Gli architetti a convegno

Premessa. La categoria degli architetti è quella che più di tutte si trova, suo malgrado, al centro del mirino, per la presunzione di colpevolezza circa il dissesto del paesaggio, urbano e non, del belpaese.

In questi giorni si celebra il loro congresso mondiale in quel di Torino. Queste convention, garantiscono la possibilità di scambiare, contaminare, culture e prassi progettuali diverse proprio grazie alla diversità delle provenienza di molti dei convenuti. Su un punto, però, costoro sono tutti d’accordo: l’Italia sta messa maluccio.


Grati per queste constatazioni, forse vale la pena tentare di inquadrare lo stato della progettazione all’interno di un quadro politico normativo che lo condiziona fortemente.
In altri termini. Siamo il paese con il più alto numero di vestigia architettoniche storico-monumentali del pianeta. Cosa ne è stato di questo indubbio “vantaggio competitivo ?”.
E’ lecito ritenere il progettista l’unico responsabile per il caotico vivere delle nostre città ?

Intanto, la formazione. Diamo per scontato che ci sia e che abbia uno standard qualitativo non dissimile dagli altri paesi europei. Dov’è allora, posto che la prima condizione sia soddisfatta, che si evidenziano le lacune ?
Il nodo, sembra essere quello fra l’aspetto normativo, e la creatività. Ha poco senso sentir parlare l’archistar Massimiliano Fuksas, di “emozioni dell’anima”, che le opere architettoniche dovrebbero esser in grado di generare. Forse per le sue, di opere. Ma per tutti gli altri, la vita, il lavoro è fatto di un quotidiano confronto con regole obsolete (o del tutto assenti), di forzature ed interpretazioni che, come spesso accade, in luogo di una selva di normative, più spesso, fermentano l’arbitrio, l’estemporaneità, col risultato dell’inevitabile cacofonia di stili, di forme e di colori che le nostre città presentano.

L’edilizia coinvolge enormi interessi economici. La politica, la condiziona fortemente (penso al criterio col quale vengono redatti i piani regolatori). Di cosa siano stati capaci, ad esempio, qui a Roma, se ne sta occupando la magistratura (nel tentativo di dirimere il contenzioso fra l’ex assessore all’urbanistica e la redazione di Report, rea di aver trasmesso un’inchiesta quanto mai forte, andata in onda ad urne chiuse, subito dopo le elezioni comunali di fine aprile).

Teniamoci cosi il biasimo degli altri architetti, facciamo anche spallucce ai loro (giustificati ?) rilievi. Ha poco senso pensare di essere una casta, una tribù a se stante di individui per che sorte si sono scelti una professione che piuttosto che vivere l’affronto o il depotenziamento provocato dall’entrata a piè pari dalla politica (dove per tale va considerato finanche l’ultimo degli assessori all’urbanistica del più scalcinato comune italiano), si rifugia in una sorta di autismo progettuale. Troppo lungo qui tirarne le colpe, o ridurre il tutto, come ha comicamente tentato Rutelli nel corso di un convegno lo scorso autunno, sui perseguitati “geometri”.

Qualcuno non ha mancato di considerare come l’abitudine al bello, quasi fosse una proprieta’ transitiva, ha pesanti ripercussioni anche sullo stato d’animo di chi poi le vive, queste città.
Siamo passati sotto tutte le stagioni, dalla fase dell’architettura militante (con alcune aberranti estremizzazioni, come quella di Corviale) a quella del glamour fine a se stesso (penso alla costruenda “nuvola” proprio di Fuksas per il nuovo Palazzo dei congressi all’Eur).

E’ necessario un riscatto, e una sana deriva dalla politica. E’ dimostrato che ogni qualvolta quest’ultima ha ingerito profondamente, alterando e mortificando intuizioni progettuali geniali, piegandole alla logica del tornaconto economico per fini clientelari, i risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi, queste città mostro, oggettivamente brutte e che condizionano fortemente l’umore di chi si ritrova a viverci. E’ necessario pertanto, insieme all’urgenza di un confronto, con altre realtà nemmeno tanto distanti da noi, come la Francia, muoversi, scrollarsi di dosso lacci e laccioli, forse azzardare anche operazioni coraggiose, che prevedano, laddove necessario, anche la demolizione di tante brutture, e la realizzazione, in loro luogo, di spazi e volumi nei quali la bellezza torni ad esercitare il suo benefico influsso, sulla vita dei cittadini.

risorse: link al sito ufficiale

3 pensieri su “Gli architetti a convegno

  1. Giocatore d'Azzardo

    Tema interessante, è che non ci capisco nulla, o quasi e l’unico metro di giudizio che uso è: mi piace, non mi piace.

    Blackjack.

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  2. Tea

    Tema e personaggi interessantissimi. Ho una particolare simpatia per gli architetti. Primo perchè pagano colpe non loro. Poi, perchè comunque sono loro che costruiscono lo spazio in cui viviamo, sintetizzando, nel bene e nel male, i nostri limiti e le nostra capacità. W gli architetti e W l’architettura di ogni tempo.

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