Contro la fame

Oggi, all’apertura del Vertice sulla sicurezza alimentare, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, ha detto che “è finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti”; ha detto, rivolto ai capi di stato presenti, che nel 2006 il mondo ha speso 1200 miliardi di dollari per gli armamenti mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l’obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile a 20 miliardi di dollari; ha detto: “Di fronte a questo scenario, come possiamo spiegare alla gente di buon senso ed in buona fede che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all’anno per permettere a 862 milioni di affamati di godere del diritto umano più basilare: il diritto al cibo e quindi il diritto alla vita?”

I capi di stato, al termine dei lavori, sono sciamati nei ristoranti, ai ricevimenti, decisi a gustare le delizie della migliore cucina italiana: il Presidente Sarkozy (senza la first lady Carla Bruni), ha offerto un déjeuner in onore del presidente egiziano Mubarak nella veranda della Casina Valadier con sformatino di melanzane, involtini di rombo alla mugnaia con punte di asparagi, cesto croccante di zabaione e frutti di bosco; vini rigorosamente italiani; Kofi Annan invece, ex segretario generale dell’Onu, alloggiato nella vip-suite dell’Hassler di Trinità dei Monti, ha apprezzato gli amuse-bouche dello chef Francesco Apreda; la presidente argentina Cristina Kirchner, al ristorante Bolognese di piazza del Popolo, ha ordinato culatello e tagliatelle al ragu; invece da George’s, stile old england, specializzato nella preparazione di tagliolini di mare e champagne, il presidente dominicano Fernandez ha cenato con millefoglie di vitello con asparagi e robiola (due porzioni) preparato dallo chef Antonio Sciullo.

10 pensieri su “Contro la fame

  1. mario Pandiani

    “è finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti”, con quel che pagano le parole dubito che si passerà mai ai poco remunerativi fatti, anche se di fatto, anche questi sono fatti:

    “Ci sono riforme che non vanno in porto perché nessuno semplicemente le propone: e questo nonostante tutti, su un piano teorico, ne condividano l’utilità. Si consideri la FAO, l’organizzazione dell’ONU nata nel 1945 per combattere la fame nel mondo. Vive grazie ai contributi di 181 Paesi e gli ultimi dati disponibili spiegano che solo nel 2001 ha incassato 1.234 milioni di dollari. Come sono stati spesi ? Circa la metà per gli stipendi dei funzionari, i rimanenti per attività inutili. Non si tratta di un’opinione come un’altra: l’ha sottoscritta la FAO stessa, e ciò basterebbe per chiuderla o almeno ripensarla.
    La FAO ha qualcosa come 4.300 dipendenti dei quali 2.500 solo nella sede romana; gli stipendi (esentasse) sono estremamente elevati e a essi vanno aggiunti compensi per quasi 4mila consulenti. Per qualche ragione (legata alla fame nel mondo) i funzionari hanno la targa diplomatica, le vacanze pagate, così pure le scuole per i figli, un regime assoluto di duty free per acquistare praticamente ogni cosa oltre a convenzioni con medici e persino psicoterapeuti.
    Per qualche ragione (legata alla fame nel mondo) i funzionari della FAO – in fin dei conti finanziati, si scusi la beceraggine, da noi – possono farsi un lifting o un trattamento di peeling a costi risibili, dunque frequentare dei locali convenzionati tra i quali uno, a Roma, in cui praticano la danza del ventre.
    Si consideri la sede romana della FAO, questo mastodontico centro di 12mila metri quadri (sei edifici su otto livelli) nel bel mezzo delle Terme di Caracalla. Che cosa fanno 2.500 funzionari ?? Non è chiarissimo, e tuttavia va registrato che per qualche ragione (legata alla fame nel mondo) vi sono una banca, edicole, librerie, un ufficio postale, il Touring Club, due agenzie viaggi, bar e ristoranti, uno sportello ACI, un servizio di assistenza medica riservata, uno spaccio interno (borse, orologi, champagne e profumi di gran marca) oltre che la benzina a circa 50 centesimi il litro. Molte sale interne, per ragioni di rappresentanza, sono rifinite con marmi e sculture; in un caso, la porta è cesellata in oro (Sala Malaysia) o vanta servizi da caffè in argento massiccio (sala Gabon). Una parte dei fondi è destinata a commissioni come quella sull’ergonomia del posto di lavoro (tipo l’inclinazione della sedia) o quella sulle molestie sessuali tra i dipendenti; una commissione, in particolare, si occupa di “etica del cibo”.
    I momenti clou della FAO rimangono i grandi vertici: e anche trattenendo ogni moralismo circa i menù sontuosi e gli sfarzosi alloggiamenti delle delegazioni (quella cinese predilige la suite reale dell’Hotel Parco dei Principi, 3500 euro a notte) resta improbo sorvolare sulle conclusioni del giugno dell’anno scorso: “La fame nel mondo – testuale – non si riduce, ogni anno muoiono 240.000 persone, abbiamo fallito”. Parole di Jacques Diouf, direttore della FAO. Bene. E poi?” *

    Ovviamente è una relazione di cinque o sei anni fa, superata, quasi obsoleta, ed essendo naturalmente ottimista ero convinto che la situazione sarebbe certamente migliorata oggi.

    * (Notizie riportate sul forum della Stampa: Caffè Buongiorno, da un utente senza riferimento delle fonti, nessuno le smentì allora e ci auguriamoo che se qualcuno ne ha facoltà lo faccia adesso, saremo felici di cancellarle)

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  2. Giovanni Nuscis

    Altro che politiche interne per l’immigrazione.
    Questa è l’emergenza prioritaria e planetaria. Un’onda immane di affamati che prima o poi imporrà (comprensibilmente) un cambio di menù a tutti.
    Come è stato detto e ripetuto, andrebbe rifondata l’Onu, subito, e coordinate le politiche di tutti gli stati ad un modello economico che non escluda nessuno dal diritto alla vita. Le grandi “Carte” sui diritti dell’uomo sono e resteranno carta straccia, se non si interverrà in tal senso.
    Grazie, Mauro
    Giovanni

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  3. Carla

    Grazie anche da parte mia.
    proprio ieri, riguardo questo a rgomento, ho visto delle immagini che toglievano il fiato…

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  4. robertorossitesta

    Ricordo un libro di Remarque letto da ragazzo, forse “Ama il prossimo tuo”, in cui due apolidi (privati della cittadinanza dalla Germania nazista), assistendo da lontano alla colazione sull’erba di alcuni funzionari della Società delle Nazioni, trovavano malinconica conferma alle loro ipotesi sul perché il loro problema non venisse risolto.
    Poco di cambiato da allora, e quasi tutto in peggio, visto che ciò che è accaduto nel frattempo dovrebbe aver fatto aumentare la consapevolezza.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. cletus

    in forza dell’abusato sonetto di Trilussa, a fronte della varietà (e quantità) di cibo ingurgitato da codesti signori, verrebbe da dire che già solo per i volumi di alimenti consumati, nel corso di queste amene convention, buona parte del “pollo” viene anche mangiata (virtualmente, statisticamente) anche da chi oggi si vede privato del cibo proprio da alcune stimate società [multinazionali] che insistono nei loro stessi paesi di provenienza, e i cui fatturati possono serenamente competere con i PIL di tanti paesi e paesetti africani.

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  6. Bonetti

    Chi può non sentirsi fremere, nel vedere migliaia
    d’infelici, che la miseria o voluta o tollerata dalle leggi
    che hanno sempre favorito i pochi ed oltraggiato i
    molti, trasse ad un disperato ritorno nel primo stato
    di natura
    C. Beccaria, Dei delitti e delle pene

    Mi domando anche chi possa conservare l’appetito in queste “Vacanze Romane”

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