Una spiegazione è d’obbligo: perché da molto lontano. Ecco, sta il fatto che le partite le vedo da casa, in Sicilia, mentre gli Europiè si giocano in continente. E a dire la verità, nemmeno le vedo tutte. C’è anche una questione di lontananza nella lontananza. La prima, già detta, è geografica; la seconda è dallo schermo. Perché mica è facile seguire tutti gli incontri, visto che quello pomeridiano mi cade in orario di lavoro, e quello serale in coincidenza della pappa alla bimba (ed eventuale pannolino).
Tant’é. Cronaca, dunque.
Torno dall’ufficio e do il cambio alla suocera. Riesco a seguire la partita seguita dal 50° in poi. Bimba nel box a ciucciare un ippopotamo rosso, Mutu inesistente, bimba piangente per pannolino umido, cambio pannolino, cambi in campo, Mutu fuori, saluta, si siede, si rialza, si siede di nuovo. La partita prosegue silente, un inutile su e giù per il campo, bimba che apprezza il verde dell’erba. A mia figlia piacciono molto le partite. Poiché suppongo che non afferri bene il senso del gioco, immagino dipenda proprio dal colore del campo. Erba sbizzera, eh!, mica come la nostra. Comunque, la Romania ci regala uno splendido zero a zero coi Francesi.
Insomma, buone le premesse, mi accingo a seguire La Nostra partita.
Ed eccoli, scendono in campo, cantano gli inni. La bimba, secondo abitudine, quando sente musica canta pure lei. Si schierano le squadre, fischio d’inizio, la bimba reclama l’ippopotamo, ma il mammifero è finito sotto il divano e devo ripiegare sul cane parlante. Che, secondo sua natura, parla soltanto a sfiorarlo. “Mano verde,” dichiara mentre Pirlo vagola per il rettangolo di gioco senza sapere a chi passare la palla. “Questo è il mio pancino,” e Materazzi ramazza zolle a tinchité. “Sei uno spasso,” e Van Nistelrooy la mette dentro. Bastardo di un cane parlante: tifi Olanda. Anzi no, bastardo è politically uncorrect: meticcio di un cane. Ma non è la stessa cosa. Lo fisso cattivo cattivo, ma lui non se ne cura e mi canta tutta la filastrocca dei numeri. Mia figlia mi osserva perplessa. Ritocca il cane. “Questo è il mio nasino.”
Soffro. Non per la partita. Mia figlia è bellissima, ma quando s’impegna regala degli odori assai penetranti. Parte l’Operazione Cacca. Al rientro in soggiorno un tale Sneijder ha già fatto il suo dovere. Metto la bimba nel box e recupero l’ippopotamo da sotto il divano. Mentre lo lavo sotto l’acqua del rubinetto m’impegno in alcune riflessioni tecniche poco articolate. Tipo: undici ciolloni, mi sembrano undici ciolloni. Oppure: questi qui hanno giocato cinque partite prima di esordire all’Europiè, e noi solo una. Un’altra ancora, più letteraria, riguarda Don Chisciotte e i mulini a vento; per via dell’iconorafia imperante. Diciamo che avrei potuto pensare, allo stesso modo, al Gouda, alle dighe, all’olandesina Miralanza. Ce le stanno suonando, questo è quanto.
Rientro in soggiorno. La bimba vuole venire in braccio. La prendo, le do l’ippopotamo. Il cane fedifrago vola da qualche parte dietro il divano. Quando tocca terra deve farsi parecchio male, perché urla: “Orecchio, orecchio azzurro.” Poi si zittisce, per fortuna.
Rientra mia moglie. “A quanto stiamo?”. Nemmeno le rispondo. Lei guarda lo schermo. “Due a zero?”
Poi mi toglie la piccola e va a preparare la pappa. Assisto inebetito al secondo tempo.
Gli olandesi continuano a correre, i nostri provano a imitarli, ma quelli corrono di più, sono da tutte le parti, ribaltano il gioco, non fanno passare nessuno, ci fanno un culo così. Sarà l’età media più alta (quanti azzurri in campo hanno meno di trent’anni?), sarà che non ci crediamo nemmeno più, ma sembra che il pallone si sia affezionato agli arancioni. Brera avrebbe scritto che Eupalla ci ha voltato le spalle.
Mia moglie nutre la pupa e ogni tanto richiede assistenza. Il terzo gol ci trafigge mentre canto “Ci son due coccodrilli,” pezzo nel quale sono ormai specializzato (con tanto di mimica: i due coccodrilli si fanno stendendo le braccia avanti per poi aprirle e chiuderle a imitazione delle mascelle del rettile; l’orango si fa grattandosi sotto le ascelle e così via), e che pare sia l’unica cosa capace di convincere l’erede a mandar giù la cena.
Fine pappa e fine incontro. Cambio canale giusto per non bagnarmi con i commenti lacrimevoli del dopo partita. Ho fame.
“Ceniamo?” chiedo a mia moglie. Spero di annegare nel cibo il dispiacere calcistico.
La signora mi presenta dei crackers di riso e orripilanti cibi dietetici. Al mio sguardo disperato mi ricorda: “Sei a dieta.”
Non c’è che dire, serata storta su tutto il fronte.
Poi gioco con mia figlia e mi riprendo un po’.
mauro mirci
Prima di questo: Europiè 1

Due tre considerazioni.
La prima, hai chiesto (scaramanticamente) ad un buon legale cosa ti verrebbe una “sana” separazione ? (visto il ferreo richiamo all’osservanza della dieta ci sarebbero gli estremi per l’aggravante della “crudeltà mentale”, sopratutto dopo il cappotto olandese.
La seconda, leggermente più tecnica: al di la di tutte le disquisizioni, la partita che ho visto io, mi è sembrata il festival del narcisismo italico. Le due presunte punte talmente impegnate a celebrare se stesse dal negarsi, a vicenda, degli assist per dei rispettivi gol quasi-fatti. Il festival dell’individualismo…la retorica ricerca dei riflettori, invece di un umile (e più proficuo) gioco di squadra.
Una bella lezione, sopratutto morale. Un bagno di umiltà, a queste star super celebrate, troppo esposte (ed auto esposte) non fa male.
A pane ed acqua, e giri di campo a raffica, altro che veline !
Strepitoso sia questo che il post precedente. In quello precendente Zmuda e Lato nella Polonia dell’82 mi hanno fatto venire i lucciconi agli occhi (a mio figlio di tre anni e mezzo per farlo addormentare a volte gli racconto la favola storta di quei mondiali). Stavolta, come te, abbiamo resistito insieme più o meno fino al secondo goal, poi ci siamo dedicati ad una cappuccetto rosso molto più “cazzuta” del lupo.
grazie per entrambi gli articoli ti seguirò
Alessandro Seri
Ho sempre resistito alla tentazione di rispondere ai post “seri” di questo super-blog per un sottile e sempre presente complesso di inferiorità nei confronti dei suoi autori e frequentatori abituali, ma dopo questo post esilarante mollo gli ormeggi ed esprimo entusiasmo, simpatia, condivisione!
Venerdì non potrò assistere alla performance degli azzurri perché avrò ospiti e saremo in altre faccende affaccendati, ma la prospettiva non mi turba (se non per il fatto di non vedere “Mutu contro tutti”). Sabato verrò avidamente alla ricerca di Europiè 3 e probabilmente sarà meglio, molto meglio che vedere la partita dal vivo…
@alessandro – sono contento che la rubrica, fino a questo post, ti sia piaciuta. Com’è un Cappuccetto più cazzuto del lupo?
@ Sandra – Grazie e a sabato (ma forse qualcosa anche prima, non so)
@ Cle’ – No, la separazione no, piuttosto mangio di nascosto. Quanto alla partita, per una valutazione tecnica seria ci sono commentatori competenti molto più di me, ma se proprio vuoi una mia opinione, il calcio è uno sport dove di corre, si passa la palla e si tira in porta. Servono tutte e tre le cose. I mulini… scusa, gli olandesi, hanno fatto bene tutte e tre le cose, noi nessuna.