Bozza 48: Maravigliata – Rachel Blau DuPlessis
(traduzione di Renata Morresi)
“La mia voce non esiste fuori della maraviglia”
– Rochelle Owens
[…]
Rachel Blau DuPlessis sarà a Macerata dal 20 al 23 maggio prossimi in occasione del festival di letteratura aggiornata Licenze Poetiche (info: www.licenzepoetiche.it) e per un seminario su “Translation and Intertextuality in Contemporary Literary Scholarship” presso il Dottorato di Letterature Comparate del Dipartimento di Lingue.

una meraviglia – di pensiero e di linguaggio *orale* messo lì: quasi teatro [dico la parola *magica*, dunque]. e soprattutto questo colpisce forte:
Donne” fluttuano, si spargono, attratte da
rosso, le cose color vendite di lusso, tutti i nomi, uditi, visti
ribassi, interi stock al discount
le facce fatte a strisce
lezzo retinale di specchio argenteo dietro
gli occhi in lotta con la faccia;
si mettono da parte 40 anni di ritagli in
ripostiglio, Famiglia Cristiana, la prima Marylin
da pastorella, che tiene un agnello
sopra le spalle, ammucchiate
nella “casa” spazio afflitto
affidato a cose vulnerabili e stupende, le distrazioni “lei intellezione
ce l’ha” “Io voglio” maschera “lui ha” “quel che voglio io” chiamata (maraviglia) mascolinità
***
così, ad occhio/orecchio e croce, immagino che sia *anche* una grande lettrice di quello che scrive: perché è qualcosa che trionfa nei suoni e nel ritmo – o no?
Mi dispiace non aver inserito il testo inglese, non volevo appesantire il post, ma vi assicuro che sì, è un gran tripudio di ritmi e sonorità! E un fitto gioco di citazioni e glosse a una serie di mastodontici americani dal “poema lungo”, e, insomma, una complessità SINFONICA direi, da vera e propria orchestra.
Una poesia che lì per lì ha tutte le sembianze della teatralità, ma, invero, l’autrice non è una performer di per sé, ma più una che “mette in pagina” (impagina?) la performance.
E’ abbastanza interessante che la sua poetica (anzi, poietica) prenda avvio dal “foglio” che si ripiega in parti e che, in trasparenza, lascia sovrapporre le scritture. Così le poesie (le “bozze”) si tengono sulla continua differance che le rimanda l’una all’altra…
Dov’è la VOCE in tutto questo? La voce è pericolosa per la poeta la voce è “sirena” (sarà per questo che Rosselli diceva che la poesia era in fondo afona?), la voce riproduce la logica del ritorno alla presenza che per la poeta è la rischiosa presenza del solo corpo\utero.
Per questo la voce qui risuona come voce dalla maschera (teatro: eccolo), come voce doppia in canto e controcanto (obliqua!), come voce riprodotta nella traduzione tramite la lingua (biforcuta, traditora e riscrittora de li santi padri) di Lo Russo.
Che dire…I’m in love with this woman!
Ad essere sincero anche la traduttrice non è proprio da buttar via…quasi quasi un pensierino…
intendevi la traduzione, la traduzione non è proprio da buttar via… la traduttrice lassamola sta’ (don’t shoot the piano-player)
r
C’è un gran ritmo. Complimenti Renata per questo lavoro molto interessante.
Grazie Nadia, questa certo non è “poesia da blog” (se mai ne esista una): va districata, masticata, meditata, re-intrecciata ai suoi milioni di trame.
A me interessa molto una poesia che non sia meramente “ornamentale”, che non sia solo contemplativa o puramente lirico-soggettiva (ne esiste di ottima e di tutte le marche, certo).
Mi piace una poesia insomma che non si guarda la pancia tutto il tempo ma fa critica, ri\ferisce il mondo.
una poesia che aspira a trasformare il mondo, cercando le parole che non gli riesce (al mondo) di dire.
grazie, Renata, e brava!
fabry
E’piaciuta molto anche a me. Grazie della traduzione.
Grazie, intanto ho trasmesso il link, poi mi trovi in sintonia su quanto dici. Una poesia che impegna spesso ci cambia. Anche se sembra banalissimo dirlo.
Anche a me è piaciuta molto, ma la leggerei molto meglio su carta. Grazie, ciao!
bella prova, renata, bellissima traduzione di un testo molto interessante, sia dal punto di vista ritmico che dei “contenuti”, poesia buona e giusta, insomma. Complimenti per la necessaria empatia!
Rosaria
Visto il tema del componimento (“donne e poesia”, su cui “i santi padri” hanno calcato col cinico sarcasmo tipico della censura repressiva: “Fatte intellettuali le donne si fan sciocche \ e perdon la nativa arguzia di puttane naturali” – T.S.Eliot) non potevo non usare un po’ della cifra “parodiante” e “sonettessa” di Rosaria.
Prova impegnativa, comunque, anche per voi lettori: grazie quindi!
r