lumina et semina (in valle d’Agrò) # 34 – 35

34.

La nudità del piede, del calcagno vizzo non conosce

se non il masso, i suoi secchi licheni.

Da Cristuri alla Fornace, a Pragò

l’occhio raccoglie il manto

di cui artefice è il merlo, o la ciaula,

con il seme malfermo nel becco.

La quercia roverella, il bagolaro, invadono

tutte le armacie dell’uliveto ch’era un monte

e un mondo, andato in una fiamma

non di roveto ardente, ma di sperpero deserto.

 

35.

Lumi, segnali, segni, signature,

semi di luce, sementi del chiarore

illùne, un’assenza nel guscio,

nella vagina asciutta della terra,

insediamo per verba gli atti

dell’ostinazione della presenza vana, liberiamo

lo sguardo, ammutoliamo con i nostri morti.

6 pensieri su “lumina et semina (in valle d’Agrò) # 34 – 35

  1. nadia agustoni

    Complimenti Enrico, questi frammenti rimandano a un senso anteriore, a una comunione del vivente.

    ” l’occhio raccoglie il manto

    di cui artefice è il merlo, o la ciaula,

    con il seme malfermo nel becco.

    La quercia roverella, il bagolaro, invadono

    tutte le armacie dell’uliveto…”

    Questi versi particolarmente si fanno rileggere più volte.

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  2. lambertibocconi

    Sepre più che belle, caro Enrico. Attendiamo il libro!
    “Verrei a cercare pace nel seccume / di tutto il vegetale che riarse / sulla terra a tappeto dei tuoi avi”: mi porti? 🙂

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  3. enrico de lea

    grazie di cuore a tutte
    (questi brani stanno venendo fuori come una sorta di litania, nenia, etc. – penso pure ai “prigantozzi” che le donne, recitando in rima, ci facevano da bambini massaggiandoci la fronte per scacciare i cattivi pensieri, influssi, per indurci a “pensare positivo” – era una ricerca della “modernità” in una specie di rivoluzione che confermava la “tradizione” -ed a ‘sto punto mi sento ignorante e vado a prendere qualche testo di Ernesto De Martino)

    @ nadia : in effetti, spesso ripenso ad un poemetto di prose liriche di Aldo Capitini, ATTI DELLA PRESENZA APERTA, mi piace l’idea morale (d’ascendenza Kant, Martinetti etc) di compresenza dei morti e dei viventi, e del vivente, come di quanto è andato e va perduto – penso talvolta di titolarlo LUMINA ET SEMINA (COMPRESENZE IN VALLE D’AGRò)

    @ anna : il libro !!! non riesco a trovare il tempo per mettere insieme in modo decente un buon numero di testi – spero nell’agosto, appunto, in valle d’Agrò

    @ carla : mi piace da sempre una certa dimensione ctonia della poesia ( gli aforismi di Brancusi, le Baccanti di Euripide) – grazie

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