi serraglio, rogo di fila, cieco splendore
lambito dagl’angeli³, labbra-scena e lebbra viva in dama.
Tergale traccia d’unam sia: in foggia r’ossa e contumace,
unta la gogna di fiele, trama l’ambra consunta dei Versi,
s’indora di brace e livore, mesce colonie penali di stenti
per ogni singola fiala di bile offerta allo sbocco di fogna.
È La Merca sulla parte maledetta e nella specie di spazi
che sulle peste Amen-e sbratta la Grana gr’ossa e densa
dei postumi, ch’avara sulla malta spettrale dei cieli passa
la mestica dei Tersi, nero rondò che ghermito s’incensa!
_____________
¹ Il dono vacuo della Parola non s’apprende genuflessi. Il Nuovo in quanto è detto
si versa, non si venera.
² LAMER
chi dice ha mano infame.
e al morbo – bastano due dita:
l’indice giallo, un verde medio.
il foglio, di fumo, di fiele: la bile
[il buco ti divora, brucia a dovere
la pupa – rimane chiusa].
è un feudo per i papaveri:
vivo chi legge
domani mi dedico… domani ti dico…
autunno che rubi le gemme
hai dita di legno a scheggiare
la nicchia di luce. tu stendi
cieli di cenere – per castigare.
la doglia rossa – rimane
chiusa. e cade [la sirma, la segna]
[ Chiara Daino ]
l(une de miel)amer
, ,
È resa l’ora nel suo dies.is di lama:
Bal de mélange posthume,
methamphetamine blues,
gemma la gamma stigia dei denti.
È resa l’amalgama:
{ et ce fut toujours vidange pour ange, }
Casa di cura e Colonia penale di stenti,
alle forre postume di Panico già verso,
nella boema Stamberga di Latte,
sulla parte maledetta del Manico…
La sigaretta brucia
fra l’indice giallo e un verde medio
al Mantice: due dita.
L’amaro miele brucia
fra l’indice giallo e un verde medio
al Mantice: dita due.
Fondon le tinte in spire
Le maquillage Lamer Rouge
e riga nera Dernier giù sbavata:
[ Fumisterie Mobili e Rabbia Sire ]
Corpo senz’organi e Teste
al Boudoir amen-o
del gran contrabbandiere di miserie.
La sigaretta brucia
fra l’indice giallo e un verde medio
al Mantice: due dita.
L’amaro miele brucia
fra l’indice giallo e un verde medio
al Mantice: dita due.
Da solide braci, in fiale di bile
lima l’Anima spina e spira,
gemma la vena
rotta e versa – vuoto a vuoto –
fino alla feccia,
nel suo metro quadro di lena:
Binario – in gola – diretto a sè – .
Cala il sipario dei versi
di stesa la porpora dei Tersi.
Épitaphe? – vivo chi legge…
[ Chiara Daino/Luca Salvatore ]
³ Il mio amore è santo e blasfemo perché ha toccato gli angeli…
{ paolo benvegnù, Le Labbra © 2008 La Pioggia Dischi }
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24 ottobre duemilasette/20 marzo duemilaotto
* All Misery/Flowers © 2008 Kali Nichta Music (BMI)/Administered by Chrysalis Music
and Ripplestick Music (BMI)/Heavenly Songs/EMI Music.
Forse troppa pompa intelletualistica. Conosco Paolo da più di 10 anni, credo che assieme a Marco Parente – fatte le dovute distinzioni – sia la migliore espressione della musica italiana contemporanea.
Però troppe parole Chiara, non rendono merito alla purezza, alla semplicità dirompente e profonda di Paolo.
Mi dispiace dirti certe cose, ma io la penso così.