Le ha provate tutte, Enrico, per centrare il libro di successo; i generi li ha setacciati palmo a palmo, dal polpettone storico al romanzo di formazione, dal giallo alle short stories: nessuno che si sia accorto di lui. Eppure lo sente, è quella la sua strada, deve solo trovare la chiave. Una bella mattina ha un’idea: il mondo degli adolescenti, con la miscela esplosiva di passione e ingenuità, gli imprevisti di un’età in crescita dove tutto può succedere. Sì, scriverà un romanzo sull’universo dei ragazzi, anche se non li ha mai sopportati e ha sempre fatto tutto per girargli alla larga, così rumorosi e inconcludenti, incapaci e spocchiosi. Più li disprezza più le dita scorrono sui tasti, e scrivono, scrivono, uno, due, cinque romanzi, che miracolosamente piacciono, riscuotono un successo straordinario. Enrico non crede ai suoi occhi: il conto in banca cresce, l’appartamento in via Boccea è un ricordo ormai sbiadito, adesso che l’Olgiata lo accoglie nel suo grembo confortevole. E’ incredulo, Enrico, ma più si sorprende e più scrive, sprofondandosi in quel mondo che odia fino a essere diviso nel profondo, a sentire una ferita che gli attraversa gli intestini e gli provoca un’ulcera al duodeno. I ragazzi lo adorano, vogliono l’autografo, vengono a trovarlo. Eccone due, una coppia con il piercing al naso e al labbro superiore. Lui li fa entrare, sì, ora gli firma il libro, deve prendere una penna nel cassetto del comò, torna, ha in mano una beretta 35, la punta sulla fronte del ragazzo, il proiettile lo passa da parte a parte, mentre la ragazza urla disperata, ma subito un colpo la raggiunge, proprio sotto il piercing del labbro superiore, ecco, ora non faranno più rumore, la smetteranno di sparare cazzate, ora potrà starsene tranquillo. I carabinieri lo trovano così, con l’aria sognante di chi ha fatto quello che doveva. Lo recludono a Rebibbia, si fa portare un libro, lo apre, comincia a leggere, scandendo le parole: Qualcuno doveva aver calunniato Joseph K., perché senza che avesse fatto nulla di male, una bella mattina lo arrestarono.
Senza aver fatto nulla di male, ripete Enrico, e si passa la mano sulla fronte, come chi pensa di averla fatta franca.


Una bella mattina …. come quella di Ruslana.
Quell’attimo in cui la ragione e la follia spezzano il filo che le divide per poi separarsi di nuovo e dimenticare, “senza aver fatto nulla di male”.
Un bel racconto che fa riflettere su quanto la società occidentale abbia perso regole e valori e come il benessere faccia perder facilmente la testa. Questo è il male dei “ricchi” e noi che credevamo appartenesse solo alla lontana america!!
il nuovo “io bellico” per citare parole di un altro autore di questo blog.
grazie per il racconto e per lo spunto di riflessione.
Humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari; sed intellegere curavi.
Maria e Roberto, grazie.
l’interrogativo su quale prezzo ci sia dietro un bestseller, oltre quello economico, mi sembra stimolante.
abbracci
fabrizio