Ciao Jim Morrison

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Jim Morrison, Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971

27 pensieri su “Ciao Jim Morrison

  1. Oblomov69

    Vorrei commemorare anche io a mio modo Jim Morrison.
    Jim Morrison era un cupo narciso autodistruttivo, uno che si guardava allo specchio e si compiaceva della sua somiglianza con Alessandro Magno (immaginate uno che si compiace della sua somiglianza con Hitler o con Napoleone!), uno che ha esaltato la vita brevissimima e in preda all’eccesso ( vi ricorda qualcosa?) , un ragazzone americano che ha fatto indigestione dei cascami della cultura nicciana, rimbaudiana e d’avanguardia europea. Il suo “Mother I wanna fuck you” non ha assolutamente niente della tragedia greca (Edipo non sapeva che Giocasta era la madre!), è solo la gratuita e scandalistica rottura di un tabù. Lasciamo al Plutarco hollywoodiano le sue celebrazioni.
    Con questo non voglio dire che non fosse un bravo cantante e talvolta anche un bravo poeta, e una figura pubblica che esprimeva con la musica l’orrore per la guerra del Vietnam.
    Ma se il mondo fa schifo la risposta giusta deve essere l’autodistruzione? Si deve risponde all’eccesso con l’eccesso?
    Non c’è almeno in parte una continuità tra un Jim Morrison e un Marylin Manson?

    Saluti

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  2. alessandroseri

    Oblomov, ti sei dimenticato la parte migliore della canzoncina della buonanotte: “Father, i wanna kill you”. A me piace tantissimo questa parte, mi mette voglia di fare. E’ il mio caffè mattutino. A proposito ho una certa simpatia anche nei confronti di Marylin Manson. A me sembra che solo una lettura commerciale del fenomeno Morrison (e in parte Mansnon) può fermarsi all’apparenza. Mr Mojo Risin è stato molto di più di una fottutissima rockstar. A me piace l’dea dionisiaca della vita al limite che si sovrappone all’arte. E poi ci sono in giro alcune fotine di lui con Pamela Curson che sono così romantiche. Jimbo è un eroe romantico, ce ne fossero; ma sai in Italia adesso va di moda Giggi D’Alessio, che da quando scarrozza la Tatangelo me sta pure più simpatico. A proposito Oblomov, che ne pensi di quell’altro esempio di vita di Kurt Cobain? e di Amy Winehouse? Quando m’hanno selezionato per il Nodo Sottile m’hanno chiesto chi era il mio riferimento letterario e io ho risposto che era sto stronzo che è morto a 27 anni 37 anni fa. Ladies and gentlemen, from Los Angeles, California….. (tutte le parolacce sono funzionali alla riuscita artistica del commento)

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  3. JimMomo

    A me pare che confondete la moneta falsa con quella buona; che non andate oltre gli stereotipi.
    Come si fa a non accorgersi che in Morrison e in Cobain c’è una sofferenza vera, c’è una vita reale esibita; e che invece altri fenomeni sono solo spettacolo, entertainment?

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  4. Bonetti

    Non credo ci sia alcun merito nella sofferenza; è una questione di espressione e semmai sublimazione della stessa. Sono d’accordo in parte con Oblomov, ma credo che la mitomania sia un problema nostro, non di Morrison. Lui si è limitato a esprimere ciò che sentiva; titanismo autodistruttivo? d’accordo, ma quanti artisti del novecento, prima di lui, hanno nuotato nelle stesse acque, senza d’altronde smuovere schiere di illusi che pretendessero di condividerne lo stile di vita. “Voglio una vita spericolata…” è il manifesto di un’insipienza e di un’illusione. Marylin Manson cavalca questo equivoco, niente a che vedere con Morrison. Charles Manson invece è un assassino, mi pare. Dagli anni cinquanta in poi abbiamo dato il via a una piccola perversione nei confronti dell’arte. Perché dobbiamo essere tutti eroi per un giorno? Perché la gente si interessa tanto alle vite e così poco alle opere? Qualche giorno fa mi sveglio con la versione estesa di “Light my Fire” (ho la radiosveglia alle 5 e 45) e invece di mollare la botta silenziatrice mi fermo ad ascoltarla fino all’ultimo gradevole ululato di James Douglas Morrison. Ci sono delle canzonette che hanno il potere della visione. Brindo (stasera) a “Scatena il mio fuoco”e al ricordo di acerbi amor.

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  5. la funambola

    ci vuole del Talento per “riuscire ad invecchiare senza diventare adulti” (adulti nel senso più malinconico e rinunciatario del termine , intendo)
    morrison non ce l’ha fatta
    a volte mi vien voglia di pensare che era meglio morire da piccoli e che il mito è una gran fregatura.
    tanti baci
    la fu

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  6. Alessandro Ansuini

    Non mi pare che Charles Manson abbia mai ucciso nessuno, come recita qualche commento.
    Così come light my fire non è un pezzo di Morrison, ma di Krieger.
    A me piace molto an american prayer, registrata dai doors quando Morrison era morto.

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  7. lambertibocconi

    Come Charles Manson non ha mai ucciso nessuno? La vulgata lo indica come assassino di Sharon Tate. Mi sbaglio?

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  8. Alessandro Ansuini

    mh mh. ti sbagli. pare abbia “convinto” l’allegra famiglia ad andare a compiere gli omicidi. Si provò ad accertare ma al processo non c’era giuria (!), poiché si sospetava che manson potesse ipnotizzare i giurati. lui si difese senza avvocato, mi pare che stampalternativa o le edizioni millelire pubblicarono la sua arringa difensiva, molto interessante, letterariamente parlando.(si chiamava “i vostri bambini”) Comunque alla fine della fiera saltò fuori un testimone che disse che lui li aveva costretti e bla bla bla, ma insomma, di suo lui non ha mai ucciso nessuno. così come jim morrison non ha scritto né una parola né una nota di light my fire 🙂

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  9. Oblomov69

    Fino a qualche decennio fa le emozioni (nel senso di sentimenti molto intensi) erano qualcosa che capitava ogni tanto nella vita. Adesso le emozioni sono qualcosa che va ossessivamente cercato. C’è stato un mutamento antropologico (psicologico e neurofisiologico) a livello planetario. La capacità di annoiarsi è spaventosamente aumentata.
    Si vive in un dualismo (simile a quello cristiano tra aldiquà e aldilà). Esiste una vita di serie B costituita dal lavoro, dagli affetti familiari, dal proprio ambiente quotidiano considerata non meritevole di essere curata e migliorata, intrinsecamente noiosa e una supposta vita di serie A costituita dall’evasione esotizzante o televisiva , dallo shopping, dagli eccessi del sabato sera, della violenza allo stadio,considerata la sola meritevole di essere perseguita. Chi non fa o non ha certe cose che lo saturano continuamente di emozioni si annoia e si sente un frustrato.
    é questo il dionisismo postmoderno!
    Io credo che la cultura pop con le sue canzoncine, il divismo e gli eccessi ci abbia messo del suo in tutto ciò. Abbiamo fortunatamente qualche esempio di ravvedimento (vi consiglio a riguardo il post http://puntodiscontro.blogspot.com/2008/04/il-crepuscolo-della-modernit.htm).
    Le frasi “Father I wanna kill you” e “Mother I wanna fuck you” non credo che abbiano provocato un epidemia di incesti ma mi sembrano stupidamente provocatorie e vanno inquadrate in quella culura dell’eccesso di cui prima. Almeno Morrison con tutti i suoi difetti era autentico. Molte rockstar che sono venute dopo sono semplicemente manipolatorie ( è questo forse il senso del soprannome Manson, non un assassino ma un volgare ipnotizzatore).

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  10. Mauro Baldrati

    Sì, Ansuini ha riassunto correttamente la vicenda Manson, e la sua arringa fu pubblicata in un Millelire di Stampa Alternativa. Io ce l’ho ed è in effetti un documento interessante-

    Sulla questione sollevata da Oblomov nel primo commento, l’interazione uomo-artista, ricordo che è una polemica che risale almeno ai tempi di Proust, quando scrisse “Contre Sainte Beuve”, dove contestava aspramente la teoria del maggior critico istituzionale francese: per capire un’opera d’arte, sosteneva Sainte Beuve, bisogna indagare sull’artista, chi è, di chi è figlio, che studi ha fatto, che libri legge ecc. Proust invece affermava che l’opera va considerata in sé, indipendentemente dalle contraddizioni o dalle miserie di chi l’ha prodotta.

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  11. Oblomov69

    Pardon !Il link al post Il crepuscolo della modernità nel blog Punto di scontro mi sembra che non funzioni. é un articolo molto interessante di Massimo Fini che prende spunto dall’ultimo album di Vasco Rossi.

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  12. Oblomov69

    Bravo ! Il problema è che lo adorano in troppi non soltanto tu ! é per questo amore dell’eccesso che il pianeta e l ‘umanità sono alla frutta ! Goditelo questo eccesso e assaporalo con la coscienza di un ultimo privilegio. I tuoi nipoti ( ma posso immaginare cosa te ne frega) dovranno tirare la cinghia a meno che non diventino dei nababbi che vivono in una lussuosa gabbia di vetro difesi da satelliti spia, cagnacci e guardie del corpo.

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  13. Serena Granatelli

    chi dice in giro che adora l’eccesso si fa portavoce di una parola che in realtà non significa niente (e lo sa benissimo!!), ma continua a farlo perchè questo parlare non inficia in nulla la sua vita (la vita raccontata è una cosa, quella vissuta è un’altra!!). Il “mito dell’eccesso” crea fascino, attrazione, euforia,ma molto spesso dietro chi si presenta come trasgressivo si nasconde una persona normalissima, a volte mediocre.
    Se per eccesso si intende, invece, il cercare di vivere restando il più possibile fedeli a noi stessi, alle nostre idee e ai nostri sogni, mettersi in gioco fino in fondo ed essere pronti a pagarne la conseguenze in prima persona, allora questa è un’altra cosa e sicuramente non è “eccesso esibito”!
    S.

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  14. cletus

    ok…ho provato a cercare l’articolo in rete. Non trovandolo, ho effettuato un OCR (maldestro) e lo sparo qui. Visto il tema, spero non me ne vogliano gli autori.(si tratta di due lettere, una di risposta all’altra).

    Gentile Maurizio Ferraris, mi è molto piaciuto il suo articolo su Nietzsche, «Povero superuomo!». Se fosse . possibile, però, vorrei chiederle un chiarimento, più che altro una curiositaverso la fine del suo intervento, Lei scrive che Nietzsche sarebbe diventato «l’eroe dei salotti radica1 chic a Parigi e a New York, e persino nella Los Angeles pop di JimMorrison». In quanto insegnante che si diverte a mescolare ilpop tra le righe delle lezioni, e in quanto vecchio fan del Re Lucertola, vorrei sapere, se non Le è di troppo disturbo, a cosa si riferiva. Durante l’adolescenza ho letto la biografia di Morrison Nessuno uscirà vivo di qui e altre amenità su di lui e i Doors, ma non ricordo riferimenti a Nietzsche, e quindi mi piacerebbe saperne dipiù, giusto per avere qualche riferimento «pop» da poter sfruttare a scuola o anche per avere qualche argomento per vivacizzare questi giorni di esami (sono commissario esterno), di fronte ai numerosi studenti che chiamano in causa il nostro povero superuomo … Nicola De Cilia

    Gentile Nicola De Cilia, sono lieto che il mio h,-3 articolo le sia piaciuto, e faccio il possibile per rinfrescare unpo’questi suoi giorni da commissario di maturità. Morrison era poeta e musicista colto. Aveva letto Blake, Baudelaire, Rimbaud, Artaud, Céline, dunque anche Nietzsche. Ray Manzarek, tastierista dei Doors, ricorda ((passeggiate nella morbida spiaggia di Venice discutendo La nascita della tragedia con Morrison. In un’intervista a Richard Goldstein del «New York Magazine~ Morrison dichiarò che per capirlo davvero doveva leggere La nascita della tragedia, e Goldstein scrisse che gli occhi di Morrison si illuminavano quando parlava di apollineo e dionisiaco. Del ruolo della Nascita della tragedia parla anche Dylan Jones, in Jim Morrison: Dark Star (Viking Studio Books, 1991.) Ma non si tratta solo dello spirito della musica: «Ciò che non mi uccide, mi fortifica)), diceva Morrison, citando Nietzsche. L’illuminazione si ottiene attraverso l’autodistruzione, e una tarda poesia, If only I, èstata paragonata (per la pulsione di Musicista colto. lim Morrison morte che la domina) ai versi di Nietzsche Entflohn die holden Traume (qualcosa come “Dimessigli amabili sogni”). Ma, per restare su assonanze più visibili, èfacile stabilire un rapporto tra “virtu è volontà di tramontare”, i versi che leggiamo nello zarathustra, e «. .. TheEnd … my only friend, The End … », versi i più belli perché meno pretenziosi, e soprattutto perché splendidamente musicati. Non penso che Morrison componesse tenendosi Nietzsche sul tavolino, ma piuttosto che avesse trovato in Nietzsche uno spirito affine: «Tu non puo supplicare Dio con le preghiere)) lo ha scritto Morrison, ma avrebbe potuto scriverlo Nietzsche. E sono tanti i i fìli che legano il superuomo di Torino a quello di Los Angeles: l’idea delpoeta come fòlle ispirato, l’attrazione per il male (Morrison si appassiona alla strage di Charles Manson esattamente come Nietzsche si infiamma per Prado e Chambidge), un certogusto per laguerra, in controtendenza negli anni del Vietnam e di Masters of the War di Dylan – e difatti The End sta così bene in Apocalypse Now. Ma il legame più forte è proprio l’autodistruzione, e qui a Morrison accadde davvero di vivere e di morire come Nietzsche aveva sognato nei suoi momenti più eroici. Alla fine, depresso dopo una vita che Nietzsche avrebbe paragonato a quella di Alessandro Magno, Morrison va a Parigi, dove muore a ventisette anni, nel 1971, Forse non sapeva che proprio in quel giro d’anni, tra Deleuze, Foucault, Derrida, Klossowski, lì c’era tutta una Nietzsche-Renaissance in corso. Di certo non lo sapevo io, che nel 1972, a sedici anni, andai in pellegrinaggio al Père Lachaise, dove Morrison era seppellito, e vidi la tomba coperta di spinelli, con tanto di verso scritto con lo spray che alludeva a una resurrezione lisergica: «Jim est mort. ne nous emporte, car un trip nous le remporte)).

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  15. lambertibocconi

    Scusate, forse mi sono persa qualcosa, ma dov’è mai che Nietsche inneggia all’autodistruzione? Se l’idea base di Nietzsche (l’idea di uscire dalle secche del nichilismo impugnando il proprio destino) corrispondesse a un sogno eroico di autodistruzione, allora non ho capito niente e mi faccio all’istante pecorella belante!

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  16. alessandroseri

    Io l’ho incontrato a Madrid nel 2002, stava seduto al tavolo di un bar in Plaza Mayor, beveva tranquillamente un vino bianco e tentava di spacciarsi per carpentiere. La sera siamo andati a vedere uno spettacolo di Flamenco alla Casa Patas.

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  17. Oblomov69

    @Cletus
    Ti ringrazio. Anche a me il riferimento all’autodistruttività in Nietzche non mi è chiara. Forse si riferiva alla malattia dello stesso. Ma nell’opera per quel poco che ne so non vi è traccia di esaltazione di uno modo di vivere autodistruttivo che gli avrebbe etichettato come decadente.

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  18. Piccolaragazza

    …io non mi permetto di commentare poi molto il fenomeno di jim al fine di essere una giovane fan,non molto “sapiente” a riguardo…comunque sono rimasta allibita dai vostri commenti in quanto molto interessanti…ad esempio la teoria dell’autodistruzione, solo perche nelle sue opere non desse impressione di ciò che era nella sua vita reale non significa poi molto, perche tutti sapevano e sanno cio che uomo era…e secondo me solo a guidicare dai suoi aforismi sulla vita “ingiusta”,”sua omicida”, non desiderasse altro ke autodistruggersi o essere addirittura di strutto dal mondo intorno a sè…
    …sull’articolo, invece, sulla sua finta morte…penso che per metà possa essere vero che sia stata tutta una messa in scena(per continuare la teoria dell’autodistruttività)sarebbe scappato dalla sua vita per crearne un’alra, forse per cominciare in maniera differente, per stare “aderente” a tutti i suoi pensieri…ma un personaggio del genere si sarebbe comunque messo in bella vista in qualsiasi luogo, e se c’e una cosa di cui sono sicura e che una xsona puo cambiare all’esterno ma all’interno non potra mai cambiare del tutto
    …mentre per l’altra meta penso anche che il vero jim sia finito dove ora tutti dicono ma non credono che sia solo perchè l’idea di un uomo cosi combattivo perchè nonostante la sua lotta x una buona musica e poesia lo portava ad essere una xsona stanca…aveva insomma due “xsonalità”…

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  19. librettotek

    stupefatto dagli artcoli appena letti…
    jim nn credo avesse due personalita…l’ha detto piu volte amava il palco xche gli donava la maschera…cosi da poter essere quello che voleva essere…o meglio per far si che nn morisse…xche creda sia stata quella la sua grande paura morire…scomparire…appartenere “alla grande famiglia”…no grazie…ha dovuto seguire :”la libera obbedienza a una legge idiota” ma a modo suo…
    Nietzsche nn avra mai parlato d autodistruzione…ma ha ripetuto iu volte la spasmodica voglia d elevare lo spirito…e jim questo ha fatto…si è innalzato sopra tutti noi…
    talvolta quando si è a fine corsa e ogni bruttura recede in un sono profondo tutto quello che rimane è reale e per quanto devastato è il corpo lo spirito cresce in energia perdona a me padre poiche io so quello che faccio…voglio leggere l’utlima poesia del’ultimo poeta…
    sono del parere che se è dovuto arrivare alla morte x far d se un quasi dio beh…lo ammiro…uno de poki che è riuscito a fare cio che voleva della sua vita…
    nn pretendo d avere lo specchio della verita intero m basta un pezzetto o anche l’illusione d averlo…

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  20. live fast, die young

    Nietzsche infatti non inneggiava alla distruzione, ma sosteneva che bisognasse dire ‘sì’ con entusiasmo alla vita e questo dire sì poteva portare molte volte all’autodistruzione.
    Sicuro è che non Jim, ma James Douglas stesso preferisse l’intensità alla longevità ed ha impostato la sua vita di conseguenza.
    Era una persona sensibile ed estremamente intelligente, però troppo avanti con il pensiero e per questo non capito dalla maggior parte dei contemporanei.
    Era principalmente un poeta, non un cantante, non voleva mercificare la propria arte e per questo quando light my fire, a sua insaputa, era stata usata per uno spot ha lasciato tutto e tutti ed è andato con Pam a Parigi per dedicarsi esclusivamente alla poesia.
    Gli amici non l’hanno visto piu’. Forse non conoscevano abbastanza bene Jim, altrimenti non avrebbero mai accettato di mercificare una delle loro canzoni piu’ famose.
    Jim allora, sentitosi ferito, li ha ripagati con qualcosa mi molto piu’ grave, la sua assenza e soprattutto il suo non ritorno.
    Era troppo stanco e deluso..il suo tedio non l’ha mai abbandonato..e per questo ha preferito andarsene il prima possibile.
    C’è solo da sperare che la morte sia davvero, come diceva lui, l’ultimo pezzo del mosaico e che se la sia goduta, che l’abbia vista in faccia come voleva.
    Jim non tornerà, e Jim non è vivo come tanti dicono.
    Jim se ne è andato lasciando tanto da imparare, e solo chi non sa cosa sia la sofferenza non sa apprezzarlo.

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