da Simmetrie
L’inesprimibile (ciò che mi appare pieno di mistero e
che non sono in grado di esprimere) costituisce forse lo
sfondo sul quale ciò che ho potuto esprimere acquista
significato
(Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi)
Quadri cittadini
*
Torna la folla, ad assalire, a tenere
le mura strette della città fra le porte.
In mezzo ai gridi, alle risa, ai richiami,
anche minacce, anche parole d’intesa:
sgombro il futuro di ogni resa o castigo.
In cielo appare la luna del primo quarto,
il sole scende dietro terrazze e antenne.
Di tanti ognuno comprende nel buio cuore
l’urgenza estrema di questo andare insieme,
l’uno a fianco dell’altro, portando la norma
che viene prima del pane, prima del sonno,
e qui si spinge e consuma nel giorno veloce.
*
Vanno: mani, piedi, volti
– sterminata moltitudine di attese,
di speranze, di uguali
per fame, per morte,
l’uno l’altro cercando
che rassicuri, impedisca,
tutti compiendo destini
variamente intricati,
mai cessando dietro le arterie,
fin dentro il riso o il grido,
la paura di essere cacciati
da un recinto indifeso.
*
L’uomo canuto parla
nel telefono grigio
– fuori una luce obliqua,
un tramestio, un rombo.
La voce s’inoltra
per cunicoli e fossi,
sale discende colline,
s’inerpica,
ansima, allenta,
ad altra stanza
dove un uomo torpido
esce dal sonno. Dice:
“Anche stanotte ho sognato.
Nella mia prima casa,
dall’ultima stanza
un passo,
udivo atterrito.
Continuo a cercare
il varco di quella paura.”
Simmetrie
Nulla in questo restare
che in apparenza non muta:
l’ora, il passo, la voce,
inesausta energia
e pure cede, si ferma.
La notte raduna silenzi
per ghermirli di voci,
stretta porta segreta
inserrata nell’ombra.
Stanza dove cercare
ognuno l’istante
e nell’istante tenersi.
Volti, voglie, dispersi,
ogni volta tentare
un uguale tragitto.
Foglia, vento, radice,
il recinto di un sogno.
Forse l’oltraggio è difendersi,
forse soltanto un inizio
lasciarsi nel fuoco.
*
L’idea di stare
dentro un immenso vuoto
affardellati di niente,
nel niente incespicando.
Cercarsi, nemmeno accostarsi.
Domande. Mai chiuse risposte.
Pure qui l’ora, il giorno.
Quale voce accompagna?
quale mano conduce?
Un grumo ogni storia residua.
Desiderio è mancanza.
Indifferenti stelle
dentro abissi insondabili,
sperse divinità
in limbi senza nome.
Altra la soglia, la stanza,
poco avanti lasciate,
altro il momento, il percorso,
lo sguardo sorpreso allo specchio.
Non v’è ritorno,
soltanto l’andare e l’addio.
*
Traversare il dolore
come una stanza scura
contando i passi, i fiati.
Cercare nel chiuso
un buco, una crepa,
perché non sia memoria
ma presenza
in quell’assenza di luce.
All’uscita sapere
che toccherà tornare.
E l’allegrezza ancora
aspettando l’assalto.
Imitazioni
I poeti
Non meravigliatevi. I poeti sono tutti
un solo indivisibile, indistruttibile popolo.
Parlano e sono muti. Trascorrono ère
e cantano ancora in un’antica lingua morta.
Nascono e spariscono civiltà,
ma sempre vanno lungo la strada del cuore.
Parlano di partenze, di ritorni.
Sono uguali per quel che non dicono.
Tacciono come rugiada, semenza, desiderio,
come acque scorrenti sull’argilla,
poi con il canto sottile dell’usignolo
nel bosco divengono agile sorgente sonora
(Lucian Blaga)
Tragitti
*
Felice. Ma è possibile che questa felicità,
così colma, comprenda
anche tutti i disagi, tutti gli assilli?
Il sole alto sulla piazza, la folla svagata, i cani,
la violinista con l’orchestra nel registratore,
colombi, vocii, motori, le bestemmie dell’uomo in bicicletta,
la vecchia dei fiori puzzolente di orina. Tutto visto, sentito,
e il pensiero dell’amore assente
e il pensiero di essere vivo e breve.
Felicità e disperazione.
*
In ogni spigolo o lembo,
dietro le viscere e il cuore,
s’aprono spazi imprevisti
e ancora abissi e cunicoli.
*
Di dove chiama il flauto,
da quali lontananze e perché.
*
Il vento nel deserto cancella la pista.
La barca non lascia tracce sull’acqua.
Congedo
Il canto, al dunque,
per sopraggiunto spasimo
incaglia, s’arresta,
anche dove s’inerpica
e l’ebbrezza
cede assillo, insipienza.
– come se, chiamandosi per nome,
avesse tentato un gesto
e fosse giunto al centro
di un vuoto illimitato:
di là, muovendo braccia o branchie,
trattiene il lembo
di una terra friabile.
– come se il fiato venisse
da reticoli mai esplorati
(e lui, il cantore,
andasse viscere e piedi)
per un bene che non ha più nome
o un male che di quel bene
affama e respira.
– come se la voce
fosse un dio solitario
senza più seggio né faretra
e va per luoghi cancellati
in cerca di altre misure.
Come un vortice
attorcendo si disfa
in un’ansa
di vetro imponderabile.
L’occhio corto
Quanto più da vicino si osserva una parola
tanto più lontano essa rimanda lo sguardo.
(K. Kraus, Detti e contraddetti)
Un sogno
Scalza, si sporge dal muro che circonda il giardino. Di sotto
due uomini le gridano di stare attenta. Ma si lascia cadere
tranquilla, s’alza e va leggera fra i cespugli.
Ritornata al muro non sa come risalire. Si rivolge ai due uo-
mini e le rispondono che non hanno scale. Allora, contenen-
do la paura, mentre quei due le ripetono a voce alta di star at-
tenta, decide di arrampicarsi.
Ora il muro è più basso. Appena lo ha superato, dice forte:
“Sono salva!”
Biobibliografia
Elio Pecora è nato nel 1936 e vive a Roma. Ha pubblicato romanzi, saggi critici, una biografia di Sandro Penna. Ha curato antologie di poesia contemporanea e ha collaborato a quotidiani, settimanali e riviste.
I suoi libri di poesie: La chiave di vetro (1970), Motivetto (1978), L’occhio mai sazio (1985), Interludio (1987), Dediche e bagatelle (1990), L’occhio corto (1995), Poesie 1975-1995 (1997). Per altre misure (2002), Favole dal giardino (2004), Nulla in questo restare (2004), Insettario-Insectionary (2006), L’albergo delle fiabe e altri versi (2007)
(Elio Pecora, Simmetrie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2007))
Selezione testi di Elena F. Ricciardi


Elio Pecora è un grandissimo! Ho avuto il piacere di conoscerlo di persona quando lavoravo a Empirìa, per cui ha pubblicato un’antologia poetica. È una gioia leggerlo anche qui.
Ho dimenticato di ringraziare Fabrizio ed Elena per questo bellissimo post.
Belle, fermano il respiro.
Come un vortice
attorcendo si disfa
in un’ansa
di vetro imponderabile.
Uno dei passaggi più densi di Simmetrie.
Un altro è questo:
Dentro la contentezza sapere che finirà.
grazie, Elio merita il vostro apprezzamento.
fabry
“Di tanti ognuno comprende nel buio cuore
l’urgenza estrema di questo andare insieme,
l’uno a fianco dell’altro, portando la norma
che viene prima del pane, prima del sonno,
e qui si spinge e consuma nel giorno veloce”
Molto piaciuti questi versi. Un libro che leggerò a giorni.
Grazie a Fabrizio e ad Elena.
Giovanni
…Di dove chiama il flauto,
da quali lontananze e perché.
Trovo la poesia di Elio Pecora speciale,un fluire sobrio e cristallino,percorsi dove si annidano,cercando luce ,i perchè della vita e della stessa poesia.
grazie
jolanda
Belle, grazie del post
Oggi l’amico Elio Pecora festeggia il 75esimo compleanno. Auguri!
sono affascinata dalle sue parole