Clandestini

Che festa gli urli estivi dei bambini
nelle belle giornate come questa,
laggiù, nell’altra casa,
in un altro tempo della vita.
La porta sempre aperta sul cortile
dove anch’io avevo giocato,
il vociare ad ogni ora e gli abbai
di donne e cani felici.

Ora non li sopporto,
i bambini e le madri e gli animali.
Già di mattina chiudo il balcone
e accendo le luci, la radio,
il condizionatore
e il pc: in quest’ordine.

Maledetti vicini, maledetto
condominio multiculturale.
Anch’io finirò per chiamarli
barbari marocchini mustafà,
io più di loro clandestino.

4 pensieri su “Clandestini

  1. anna setari

    Non ti preoccupare: il tuo caso illustra un passeggero momento critico entro un (quasi) riuscito processo di integrazione della barbarie arcaica entro la superiore civiltà padana.
    (si capisce che sto scherzando, vero?)

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  2. GP

    forse non meritava di essere trasmessa a reti unificate, su questo blog e su altri due, ma è pur sempre un bel testo, perché tu sei il miglior poeta in circolazione nel web, almeno tra quelli che leggiucchio. Insomma hai scritto cose migliori, ma non c’è male.
    sui poeti che non capisco non posso pronunciarmi. Alcuni che leggo qua non so assolutamente di cosa parlano, le metafore sono indecifrabili, il lessico è del tutto arbitrario e strampalato, gli accostamenti non sono fondati né sul senso, né su meccanismi associativi, né su niente che possa far scattare una minima comprensione, una partecipazione emotiva, e non dico un’emozione o un godimento intellettuale.
    magari è un limite mio e gli altri sono bravi e tu no. O forse tanti fanno finta di capire. ma dico io, se una poesia, o qualsiasi altra forma di espressione umana, è volutamente inintellegibile ed è pure sgradevole all’udito, cos’è? a che serve?

    giuseppe

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  3. giovanni

    “Il miglior poeta” (ma del web, si badi bene), e per di più un poeta “facile”… Non so se sia un complimento. Se lo fosse, da parte di un amico non vale 🙂

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