Da un seminario interuniversitario da me condotto intorno al tema dell’importanza di essere umani. Il seminario intendeva portare l’attenzione su cosa accade quando diveniamo vittime dell’impulso all’elusione, quando diveniamo incapaci di riconoscere il dolore, la sofferenza, la tristezza nel volto di un altro. In questa negazione e indifferenza dimentichiamo il tratto distintivo della nostra umanità, che ritengo sia proprio abbandonare la nostra “persona”, cioè la nostra personalità, per accogliere il transpersonale. Lasciare attraversare la propria (?) identità dalla presenza altrui come presenza umana, divenire capaci di risponderle. Nell’incontro con l’altro scoprire le risorse simboliche della propria identità, raccogliere la brezza dello Spirito che pervade ogni cosa, fare esperienza del divino. Qui è il paradosso: si è veramente umani solo se si abbandona la nostra, presunta umanità!
Chi si rinserra nell’umano soffoca. Chi si proietta nel cosmo da cui è avvolto, si annulla estaticamente (Elèmire Zolla)
“Nella misura in cui si accetta, l’uomo scende nella profondità della propria natura che è negazione. Per questa ragione, non essere te stesso se non vuoi essere perduto”.
Sai che non è la ricerca della felicità il grande movente delle azioni degli uomini, ma il desiderio inerente a ciascuno dei tuoi atti “Non essere colui che sono”
(Basile Sureau)
Chiudevo il seminario invitando a una meditazione su questa poesia di Bousquet.
L’UNA O L’ALTRA
La lampada della camera attraverso i vetri della porta aveva guardato tutta la sera la triste lampada di tutti i venti
Una voce voleva raggiungere non si sa cosa in se stessa e d’un tratto fuori da ogni parola
Domina il suo amore se intorno a lei ci fosse soltanto cielo vivo dove il minimo gesto trarrebbe lacrime da tutto
Un’ acqua sussurra L’ultima parola ragionevole è per dire che si è fatta morire la ragione
Aprendosi attraverso di te uno sguardo penetra i tuoi occhi spoglia la carne di colui che sei
La tua bocca nella notte bianca di un sorriso il tuo volto tutti i pegni del tuo pensiero
Volto dissigillato alle mani dei tuoi segreti pioggia d’argento in cui bere al silenzio
Un fratello pallido attraverso la felicità guardava tristemente la strada della felicità il tuo cuore ha preso la sua pena i suoi occhi prenderanno la sua vita intera
Cosa avrai fatto tu che hai voluto alla tua innocenza di prima dei giorni aprire con le tue mani tutta la distesa del desiderio
Tratto da LA CONOSCENZA DELLA SERA, di Joe Bousquet, Panozzo Editore

grazie di questo bel post, dove è centrale il nodo: uscire dalla presunta propria umanità per incontrare quella dell’altro, nella comune “casa” che è il mondo. Ci sono tante suggestioni che possono accompagnare questa giornata.
‘Aprendosi attraverso di te uno sguardo penetra i tuoi occhi spoglia la carne di colui che sei’
rivelando la carne di colui che ami…
🙂
interessante. ma è una cosa che si può imparare (l’essere umani dico)? e anche nel caso che si sia umani e si riconosca la tristezza nel volto dell’altro, chi garantisce che questo si trasformi in azione?
r
Un bel post che fa riflettere e specialmente questo passaggio
“non essere te stesso se non vuoi essere perduto”.”
Dunque come aprirsi a quel che non si conosce? Come fidarsi?
Chi siamo noi e chi gli altri?
“Non essere te stesso se non vuoi essere perduto” è una frase che si adatta benissimo al tavolo da gioco. Poi c’è tavolo e tavolo e di metafora in metafora si potrebbe girare il mondo.
Blackjack.
profondi e densi di riflessione gli scritti di Giordano.
Un caro saluto
Fabrizio
@Rmorresi Non c’è certo nessuna garanzia, che si possa imparare credo di sì, tutto è trasformabile culturalmente. Non è forse questa la grande risorsa che ci distingue dalle altre forme viventi?
Spero di poter proseguire con qualche altro articolo che si avvicini di più al cuore del fare, dell’agire. E grazie dell’attenzione.
è possibile avere notizie su chi era questo Basile Sureau???
mille grazie
giorgio