Provocazione in forma d’apologo 71

Mi sveglio alle tre, di soprassalto, dopo aver sognato, come ormai da anni, un aereo da guerra abbattuto da una tromba d’aria, e un frigorifero bruciato da un ragazzino che gli ha sparato contro con un’arma giocattolo.

Sto male, come ormai da anni. Il termometro a parete segna quasi trenta gradi. Bevo un bicchiere d’acqua, vado in bagno. Sulla porta del bagno mi sento sfiorare, è una grande farfalla nera che si posa sul muro accanto a me. La catturo col metodo del bicchiere e del foglio di carta e la libero nell’aria infuocata della notte. Quanto a liberarmene, è un altro paio di maniche. Torno a letto, cerco di riaddormentarmi e per fortuna ci riesco.
Al mattino, mentre faccio colazione, guardo il notiziario delle sei. Insieme alle nostre miserie si parla di un grande ghiacciaio della Patagonia che nel pieno dell’inverno australe ha perso ancora una generosa porzione, anch’esso in via di completo scioglimento nel giro di qualche anno.
Osservo i fatti miei e quelli del mondo come s’intrecciano.
Ovvio, malattia non è e non dà profezia; certo però che aiuta.

5 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 71

  1. massimo

    i sogni devono essere presi molto sul serio -sempre.il luogo comune,anche letterario, èche i sogni non sono veri.è vero il contrario.

    anche le cose-le “piccole cose” -su sui si basano decine di centinaia di poesie di oggi- le cose sono *stanche*,così come il mondo stesso è stanco. chi è antenna e spugna lo sente,in tutti i sensi. a nulla vale la frase saggia: non assorbire troppo.

    chi può,assorbe tutto. ma la terra cementata e asfaltata non assorbirà questa acqua. tu sei una persona vera, Roberto-

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  2. robertorossitesta

    Caro Massimo,
    spero di essere degno del giudizio molto impegnativo che esprimi. Da parte mia, come del resto tutti, non faccio altro che rigirarmi di qua e di là sotto la gragnuola di colpi che mi danno forma. In genere non si chiede a una statua, magari anche riuscita, se non avrebbe preferito restare macigno.
    Nel mio lavoro quasi sempre mi avvalgo del filtro letterario per racconti, in versi o in prosa che siano, assolutamente reali e veri, confondendo appena le acque del tanto che basta a salvaguardare la privacy di coloro che loro malgrado coinvolgo.
    In quelle microcosmiche vicende mi pare di sentire il pulsare del grande cosmo intero, pulsare che cerco di riprodurre nel modo più intelligibile a me e a chi ha la pazienza di leggermi.
    Quanto ai sogni notturni, ho sempre fatto una certa fatica a distinguerli dalle vicende diurne; poi a questa particolarità ho fatto l’abitudine, a volte addirittura illudendomi di servirmene; illusione, è chiaro, alquanto puerile e risibile.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  3. Giovanni Nuscis

    “Ovvio, malattia non è e non dà profezia; certo però che aiuta.”

    Come non condividere, Roberto. La malattia impone di riaderire, di ricongiungersi al mondo, all’Uno di cui siamo parte; dismettendo difese e tensioni inutili; tornando fragile imbarcazione nel mare della vita, dopo esersi liberati di tutto.

    Un caro saluto

    Giovanni

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  4. robertorossitesta

    Caro Giovanni,
    quelli che tu enumeri sono i punti di arrivo: prima c’è la resistenza, la difesa, in cui si tende semmai a conservare. E anche quando si giunge, più per stanchezza che per consapevolezza, ad accettare la realtà, magari persino ad apprezzarla, le (ri)cadute sono continue. Non per tutti il giogo può essere lieve. Per alcuni esistono della compensazioni, che, ovviamente,
    non fanno media.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. Carla

    è nell’intreccio (di ogni cosa)che si crea quella continuità che ci permette di stabilire un contatto.
    ogni segno non va trascurato…va unito, come grani di una collana il cui centro…siamo noi a riempirlo.
    Ciao Roberto!
    C.

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