Come di sdegno fornicanti, impure e di brama sfatte
la parola e l’altre, da scranne verse e già bell’e servite!
in frega l’ale pecca e boia, in mala stamberga di latte
s’offre ad Atridi e lolite sciacquaossa, Coribanti e re.
Come a riprova dei f’atti, in pura revoca Lete vintage
nel baratto de le Ceneri l’ergo in riga posa da redento,
com’un volete che fossi, brache sul ridotto di Morsa
a Rimessa mistica di rimpianti già versi, contraffatto
Alle misericordie di stupefazione, ad Amalgama resa
ultima viene la suprema schiera, d’unico (s)fitta gora,
a dar tratte alle sortite in sogno e d’imbratto la trama
tentando in grazia oltre il dire un’idea (in)fìssa ancora,
levando magnificat ad inferia, ribeca e lena degl’Eretti:
– Nuova pienezza d’espianto, Lasse-galere e discordi
riad’Atti e labiali per cieli in fieri già stracci e miseria!
Bassura d’ideale pour ange, Consommé de mélange posthume.
Luca Salvatore, luglio 2008.

Bravo! Bello fuori di testa! Bon jour! Apprezzo.
Trovo questo Consommè di un’estrema finezza linguale, da assaporare tutto!:-)
se questi versi oscuranti, non oscuri, fossero una ricetta, il veleno sarebbe assicurato o, almeno, il fiele e la bile! e il vomito? chissà se ci sarebbe!?
… oui, pour ange et singe…
La lingua è una belva che, se una volta si scioglie, è poi difficilissimo che si possa rimettere in catene.
[Baltasar Graciàn]
l’aBile segno – RIMETTE nel suono di un conato: lo scudo di chi (s)forza è sotto – la linea retta. Alice abita: altrove!