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È possibile sradicare la povertà

di Giuliano Battiston

Incontro con l’economista Susan George, tra le maggiori esperte di fame nel mondo, un problema che oggi si potrebbe risolvere se ci fosse l’interesse a farlo. Mentre spiega la sua idea di « keynesismo verde» sostiene che «non si può uscire dalla crisi economica senza uscire da quella ambientale. Ma a questo si oppongono trent’anni di neoliberismo»
Da trent’anni a questa parte Susan George si dedica all’individuazione di percorsi praticabili per una vera giustizia globale, che possano «democratizzare lo spazio internazionale e assicurare una vita dignitosa a ogni abitante del pianeta». E da trent’anni a questa parte si trova ad assediare il «muro impenetrabile costruito intorno alla cittadella del sapere» neoliberista, quel muro che ostacola i tentativi di quanti vogliono espandere gli spazi di trasparenza, inclusione e democrazia. Già da tempo consapevole dei rischi che nascono quando, «come diceva Keynes, la schiuma della finanza diventa molto più importante del fiume dell’attività economica reale», e certa che «lo stimolo alla “crescita di coscienza” non può sostituire la costruzione di nuovi rapporti di forza, di nuovi equilibri di potere», prima che divenisse una formula largamente dibattuta Susan George ha proposto un nuovo «keynesianesimo verde» come via d’uscita dall’attuale crisi finanziaria. Di questo e altro abbiamo parlato con lei, a Roma, nei giorni scorsi, prima che Barak Obama definisse le prime linee della sua politica economica. Continua a leggere

Contro la fame

Oggi, all’apertura del Vertice sulla sicurezza alimentare, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, ha detto che “è finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti”; ha detto, rivolto ai capi di stato presenti, che nel 2006 il mondo ha speso 1200 miliardi di dollari per gli armamenti mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l’obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile a 20 miliardi di dollari; ha detto: “Di fronte a questo scenario, come possiamo spiegare alla gente di buon senso ed in buona fede che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all’anno per permettere a 862 milioni di affamati di godere del diritto umano più basilare: il diritto al cibo e quindi il diritto alla vita?”

I capi di stato, al termine dei lavori, sono sciamati nei ristoranti, ai ricevimenti, decisi a gustare le delizie della migliore cucina italiana: il Presidente Sarkozy (senza la first lady Carla Bruni), ha offerto un déjeuner in onore del presidente egiziano Mubarak nella veranda della Casina Valadier con sformatino di melanzane, involtini di rombo alla mugnaia con punte di asparagi, cesto croccante di zabaione e frutti di bosco; vini rigorosamente italiani; Kofi Annan invece, ex segretario generale dell’Onu, alloggiato nella vip-suite dell’Hassler di Trinità dei Monti, ha apprezzato gli amuse-bouche dello chef Francesco Apreda; la presidente argentina Cristina Kirchner, al ristorante Bolognese di piazza del Popolo, ha ordinato culatello e tagliatelle al ragu; invece da George’s, stile old england, specializzato nella preparazione di tagliolini di mare e champagne, il presidente dominicano Fernandez ha cenato con millefoglie di vitello con asparagi e robiola (due porzioni) preparato dallo chef Antonio Sciullo.